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Mobilità n. 8 - Maggio/Giugno 2000

Ausili fai-da-te

Colazione da Sergio

a cura della redazione di Mobilità

Bistecca e patatineIl primo contatto è avvenuto nel newsgroup it.sociale.handicap, un gruppo di discussione in internet dove persone disabili e non, si confrontano, si aiutano e spesso litigano attorno a temi legati appunto all'handicap e a tutto ciò che ci gira attorno. Con lui è seguito un fitto scambio di mail anche in privato. Sembrava avesse da proporre qualche buona realizzazione di piccoli ausili, costruiti da solo, per compensare le proprie disabilità. Una buona scusa per incontrarlo a pranzo e per trarne un pezzo per questa rubrica. Il resoconto è quasi fedele. Qualche piccola censura linguistica è stata operata dal direttore responsabile, ma possiamo capirlo.

Sergio, 32 anni, gestisce un negozio di mercerie, né floridissimo né a rischio chiusura. La sua città è Treviso. Approfittando dell'assenza di Roberto Vitali (che cura la nostra rubrica di gastronomia accessibile), abbiamo scelto un locale alla buona, più adatto ad autotrasportatori che a impiegate, ma visto che paga la redazione di Mobilità, la scelta ci pare ottima. E dopo che la cameriera, con fisico e modi da copione, ha preso le ordinazioni, iniziamo con le domande indiscrete. Tanto con Sergio già si è instaurato, via mail, un rapporto a dir poco informale. Prima che venga servito il primo, togliamo subito mezzo la domanda più imbarazzante e cioè quella relativa all'incidente.

L'incidente

"Era il maggio '85, avevo 16 anni. Ne ho festeggiati 17 un mese dopo in ospedale. Tornavo da Ospedaletto d'Istrana in sella alla mia Laverda 125 Sport (ero andato a trovare una ragazza) quando, mentre la sorpassavo, un'Ape Piaggio decideva inopinatamente di svoltare a sinistra." Deglutisce un robusto sorso di Prosecco e inizia la filastrocca.

"Ho riportato, vado a memoria: frattura del femore destro; distacco epifisario misto scomposto di femore sinistro; lesione da strappo dell'arteria succlavia sinistra; lesione da strappo del plesso brachiale sinistro (lesione sorella alla lesione all'arteria); frattura del radio sinistro (un "ossicino" del braccio); lesione dello sciatico popliteo esterno sinistro. E' un nervo che comanda al piede di tirarsi su. Non si è capita la causa, ma si è miracolosamente e misteriosamente risvegliato dopo uno stiracchiamento mattutino. Infrazione delle ossa nasali..." Altra sorsata di Prosecco "...e un bel trauma cranico. Un trauma cranico non si nega a nessuno. Beh ... insomma: mi hanno preso per i capelli." Passa involontariamente la mano nella scura capigliatura.

E quando ti sei reso conto che il braccio non ti sarebbe più servito a nulla?

"Il giorno dopo. Non avendo traumi rilevanti alla testa ero - morfina permettendo - abbastanza lucido. Il primario di ortopedia è venuto a farmi visita; mi ha spiegato, in modo comprensibile ad un profano cosa avevo, e mi ha aggiunto: - Noi ti aggiustiamo ed è il 50%. Il resto del lavoro lo devi fare tu -. Gli sono ancora grato per quelle parole brutali ma illuminanti."

Arrivano i primi. Sbirciata alla cameriera, ma maggiore attenzione ai piatti.

E qual è stata la Tua prima reazione?

"Nessuna, ero troppo rotto per concentrare la mia disperazione su una cosa sola. Durante la degenza ho visto di tutto e ti garantisco che meno uno ha e più gli avanza tempo per filarci sopra. Voglio dire: tutti temiamo gli interventi chirurgici come una tortura. Io allora li affrontavo con la serenità di uno che compie dei passi verso la liberazione."

Gesti

Lo osservo mangiare; i movimenti sono precisi, calcolati. Mi chiedo quali siano i gesti che più gli mancano. Fuori dai denti, glielo chiedo.

