| Mobilità
n. 8 - Maggio/Giugno 2000
Paraolimpiadi
2006, la grande sfida di Torino
Intervista a cura di Franco Bomprezzi
Il
9 marzo 2006, a Torino si apriranno i Noni Giochi Invernali
Paraolimpici. E' previsto l'arrivo in Piemonte di oltre duemila
persone, fra atleti, tecnici, dirigenti, medici, paramedici,
giudici, giornalisti. E' il più importante evento sportivo
per disabili mai realizzato in Italia. E' di fondamentale
importanza dunque cominciare a capire in che modo si stia
pensando ai temi dell'accessibilità dei luoghi, della
mobilità delle persone, dell'infrastrutturazione. Mobilità
ha anticipato alcuni dei temi che saranno di stretta attualità
nei prossimi anni, con questa intervista, gentilmente concessa
al nostro direttore da Tiziana Nasi, responsabile regionale
della FISD, la Federazione Italiana Sport Disabili.
Torino, giugno 2000.
Ci incontra sorridente e serena negli ampi uffici di Torino
2006, al Lingotto. Gli uffici assomigliano a una grande
redazione di un giornale open space, molti desk provvisti
di videoterminale, arredamento sobrio e funzionale, poche
persone al lavoro, ma molto indaffarate, silenziosamente attive,
come se l'evento fosse imminente, o per lo meno assai meno
remoto di quel 2006 che per ora sembra tanto lontano da apparire
irreale. Tiziana Nasi conquisterebbe qualsiasi comitato
olimpico soltanto con la trasparenza dei suoi occhi color
acquamarina, un'abbronzatura tonica e "di montagna",
uno stile gradevolmente giovane, la signorilità del
tratto e della conversazione. Sceglie volutamente e per cultura
un understatement che per contrasto ne esalta le capacità,
mettendo a proprio agio l'interlocutore ancor prima che inizi
l'intervista. "Ho l'impressione che Torino abbia vinto
la corsa per le Olimpiadi invernali anche perché
ha molto insistito sull'importanza delle Paraolimpiadi".
Oggi ci interessa avviare un tema che si annuncia di vitale
importanza per le possibilità che nel nostro Paese
si apriranno di ripensare in termini globali e competitivi
un modello di accessibilità urbana e ambientale,
di mobilità e di turismo per tutti, a partire da un
evento mondiale come le Paraolimpiadi. Ma cominciamo dall'inizio:
perché Tiziana Nasi si è avvicinata allo sport
per disabili?
"Sono responsabile regionale della FISD dal '97.
Nel '91 Paola Magliola, madre di una ragazza che conoscevo,
si rivolse a me perché voleva portare al Sestriere
i campionati italiani di sport invernali per disabili.
Mi dichiarai disponibile a collaborare, pur non conoscendo
questo mondo. Ho visto cose straordinarie in quella circostanza,
e ricordo che era un anno di scarse precipitazioni: i campionati
per disabili portarono una grande quantità di neve
e quindi aumentò la simpatia... - scherza Tiziana -
Poi sono rimasta in contatto, ma ero molto presa dal mio lavoro.
Alla fine dei mondiali del '97 accettai di impegnarmi, con
molta convinzione".
E poi?
"Fu Mercedes Bresso, presidente dell'Amministrazione
provinciale di Torino, a comunicarmi senza preamboli:
- Ti ho fatto presidente per le Paraolimpiadi - e allora non
ho potuto tirarmi indietro. Man mano che si compilava il complicatissimo
dossier delle Olimpiadi, abbiamo anche preparato anche il
dossier delle Paraolimpiadi, i due eventi devono infatti marciare
assieme. Non desideravo entrare nel comitato organizzatore,
e infatti non ci sono, anche perché d'ufficio ne farà
parte il presidente della FISD".
Quale percorso culturale va seguito, secondo lei, da qui
al 2006?
