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Mobilità n. 7 - Marzo/Aprile 2000

Un moto impossibile

Ai tempi di Gambadilegno

di Antonio Ridolfi

Moto d'epocaAmputati agli arti costretti a rinunciare alla guida di motocicli, per un paradosso non risolto nella nuova normativa sulle patenti. Avviene solo in Italia, dove si ignorano il progresso delle protesi e la sicurezza dei nuovi adattamenti di guida. E per sanare questa ingiustizia bisognerà addirittura emendare il Codice della Strada, confidando nel buon senso del Parlamento.

"In seguito ad un grave incidente sul lavoro mi è stata amputata la gamba sotto il ginocchio. Dopo un periodo di riabilitazione ora deambulo utilizzando una protesi e conduco una vita quasi del tutto normale. Avrei voluto poter riprendere una delle mie passioni: viaggiare in moto. Mi avrebbe fatto sentire bene; forse vi sembrerà infantile, ma questo mi avrebbe aiutato a cancellare un brutto sogno. La patente A speciale mi è stata rifiutata ..."
E' questo uno dei tanti episodi che abbiamo, con rabbia, raccolto in questi mesi. E' vero. Il più recente Codice della Strada sembra confermare un luogo comune invalso però solo negli Anni '90: chi ha un'amputazione dell'arto inferiore, anche se conserva l'articolazione del ginocchio, non potrebbe ottenere l'idoneità per condurre un motociclo.

Il pregiudizio

Si tratta di un pregiudizio secondo cui un arto con protesi non può essere sufficientemente stabile e quindi non può garantire l'equilibrio nel caso di fermo del motociclo. In realtà questa tesi non è supportata da nessun documento o provvedimento in nostro possesso. La desumiamo da colloqui avuti con Dirigenti della Motorizzazione.
Se leggiamo con attenzione il Regolamento al Codice della Strada notiamo però che quasi tutto si risolve nell'articolo 327. Il primo comma è piuttosto chiaro:
"Coloro che presentino minorazioni anatomiche o funzionali a carico degli arti o colonna vertebrale possono conseguire o confermare la validità o essere sottoposti a revisione della patente speciale di categoria A, B, C e D, purché la relativa funzione possa essere vicariata o assistita con l'adozione di adeguati mezzi protesici od ortesici o mediante adattamenti particolari ai veicoli da condurre."
Appare evidente a chiunque che non è preclusa la possibilità di ottenere la patente, si noti bene "speciale", per le categorie A, B, C, D. E' tanto ovvio che il Legislatore ha anche previsto un contributo pari al 20 % delle spese sostenute per la modifica dei dispositivi di guida "a favore dei titolari di patente di guida delle categorie A, B, o C speciali" (articolo 27 della Legge 104/1992).
Il comma quinto dell'articolo 327 citato ha però poi precisato: "Il rilascio o la conferma di validità della patente di categoria A per la guida di motocicli non può essere concessa ai minorati degli arti."
Anche qui si noti che ci si riferisce genericamente alla patente A e non a quella speciale. In sostanza si è voluto affermare che chi ha un'amputazione di arto non può avere la patente normale ma la patente speciale. Questa è la ratio. Se si considerasse solo questo comma e ci si riferisse forzatamente alla patente speciale, si dovrebbe spiegare la contraddizione con quanto previsto appena qualche riga più sopra. Certo è che questa, pur solo apparente, contraddizione provoca non pochi disagi e conduce, nella prassi consolidata, al rifiuto a concedere l'idoneità alla guida anche agli amputati di arto sotto il ginocchio oppure di un braccio. Di fatto ad oggi viene ammessa la patente A speciale solo per la guida di motocarrozzette o motoveicoli a tre ruote.

Guardando indietro

La stessa Motorizzazione non è però in grado di segnalare disposizioni che abbiano formalmente espresso questa limitazione. Abbiamo compiuto qualche verifica scoprendo con nostra grande sorpresa, che negli Anni '50 veniva ammessa la guida di motocicli a due ruote per i disabili con amputazione sotto il ginocchio. Con grande tranquillità la disposizione fui poi confermata ne 1962 da una specifica circolare cosicché per tutti gli Anni '60, '70 e '80 gli invalidi di arto inferiore avrebbero potuto guidare la loro fiammante due ruote.
Un rapido inciso: le protesi di quegli anni non erano certo quelle di adesso! La tecnologia nel campo delle protesi e delle ortesi è enormemente avanzata e migliorata e si è resa disponibile ad un vasto gruppo di utenti. Fra gli amputati oggi c'è chi scala le montagne, chi corre in pista, chi fa sport subacquei, e quasi tutti vivono una vita normalissima.

Eppure, nel 1991 (con la circolare 148) alla Motorizzazione improvvisamente si stabilì che da quel giorno gli amputati non avrebbero più potuto condurre una motocicletta e senza sapere a quali test, a quali documentazioni scientifiche, a quali prove si facesse riferimento, ci trovammo con una prescrizione che ci riportava negli Anni '20.
E siccome i "vizi" sono più duri da perdere che le "virtù", questo pregiudizio è rimasto anche dopo l'approvazione del nuovo Codice della Strada e del Nuovo Regolamento che quella circolare di fatto rendono superata.

Europa sì, Italia no

La giustificazione dell'impossibilità di mantenere l'equilibrio non regge più, ma nonostante tutto questo sia sotto gli occhi di tutti nessuna persona amputata sotto il ginocchio ha diritto, in Italia, a guidare una motocicletta. Naturalmente all'Estero sì. Non esiste nessun Paese avanzato dove un amputato sotto il ginocchio, e portatore di protesi, non possa condurre una motocicletta. Conosciamo persone amputate di arto superiore che guidano motocicli con un solo braccio. Sappiamo di disabili colpiti da focomelia che conducono moto di grossa cilindrata.

Siamo però legati, ancora una volta, a norme che non hanno rispondenza con l'avanzamento tecnologico e con le capacità acquisite delle persone. Siamo ancora una volta condizionati dalla lentezza di certa burocrazia ministeriale che ben si guarda dal consultare gli ormai numerosi esperti specifici delle materie trattate.
Purtroppo per eliminare questo paradosso sarà necessario far emendare il Codice della Strada, nella speranza che la Commissione Trasporti prima e il Parlamento poi abbiano quel tanto di buonsenso da accoglierlo.
Rispetto agli adattamenti di guida il problema non sussiste: le soluzioni ci sono e sono ben più praticabili di quelle che siamo riusciti a far sperimentare, approvare e utilizzare in questi anni negli autoveicoli. Grazie alle esperienze straniere è ampiamente dimostrato che un amputato di gamba riesce a condurre perfettamente anche moto di grossa cilindrata.
Nell'era della trasparenza amministrativa, e in attesa di conoscere lo sviluppo degli emendamenti presentati al Codice della Strada, il nostro invito è di richiedere la possibilità di ottenere la patente di tipo A per mototocicli e, così come è prevedibile, nel caso di giudizio di inidoneità a chiederne per iscritto la "adeguata motivazione" (così come è stabilito al punto 6 del modello IV 6 articolo 331del DPR 495/92).

Un'amara riflessione conclusiva: la motivazione della sicurezza stradale viene sbandierata ogni volta che sono i disabili a chiedere qualcosa che esce dalla consolidata routine. Ci viene da pensare che se altrettanta veemenza fosse applicata in altre situazioni apparentemente normali forse ci sarebbero meno morti e meno incidenti sulle nostre strade.

 

 

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