| Mobilità
n. 9 - agosto/settembre 2000
Disabili oggi, ieri, domani
La storia e le premesse
Il 27 luglio scorso il Consiglio dei Ministri ha approvato
il "Programma di Azione del governo per le Politiche
dell'Handicap (2000-2003)", presentato dal Ministro Livia
Turco. La redazione di Mobilità ha lungamente discusso
se pubblicarne o meno i contenuti in modo integrale. La scelta,
alla fine, è quella che vedete: la versione integrale
con la sola aggiunta di qualche grassetto per facilitare la
consultazione e per attirare l'attenzione del Lettore su alcuni
snodi. Abbiamo inoltre aggiunto pochi box di sintesi e di
informazione. La premessa che segue, che si condivida o meno,
rappresenta la sintesi (o meglio "una" sintesi)
di quanto è stato realizzato negli ultimi anni in Italia
a favore delle persone con disabilità e delle loro
famiglie. L'indicazione degli aspetti negativi e dei nodi
problematici non è certamente completa, ma è
sufficientemente chiara rispetto alle responsabilità
di alcune regioni e alle carenze di finanziamenti.
L'adozione di un Programma di Azione per le politiche
di superamento dell'handicap intende definire l'impegno
del governo a favore delle persone disabili per il prossimo
triennio, sulla base delle indicazioni avanzate con forza,
da più parti, nel corso della prima Conferenza nazionale
sull'handicap, promossa dal Ministro per la Solidarietà
Sociale in attuazione dell'articolo 1 della legge 162 del
21 maggio 1998.
La Conferenza, che si è svolta a Roma dal 16
al 18 dicembre 1999, ha visto una significativa e convinta
partecipazione di associazioni di disabili e di famiglie,
di amministratori locali, di operatori dei servizi sanitari
e sociali, della scuola, delle più importanti organizzazioni
sindacali ed imprenditoriali, di pubbliche amministarzioni,
di istituzioni ed enti interessati al tema quali INAIL, ISTAT,
ENEA, Azienda Ferrovie dello Stato.
Nel corso dei lavori preparatori, della discussione generale
e soprattutto dall'esame dei documenti conclusivi dei sette
gruppi tematici nei quali si è articolato il dibattito
della Conferenza con la partecipazione dei rappresentanti
del Governo, sono emerse concrete indicazioni sulle iniziative
e sugli indirizzi da intraprendere sia in campo legislativo
che nelle scelte operative delle diverse amministrazioni per
favorire un più elevato livello di integrazione ed
una migliore qualità della vita per le persone disabili.
L'obiettivo è quello di dare piena attuazione a quanto
previsto dalla legge quadro 5 febbraio 1992, n. 104,
ed ai principi e finalità ai quali essa si ispira.
Il Programma di azione proposto tende a realizzare i seguenti
principi fondamentali:
Principio della non discriminazione: occorre tenere
presente che la società è costituita
da un insieme di "diversità", ciascuna delle
quali porta in sé specifici valori dei quali la società
stessa deve essere messa in condizione di arricchirsi culturalmente;
Principio delle pari opportunità: l'azione
complessiva deve rendere ad eliminare lo svantaggio derivante
dalla situazione di disabilità. Essa, cioè deve
tendere alla eliminazione dell'"handicap", dell'ostacolo
sociale che impedisce la piena partecipazione alla vita collettiva;
Principio delle maggiori gravità: l'azione
è strategicamente rivolta anzitutto a risolvere le
situazioni di bisogno che gravano sulle persone con "gravissima"disabilità
e delle loro famiglie che le assistono. Solamente risolvendo
questi problemi sarà possibile ottenere insite od analoghe
soluzioni nell'intero pianete della disabilità;
Principio della concreta integrazione: l'azione dovrà
essere particolarmente rivolta a rendere efficace quella legislativa,
in modo da rendere effettivamente esigibili i diritti umani
e sociali compressi dalle situazioni di disabilità.
