|
Mobilità n.6 - novembre/dicembre
1999
Un po' più liberi
Iniziamo
il Duemila un po' più liberi. Avevamo paura della retorica,
della demagogia, della passerella. La prima Conferenza Nazionale
sull'handicap poteva essere tutto questo. Ma le cose non sono
andate così. Merito prima di tutto della presenza,
forte e appassionata, di migliaia di cittadini attivi e partecipi,
con o senza disabilità, uniti dal desiderio di rappresentare
con chiarezza e dignità le vere esigenze di un mondo
spesso abituato ad una cultura di retroguardia, o della lamentazione
inutile. Abbiamo osservato raramente (e per questo lo abbiamo
notato di più, e con sincero compatimento) agitarsi
bandiere di singola appartenenza a questa o quella associazione;
molto più spesso abbiamo potuto apprezzare una tensione
unitaria che non si era mai vista in Italia, o per lo meno
mai in queste proporzioni e in un'assise di tale importanza.
Ma il merito è indubbiamente anche di un Ministro,
e di un Ministero, che ha lavorato con impegno soprattutto
per capire, e poi per interpretare, e infine per raccogliere
sotto forma di impegni e di proposte concrete, i cento fiori
di una cultura dispersa e - a tratti - contraddittoria. Il
piano di azione nazionale annunciato dal presidente del Consiglio
Massimo D'Alema sarà difficilissimo da attuare, e perfino
da concepire nel dettaglio, ma rappresenta un punto fermo,
uno zoccolo duro rispetto al quale non sono ipotizzabili bruschi
cambiamenti di rotta, o arretramenti inopinati.
Tocca a noi - anche a noi - insistere tenacemente in un'opera
minuziosa di approfondimento delle questioni, di proposta
culturale e normativa, di verifica degli impegni, di denuncia
delle inadempienze, di diffusione di una nuova cultura. Questo
mondo - il nostro mondo - ha avuto uno scatto d'orgoglio e
una inedita capacità di autorappresentazione. E' presto
per cantare vittoria, ma sarebbe tragico errore non saper
cogliere e interpretare correttamente quanto è avvenuto
alla Fiera di Roma a dicembre. Sul piano tecnico, e dei singoli
temi, c'è molto da fare e da costruire, ma almeno abbiamo
uno schema di riferimento, e un ministero capace di svolgere
un ruolo di diffusione trasversale delle competenze, attivando
interessi e sinergie che finora sono mancati. Ora bisogna
rimboccarsi le maniche e costruire, mese dopo mese, un'agenda
fitta di impegni e di scadenze, di verifiche e di pressioni.
La Fish, la Federazione Italiana per il superamento dell'handicap,
ha dimostrato nei giorni della conferenza una notevole capacità
di proposizione culturale e tecnica. Ora dovrà ulteriormente
dimostrare capacità politica per arrivare, auspicabilmente,
al massimo possibile sforzo di unità che mai si sia
tentato nel nostro Paese. Lo spirito di quell'assemblea lo
esige. Anche se si tratta di un cammino difficile e insidioso,
anche se gli ostacoli saranno tanti e seri, bisogna provarci,
nell'interesse reale di tutte le persone disabili, e, più
in generale, del Paese.
Un banco di prova potrebbe essere proprio quel Nomenclatore
Tariffario del quale Mobilità si occupa, in questo
numero, con un'ampia serie di approfondimenti divulgativi.
Corrediamo non a caso questo numero della rivista con immagini
degli anni '60, proprio per richiamare l'attenzione dei lettori
su quanto poco, ancora, le cose siano cambiate nel nostro
Paese. Anche questo strumento, di recente approvato e varato,
dopo anni di incredibile burocratica lentezza nella gestazione,
nasce vecchio e insoddisfacente. Per di più dovrebbe
essere provvisorio. E cioè applicabile solo per quest'anno.
