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Mobilità, n. 4 giugno/luglio 1999

Editoriale

Mai più discriminati

Mobilità n.4Mai più discriminati. Non per sesso, né per razza. Non per origine etnica, né per religione o convinzioni. Non per disabilità, né per età o per orientamento sessuale. Non lo dice un partito politico, o un movimento di opinione. Lo sancisce l'articolo 13 del Trattato che ha istituito l'Unione Europea, nella sua ultima definitiva versione approvata ad Amsterdam quest'anno. Per la prima volta la disabilità compare ufficialmente come possibile fonte di discriminazione. Una discriminazione da combattere al pari delle altre, Né più né meno. Questa notizia dovrebbe essere clamorosa, quasi rivoluzionaria. Invece nel nostro Paese, ma anche in larga parte d'Europa, è passata quasi inosservata.

E' diventata solo la base di qualche convegno per addetti ai lavori. E' servita da sgabello per un nuovo bando di concorso a finanziamenti europei "per combattere la discriminazione". Dobbiamo fare in modo che questo concetto diventi la regola di valutazione permanente delle politiche e delle abitudini, dei programmi di governo, del comportamento delle burocrazie pubbliche e private, dei servizi di trasporto, degli alberghi e dei ristoranti, dei musei e, perché no?, delle discoteche.

Dal concetto di lotta alla discriminazione può infatti discendere una profonda modificazione di strategie e di atteggiamenti anche per le associazioni dei disabili, ma soprattutto per i singoli cittadini, che devono essere maggiormente consapevoli dei propri diritti. Dal Trattato di Amsterdam tarderanno sicuramente ad arrivare delle ricadute pratiche, tangibili, nelle legislazioni nazionali. A meno che non cresca un movimento d'opinione ben preciso e combattivo. Occorre puntare con forza a comportamenti analoghi a quelli che hanno costituito, nei Paesi anglosassoni, la fortuna del movimento dei consumatori. La cultura dei diritti cresce di pari passo con l'informazione, con la conoscenza piena delle leggi e dei bisogni, delle opportunità e dei controlli, delle azioni positive e delle alleanze sociali.

La mobilità è quasi il terreno privilegiato di questo scenario. La prima discriminazione che viene in mente a chiunque, anche a chi non sa nulla di disabilità, è rappresentata dalle barriere architettoniche. Non è un caso se ancora oggi, in Italia, il primo argomento per suffragare una qualsiasi iniziativa in favore delle persone disabili, è ancora quello. Trito e ritrito. Certo. Ma trito e ritrito perché non risolto. Noi oggi ci poniamo giustamente il problema (lo fa ad esempio con forte chiarezza la FISH, la Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) di porre al centro dell'attenzione l'intervento diretto alla persona, dando priorità alla disabilità grave e gravissima. E' la priorità delle priorità, la cartina di tornasole della buona volontà collettiva, pubblica e privata. Ma senza "mobilità" il concetto stesso di attenzione alla persona viene messo in discussione. La nostra idea di "mobilità" ovviamente non si esaurisce nel "movimento" ma comprende anche la libertà "virtuale", la nuova partecipazione telematica, la possibilità di scegliere vettori, tempi e modalità del muoversi.

Se è vero che la mobilità può essere il terreno giusto di una corretta e tenace nuova politica contro le discriminazioni, abbiamo il dovere di drizzare le antenne ogni volta che vengono annunciati programmi di investimento ad ampio raggio. Sull'altare della velocità postale, ad esempio, non vorremmo venisse sacrificata la comunicazione sociale, fatta di pubblicazioni che basano la propria diffusione non sulle edicole, né su campagne costose di promozione, ma sulla possibilità di arrivare nelle case con tempestività e precisione. Sull'altare della velocità dei treni, poi, rischiamo di veder naufragare qualsiasi tentativo serio di por mano con razionalità e concretezza al completamento di una rete di accessibilità delle stazioni ferroviarie e dei servizi di incarrozzamento. Per quanto riguarda gli aerei, la vicenda Alitalia è ancora lontana da una soluzione concreta, anche se siamo convinti di essere riusciti a mobilitare le coscienze, e soprattutto l'impegno di chi può agire a livello istituzionale. Sull'altare del Giubileo abbiamo già verificato ritardi e lentezze tali da rendere velleitario e quasi impraticabile qualsiasi serio tentativo di garantire ai cittadini (italiani e stranieri) con problemi di mobilità il diritto a visitare il nostro Paese, non solo a Roma, evidentemente.

Adesso sappiamo che l'Italia sta cominciando a organizzare un altro grande evento collettivo e massmediologico mondiale: le Olimpiadi invernali del 2006, "vinte" da Torino. Non tutti sanno, ovviamente, che la sede delle Olimpiadi è di fatto anche quella delle Paraolimpiadi, ossia dei Giochi degli atleti disabili. C'è tutto il tempo, in teoria, per fare di questo evento una grande occasione di ammodernamento e di civiltà, anzi, come testimoniano queste pagine, delle capacità italiane di affrontare e di risolvere i problemi non solo tecnologici di mobilità delle persone. Pensando a Torino, non possiamo non ricordare che qui è nato il primo grande progetto privato di autonomia delle persone disabili. Un progetto privato che sta mettendo radici sempre più profonde nel settore pubblico della sanità, collegando la mobilità alla riabilitazione e alla nuova cultura degli ausili per l'autonomia. Vogliamo sperare che da questa esperienza, e anche dal patrimonio di idee che fanno riferimento a Mobilità, i responsabili della progettazione delle infrastrutture sportive e ricettive, dei servizi di trasporto, ma anche della comunicazione, traggano ispirazione per non trovarsi impreparati e fuori tempo massimo. Per non fare insomma una specie di "Giubileo 2 - la vendetta".

Nel 2006 avremo qualche anno in più. Chi scrive avrà i capelli ancora più bianchi e forse meno voglia di combattere. Speriamo perciò che i giovani colgano questa nuova stagione di grandi opportunità sociali per cimentarsi nella sfida delle intelligenze. La imminente prima Conferenza Nazionale sull'Handicap, una promessa mantenuta dalla ministra Livia Turco, si svolgerà a Roma proprio alla vigilia del 2000, a dicembre. Sarà l'occasione per portare nuovamente in primo piano valori e ideali che purtroppo vengono spesso riposti nel cassetto. Innanzitutto la partecipazione. E poi l'attenzione alla dignità delle persone. Mobilità porterà il proprio contributo di contenuti concreti e di progetti fattibili, e darà a questo evento l'attenzione che merita. A partire dal nostro Sito Internet, www.mobilita.com che può essere, sui nostri temi, un punto di riferimento per lo scambio di opinioni e per la libera circolazione delle idee.

Oggi possiamo con legittimo orgoglio dire ai nostri lettori che stiamo rispettando l'impegno che ci eravamo assunti pochi mesi fa. Speriamo nel corso di quest'anno di continuare a migliorare, anche grazie al vostro fondamentale apporto e stimolo, la qualità e la quantità del nostro servizio informativo. Intanto buone vacanze a tutti. Sperando che riusciate a muovervi in libertà.

Franco Bomprezzi

 

 

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