| Mobilità
n. 7 - Marzo/Aprile 2000
Editoriale
Italian beauty
Innanzitutto
ai nostri lettori chiediamo scusa per il ritardo con il quale
abbiamo ultimato la confezione di questo numero di Mobilità,
ma questa circostanza è determinata da una attenta
valutazione dei costi-benefici derivanti da un cambiamento
di tipografia, reso necessario dall'esigenza di essere ancora
più puntuali e precisi nei vostri confronti. Nell'avviare
il secondo anno della nuova edizione di Mobilità crediamo
di poter trarre un primo bilancio ricco di motivi di soddisfazione.
La rivista ha suscitato ovunque notevole interesse e simpatia,
testimoniati dalla sorprendente quantità di fax pervenuti
alla redazione con la richiesta di ricevere anche i numeri
arretrati. Riusciamo dunque a mantenere un nostro impegno,
quello della spedizione gratuita, grazie alla continuità
dell'appoggio da parte degli inserzionisti, ai quali va il
nostro sincero ringraziamento, anche per la qualità
e la trasparenza dei messaggi pubblicitari, che non hanno
mai travalicato l'ambito specifico e corretto della promozione
di prodotti e servizi, che sono sicuramente di interesse dei
lettori. Ma la gratuità è anche il frutto di
un'attenta gestione delle risorse umane, comprese le collaborazioni
tecniche, che stanno contribuendo a fare di Mobilità
una rivista preziosa, da leggere e soprattutto da conservare
e diffondere.
Mobilità in questi mesi ha contribuito, sommessamente
e con assoluta e sincera modestia, a molte battaglie per la
qualità degli interventi in favore di una diversa cultura
dell'accessibilità per tutti. Dietro il taglio volutamente
di servizio, squisitamente tecnico pur nella continua ricerca
della semplicità di linguaggio, non siamo rimasti passivamente
neutrali. Le questioni forti, dalla fornitura pubblica degli
ausili, alle agevolazioni fiscali, dalle nuove norme per il
lavoro alle tematiche relative alla guida, solo per citare
alcuni dei temi che ci stanno particolarmente a cuore, abbiamo
operato, nel filone culturale e politico della FISH, la Federazione
Italiana per il superamento dell'handicap, in favore dell'innovazione,
della sburocratizzazione, della tutela dei diritti dei più
deboli, per politiche di inclusione e di pari opportunità.
Non esistono scorciatoie, al riguardo: solo la competenza
tecnica, l'approfondimento dei problemi, lo studio e il confronto
delle diverse possibilità, l'attenzione a quanto vi
è di interessante non solo in Italia ma nel mondo,
possono aiutarci a "costruire l'autonomia" come
ambiziosamente scriviamo nella nostra testata.
Abbiamo incontrato sempre nuovi e partecipi compagni di viaggio,
che si affiancano ai primi protagonisti di un'avventura informativa
ed editoriale che ci vede orgogliosamente convinti di poter
continuare a lavorare sul terreno che ci è più
congeniale.
E' per questi motivi che oggi non possiamo non dirci preoccupati.
"American beauty" è il titolo di un film
che ha raccontato la vita di tutti i giorni degli americani:
ma chi racconta la nostra vita di tutti i giorni? Le difficoltà,
le speranze, le invidie, le delusioni, il disincanto? C'è
una grande distanza fra le enunciazioni di principio, fra
le leggi, anche le migliori, e la qualità della vita
delle persone, specialmente delle persone con problemi di
disabilità. Le politiche sociali rischiano di essere
estremamente volatili, affidate ad equilibri precari, determinati
dal calcolo degli umori politici, delle tendenze di medio
periodo. Rischiamo di vanificare, in pochi mesi, un patrimonio
civile sufficientemente chiaro e compatto. La nostra non vuole
essere una riflessione di parte, quanto una constatazione
e un monito. La constatazione è che il piano d'azione
nazionale per l'handicap, promesso e annunciato con legittimo
orgoglio al termine della prima conferenza nazionale di Roma,
dovrà adesso affrontare un nuovo tavolo di ministri
che già pensano al 2001.
La legge 162 sulla vita indipendente è affidata alle
sorti di regioni che nella maggioranza ritengono prioritario
inserire più ampie opzioni di tipo privato nel campo
della salute e dell'assistenza: in che modo si potranno sviluppare
correttamente progetti individualizzati e sperimentali di
vita indipendente?
La legge 68 sul collocamento mirato procede lentissimamente
verso il decentramento delle competenze e delle risorse, e
sarà difficile monitorare correttamente gli esiti concreti,
in termini di formazione e di posti di lavoro, se le cose
procedono in questo modo. I servizi pubblici in generale,
trasporti compresi, risentono di un quadro complessivo di
incertezze e di sbandamento amministrativo, e dunque i progetti
che più ci stanno a cuore (ferrovie, autobus di linea,
aeroporti, metropolitane ecc.) non possono non risentirne,
anche profondamente. La legge di riforma dell'assistenza riuscirà
a completare il suo iter, senza perdere di vista le osservazioni
critiche e le proposte di miglioramento che le associazioni
hanno formulato con grande spirito costruttivo? Spirano venti
di modernizzazione, che a volte facciamo fatica a comprendere,
perché siamo convinti che "vecchio" e "nuovo"
non sono categorie di corretto giudizio politico, e neppure
etico. Preferiamo la ricerca di ciò che è "giusto",
di ciò che è "dignitoso" in un Paese
fra i più industrializzati del mondo, con un sistema
sociale certamente imperfetto, ma capace di garantire almeno
alcuni diritti fondamentali di cittadinanza che non vorremmo
vedere smantellati sull'altare della cosiddetta "modernità".
L'anno che stiamo percorrendo velocemente, sempre più
proiettati nel nuovo millennio, dovrebbe servire almeno a
diffondere la nostra cultura in modo sempre più trasversale
e capillare, perché riteniamo preciso dovere culturale
favorire la nascita di un minimo terreno comune di valori
accettati e condivisi, attorno ai quali costruire liberamente
opzioni e schieramenti.
Ecco perché continueremo con tenace attenzione il
nostro lavoro di documentazione e di proposta tecnica, al
servizio esclusivo dei nostri lettori.
Franco Bomprezzi
Il presente articolo è di
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