In tale direzione vanno potenziati i controlli inerenti l'attuazione
delle leggi, i finanziamenti, l'eventuale iter giudiziario
di garanzia;
Secondo le più recenti stime dell'ISTAT (Indagine
multiscopo al domicilio delle famiglie, dati 1994, confermati
dai primi risultati 1999), in Italia vivono al loro domicilio
circa 2 milioni e settecentomila persone in età
superiore ai sei anni definiti disabili a causa di limitazioni
nell'espletamento delle attività nella vita quotidiana
(confinamento individuale, disabilità nelle funzioni,
difficoltà nel movimento, difficoltà nella vista,
udito e parola). Si giunge a circa 3.000.000 di disabili se
si considerano anche i bambini al di sotto dei sei anni, e,
soprattutto i ricoverati in istituzioni assistenziali o sanitarie.
Fra i circa 3.000.000 di disabili si possono stimare 1.100.000
con difficoltà motorie, 350.000 ciechi totali
o parziali, 800.000 persone con problemi dell'udito
più o meno gravi tra cui 49.000 sordi prelinguali
(sordomuti) e circa 700.000 persone con disagio mentale.
Di questi, circa 1.200.000 si collocano nella fascia da 0
a 65 anni..
Soltanto in minima parte tali limitazioni vengono registrate
alla nascita: infatti per il quattro per mille dei nuovi
nati, circa 2.000 l'anno, vengono registrate malformazioni
o malattie congenite invalidanti. La percentuale delle disabilità
rilevate cresce in età scolastica quando si evidenziano
in particolare le disabilità mentali. Tra gli iscritti
alle scuole elementari, infatti, il tasso degli alunni in
situazione di handicap sale all'1,86 per cento ed al 2,50
per cento nelle scuole medie, con una prevalenza di soggetti
con insufficienze mentali.
Nella fascia adolescenziale e dell'età adulta aumenta
invece il peso delle disabilità fisiche che
subiscono una forte impennata dopo i 15 anni per cause prevalentemente
derivanti da incidenti sul lavoro, sulle strade, nella pratica
sportiva e domestici. Circa 60.000 persone sotto i
65 anni si muovono su sedia a ruote. Nella terza età
assumono invece sempre maggior rilievo gli esiti di malattie
involutive e degenerative che determinano negli anziani alte
percentuali di grave non autosufficienza, che cresce fino
al 20 per cento oltre gli 80 anni, ed una larga diffusione
di forme di cecità e sordità che supera il 15
per cento.
Il 15 per cento delle famiglie italiane è direttamente
coinvolto nel fenomeno.
Il mondo della disabilità ha vissuto in Italia negli
ultimi trenta anni profonde trasformazioni. E' infatti a partire
dagli anni '70 che prende corpo una importante azione di rinnovamento
di servizi ed interventi, che coincide con la prima fase del
decentramento delle competenze dallo Stato alle Regioni. La
costruzione di una rete di servizi sul territorio, in attuazione
delle prime leggi regionali, prende poi ulteriore slancio
dopo la riforma sanitaria del 1978 con la costituzione delle
Unità Sanitarie Locali. Si manifesta in questa fase
un approccio innovativo al problema, non finalizzato più
al ricovero, alla istituzionalizzazione o comunque a delineare
percorsi paralleli o speciali, ma, al contrario, teso a costruire
una rete di sostegno e di opportunità per la persona
disabile e la sua famiglia, per rendere possibile e facilitare
il processo di integrazione.
Fu però la legge 104, approvata nel 1992, dopo
un lungo confronto parlamentare, a delineare per la prima
volta nel nostro ordinamento un quadro organico di norme
che fissavano principi ed indirizzi in tutti i campi della
vita sociale per la prevenzione e la riabilitazione, l'accesso
ai diversi gradi di istruzione e formazione, il lavoro, la
mobilità, la fruizione delle strutture sportive turistiche
e ricreative, l'accesso alla informazione e alla comunicazione,
il sostegno alle famiglie, il servizio di aiuto alla persona,
la residenzialità. La legge quadro sull'handicap, per
quanto limitata nella dotazione finanziaria, nei suoi
otto anni di applicazione ha indubbiamente dato respiro alle
politiche per il superamento dell'handicap, migliorando sensibilmente
le condizioni di vita dei disabili e delle loro famiglie.
