| Mobilità
n. 7 - Marzo/Aprile 2000
Guida e diritto
Chi ti ha dato la patente? La Costituzione
di Raffaello Belli
Proviamo a chiarire le regole: applicando davvero il principio
dell'articolo 2 della Costituzione, si deve coerentemente
sostenere che tutti hanno diritto a guidare, a meno che non
si dimostri davvero che non sono idonei. Ospitiamo volentieri
questa acuta analisi di Raffaello Belli, che implica un rovesciamento
delle normative in vigore per l'accertamento dell'idoneità
di guida delle persone con disabilità.
La possibilità di vivere con un po' di libertà
è un'esigenza essenziale di ognuno di noi, tanto che
senza un po' di libertà non è vita. Questo
è vero anche per chi ha delle disabilità:
è molto importante avere chiaro che la presenza di
disabilità non deve impedire l'esercizio delle libertà
fondamentali.
Fa perciò piacere che alla prima Conferenza Nazionale
sulle Politiche dell'Handicap, almeno nelle parole, sia
stata attribuita molta importanza alle libertà assumendo
come titolo-slogan "Liberi di vivere come tutti".
Libertà inviolabili
Il fatto è che non può essere uno slogan.
L'articolo 2 della Costituzione non solo prevede le libertà,
ma aggiunge che queste sono inviolabili: ciò
significa che tutti devono poterle esercitare a meno che questo
non sia assolutamente impossibile. Non si tratta di un'indicazione
programmatica, ma di un enunciato che deve trovare risvolti
concreti nella quotidianità.
Prendiamo ad esempio i procedimenti per l'ottenimento della
patente di guida: per molte persone con disabilità
la patente di guida è essenziale sia per la
libertà di circolazione che per la libertà personale.
Insomma si può affermare che per molte persone con
disabilità vedersi negare la patente è quasi
come essere condannate agli arresti domiciliari.
Una volta concordato su questa evidenza, diventano particolarmente
importanti tre constatazioni.
La prima: moltissime persone con disabilità possono
guidare l'automobile in sicurezza e agevolmente. Ad esempio,
nel corso di un seminario tenuto a Firenze nel 1991, venne
presentato uno studio condotto in Gran Bretagna secondo il
quale le persone con disabilità non guidano per loro
volontà quando non hanno temporaneamente o permanentemente
le condizioni psico-fisiche e/o sensoriali idonee.
Seconda osservazione: ancora oggi tante persone con disabilità
incontrano enormi e inammissibili difficoltà, create
dalla Pubblica Amministrazione, sia per ottenere la patente
di guida che per il rinnovo di questa.
Ultima constatazione: è vero che in teoria, se la patente
viene negata in modo ingiustificato, ci si può appellare
al giudice. Però in realtà, per via giurisdizionale,
è possibile ricorrere in concreto soltanto al TAR (ed
eventualmente al Consiglio di Stato). In questo modo si può
ottenere che venga dichiarato illegittimo il certificato di
non idoneità alla guida. Ma poi, se la Commissione
rilascia un altro certificato di non idoneità, si rimane
lo stesso senza patente di guida, e in più si sono
dovuti spendere soldi, aspettare tempi lunghi e sopportare
procedure complicate. Nella sostanza è quasi come se
non fosse possibile ricorrere al giudice.
Dall'assolutismo al diritto
Poiché, come abbiamo detto, la patente di guida riguarda
le libertà delle persone con disabilità, diventa
inammissibile che in concreto non sia possibile ottenere giustizia.
In altre parole si può affermare che, se vi sono di
mezzo le libertà fondamentali e non è
possibile ottenere nulla di concreto davanti al giudice, allora
non vi è dubbio che si tratta di una forma di assolutismo.
Ciò accadeva nei regimi precedenti alla Rivoluzione
Francese quando la vita del singolo era condizionata da regole
superiori e di origine semi-divina: il modello non è
più sostenibile nella società contemporanea
basata sui diritti di libertà.
Durante la prima Conferenza Nazionale sulle Politiche dell'Handicap,
sia il Ministro Livia Turco che il Presidente del Consiglio
dei Ministri On. Massimo D'Alema, hanno ammesso molto
esplicitamente la gravità delle umiliazioni inflitte,
a causa degli accertamenti sui "falsi invalidi",
a chi ha disabilità autentiche. Il fatto è però
che l'inammissibilità di queste umiliazioni è
emersa solo a seguito di efficaci interventi della Magistratura.
In altre parole, se non avesse funzionato il ricorso al giudice,
a molte persone con disabilità sarebbero state revocate
ingiustamente la pensione e/o l'indennità di accompagnamento.
Ciò conferma l'importanza di poter ottenere un efficace
intervento del giudice.
Indubbiamente le commissioni per l'accertamento dell'idoneità
alla guida sono organi diversi e con compiti differenti rispetto
a chi ha svolto gli accertamenti sui "falsi invalidi";
ma la loro natura non è poi troppo diversa. Per cui
la notevole entità degli abusi accertati in tema di
accertamenti sui "falsi invalidi" conferma l'impossibilità
di escludere significativi soprusi in tema di accertamenti
dell'idoneità alla guida.
Cambiare le regole
Per questo in uno dei documenti conclusivi della Conferenza
Nazionale sulle Politiche dell'Handicap è stato possibile
far inserire la necessità di modificare le leggi
vigenti in modo da rendere possibile un efficace ricorso
al giudice quando viene negata l'idoneità alla guida.
Tuttavia, se le persone con disabilità non si faranno
valere, è realistico aspettarsi che questo punto rimanga
lettera morta. Tant'è vero che il punto è scomparso
dalla bozza del "Programma di Azione del Governo per
le Politiche dell'Handicap 2000-2002".
