| Mobilità
n. 7 - Marzo/Aprile 2000
Esperienze ed opinioni
Wilma, dammi la leva!
Un lettore, particolarmente analitico e puntiglioso, apre
un dibattito davvero interessante su uno dei più diffusi
adattamenti per la guida, la leva a lungo braccio che aziona
il freno. Al di là del punto di vista personale, determinato
da una situazione fisica che pare consentire all'interessato
l'uso del piede, con la conseguente inutilità dell'adattamento,
ci pare che la questione sollevata sia rilevante per tutti:
la classica leva a lungo braccio non è forse ormai
talmente superata, dal punto di vista tecnologico, da ricordare
la troglodita "clava" dei Flinstones (in italiano,
gli Antenati)? Ai lettori l'ardua sentenza.
Guido dal lontano '62 senza incidenti e sette anni fa sono
diventato patentato speciale. Le modifiche impostemi dalla
commissione medica per poter guidare sono il servosterzo e
un "freno di servizio a mano mediante leva di comando
a lungo braccio, funzionante a pressione verso l'avanti della
vettura".
Sentenza senza appello
Dopo una brevissima e superficiale visita medica, mi sono
ritrovato la "sentenza" senza essere stato
interpellato circa le mie eventuali difficoltà nella
guida. Stride, in particolare, il contrasto tra l'obbligo
di azionare il freno con il braccio e la necessità
di un aiuto per poter girare il volante: sono valido a livello
di braccia oppure no?
Ho fatto modificare le auto in mio possesso accorgendomi però
che il freno con leva a lungo braccio mi poneva grossi problemi
e nessun vantaggio nella guida. Dopo sette anni di
guida giornaliera non l'ho mai utilizzato.
Una strana leva
La leva è posizionata sotto il volante spostata sulla
destra, sporge con sensibile ingombro per cui interferisce
col mio ginocchio destro. Mi costringe quindi ad una posizione
innaturale e, ciò che è più grave, mi
impedisce il pur minimo sollevamento della gamba destra (quante
volte ho urtato il ginocchio!) per poter passare con rapidità
dal pedale dell'acceleratore al freno.
Per montare questa leva è stato necessario forare il
cruscotto e rimuovere il carter intorno al volante. Appena
montata la leva, subito la batteria si è scaricata
perché il sia pur lieve peso dell'asta sul pedale manteneva
costantemente accese le luci degli stop. Si è perciò
provveduto a tenere tirata leggermente l'asta verso l'alto:
di conseguenza si é tolta sensibilità al pedale
del freno per le lievi pressioni e ciò ha reso anche
leggermente più duro e meno pronto il suo azionamento
(per questo, l'asta che rientra telescopicamente deve essere
periodicamente lubrificata).
Talvolta, dopo una frenata particolarmente violenta, agendo
sul pedale ovviamente, accade che il pedale del freno si blocchi
a fine corsa perché l'asta telescopica, alla sua massima
escursione, si incastra piegandosi all'interno del braccio
di scorrimento. Il pedale infatti spinto in profondità
compie un arco di cerchio, l'asta telescopica scorre invece
verticalmente. Inoltre, il prezzo da pagare per acquistare
e montare queste due aste in croce di ferraccio mal rifinito
fa gridare allo scandalo.
A tutto ciò si aggiunga il fatto che l'utilizzo di
questo "ausilio" è tutt'altro che efficiente:
prima di tutto presuppone che in caso di frenata si abbandoni
lo sterzo con la mano destra facendo venir meno la possibilità
di un efficace controllo dell'auto nel più delicato
dei frangenti. Poi lo sforzo da applicare col braccio/spalla
sulla leva è consistente e infine, in caso di frenata
intensa, l'escursione della leva unitamente allo sforzo esercitato
fa scomporre dalla corretta posizione di guida e provoca una
pericolosa perdita dell'equilibrio da parte del guidatore
che deve staccare la schiena dal sedile (e la cintura di sicurezza
intanto glielo impedisce) per poter premere fino in fondo
e con forza sulla leva.
Sicurezza
Quanto detto vale per la sicurezza attiva. Per la sicurezza
passiva basti dire che si tratta di un'asta rigida di
ferro che, imbullonata saldamente sopra il pedale del freno,
sale fin sotto il volante dove viene fissata. Mi vengono i
brividi pensando cosa potrebbe accadere in caso di urto frontale.