Il nuovo quadro legislativo, infatti, ha consentito alle
Regioni di promuovere e realizzare interventi con l'obiettivo
di migliorare l'assistenza, sanitaria e sociale, l'autonomia
e l'integrazione sociale delle persone disabili nel contesto
di vita quotidiana. Oltre ad attività finalizzate a
prevenire l'handicap, si è registrata una considerevole
attenzione alla predisposizione di adeguate reti territoriali
di servizi in favore di disabili e delle loro famiglie. Le
ASL e gli Enti Locali, in particolare, hanno
promosso servizi di riabilitazione e favorito interventi di
sostegno al nucleo familiare, attraverso l'assistenza domiciliare,
aiuto personale, nonché, per le persone handicappate
in situazione di gravità, interventi integrativi o
sostitutivi del nucleo familiare come centri diurni riabilitativi
e socio - educativi e strutture residenziali alternative agli
istituti quali comunità alloggio e case famiglia, residenze
sanitarie assistenziali, forme di affidamento.
Le politiche intraprese a livello regionale hanno
concorso a raggiungere positivi risultati anche in altri settori
di intervento disciplinati dalla legge quadro. In particolare
le attività di formazione professionale, grazie anche
all'impiego di fondi europei, hanno coinvolto un numero crescente
di giovani disabili ed ampliato le opportunità di integrazione
nel mondo del lavoro attraverso il collocamento mirato, interventi
di sostegno alla cooperazione sociale e all'imprenditoria
locale.
A livello locale si sono inoltre moltiplicate iniziative
volte a migliorare la mobilità delle persone
disabili, nonché l'accessibilità e la fruizione
dei mezzi pubblici, sia attraverso la concessione di particolari
agevolazioni che attraverso l'adeguamento dei sistemi
di trasporto.
Diverse, e in taluni casi innovative, sono le iniziative
in atto per favorire e migliorare l'integrazione sociale predisponendo
le condizioni per una più ampia fruizione di attività
del tempo libero e della pratica sportiva. Da parte degli
Enti locali non sono mancati interventi per il superamento
delle barriere architettoniche nelle scuole, negli edifici
pubblici, nelle strutture ricreative e sportive. Molte attività
sono state realizzate grazie anche a forme di collaborazione
con le associazioni e le organizzazioni del privato sociale.
Occorre rilevare che a livello regionale la promozione di
adeguate politiche per il superamento dell'handicap e l'attuazione
della legge quadro 104/92 non si manifesta in maniera
omogenea. Si riscontrano eterogeneità e situazioni
diversificate sia riguardo alle produzioni normative di riferimento
ma, ancora più, per quanto concerne le risorse economiche
investite, la programmazione e la realizzazione di servizi
territoriali.
Dall'analisi dei dati riportati nelle Relazioni al Parlamento,
presentate annualmente dal Ministro per la Solidarietà
Sociale si evidenzia un forte divario tra alcune regioni,
soprattutto del Nord, ed altre, localizzate in particolare
nel Sud. Le regioni più avanzate hanno generalmente
attuato in modo soddisfacente le disposizioni della legge
quadro, dispongono di articolate strutture regionali di riferimento
e di sistemi informativi. Altre, pur manifestando processi
di adeguamento, presentano difficoltà nel dotarsi di
strumenti efficaci per una corretta ed adeguata realizzazione
degli interventi previsti. E ciò limita di fatto la
piena esigibilità dei diritti civili e condizioni
di pari opportunità per i cittadini disabili in diverse
realtà territoriali.
