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Mobilità n.6 - novembre/dicembre
1999
Riutilizzare gli ausili
Riciclare conviene?
Dalle esperienze concrete in atto in alcune Usl emerge un
quadro abbastanza positivo: non è solo una questione
di risparmio, ma anche di pronta risposta a situazioni di
emergenza o di disabilità temporanea. Con alcuni accorgimenti
e con gli opportuni controlli, dunque, le regioni potrebbero
arrivare ad una normativa comune. Ma occhio alla qualità
dei prodotti.
E'
la prima volta che il Ministero della Sanità si esprime
in modo inequivocabile sul controverso concetto di proprietà
del presidio. Esclusi i montascale, i respiratori, e pochi
altri prodotti inclusi nel terzo elenco, tutti gli altri dispositivi
sono di proprietà dell'assistito. Contestualmente però
il Legislatore indica la possibilità, se non l'opportunità,
di attivare procedure di riciclo, senza peraltro fornire modalità
operative e lasciando alle regioni la facoltà di disciplinare
la materia come meglio ritengono.
Ancora una volta, tuttavia, la realtà ha preceduto
la norma: molte aziende Usl e regioni, infatti, hanno già
da tempo sperimentato modelli operativi di riciclo
degli ausili. Attraverso queste procedure si stanno realizzando
risparmi (più o meno sostanziosi) rispetto alla spesa
protesica.
Come si sposeranno le nuove modalità del Decreto ministeriale
con le iniziative già consolidate?
Va detto che le esperienze sono diverse da Usl a Usl; alcune
riescono a riciclare molto materiale, a igienizzarlo e a riattivarlo
ricorrendo a proprio personale e strutture. Altre si affidano
ad aziende ortopediche o sanitarie individuate attraverso
gare.
Alcune Usl riciclano solo letti e carrozzine manuali, altre
recuperano anche carrozzine elettriche e montascale mettendo
a norma questi ausili presso le proprie sedi.
Il dato di riferimento è sicuramente allettante: si
stima che attraverso il riciclo sia possibile un risparmio
tra il 15 e il 20% della spesa globale dell'assistenza
protesica assunta per dispositivi quali carrozzine, letti,
montascale e altri presidi per la mobilità.
Sarebbe allora opportuno che si giungesse, anche in questo
caso, ad una direttiva comune per tutte le regioni
e per tutte le aziende Usl; un'indicazione che eviti gli abusi
e che permetta di ridistribuire il risparmio fra gli stessi
cittadini-utenti. Infatti, se è un dovere delle aziende
Usl risparmiare recuperando il riciclabile, è altrettanto
intangibile il diritto dell'assistito ad ottenere,
comunque, un presidio con le medesime caratteristiche di uno
nuovo. Quali devono essere allora i criteri per far sì
che una azienda Usl possa fornire un servizio di riciclo efficace
ed equo ai propri cittadini?
Innanzitutto è essenziale che le Usl abbiano chiaro
il quadro quantitativo e qualitativo degli aventi diritto
e dei potenziali utenti nella propria area di competenza;
questi dati troppo spesso mancano. Anche in questo le prestazioni
protesiche sono le sorelle povere delle prestazioni farmaceutiche:
per le seconde infatti è possibile ottenere dati, tabelle,
prospetti, uscite; per la fornitura dei dispositivi protesici
tutto è invece molto aleatorio e improbabile.
In secondo luogo è necessario che la dotazione dei
prodotti ammessi al riciclo sia sufficiente al fabbisogno
presunto.
In terzo luogo deve essere garantito un efficiente servizio
di consegna e ritiro a domicilio; non va poi dimenticata
la necessità di poter contare su un magazzino
inteso non solo come uno spazio dove parcheggiare gli ausili,
ma anche come un sistema che permetta in tempo reale, meglio
se con modalità informatizzata, di conoscere l'entità,
la locazione e la tipologia di prodotti disponibili.
Infine si dovrebbero poter soddisfare anche le esigenze dei
cittadini che hanno temporaneamente necessità di ausili.
Quest'ultima istanza, che può sembrare bizzarra, porterebbe
notevoli benefici sia ai cittadini che alle casse della Usl.
Ci spieghiamo con un esempio: un ultrasessantacinquenne che
si frattura il femore, viene ormai dimesso dall'ospedale in
tempi brevi, ma potrà tornare a casa propria in modo
autonomo solo se avrà a disposizione anche alcuni ausili.
Rimarrà altrimenti in ospedale, a carico della Usl,
oppure verrà dimesso ma con rischi per la sua salute
e sovraccarichi assistenziali per la famiglia e per
la stessa azienda.
Inoltre:
- la mancanza di ausili può far scattare, anche
in caso di non necessità, la domanda di invalidità;
- la mancanza di ausili può costringere l'anziano
a ricoveri ulteriori presso strutture sanitarie accreditate
per riabilitazione, allontanandolo inoltre per lungo tempo
dalla propria realtà;
- la mancanza di ausili può ritardare o impedire
un recupero e un reinserimento nel tessuto sociale.
Ecco quindi che con un buon "servizio ausili"
quella Usl realizzerebbe un risparmio nella sua più
ampia accezione. Con un'assistenza immediata, non solo protesica,
quell'anziano può essere recuperato al proprio contesto
in tempi molto più rapidi.
Chi sta conducendo esperienze di "servizio ausili"
racconta dello stupore dei cittadini per la prontezza e la
qualità del servizio e, diversamente da quanto si potrebbe
credere, non raccoglie rifiuti se l'ausilio è ben riciclato.
Certo è che questo servizio non deve essere improntato
meramente al risparmio, ma all'ottimizzazione in chiave di
rapidità di risposta ai bisogni, di flessibilità
organizzativa e di tempestiva soluzione delle emergenze.
Riteniamo che un servizio con queste premesse rivesta una
grande valenza assistenziale e riabilitativa che è
bene che sia gestita direttamente dalle Usl attraverso una
propria struttura dedicata. Possono esservi anche rapporti
con aziende private, purché siano chiari e garantiscano
sempre la qualità del prodotto riciclato. Solo così
l'utente viene davvero tutelato.
In conclusione: il riciclo non solo non è dannoso,
ma può essere anzi estremamente utile alla persona
disabile. A patto che si operi con intelligenza.
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