| Mobilità
n. 7 - Marzo/Aprile 2000
Abitare
Cari mobili, mettetevi comodi
di Piera Nobili*
Ripensare
l'arredamento in funzione delle esigenze della persona e non
delle caratteristiche dei mobili o dei complementi. Ecco alcune
buone regole per non lasciarsi condizionare dagli oggetti
che ci circondano e, troppo spesso, ci limitano invece di
aiutarci a vivere meglio. E' una prospettiva nuova che non
riguarda solo le persone disabili. Anzi.
Diceva Charlotte Perriand, maestra dell'architettura e del
design moderno, "l'oggetto non è neutrale, c'è
un rapporto con l'uomo e bisogna tenerne conto". Un uomo
e una donna fatti di corpo, mente e cuore.
Oggi quest'insegnamento ci pare quasi obsoleto, superato dalle
conquiste fatte dalle discipline del progetto, tant'è
che il termine ergonomia è sulla bocca di tutti.
Ergonomia: rendere godibile e fruibile un oggetto, renderlo
attraente e facile all'uso. Già, perché non
bisogna dimenticare il piacere e l'uso delle cose, quasi le
cose fossero un individuale "prolungamento" e "completamento"
all'appropriazione dello spazio che viviamo. Da sempre noi
pensiamo alle stesse cose: la sedia, il tavolo, l'armadio,
il letto, il piatto, il bicchiere ..., il "vero problema
è ripensarle continuamente in termini nuovi" (C.
Perriand).
Perché la società e la cultura cambiano, perché
mutano ed emergono vecchi ma sentitamente nuovi desideri e
bisogni, perché noi stessi, individualmente, cambiamo
per invecchiamento, per incidente di percorso.
Cosa fare allora di quella sedia, di quell'armadio, di quel
letto? Come ri-pensarli?
Quando si affronta il progetto o anche solo l'acquisto di
un oggetto, prima di tutto bisogna analizzare e conoscere
tutti i gesti che riguardano il rapporto individuale
con quello specifico oggetto. Poi bisogna pensare agli spazi
e alla possibile collocazione all'interno di quei luoghi,
ed infine, è necessario pensare ai materiali
che debbono corrispondere per gusto, costo, bisogni alle individuali
esigenze.
Gesti - collocazione - materiali, in questa successione, sono
i "capitoli" fondamentali per la definizione e individuazione
della forma più appropriata di quell'oggetto per quell'individuo.
I gesti
Se per un attimo riflettiamo sui gesti che compiamo usando
i vari oggetti d'arredo, ci renderemo conto che nella maggior
parte dei casi siamo noi che ci adattiamo a loro: ci
flettiamo o ci allunghiamo, per riporre o prendere, entrando
con la mano e con il braccio nei vari contenitori presenti
in casa (armadio, pensile, credenza, libreria ecc.); oppure
adattiamo la nostra posizione al piano che stiamo in quel
momento usando (top della cucina, scrivania, tavolo ecc.)
in funzione della sua altezza, profondità, forma e
da come e cosa è sostenuto.
Manovre spesso faticose o impossibili. Non riusciamo ad accedere
al contenitore perché è troppo alto, o troppo
basso, o troppo profondo. Non riusciamo ad usare agevolmente
il piano perché non è all'altezza giusta, non
ha una forma adeguata all'uso, è sostenuto da elementi
ingombranti.
Questi problemi possono essere risolti se sono gli oggetti
in questione che si adattano a noi, anziché noi a loro.
Come?
Tramite semplici leve meccaniche, che all'occorrenza possono
essere motorizzate, abbassiamo l'asta porta grucce dell'armadio
(il cosiddetto servetto), abbassiamo ed innalziamo gli armadietti
posti in alto, ad esempio i pensili della cucina o i mobiletti
del bagno, abbassiamo ed innalziamo qualunque piano: top della
cucina, scrivania, tavolo pranzo. Oppure, tramite semplici
scorrimenti possiamo tirare verso di noi tutti gli accessori
interni dei contenitori: cassetti, cassettoni, cestelli, ripiani
- anche quelli del frigorifero - che agganciati all'anta scorrono
con essa verso l'esterno (verso il fruitore), risolvendo in
tal modo anche il problema dell'ingombro dell'anta stessa.
Inoltre, se pensiamo in modo particolare al top della cucina
questo non dovrà essere sostenuto da mobili contenitori
(in gergo "basi"), ma dovrà essere libero
per permetterci di usare una sedia, una sedia a ruote o qualunque
ausilio alla mobilità. Mentre, se pensiamo ad un tavolo
pranzo o ad una scrivania, le zampe dovranno essere fra loro
ben distanziate per consentire un agevole inserimento, e al
contempo sufficientemente distanti dal perimetro del piano,
che è il limite che percepiamo e registriamo, per non
sbatterci o inciamparci.
Quanto ai piani, siamo abituati a pensarli quadrati, rettangolari,
ovali o tondi, ma se questi sono sagomati, inserendosi il
busto nella sagomatura, le braccia trovano un appoggio maggiore,
la qual cosa promuove un minore affaticamento.
