Mobilità
Mobilità numero 8

Home Page
Questo numero
Numeri precedenti
Richiedi Mobilità
Benvenuto
Scheda tecnica
Scrivi a Mobilità
Collegamenti

Mobilità n. 8 - Maggio/Giugno 2000

Verde accessibile

Naturalmente liberi

di Lucia Lancerin*

Un percorso senza ostacoliAnche i percorsi nel verde possono essere concepiti in funzione delle esigenze di tutti, anziani, bambini e disabili compresi. Non è difficile, e neppure costoso, ed è sorprendente scoprire come l'ambiente naturale si presti a piccoli accorgimenti che non ne modificano la bellezza, ma ne migliorano la fruibilità.

L'ambiente naturale ha un grande valore culturale e sociale; è indicatore rilevante della qualità della vita nelle nostre città e risorsa, capitale ecologico, che ogni singola comunità deve impegnarsi a curare e mantenere nel migliore dei modi.

Progettare e operare trasformazioni nel territorio comporta un investimento che, tanto più oggi, può e deve essere ottimizzato, creando percorsi e risorse alla portata del più ampio numero possibile di utenti, con una particolare attenzione al significato che questo implica dal punto di vista pedagogico, educativo e sociale.

Progettare per tutti

Proviamo a pensare alle diverse tipologie di esigenze che ha l'uomo, non più l'uomo standard (concezione ormai ampiamente superata), ma l'uomo e la donna che nelle diverse fasi della vita sono bambino, giovane, adulto, anziano. L'uomo e la donna che possono incontrare sempre, per lunghi periodi o solo momentaneamente, difficoltà fisiche, psichiche o sensoriali.

Le poche e delimitate aree dedicate al verde hanno assunto in questi anni una importanza sempre maggiore perché forte e differenziata è la richiesta che queste rispondano alle esigenze di tempo libero e ricreazione. Non solo. Sempre più abbiamo coscienza che il verde è portatore sia di un benessere ambientale che psicologico. Per progettare l'intervento dell'uomo nell'ambiente naturale è necessario acquisire, o in parte recuperare, un rispetto speciale per l'equilibrio naturale e porre come parametro di riferimento bambini, disabili e anziani chiamati utenze deboli in contrapposizione alle utenze forti che sono rappresentate dai detentori del "potere" (economico, politico, sociale e fisico). Ma anche gli ausili hanno una funzione importante: "il raggiungimento di un'autonomia fisica e psicologica sarà permesso dall'abbattimento delle barriere architettoniche e dall'uso di ausili sempre più sofisticati. Questa ricerca del massimo grado di autonomia possibile ha come obiettivo l'integrazione sociale ed il contesto dove è più facile il raggiungimento di questa integrazione è quello turistico e del tempo libero." (Stefano Maurizio in "Progetto Astore per una natura accessibile". Pescara, 1989)

In viaggio!

Per capire quali caratteristiche potrebbe avere un percorso nella natura proviamo a ipotizzare insieme una gita immaginaria.

Eccoci qui! Un gruppo di amici che hanno deciso di organizzare una gita in un sentiero in montagna. Per fortuna Paolo ha raccolto un po' di depliant e pubblicazioni così possiamo contare su alcune informazioni prima di partire.

Le informazioni accurate sono indispensabili per la programmazione della gita soprattutto perché Anna è in carrozzina e se non può arrangiarsi da sola, almeno un po', non vuole mai partecipare alle nostre gite. Ecco abbiamo scelto! Anna questa volta è felice di accompagnarci perché l'itinerario è stato progettato in modo da assicurarsi l'accessibilità e dalla descrizione dei depliant sappiamo che ci aspetta un'avventura un po' faticosa, ma che ci porterà a contatto con alcune bellezze naturali inconsuete.

Finalmente si parte. La destinazione è un po' lontana e lungo l'autostrada ci fermiamo come al solito all'autogrill dove sappiamo che è presente un servizio igienico accessibile.

Il paesino da dove parte il sentiero è già ad una quota considerevole e Giorgio ci fa notare come l'aria sia più fresca qui. Arriviamo al parcheggio riservato, che è un po' più avanti degli altri proprio vicino all'inizio del sentiero . Il parcheggio è un po' più largo - m 3,60 - perché sia possibile aprire del tutto la porta della macchina e accostarsi con la carrozzina senza difficoltà. Dal parcheggio una breve rampa con una pendenza molto ridotta permette di raggiungere la quota del percorso.

