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Mobilità n.6 - novembre/dicembre 1999

Ausili come nuovi

Esami di riparazione

Troppo poco nelle nuove norme per avere sufficienti e coerenti indicazioni circa le modalità per le riparazioni degli ausili, delle protesi e delle ortesi. C'è il rischio di un ulteriore appesantimento burocratico, oppure di un indiscriminato ricorso agli interventi di manutenzione a scapito delle esigenze di funzionalità e di continuo uso da parte delle persone disabili.

Foto: tiro con l'arcoAvere considerato, per la prima volta, che i presidi possano essere riparati a carico del Servizio Sanitario Nazionale, è stato sicuramente un atto di coraggio non privo di convenienza. Il Legislatore ha compreso che è giunto il momento di controllare, almeno in parte, la spesa per i cosiddetti presidi protesici che è di circa 1.200 miliardi l'anno. Ma se tale possibilità fosse stata esplicitata meglio si sarebbero potuti evitare fraintendimenti, illusioni, ma anche probabili abusi e sprechi.

E invece l'unico punto del regolamento che sfiora la questione della riparazione è il quinto articolo, ma non per descriverne le caratteristiche e le modalità di accesso, quanto per precisare che quando non è conveniente riparare un ausilio, una protesi o un'ortesi è meglio sostituirli anche se il periodo "canonico" non è ancora trascorso. Se ne riparla solo nel secondo allegato laddove si precisa che anche la riparazione è coperta da garanzia (tre mesi). Le riparazioni sono poi "tariffate" all'interno del primo elenco per quanto riguarda: ortesi spinali, ortesi e protesi per l'arto superiore, apparecchi ortopedici e protesi per arto inferiore, calzature ortopediche, ausili per la mobilità e la posizione seduta (carrozzine, passeggini, seggioloni).

Anche nell'elenco 2, quello dei prodotti realizzati in serie, sono inserite le riparazioni (ad esempio per le carrozzine a telaio rigido); in questo caso, tuttavia, anche il costo e le condizioni che regolano le riparazioni derivano da capitolati fra le Usl e le ditte che partecipano alle gare per la fornitura di dispositivi protesci.

Questo è tutto. Ed è un po' poco.

Un segnale meno confuso avrebbe invece dovuto veicolare, più o meno, questo messaggio: "Attenzione: i presidi non hanno bisogno di essere cambiati necessariamente a scadenza di legge, ma possono essere sostituiti in qualsiasi momento se non sono più rispondenti ai bisogni riabilitativi dell'utente. Possono viceversa durare anche molto tempo se sono ancora funzionalmente validi e se sono riparabili a regola d'arte". Invece le domande aperte, per il cittadino e per i responsabili Usl, sono troppe.

Ma perché si è giunti a questo? Probabilmente si è ritenuto opportuno inserire la voce "riparazione" per poter aumentare la durata media del presidio confidando quindi nella possibilità di contenere la spesa e di fornire un servizio utile al cittadino.

Purtroppo però la mancanza di vincoli e precisazioni fa temere un proliferare di richieste di "riparazioni" più o meno motivate. Facciamo un esempio: nulla impedisce che, visti i termini di garanzia, un paio di scarpe ortopediche possano essere riparate anche due volte prima che ne se ne possa richiedere un paio nuovo (le scarpe ortopediche sono prescrivibili ogni 12 mesi con una garanzia di sei). Il numero di riparazioni potrebbe aumentare ancora se l'intervento non fosse da imputarsi ad un difetto di lavorazione ma ad incuria o imperizia dell'utente; in tal caso, infatti, non operano i vincoli di garanzia.

Cosa accadrà? Se non verranno inseriti elementi di controllo una disposizione nata per agevolare l'utente finirà per favorire chi ripara: l'ausilio, ortesi o la protesi saranno più in officina che a disposizione del disabile e l'azienda Uls paga.

Ancora dubbi sussistono per quanto riguarda l'accesso alla prestazione di "riparazione". Anche se non esplicitate chiaramente, riteniamo che le modalità debbano essere le medesime previste per la concessione del presidio nuovo e cioè seguire il percosro: prescrizione, autorizzazione, collaudo. Un sovraccarico notevole, quindi; e non solo per i disabili ma anche per le stesse Usl. Ma poi chi prescriverà la riparazione? Chi quantificherà il danno al dispositivo e l'ammissibilità della riparazione? Il medico prescrittore? Probabilmente alla fine ci si dovrà fidare di quanto riferito dall'assistito. Uno spiraglio viene dal nuovo Contratto collettivo di lavoro del comparto non medico del Servizio Sanitario Nazionale: per la prima volta vi si prevede la figura del tecnico ortopedico. Si ritiene che mai come in questo caso ogni Usl si dovrà dotare di tale figura professionale innanzitutto per qualificare gli interventi ma anche per evitare abusi. Se così non fosse come potrà essere tutelato l'utente?

E' davvero necessario che tutta la materia venga meglio regolata per far comprendere a tutti gli attori (utenti, prescrittori, riparatori) che questo beneficio non è un serbatoio inesauribile di ulteriori finanziamenti ma è piuttosto una pratica volta ad aumentare il benessere dei cittadini disabili e dei servizi sanitari a cui tutti attingiamo.

 

 

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