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Mobilità, n. 5 settembre/ottobre 1999

Gestire il risparmio per un figlio disabile

Aggredire con giudizio

di Salvatore Di Salvo *

Nel precedente articolo si ricordava come sia importante per tutte le famiglie gestire bene ed in modo oculato il proprio patrimonio e il risparmio corrente indipendentemente dalla loro consistenza; questo permette di programmare una certa tranquillità anche per i figli. Se questi ultimi sono persone con disabilità questa attenzione diviene imperativa, ma attenzione a come ci si muove.

Citando "Il Sole 24 Ore risponde", rubrica rivolta ai risparmiatori, "la scelta di un buon consulente viene prima di tutto".
Nel suo spazio il giornalista risponde ad una signora di 60 anni, del tutto a digiuno di questioni finanziare ed in possesso, oltre che dell'appartamento nel quale vive, di un patrimonio di 500 milioni di lire.
Chiede la signora: "La mia esigenza, investendo il capitale liquido a disposizione, è quella di assicurarmi una rendita mensile (non ho pensione!). Ho chiesto a vari consulenti finanziari, professionisti e non, che mi hanno dato consigli alquanto diversi, lasciandomi più smarrita di prima".
Sono completamente d'accordo con il giornalista de "Il Sole 24 Ore"!
Avere un interlocutore di fiducia è il requisito primo per chi non ha una sufficiente preparazione o è sempre a corto di tempo.
In più, prendendo brevemente in esame il caso della signora, bisogna considerare che un capitale di 500 milioni non risolve tutti i problemi, anche se a prima vista sembra una somma consistente.
Pensate che se dovesse essere spesa ad un ritmo di circa due milioni al mese: ipotizzando un'inflazione all'1,7% come quell'attuale, si esaurirebbe in meno di vent'anni!
In questo calcolo si è tenuto conto di un rendimento sul capitale del 3%, perché al momento è difficile ipotizzare performance maggiori per investimenti relativamente sicuri, come quelli in titoli di stato.
In altre parole, con l'investimento solo obbligazionario la signora rischierebbe di trovarsi a meno di 80 anni con il capitale esaurito.
Ho fatto questa lunga premessa, prima di passare al caso tipo che tratteremo, per rilevare, una volta di più, come sia necessario, ancora oggi, prevedere nei nostri investimenti un'adeguata percentuale di capitale di rischio (azioni, fondi azionari ecc.). Ed un periodo di valutazione più lungo, se non si vuole depauperare inevitabilmente il proprio patrimonio.

 Ma veniamo al caso da prendere in esame:
"Sono il genitore di un bimbo di cinque anni al quale è stata diagnosticata una particolare forma di distrofia muscolare. Si tratta di una patologia degenerativa che potrebbe obbligarlo, fra qualche anno, ad usare una carrozzina.
Io e mia moglie vorremmo che quando nostro figlio avrà 20 anni, possa contare su una rendita, magari ridotta, ma che gli permetta di far fronte ad alcune spese legate alla sua autonomia: pagarsi un accompagnatore per viaggi all'estero o altre esperienze, acquistarsi computer o strumenti che gli possano permettere di sentirsi più indipendente, adattarsi un mezzo per il trasporto o, se sarà possibile, alla guida.
La famiglia è composta da me, mia moglie, Daniele (disabile appunto) e Luisa, l'altra figlia di due anni.

La nostra situazione economica è la seguente:

  • casa di proprietà del valore di circa 300 milioni;
  • lavoriamo entrambi, ed il nostro reddito complessivo netto mensile è di circa 4,5 milioni;
  • abbiamo depositi in titoli di stato per circa 70 milioni;
  • a Daniele è riconosciuta l'indennità di frequenza (395.000 lire al mese per 10 mensilità). L'indennità di frequenza, probabilmente con il tempo, e sicuramente dopo il diciottesimo anno d'età, sarà trasformata in indennità di accompagnamento (795.000 lire al mese per 13 mensilità); [dopo i diciotto anni scatterebbe anche il diritto alla pensione di 395.000 lire al mese; N.d.R] Tuttavia la normativa a riguardo mi sembra sia in fase di modifica e non credo si possa fare affidamento più di tanto su quella cifra.

Aggiungo infine che la casa dove abitiamo, fortunatamente non ha grosse necessità d'adattamento, salvo alcuni minimi interventi nel bagno".
Leggendo questa lettera notiamo che mancano alcune informazioni necessarie senza le quali dovremo, come al solito, avanzare delle supposizioni.

Infatti:
A) non conosciamo l'età dei genitori (supporremo lei di 30, lui di 35 anni);
B) non conosciamo il loro tenore di vita;
C) non conosciamo un dato fondamentale per una corretta valutazione del da farsi, e cioè la loro capacità di risparmio e quanto di questo ipotetico risparmio vogliano dedicare alla soluzione del problema (supponiamo un milione di lire).

Premesso che non vi sono particolari problemi economici (salvo i soliti imprevisti), due sono le azioni da farsi:

  • garantire una rendita al piccolo Daniele dall'età di 20 anni in poi,
  • gestire al meglio il capitale presente in titoli di stato (70 milioni).