Il divieto di transito a qualsiasi mezzo motorizzato è evidente anche dal cancello che è tenuto sempre chiuso se non per la manutenzione, e a lato di questo vi è il passaggio per i pedoni e le carrozzine. Altre volte abbiamo trovato una sbarra chiusa con un lucchetto, purtroppo non sempre è facile trovare subito chi ha la chiave. Meglio è stato quando abbiamo trovato un tornello a tre bracci selezionatori largo almeno 90 cm.

Un sentiero

Iniziamo il percorso: è proprio una bella giornata. Il fondo del sentiero è una miscela di ghiaia unita con la calce e poi rullata. L'aspetto è naturale ma il grado di compattezza, nonostante affiorino erbe qua e là, è proprio buono e privo di sconnessioni. Dove c'è una radice o una pietra che affiora il sentiero si allarga per poter aggirare l'ostacolo. La pendenza è contenuta (buono il percorso con pendenza del 2% con tratti fino al 5-6%). Vi è anche una pendenza trasversale per far defluire l'acqua ma è contenuta; è in questo caso ammissibile al massimo una pendenza dell'1 - 2%. C'è anche una canaletta di scolo che impedisce all'acqua di provocare danni al fondo scavando pericolose buche.

Ai lati c'è un cordolo di legno che funziona bene perché Anna si era un po' distratta e il suo mezzo stava andando fuori strada se non fosse stata fermata da questo.

Dopo un po' di tempo giungiamo in una piazzola di sosta, proprio vicino ad una antico faggeto. Le piante sono maestose e l'ombra è gradevole. Qui troviamo delle panche e un tavolo. Anna si sistema tra noi e dopo aver fatto una piccola merenda iniziamo l'esplorazione del bosco aiutati dalle preziose informazioni che ci sono nel cartello. Ci sono anche delle strane scritte e Federica ci spiega che sono in braille, alfabeto composto da puntini in rilievo, e ci fa notare che anche le scritte in stampato maiuscolo che noi abbiamo letto sono in rilievo: servono per chi come Sergio, suo nonno, non ci vede o ci vede poco.

Tutti proviamo a "leggere" con le dita tenendo gli occhi chiusi, ma non è per niente facile per noi che usiamo poco il tatto. Federica ci spiega inoltre che per i non vedenti è molto importante che la vegetazione lungo il percorso non sia sporgente se non sopra i due metri e dieci, e che a volte le informazioni possono essere date anche dai corrimano in legno, tramite delle semplici incisioni, o in corda, con dei nodi.

Ora il percorso ha una biforcazione: a destra potremmo tornare al punto di partenza ma nessuno di noi è stanco e l'idea di arrivare fino al rifugio è troppo allettante. Qui il percorso diventa un po' troppo ripido, ma per Anna c'è la possibilità di prendere a prestito un piccolo mezzo elettrico che può superare dislivelli fino al 25% in assoluta sicurezza. E' veramente silenzioso ed ecologico; bisogna solo stare un po' più attenti nel percorso ad eventuali sassi o radici, ma la manutenzione del percorso è molto buona ed è la caratteristica che più apprezziamo. Spesso i percorsi anche progettati bene che ci appaiono adeguati nei depliant illustrativi, non corrispondono poi alla realtà tanto che a volte dobbiamo rinunciare ai nostri tour.

E' stata proprio una bella gita! Il rifugio pur essendo minuscolo dispone anche di servizio igienico accessibile. Stanchi ma felici torniamo a casa e già Anna ci informa che domenica prossima andrà a pescare con Andrea nel laghetto vicino a casa dove il molo è accessibile (disegno 2) e ci invita tutti a mangiare le trote che ha preso l'ultima volta!

* architetto e componente Centro Europeo di Ricerca e Promozione dell'Accessibilità

 

 

Il presente articolo è di esclusiva proprietà di Mobilità Servizi sas.
Ogni riproduzione, su qualsiasi supporto, senza preventiva autorizzazione dell'Editore, è vietata.

 

Indice numero 8