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Mobilità numero 8

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Mobilità n. 8 - Maggio/Giugno 2000

Editoriale

Il gioco di squadra

Copertina Mobilità numero 8Siamo usciti da poche settimane da un tour de force di partite di calcio, assurte ad evento nazionale ed europeo. Non vogliamo qui aggiungerci agli oltre cinquanta milioni di commissari tecnici (la generalità del popolo italiano, più o meno, tranne i tifosi del cricket), anche perché c'è qualcuno, di molto noto, che ci ha preceduto clamorosamente, riuscendo a provocare più di uno sconquasso. E poi abbiamo anche nella mente e nel cuore le immagini indecenti dei poliziotti olandesi, dai nervi troppo fragili per reggere l'impatto con una troupe di giornalisti della Rai, impegnata a documentare la vicenda, a tutti tristemente nota, dei disabili italiani issati a spalle sulle gradinate dello stadio di Rotterdam.

Ci limitiamo perciò ad utilizzare un'immagine che sicuramente è assai chiara a chi si occupa di pallone: c'è un momento, in qualsiasi partita veramente combattuta e degna di essere seguita con passione, nel quale le squadre, per la stanchezza, o perché il risultato è sbilanciato a favore dell'una o dell'altra formazione, e manca poco tempo al fischio finale dell'arbitro, vengono definite dai commentatori, sempre sagaci e tecnici, "allungate". E' una connotazione quasi sempre critica. Perché è vero che il gioco si fa più spettacolare e ricco di colpi di scena, ma la distanza fra i reparti è eccessiva, la difesa è troppo indietro, l'attacco troppo avanti, e in mezzo i centrocampisti sono costretti a fare la spola per decine di metri, avanti e indietro.

In genere, al termine di una fase di gioco come questa, una delle due squadre segna un gol. E vince. Perché abbiamo scelto questa lunga e complicata metafora? Perché avvertiamo l'impressione che le cose, nel mondo della disabilità, nel nostro Paese ma anche in Europa, stiano esattamente così. Le squadre si sono allungate un po' troppo. Si gioca da molto tempo, fra qualche ammonizione, qualche fallo, alcune sostituzioni non proprio azzeccate. Altre mosse, invece, sono state lungimiranti e vincenti. Ma oggi, in piena estate 2000, c'è troppa distanza tra chi vola verso l'area avversaria cercando di vincere la partita, e chi invece è ancora in difesa a fare "catenaccio". Abbiamo avuto, di recente, alcuni provvedimenti assai interessanti, che potrebbero portare a risultati importanti, nel medio periodo. Due ministeri diversi hanno provveduto a nominare commissioni tecniche. Nel primo caso si tratta del Ministero dei Trasporti. In verità, il provvedimento, di concerto con il Ministero della Sanità, è di "ricomposizione" del Comitato tecnico istituito a norma dell'art.119 del Codice della Strada: fra i vari funzionari e dirigenti tecnici, sono da segnalare le nomine di Stefano Venturini, nella sua veste di segretario nazionale dell'Anglat, e di Bruno Tescari, designato quale vicepresidente del Consiglio Nazionale della disabilità: il Comitato ha il compito di fornire alle Commissioni mediche locali informazioni sul progresso tecnico-scientifico che ha riflessi sulla guida dei veicoli a motore da parte di "minorati fisici" (sic!). La terminologia fa un po' inorridire, ma rientra in quel capitolo, ancora non scritto, relativo all'ammodernamento e adeguamento delle parole relative alla disabilità negli atti della pubblica amministrazione. Mai come in questo caso l'uso del vocabolo tradisce non solo il peso della burocrazia, ma l'impostazione culturale che fino ad oggi ha retto le decisioni riguardanti il diritto alla guida. La nostra rivista continua la sua battaglia per diffondere una cultura delle "capacità", ossia la valorizzazione, anche attraverso la diffusione di nuovi accorgimenti tecnologici opportunamente testati, delle residue possibilità di guida. Un ragionamento "in positivo" che presuppone un punto d'incontro equilibrato tra le esigenze della sicurezza collettiva e personale, e il diritto alla mobilità individuale. Il problema, dunque, non è quello di ulteriori classificazioni di dubbia utilità, e soprattutto di incerta fattibilità scientifica, quanto piuttosto quello di favorire, a livello di diffusione culturale e di strumentazione tecnica e normativa, la massima flessibilità e personalizzazione delle soluzioni, specie per quella ampia gamma di situazioni non riconducibili a schematismi, perché ogni caso è un caso a sé, e come tale va affrontato e risolto. Riuscirà questa commissione a rilanciare il dialogo con le commissioni mediche nel territorio? Sarà capace l'Italia di essere protagonista di una nuova stagione culturale nel campo della mobilità? Noi faremo la nostra parte, incalzando, argomentando, criticando, proponendo.

Come sempre, come è giusto. Facendo tesoro anche delle vostre osservazioni, di quei tanti lettori che ci scrivono, ci informano, ci pongono quesiti ai quali non sempre è facile dare risposta univoca e positiva.

Altro Ministero, altra commissione: in questo caso è la Sanità, con atto quasi "postumo" firmato da Rosi Bindi il 19 aprile 2000, a insediare la nuova "Commissione nazionale per l'assistenza protesica". Presieduta dalla professoressa Nerina Dirindin, direttore generale del Dipartimento della Programmazione, la commissione, che resterà in carica solo fino al 31 dicembre 2000, vede la presenza di un nutrito e autorevole gruppo di esperti, ed è del tutto innovativa rispetto a precedenti esperienze, in quanto non ne fanno parte rappresentanti né della produzione, né della distribuzione di ausili e di protesi. E d'altronde i compiti della commissione sono chiaramente delineati e partono da una considerazione del tutto originale, ossia la "necessità di acquisire ulteriori elementi di conoscenza sulle modalità di erogazione delle prestazioni di assistenza protesica e di distribuzione dei dispositivi, sulla composizione del mercato dei fornitori, sulla formazione dei prezzi e sulle modalità di monitoraggio della spesa". Non è poco davvero. Sembra denotare la volontà del Ministero di arrivare al nocciolo del problema italiano, giungendo, attraverso questa commissione, ad avere criteri per l'individuazione delle prestazioni erogabili a carico del servizio sanitario nazionale, con i relativi requisiti di qualità; criteri per individuare le diverse modalità di erogazione delle prestazioni; criteri per le modalità di remunerazione delle diverse tipologie di prestazioni di assistenza protesica, e infine valutare gli "effetti economici e organizzativi della nuova disciplina dell'assistenza protesica". E' un tavolo davvero importante e nuovo: riusciranno i nostri "eroi" a lavorare senza intralci? Produrranno nei tempi stabiliti quegli aggiornamenti culturali che sono fondamentali per sostanziare le poche novità novità presenti nel nuovo "tariffario"? Anche in questo caso dipenderà da tutti noi. Se queste commissioni si muoveranno troppo avanti, se gli attaccanti perderanno il contatto con il centrocampo e con la difesa, se in sostanza avremo soltanto dei singoli, che giocano per la propria soddisfazione personale o per il prestigio, anche queste saranno delle occasioni perdute. Al contrario, se prevarrà il gioco di squadra, e se la squadra sarà supportata da una "panchina" lunga, dal tifo dei supporter, e dai consigli disinteressati di tecnici e di "appassionati", potremo chiudere questo anno con qualche fondato motivo di speranza.

Franco Bomprezzi

 

 

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