Inoltre, in tema di errati controlli sui "falsi invalidi"
si trattava di soldi, e, quando ce ne sono gli estremi, il
giudice può ordinare alla Pubblica Amministrazione
di pagare.
Rispetto all'accertamento di idoneità alla guida si
tratta invece di un certificato medico, e, nel vigente sistema
giuridico, il giudice non può ordinare alla Pubblica
Amministrazione di emettere un certificato positivo.
A parere di chi scrive l'unica soluzione realistica è
che venga stabilito l'obbligo per la Motorizzazione Civile
di rilasciare la patente di guida alle persone con disabilità,
che ne facciano richiesta, a meno che non venga accertata
l'inidoneità psico-fisica e/o tecnica alla guida. E'
cioè necessario ribaltare il meccanismo e stabilire
che non deve essere la persona con disabilità a provare
la propria idoneità psico-fisica, ma, viceversa, deve
essere la Motorizzazione Civile a provare l'eventuale non
idoneità alla guida.
Il punto non deve far rizzare i capelli a nessuno; al contrario
va considerato in maniera costituzionalmente corretta. E allora
è rilevante che per la Costituzione italiana le persone
devono poter esercitare le libertà fondamentali senza
dover chiedere il permesso alla Repubblica. Semmai è
la Repubblica che deve intervenire quando ci possono essere
dei pericoli, e soltanto in questi casi.
Alle considerazioni sin qui elencate vanno aggiunti sinteticamente
altri elementi:
a) a seguito delle ripetute disposizioni in tema sia di autocertificazione
che di semplificazione amministrativa, si è affermato
anche in Italia il principio della fiducia nei confronti del
cittadino;
b) già nel vigente Codice della Strada è prevista
per la Motorizzazione Civile la possibilità di richiedere
l'accertamento dell'idoneità alla guida quando sorgono
dubbi in proposito (combinato disposto della lett. c) co.
4 articolo 119 e del co. 1, articolo 128 D. Lgs. 30 aprile
1992, n. 285);
c) le consistenti agevolazioni previste nella legislazione
vigente per l'acquisto, la circolazione e la sosta delle auto
al servizio delle persone con disabilità attestano
che il Legislatore ha riconosciuto che l'automobile è
di speciale importanza per queste persone;
d) gli articoli 2 e 3 della Costituzione impongono alla Repubblica
di agevolare la vita delle persone con disabilità,
viceversa in tema di idoneità alla guida la vita di
queste persone viene addirittura resa più complicata
di quello che sarebbe ragionevole.
Per tutti questi motivi pare doverosa una modifica della
normativa vigente in modo che non sia più la persona
con disabilità a dimostrare la propria idoneità
alla guida, bensì spetti alla Pubblica Amministrazione
di provare l'eventuale non idoneità. Solo in tal
modo il ricorso al TAR diventa efficace. Infatti, se la
patente di guida può essere negata soltanto quando
la Motorizzazione Civile dimostra la non idoneità,
ne consegue che la guida è consentita tutte le volte
in cui la non idoneità viene considerata illegittima
dal TAR.
In altre parole va stabilito che la Motorizzazione Civile
può negare la patente soltanto quando esiste un certificato
di non idoneità. In tal modo le persone con disabilità
sarebbero tutelate in qualche modo perché questo certificato
può essere impugnato davanti al TAR e, se viene ritenuto
illegittimo, è come se non esistesse, e quindi la Motorizzazione
Civile è tenuta a rilasciare la patente. E questo è
importante perché, in tema di libertà fondamentali,
la Costituzione impone al Parlamento di fare le leggi in modo
che sia possibile ottenere un minimo di giustizia ricorrendo
alla Magistratura.
Inoltre la sicurezza pubblica non verrebbe affatto pregiudicata
sia perché questo obiettivo non può essere raggiunto
senza avere fiducia nei cittadini e sia perché è
preciso dovere della Motorizzazione Civile avviare accertamenti
tutte le volte in cui ci sono dubbi ragionevoli.
Per tutti questi motivi si può seriamente pensare alla
illegittimità costituzionale del sistema vigente in
Italia in tema di accertamenti per l'idoneità alla
guida delle persone con disabilità. Fermo restando
che l'eventuale questione di incostituzionalità può
avere qualche probabilità di successo soltanto se impostata
in maniera tecnicamente ineccepibile e cioè con il
supporto di qualificati giuristi.
L'autore
Raffaello Belli è persona nota fra chi in questi
anni si è interessato ai temi della disabilità.
Belli si occupa attualmente di due progetti di ricerca sulla
vita indipendente delle persone con disabilità che
vedono la collaborazione fra l'Università degli Studi
di Firenze, l'Istituto per la Documentazione Giuridica del
CNR di Firenze e la Provincia di Firenze.
Di Belli vogliamo segnalare la recentissima pubblicazione
di due volumi, di cui è il curatore, e che tentano
proprio di elaborare i concetti, i risvolti giuridici ma anche
le soluzioni pratiche legate al diritto alla vita indipendente.
- Raffaello Belli (a cura di)
Libertà inviolabili e persone con disabilità
Franco Angeli Editore, Milano - Marzo 2000
pagg.144 L. 28.000 ISBN 8846419499
- Raffaello Belli (a cura di)
Assistenti personali per una vita indipendente
Franco Angeli Editore, Milano - Aprile 2000
pagg. 191- L. 30.000 ISBN 884642042X
Entrambi i libri sono corredati da un floppy disk contenente
il testo di ciascuna opera in formato digitale (rtf) utilizzabile
da qualsiasi PC; ciò è particolarmente utile
per chi ha difficoltà a sfogliare il volume oppure
per i non vedenti.
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