Occorre una riflessione. Perché Mobilità ha
deciso comunque di dedicare quasi interamente questo numero
al Nomenclatore? In fondo si tratta di uno strumento tecnico
di natura prevalentemente sanitaria, costruito attorno alla
figura del medico prescrittore, ossia di colui che dovrebbe,
in modo competente e attento, seguire passo dopo passo l'evoluzione
e le esigenze della persona disabile che ha bisogno, e che
ha diritto, alla fornitura di ausili da parte del servizio
sanitario nazionale. Il fatto è che oltre il novanta
per cento della fornitura di ausili, nel nostro Paese, passa
attraverso il Nomenclatore Tariffario. Non esiste un libero
mercato degli ausili. O meglio: esiste in teoria, ma non nella
pratica.
Ma va anche detto che - stando così le cose - un mercato
libero degli ausili, di carattere solo privatistico, in Italia
sarebbe pericoloso e sconsiderato. Per tutta una serie di
ragioni. Prima di tutto perché non esiste una cultura
diffusa degli ausili. Anzi, non c'è neppure un'idea
chiara di che cosa siano, davvero, gli ausili (spesso confusi
solo con le protesi, oppure assimilati esclusivamente a carrozzine
e stampelle, o giù di lì). Esiste una vastissima
gamma di prodotti normali, reperibili ovunque, che potrebbero
tranquillamente essere considerati "ausili" e quindi
forniti attraverso il servizio sanitario, se solo si partisse
davvero dall'individuazione delle reali esigenze di vita e
di autonomia della persona disabile, motoria, sensoriale o
intellettiva.
Il nomenclatore stesso è un documento illeggibile
per il cittadino, e dunque non sarà mai diffuso come
strumento divulgativo di diritti e di nuove opportunità.
Occorrerebbe dunque, prima di tutto, che il codice burocratico-sanitario
venisse tradotto, a livello di aziende sanitarie locali, in
una versione semplice e chiara di princìpi e di modalità,
distribuita capillarmente a tutti gli operatori e ai cittadini
che hanno diritto alle prestazioni.
Servirebbe poi un maggiore - assai maggiore - impegno delle
Regioni e degli enti locali per un'applicazione non al ribasso
delle norme relative alle gare per la scelta dei presìdi
e degli articoli che non richiedono personalizzazione. Il
risparmio, in questo caso, avviene davvero sulla pelle della
gente, e questo non è accettabile per nessuna ragione
al mondo. Per evitare speculazioni e manovre lobbistiche basterebbe
coinvolgere un po' di più le persone competenti che
vengono espresse dal mondo delle associazioni degli utenti,
ossia dei disabili, e non solo delle associazioni di categoria
dei produttori, o dei distributori, o dei fornitori di servizi,
o degli operatori professionali.
Vedremo ben presto se la volontà espressa dal ministro
della Sanità di istituire una commissione per il nuovo
nomenclatore comprendente anche i rappresentanti tecnici degli
utenti sarà rispettata. Noi lo speriamo, crediamo fino
a prova contraria nell'onestà intellettuale del ministro
della Sanità. Ma stiamo ancora aspettando segnali più
chiari e coerenti. E i mesi passano.
Ecco perché la nostra rivista non poteva non fare
uno sforzo - del quale ringraziamo in primo luogo i nostri
preziosi collaboratori - per dare uno strumento pratico di
comprensione e di approfondimento del nuovo strumento burocratico
per la prescrizione e la fornitura degli ausili in Italia.
Chiediamo ai lettori di aiutarci a verificare, nel territorio,
il livello di attuazione delle norme, e di indicarci proposte
innovative, soluzioni praticabili per una transizione culturale
verso il nuovo.
La cultura dei diritti passa ancora una volta attraverso
la conoscenza. Se davvero aspiriamo ad essere "liberi
di vivere come tutti", non dobbiamo rinunciare ad utilizzare
al meglio le norme che lo Stato ci mette a disposizione. Si
deve. Si può.
Franco Bomprezzi
Il presente articolo è di
esclusiva proprietà di Mobilità Servizi sas.
Ogni riproduzione, su qualsiasi supporto, senza preventiva autorizzazione dell'Editore, è vietata.

|
|