"La cosa che più mi è pesata, nei primi momenti, è stata farmi mettere le mutande da altri, finché non mi sono inventato le mutande con la chiusura in velcro, che ora ovviamente non mi servono più. E poi tagliarmi la bistecca: ero troppo orgoglioso per chiedere agli infermieri di aiutarmi e la mangiavo staccandone i pezzi a morsi come un troglodita vergognandomi di fronte agli altri degenti. Poi era imbarazzante dover spingere la sedia con il braccio sano usando la gamba sinistra come timone.

In negozio era complicato e imbarazzante, forse più imbarazzante che complicato, srotolare le passamanerie. E così mi sono inventato i pesi con il perno dove infilo i rotoli. Poi quando ho deciso di vendere anche i tessuti era davvero dura misurare i tagli più lunghi di un metro; così ho fatto realizzare il tavolo da due metri e mezzo e ho cominciato ad usare il metro a nastro. Sono dei flash, delle intuizioni fulminee che mi vengono magari facendo tutt'altro".

Guarda un attimo fuori dal bar; c'è una Ducati sul suo cavalletto.

"E poi mi manca tanto la moto. Non me ne frega niente di essere obbligato a guidare un'auto automatica, ma la moto mi manca e mi sale un groppo alla gola ogni volta che ne sento rombare una. E infine, sai cosa mi manca? Avere una piena e totale manualità anche nei momenti più intimi, quando sto facendo l'amore... non è una cosa da poco".

Riorganizzarsi

Meglio cambiare discorso. Ti sei smaltato in moto, ti sei fatto un po' di mesi di ospedale, ma poi come hai riorganizzato la Tua vita? Come hai avviato il negozio che hai ora? Perché proprio un negozio di merceria?

"A diciannove anni avevo la pensione di invalidità e avevo i classici ritmi da handicappato. Sveglia a mezzogiorno, difficoltà a prendere sonno la sera, pesavo un quintale e passa ma erano distribuiti molto diversamente da ora, avevo braccia e gambe sottili e un culone enorme. Avevo un continuo e onnipresente senso di rincretinimento. Per farti capire: è come quando hai l'influenza e ti senti stordito. Per me era uno stato perenne. Un bel giorno, complice anche la relazione che era iniziata con la mia attuale compagna, mi sono scrollato e mi sono detto: devi prendere in mano la tua vita per ricominciare a viverla. Mio padre è commerciante di merceria; io avevo lavorato tante estati con lui maturando un po' d'esperienza. In più, ma è la cosa più importante, mi portavo dietro la sua credibilità presso i fornitori. Infatti quando li ho contattati mi hanno offerto credito illimitato pur non avendo nessuna garanzia da parte di mio padre trattandosi di azienda completamente separata.

Idem per la banca, ho trovato un direttore lungimirante che senza nessuna garanzia, se non la citata credibilità paterna, mi ha prestato i soldi. E così sono partito."

Temo che parta anche con qualche sparata sul bel sogno del Nordest. Ripiego allora sui rapporti con i suoi clienti. Chissà come reagiscono di fronte ad un commerciante disabile.

"Mi vogliono aiutare a tutti i costi facendo degli indicibili casini. Lo fanno in buona fede ma mi fanno incazzare da morire, nonostante spieghi loro tutto ciò, perseverano: è più forte di loro."

E' ora del secondo: una bella bistecca. Voglio proprio vedere come se la cava con un braccio solo. Ecco allora che sfodera l'ausilio che stavamo aspettando e che vedete nelle foto.

"E' una vecchia forchetta, una molletta presa in cartoleria come quelle che uso frequentemente per bloccare i tessuti in negozio, un rivetto in alluminio così non arrugginisce. L'ho fatto assemblare da mio fratello. E questo è tutto. Mi permette di tagliare da solo la pizza, bistecche e qualsiasi altra cosa "piatta" che affrontata dalla forbice ne verrebbe spinta fuori dal piatto. Ma ho in programma anche altre invenzioni: l'apri-bottiglie e l'apri-vasi. Mi devo solo decidere a farmelo assemblare da mio fratello."

Nonostante tutto questo parlare, ha finito la bistecca prima di me. Ripulisce la sua forchetta e la rimette nel suo fodero. Un altro sorso e anche la caraffa di Prosecco è finita.

 

 

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