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Mobilità n. 7 - Marzo/Aprile 2000

Dopo di noi

Un'assicurazione "blindata"

di Salvatore Di Salvo*

E' giusto cercare di garantire ai propri figli non autosufficienti una sicurezza economica anche dopo la morte dei genitori. Ma occorre farlo con attenzione agli strumenti esistenti sul mercato finanziario. Una delle vie più sicure è scegliere una assicurazione "a vita intera" che permette una rendita vitalizia e si rivaluta come un fondo assicurativo, senza prosciugare i risparmi familiari.

"In un paese che sta dando tanto ai padri e poco ai figli succede sempre più spesso che siano i primi a doversi occupare dei secondi in età avanzata."
Ho preso ancora una volta a prestito il titolo e questa frase iniziale da un articolo de "Il Sole 24 Ore", perché ben si attaglia al caso tipo di cui parleremo in questo numero, e che testimonia come il problema sia sentito a tal punto da uscire finalmente da quell'anonimato in cui troppo spesso sono state relegate le storie (e i bilanci) familiari "da non dire", da "non far sapere".
Oggi invece, complici i magri guadagni dei titoli di stato e dei prodotti obbligazionari, le famiglie escono allo scoperto chiedendo, informandosi sul da farsi per il futuro dei loro cari che non potranno farcela da soli, tentando di preparare loro il terreno e di costruire per essi un futuro più sereno. E' una tendenza sicuramente positiva perché significa che si è finalmente compreso che la propria situazione economica e il domani si possono anche modificare con un risparmio intelligente. La conseguenza immediata è che se in passato il risparmio si limitava all'acquisto di titoli, oggi ci si trova "costretti" a capire un po' di più delle altre possibili forme di investimento.

Il caso

"Ho 37 anni e mia moglie 34. Abbiamo due figli di quattro e sei anni ed il più giovane è affetto da sindrome di Down. Lavoriamo entrambi con un reddito netto di circa 35 milioni a testa. Fra un paio d'anni finiremo di pagare il mutuo ipotecario (circa 750.000 lire al mese) sulla nostra abitazione, il cui valore è stimato intorno a 350 milioni di lire. I nostri risparmi sono quindi piuttosto limitati: circa 80 milioni di lire.
Siamo preoccupati per le sorti di nostro figlio quando noi verremo a mancare. Come potremo tutelarlo? Come potremo assicurargli assistenza e sostentamento?"

Ancora una volta dobbiamo esprimere una necessaria premessa e cioè che per la tranquillità dei genitori sarebbe meglio non lasciare in eredità gestioni finanziarie e immobiliari. Queste sono destinate ad avere alti e bassi dovute agli andamenti di mercato; inoltre tali gestioni sono troppo condizionate dalla capacità, non sempre preventivabile, dell'eventuale curatore o tutore. Su questo ultimo aspetto, tentando di interpretare le esigenze di questi e altri genitori ci sembra ovvio l'obiettivo sia la certezza di poter lasciare al figlio un "appoggio" economico che nessun'altro possa mal amministrare o peggio...
Per garantire una rendita certa, capace di rivalutarsi nel tempo, senza quindi essere erosa dall'inflazione, bisogna rivolgere lo sguardo, ancora una volta, all'ampio settore assicurativo.
Dato il piccolo capitale a disposizione ed un risparmio mensile che al momento è finalizzato al pagamento del mutuo, per i genitori è difficile ipotizzare di disporre in un lontano futuro di somme adeguate per l'ottenimento di una rendita.

Assicurazioni

La soluzione potrebbe essere quella di un'assicurazione di tipo a vita intera, cioè una polizza che garantisce la liquidazione di un capitale, o, meglio ancora, di una rendita in qualunque momento avvenga il decesso dell'assicurato (il genitore).
Questa formula si differenzia dalle assicurazioni temporanee per il caso morte perché in queste ultime la liquidazione della prestazione (capitale) è effettuata solamente se il decesso avviene durante l'arco di durata contrattuale.
Un esempio: se il padre stipula su se stesso un contratto di polizza del tipo "temporanea caso morte" il primo di aprile del 2000 per una durata decennale, il capitale destinato ai beneficiari sarà pagato nel caso il decesso dell'assicurato avvenga tra la data di inizio contratto ed il primo aprile del 2010, sempre che si sia al corrente con i pagamenti, cioè che i premi di polizza siano stati regolarmente versati alla compagnia assicuratrice.
Nelle assicurazioni a vita intera, invece, non esiste alcun vincolo e la copertura è prestata a tempo indeterminato, in quanto sono prodotti a prestazione certa.
In parole povere vuol dire che l'assicurazione pagherà il capitale o la rendita pattuita in qualsiasi momento, sia durante il pagamento dei premi sia a pagamenti terminati.
Facciamo un altro esempio per maggiore chiarezza: il padre stipula un contratto di polizza del tipo "a vita intera" lo stesso giorno e per la stessa durata dell'esempio precedente. In questo caso però ipotizziamo che l'assicurato venga a mancare il 25 giugno del 2020! L'assicurazione pagherà, a scelta del beneficiario, un capitale o una rendita vitalizia, oppure liquiderà una parte sotto forma di capitale ed il resto sotto forma di rendita.

L'effetto leva

Ovviamente una polizza di questo tipo sarà più cara di una temporanea, ma grazie ad un effetto leva, calcolato in base al rischio che si verifichi l'evento morte (stimato secondo il sesso e l'età del genitore), è possibile assicurare somme rilevanti pagando un premio in proporzione abbastanza ridotto.
Quest'effetto leva è maggiore sulle assicurazioni temporanee caso morte, ma queste hanno lo svantaggio di smettere la copertura (non assicurare più!) alla scadenza dei pagamenti, prevedono un'età massima per l'assicurato, ed i premi sono a fondo perduto.
Nei contratti a vita intera invece, il capitale come anche i premi versati si rivalutano di anno in anno in base ai rendimenti di un fondo assicurativo. Questo in pratica funziona come un fondo comune d'investimento, con al suo interno diversi tipi di titoli od obbligazioni come i BTP statali o titoli emessi da aziende come per esempio le Ferrovie dello Stato, l'ENEL, la FIAT, e via discorrendo.
I premi poi sono riscattabili totalmente o solo parzialmente anche finché l'assicurato è in vita: questo permette una certa flessibilità in caso di mutate esigenze del nucleo familiare.
La somma ereditata dal beneficiario (il figlio disabile) in caso di morte del genitore, è esente da qualsiasi imposta, nonché insequestrabile ed impignorabile.
La rendita alla scadenza è la scelta più consigliabile per una persona con il tipo di disabilità in esame.
In questo modo si ha anche la certezza che il capitale non sia mal amministrato da chicchessia: il vitalizio sarà così pagato al beneficiario, garantendogli quel tenore di vita desiderato dai genitori.
Per il pagamento dei premi bisognerà momentaneamente usare parte del capitale in essere, ed in un secondo momento parte del risparmio mensile generato dal reddito familiare.

In ogni caso si consiglia, come sempre, che anche una minima parte del risparmio confluisca in un piano di accumulo costante (PAC) su un fondo comune d'investimento ad indirizzo azionario, sfruttando in modo intelligente, dinamico, nonché professionale, le forti oscillazioni in alto ed in basso caratteristiche dei mercati borsistici mondiali. In questo modo senza rischi eccessivi si può ottenere in un periodo ragionevolmente lungo (10/20 anni), un capitale del quale poter disporre per qualsiasi evenienza.
Una sicurezza in più che giova alla nostra tranquillità.

* promotore finanziario sdisalvo@interplanet.it

 

 

 

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