Ci sono poi altri gesti che compiamo attorno ai nostri
mobili: ci avviciniamo per usarli, apriamo le ante quando
le possiedono, li puliamo.
I mobili contenitori tendono a sfruttare la loro capienza
fino a terra, a meno di un ridottissimo zoccolo chiamato di
pulizia. Noi a questi mobili ci avviciniamo con il piede,
con il poggiapiede della sedia a ruote, con l'ausilio alla
mobilità in uso. Il fatto di non avere una zona libera
sottostante ci obbliga a conservare una certa distanza dal
mobile rendendo più difficile qualsiasi azione.
Molto semplicemente basta alzare il mobile di circa 30 cm
da terra, usando delle zampe o un basamento continuo arretrato
di cm 22 rispetto al fronte. Inoltre, tale soluzione facilita
anche le mansioni di pulizia del mobile e al di sotto del
mobile stesso.
L'apertura di un'anta richiede sempre una serie di manovre:
impugnare la maniglia, tirare l'anta spostandosi e nuovamente
avvicinarsi. Inoltre l'anta aperta può costituisce
un ingombro per l'uso interno del mobile. Il sistema più
efficace per risolvere questi problemi è quello dell'anta
a scorrere che è possibile installare sugli armadi,
o dell'anta a serranda (tipo tapparella) da installare su
credenze e mobili piccoli in genere. Quando queste soluzioni
non sono possibili, è comunque importante che l'apertura
dell'anta sia regolata da cerniere che permettano una rotazione
di almeno 175°.
Un altro elemento a cui prestare attenzione sono le maniglie:
devono essere facilmente impugnabili, che non scivolino alla
presa, orientabili in base alle individuali necessità
e flessibili in caso di urto.
La collocazione
Il
buon impiego di un arredo dipende anche dalla sua collocazione
nella stanza: è necessario che nel suo intorno ci siano
adeguati spazi alla mobilità relativamente all'ausilio
impiegato, ed è altresì necessario pensare ai
percorsi che quotidianamente compiamo in quella specifica
stanza per l'esecuzione delle mansioni in essa svolte, in
modo da razionalizzarne i percorsi e da non inserire lungo
le linee direttrici "ostacoli" da aggirare.
E' comunque sempre bene tenere presente che: gli arredi collocati
dietro allo spigolo di un muro possono non essere immediatamente
visti, soprattutto se bassi e facilmente spostabili, (possono
rappresentare un pericolo). Un'anta aperta costituisce un
ingombro spaziale, quindi deve essere tenuta presente nel
momento in cui il mobile viene collocato. Un tavolo, il top
di una credenza, una sedia, ecc. possono rappresentare dei
buoni punti d'appoggio, quindi la loro collocazione a perimetro
di un "percorso" può facilitare la mobilità.
I materiali
Per materiali non intendo solo i materiali usati a finitura
di un oggetto d'arredo, ossia ciò che vediamo, ma anche
con cosa (le componenti meccaniche e tecnologiche) e come
(la tecnica) quell'oggetto è stato costruito. Tutti
questi aspetti sono altrettanto importanti.
Per spiegarmi meglio, più sopra ho detto che un arredo
può fungere anche da punto d'appoggio alla mobilità,
orbene quell'arredo deve essere stabile in modo da garantire
che non si ribalti o che non oscilli nel momento in cui è
utilizzato in tal modo. È quindi importante valutare
il rapporto che intercorre fra la sua massa, il peso
e il baricentro, ed è analogamente importante
valutare che tutti i punti congiunti da viti o incollati siano
rigidi.
Restando sempre nell'ambito della sicurezza, oltre
alla stabilità, è necessario porre attenzione
a come i bordi e gli spigoli sono formati e con quale materiale.
Ad esempio, il bordo e lo spigolo arrotondati (legno o leghe
metalliche) garantiscono che in caso di urto violento non
ci si tagli. Se quel bordo e quello spigolo sono eseguiti
con materiali flessibili (plastiche o resine), questi attutiranno
l'urto; inoltre, se sono pensati di colore contrastante con
il resto, questo ne faciliterà la visione.
All'inizio ho utilizzato due termini significativi per la
scelta dell'oggetto d'arredo: godibile e attraente.
Ciò che rende tale un arredo è il rapporto che
intercorre fra i diversi requisiti e caratteristiche che lo
compongono: la forma, la massa, il particolare, il colore,
la superficie, il materiale.
In sostanza, voglio dire che un prodotto - qualunque sia -
corrisponde alle nostre esigenze quando instaura un giusto
rapporto con le nostre abilità fisiche, sensoriali
e cognitive, e quando ne accettiamo l'immagine estetico/formale.
Quando dobbiamo affrontare il progetto o l'acquisto di un
arredo comune (quale una poltrona, un letto, una cucina),
ma arricchito di tecnologie necessarie alle individuali esigenze,
è necessario che queste ultime non rendano l'oggetto
inaccessibile, sia per la loro complicazione all'uso, che
per l'immagine che ci viene proposta. Magari non più
somigliante a quanto noi già conosciamo e conseguentemente
accettiamo.
* architetto esperto in progettazione accessibile e membro
del CERPA
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