"Bisogna partire dal punto di vista che i Giochi Olimpici
avranno nel pubblico moltissime persone disabili: americani,
svedesi e norvegesi sicuramente vengono a vedere le gare,
anche se sono in carrozzina, sono abituati a viaggiare. E
poi negli ultimi tempi sono stata avvicinata da associazioni
che intendono giustamente promuovere informazione e sensibilizzazione
culturale, a partire da subito, penso all'Isef, ai Lions,
al Rotary ... Abbiamo già organizzato con successo,
a Torino, un Olympic day con momenti di dimostrazione
anche dello sport per disabili. La gente è rimasta
prima stupita e poi ammirata. Soprattutto i ragazzini che
saranno molto probabilmente i volontari del 2006".
E dal punto di vista organizzativo?
"Ho suggerito al Comitato di inserire almeno due
atleti disabili nell'organizzazione tecnica delle Olimpiadi
e delle Paraolimpiadi e altri due disabili provenienti dalle
associazioni per offrire suggerimenti più di carattere
generale e sociale. E' meglio che la partecipazione e le critiche
avvengano prima e non dopo, quando non servono. Occorre un
ufficio, una commissione per le Paraolimpiadi e una responsabilità
precisa al più alto livello. E' tutto ancora formalmente
da decidere, anche perché ufficialmente le Paraolimpiadi
vengono assegnate cinque anni prima, e non sei: la visita
ufficiale del Comitato Paraolimpico è prevista a fine
luglio".
Quali sono i punti critici dal punto di vista degli impianti
sportivi?
"Gli stadi del ghiaccio: ma fortunatamente devono essere
costruiti, non esistono, e dunque è possibile progettarli
bene dal punto di vista dell'accessibilità. Due su
quattro rimarranno anche dopo i Giochi. Poi c'è il
problema dei collegamenti, dei trasporti: isogna che le soluzioni
siano adeguate e per tutti, e dunque è indispensabile
che siano presenti le persone disabili, quelle più
attente, in tutta la fase della progettazione".
E sul piano squisitamente sportivo?
"Noi vorremmo formare, da qui al 2006, qualche atleta
piemontese in grado di essere competitivo a livello internazionale,
ma non è facile. Per ora i campioni italiani vengono
quasi tutti dall'Alto Adige. Anche perché, fino ad
ora, in Piemonte sono solo quattro gli impianti sportivi
totalmente accessibili, stando ad una recente indagine.
Se non saremo capaci di avere un piemontese all'altezza dei
giochi, sarà comunque importante l'effetto di traino
determinato dal confronto con tutti questi altri campioni,
e dunque investiremo sul futuro".
In ogni caso, dunque, è una grande occasione da
non perdere...
"Certo, penso per esempio all'accessibilità degli
impianti di risalita. Tutti gli impianti di nuova costruzione
sono accessibili alle persone disabili, mentre per ora alcuni
impianti piemontesi sono davvero impraticabili. Vorrei cogliere
anche l'occasione, questo autunno, del convegno degli esercenti
di impianti a fune: non esiste, in questo campo, una normativa
comune per quanto riguarda i disabili. Ogni regione può
fare quello che vuole e sta alle decisioni del gestore degli
impianti far salire o meno le persone disabili. E' l'occasione
giusta per disciplinare anche questa materia".
Ma la progettazione potrebbe riguardare anche gli attrezzi
sportivi.
"E' una prospettiva affascinante. Non credo che potremo
inventare niente di radicalmente nuovo, ma penso che sarebbe
molto bello che qui a Torino, dalla ricerca, nascesse qualche
miglioramento tecnologico importante, per avere ad esempio
un ottimo attrezzo da sci, uno slittino per l'hockey,
studiato, progetto, realizzato in Italia, magari una motoslitta
per muoversi liberamente sulle piste e nelle località
di montagna...".
Concludiamo tornando al tema della rivista, la mobilità.
"Torino e la Fiat in particolare non possono sottovalutare
questa opportunità. Visto che in ogni caso la Fiat
dovrà fare un grosso sforzo economico e organizzativo
per le Olimpiadi del 2006, tanto vale che si adoperi, proseguendo
sulla scia dei progetti già avviati in questi anni,
anche per garantire mezzi di trasporto accessibili a tutti,
soluzioni esemplari e utili, che poi rimangono come patrimonio
della città e della regione".
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