Non terremo conto delle cifre d'indennità o pensionistiche che si stanno percependo, data la precarietà attuale della normativa.

 

Costituzione della rendita

In questa situazione, dove il fattore tempo assume un ruolo fondamentale, le soluzioni potrebbero essere almeno due: una più conservativa e l'altra più aggressiva. Uso il condizionale perché in teoria per la tranquillità dei genitori, se si vogliono evitare gestioni finanziarie soggette ad alti e bassi, bisognerà utilizzare prodotti di tipo assicurativo, gli unici in grado di poter offrire una rendita certa, garantita e che copra il beneficiario per tutta la vita, dove il contraente (padre) designa beneficiario/assicurato il figlio disabile, il quale alla data prestabilita potrà ricevere una rendita vitalizia che si rivaluterà d'anno in anno in base ai rendimenti realizzati dal fondo assicurativo.
In caso di morte del padre o di chi paga, le somme ereditate sono esenti da tasse di successione, nonché impignorabili e non sequestrabili.
Ricordo che le spese assicurative sono detraibili dalle tasse nella misura del 19% sino al tetto massimo di 2.500.000. E' probabile che questo tetto sia innalzato in un futuro molto prossimo.
C'è un però! Vista la giovane età del figlio e pensando di versare "solamente" 15 anni, e dati i futuri rendimenti dei fondi obbligazionari (quali sono anche quelli assicurativi), il pericolo è quello che all'età di 20 anni, il figlio si ritrovi (pensando di impiegare circa 12 milioni all'anno) con una rendita vitalizia, ma di circa 500.000 lire al mese in valore di oggi.

Ecco perché sarebbe preferibile una condotta diciamo più aggressiva, intendendo con tale termine una gestione più dinamica con una componente di rischio sicuramente più alta della precedente, ma con l'obiettivo di migliorare il rendimento finanziario dell'operazione di parecchio. Lo slogan potrebbe essere "Scalare la Borsa, ma a piccoli passi!".

Infatti, in questo caso il milione di presunto risparmio mensile sarebbe destinato ad un PAC, piano d'accumulo. Che cos'è un PAC? E' un sistema metodico con il quale si acquistano quote di fondi comuni azionari o bilanciati, non in un'unica soluzione bensì a rate, solitamente mensili. La somma decisa è prelevata automaticamente dalla società di gestione del fondo comune scelto, con lo stesso sistema con il quale si pagano le bollette (RID o autorizzazione permanente d'addebito).

Entrare in borsa a rate significa "mediare" i prezzi d'acquisto (cioè mediare gli alti e bassi della Borsa, evitando il rischio di entrare proprio nel momento sbagliato) e garantirsi un portafoglio di titoli che, nel lungo periodo, dovrebbero rendere parecchio di più dei titoli di stato e delle polizze assicurative.

E' importante imparare che, speculazioni a parte, in borsa i bilanci si fanno sul lungo periodo. L'investimento in fondi ha caratteristiche diverse da quello in polizze assicurative. Non garantisce il capitale anche se minimo, non si può detrarre nella misura del 19% sul tetto massimo di 2,5 milioni annui, i capitali in caso di morte non sono esentasse, né impignorabili ed insequestrabili, ma per contro, è molto più elastico (può essere interrotto temporaneamente o totalmente senza oneri), offre potenzialmente l'opportunità di rendimenti molto superiori. E', inoltre, gravato da minori spese, è facilmente verificabile e più trasparente.

Per una maggiore tranquillità dei genitori, consiglierei di affiancare ai piani di accumulo una copertura "caso morte" per entrambi, cioè una polizza sulla vita in gergo "temporanea caso morte". Vista la giovane età di entrambi la polizza garantirebbe, a fronte di una modesta spesa procapite annua, un capitale esentasse che, in caso di decesso dell'assicurato, darebbe almeno una certa tranquillità economica agli eredi.

Alla scadenza dei piani di accumulo poi, si dovranno fare alcune considerazioni in base al capitale accumulato ed al periodo nel quale ci si troverà a ragionare.

Tendenzialmente le mosse potrebbero essere anche qui due:

a) investire tutto in un prodotto assicurativo detto "a rendita immediata", per mezzo del quale ottenere appunto una rendita vitalizia (sempre che ne scaturisca una cifra interessante);

b) lasciare il tutto investito nei fondi ed avviare un "piano di prelievo programmato", cioè si comincerà a percepire anziché versare, confidando nella grande capacità di resa, nel lungo periodo, del comparto azionario.

Gestione del capitale

Per quanto riguarda il capitale di 70 milioni, attualmente investito in Titoli di Stato, bisogna ricordare che, bene che vada, in un anno d'investimento non potranno rendere più del 3% (2,1 milioni circa).

Se si vuole migliorare tale rendimento bisogna ricorrere ad una gestione in fondi di tipo bilanciata (misto tra fondi azionari ed obbligazionari), investendo per ipotesi 50 milioni su un livello di rischio medio alto per un periodo di almeno 4/5 anni, e tenere 20 milioni in un fondo monetario che investendo in titoli non rischiosi come i BOT può dare un rendimento analogo ed è facilmente svincolabile anche per piccole cifre.

* promotore finanziario sdisalvo@interplanet.it

 

 

 

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