Il massimo dell'anacronismo si raggiunge considerando che
un sistema del genere viene a tutt'oggi montato su vetture
modernissime dotate di costosi dispositivi passivi per la
sicurezza quali gli air-bag, lo sterzo e la pedaliera collassabili,
il piantone dello sterzo telescopico, di strutture studiate
a deformazione progressiva e non invasive, ecc.
A mio parere il freno a leva dovrebbe essere dichiarato fuorilegge
per manifesta pericolosità e dovrebbe essere ritenuto
responsabile penalmente, in caso di danni alle persone, chiunque
lo prescriva, lo costruisca, lo commercializzi, o lo installi.
Ma se le cose rimangono così, sulla prossima vettura
che acquisterò, ovviamente dotata di tutti i requisiti
di sicurezza più moderni ed efficaci, mi dovrò
ritrovare ancora questo assurdo dispositivo. Per montarlo
mi toccherà manomettere con un grosso foro un costoso
cruscotto magari di radica, eliminando il rivestimento intorno
al piantone dello sterzo, per installare qualcosa che non
mi serve, anzi mi ostacola, e che diventa un'arma micidiale
in caso d'incidente. Non nascondo che questo mi fa scappare
la voglia di acquistare un'auto nuova.
Rivendere l'auto
Se poi volessi vendere le auto attualmente possedute
con il dispositivo montato, temo che il loro valore sarà
notevolmente ridotto; volendo ripristinarle allo stato originario
dovrei far smontare il dispositivo, sostituire il cruscotto
e il carter dello sterzo e sottoporre a nuova revisione le
macchina per far togliere dal libretto di circolazione la
dicitura "freno di servizio mediante leva ecc.".
Ho espresso agli esperti le mie perplessità e ho chiesto
lumi. "Tutto è possibile - mi è stato detto
-, basta chiedere di rifare una visita presso un'altra commissione
medica che chissà forse potrebbe prescrivere un altro
dispositivo". Ma esistono le alternative? Questo comunque
richiederà di sottoporsi ad un altro esame di guida
sempre se la commissione sarà comprensiva, se qualcuno
non si impermalosirà, se avranno sufficiente umiltà
per immedesimarsi e agiranno con spirito collaborativo, se
l'ingegnere esaminatore non storcerà il naso. Poi ci
vuole tanto tempo da spendere, denaro, fastidi con la burocrazia
col rischio di fare un buco nell'acqua o addirittura peggiorare
la situazione se, per caso, ci si dovesse imbattere in qualche
funzionario presuntuoso o ignorante. Conclusione, meglio lasciar
perdere e tenersi il dispositivo senza usarlo mai.
Tutto ciò premesso, mi chiedo: è mai possibile
che non si possa avere a disposizione e poter montare un dispositivo
elettronico, magari già omologato in qualche altro
Paese della Comunità, che, con sforzo minimo
e posizionato in maniera più intelligente, senza ingombro
né danno alla vettura, con assoluta sicurezza attiva
e passiva possa sostituire questo marchingegno degno solo
di una vettura d'anteguerra?
Se il dispositivo deve aiutare chi non possiede forza sufficiente
per premere adeguatamente sul pedale del freno non sarebbe
più semplice, per esempio, permettere di incrementare
la potenza del servofreno? Oppure adottare un bilanciere sotto
il volante (sul tipo del nuovo cambio sequenziale della Ferrari
per esempio) che, tirato con un dito verso il volante, azioni
elettronicamente i freni potendo sempre tenere ben salde entrambe
le mani sul volante?
Scoraggiare il disabile
Mi chiedo: chi può essere interessato a mantenere
in vita ancor oggi dispositivi così assurdi e anacronistici
che invece di aiutare si dimostrano pericolosi?
Cosa si può fare per schiodare i nostri burocrati dalle
loro tranquille certezze e chiedere di agire con spirito più
europeo? Se l'intendimento è quello di scoraggiare
chi non è perfettamente in gamba togliendo il piacere
della guida, nel mio caso ci sono riusciti perfettamente.
Ultimo particolare, non trascurabile: ogni due anni devo presentarmi
di fronte alla commissione medica per il rinnovo della patente.
Se oggi decido di cambiare auto (e questo comporta
un cospicuo investimento, modifiche comprese) cosa potrebbero
decidere tra meno di due anni i miei esaminatori? Non è
escluso che la macchina da me oggi acquistata non possieda
uno o più dei nuovi requisiti.
Con quale animo mi posso accingere a fare un acquisto di tale
entità col rischio di doverci perdere - a breve - diversi
milioni?
A. S. Milano
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