La rete dei servizi territoriali ha indubbiamente
alleggerito il carico assistenziale per le famiglie. Così
come importanti sono risultate le opportunità concesse
ai lavoratori, genitori o conviventi di persone non autosufficienti,
di usufruire di una serie di agevolazioni quali i permessi
retribuiti per tre giorni al mese o due ore giornaliere per
far fronte ad esigenze assistenziali, la possibilità
di scegliere la sede di lavoro o di ottenere prioritariamente
il trasferimento di sede; ciò a completamento di provvedimenti
già in vigore da anni come l'indennità di accompagnamento,
istituita con la legge 18 del 11 febbraio 1980, che ha garantito
alle famiglie un aiuto finanziario per affrontare i
costi dell'assistenza. Al 31 dicembre 1998 usufruivano dell'indennità
di accompagnamento, paragonabile alla super invalidità
dei grandi invalidi di guerra e del lavoro, circa 839 mila
invalidi civili gravi, 50 mila ciechi assoluti.
Erano invece 58 mila le indennità speciali per
i ciechi parziali e 40 mila le persone sorde che beneficiavano
delle indennità di comunicazione.
L'insieme di queste condizioni ha in primo luogo favorito
l'avvio di un processo di inserimento nel sistema scolastico,
prima in modo spontaneo, poi in modo sempre più diffuso
e sistematico a partire dalla legge 517 del 1977 con l'istituzione
degli insegnanti di sostegno, e, successivamente, con gli
accordi di programma tra scuole ed enti locali.
Nell'ultimo anno scolastico, 1998/1999 sono stati circa 120.000
i bambini con disabilità che hanno frequentato
la scuola di tutti. L'integrazione ha interessato oltre 100.000
sezioni e classi comuni dei vari ordini e gradi d'istruzione.
Ben 59 mila insegnanti di sostegno hanno rafforzato
l'organico docenti. Sono dati ormai consolidati, omogenei
su tutto il territorio nazionale, che dimostrano un impegno
forte e determinato dell'intero sistema scolastico che ha
altresì consentito ad un numero limitato ma crescente
di giovani disabili di approdare agli studi universitari.
Si stimano in circa 4.000 gli iscritti nell'ultimo
anno accademico ai diversi atenei. L'esperienza dell'integrazione,
per quanto ancora da migliorare sul piano dell'organizzazione
e della qualità del servizio, non solo ha determinato
una forte crescita sul piano sia culturale che sociale delle
persone disabili, ma ha altresì contribuito significativamente
alla diffusione in Italia della nuova cultura dell'integrazione.
A partire da quella esperienza è aumentata progressivamente
tra le giovani generazioni di disabili la domanda di formazione
e di lavoro e si sono creati i presupposti per i tanti
risultati conseguiti, soprattutto quando i servizi formativi
hanno mirato ad alti livelli di professionalizzazione o hanno
costruito percorsi individualizzati tesi a realizzare un inserimento
mirato, a collocare cioè il lavoratore disabile nel
posto di lavoro a lui più adatto o anche quando, non
rassegnandosi alle difficoltà occupazionali, si è
promossa nuova imprenditorialità con la costituzione
di cooperative sociali, finalizzate al collocamento dei disabili,
soprattutto dopo l'approvazione della legge 381 dell'8 novembre
1991 che le ha formalmente riconosciute.
La domanda di lavoro di persone disabili negli ultimi anni
è andata progressivamente crescendo. Al 30 giugno 1998
risultavano iscritti alle liste speciali del collocamento
obbligatorio 264.073 disoccupati disabili. A fronte
di questi si contavano 191.953 occupati nelle aziende pubbliche
e private con almeno 35 addetti. Pur stimando in 15 mila i
lavoratori disabili occupati in circa 3.000 cooperative
sociali, e quelli impegnati nelle libere professioni e
nel lavoro autonomo, il tasso di disoccupazione si colloca
intorno al 55 per cento. E ciò fa rilevare un ritardo
del sistema di collocamento e delle imprese a recepire i cambiamenti
e la domanda di lavoro dei disabili; ritardo che deve e può
essere rapidamente recuperato a partire dalla nuova legge,
la n. 68 del 12 marzo 1999, entrata in vigore a regime
il 18 gennaio 2000. Tale legge ha esteso il campo di applicazione
del collocamento obbligatorio alle piccole imprese, ha introdotto
flessibilità, incentivi per le aziende e la possibilità
di costruire percorsi individualizzati per il collocamento
mirato.
Il lavoro è stato indubbiamente la condizione nuova
che ha consentito a molti disabili di guardare alla possibilità
di vivere nuove esperienze, di usufruire di inedite possibilità
e delle occasioni che la società offre per l'impiego
del tempo libero nelle attività culturali o sportive,
nel turismo. Numerose norme sull'eliminazione delle barriere
architettoniche e sull'accessibilità del sistema di
trasporti, a partire dal DPR 384 del 27 aprile 1978,
inoltre, hanno iniziato a rendere più agevole la mobilità
delle persone non autosufficienti e limitate nelle loro funzioni
motorie soprattutto nelle grandi città. E' in questo
quadro che si collocano alcuni fenomeni inediti. L'aumento
del numero dei disabili che viaggiano su treni ed aerei. Il
forte incremento del movimento paraolimpico, che associa nella
Federazione Italiana Sport Disabili circa 17 mila atleti
praticanti le diverse discipline sportive. La creazione
di percorsi turistici accessibili, adattati alle esigenze
di chi vive disabilità motorie o sensoriali, o l'attenzione
delle strutture recettive alle esigenze del turista con bisogni
particolari. Sono segnali importanti che non devono però
far sottovalutare che resta ancora molto da fare per migliorare
i livelli di fruibilità delle sale cinematografiche,
dei teatri, degli impianti sportivi, dei locali di ristoro,
degli spazi pubblici ed anche per migliorare l'accessibilità
del trasporto urbano e soprattutto di quello ferroviario e
marittimo.
Sono quindi diversi i settori nei quali occorrerà
sviluppare azioni efficaci ed innovative, e diverse
le sfide che il mondo della disabilità lancia alla
società. La più impegnativa sarà nei
prossimi anni quella di garantire una condizione di vita integrata
alle persone gravemente non autosufficienti che restano prive
del sostegno del nucleo familiare. Sta infatti invecchiando
la generazione di famiglie che negli anni sessanta, pur in
assenza di servizi adeguati, fece la scelta di assistere in
famiglia i figli con handicap grave, rifiutando la prospettiva
del ricovero in istituzioni chiuse e separate. Sono le stesse
famiglie che in quegli anni, riunite in associazioni, diedero
vita ai primi servizi di assistenza e di riabilitazione sul
territorio. Si tratta ora, attraverso una serie di misure
di tutela giuridica, di natura fiscale ed assistenziale far
sì che quelle esperienze di integrazione non debbano
essere interrotte e che quelle persone, pur gravemente non
autosufficienti, possano continuare a realizzare il loro progetto
di vita anche senza il sostegno dei genitori.
Nel corso della tredicesima legislatura, Governo e Parlamento
hanno riservato una notevole ed inedita attenzione
ai problemi della disabilità. Sono stati approvati
numerosi provvedimenti, alcuni attesi da anni ed oggetto di
ripetuti dibattiti nelle precedenti legislature. Non si è
però voluto ripercorrere la vecchia strada delle legislazioni
quadro per ridefinire ulteriori diritti e principi. Molto
più concretamente si è cercato di dare corpo
e concretezza ad una serie di obiettivi già definiti
dalla legge 104/92. Si è inteso soprattutto indicare
nell'impiego delle risorse e nell'erogazione dei servizi la
priorità dell'assistenza alle situazioni di maggiore
gravità per fornire un più adeguato sostegno
alle persone non autosufficienti ed alle loro famiglie. La
legge 284 del 28 agosto 1997 sui ciechi pluriminorati e la
legge l62 del 21 maggio 1998 sull'handicap grave hanno trasferito
alle regioni nel triennio 1998/2000 ben 202 miliardi finalizzati
al rafforzamento degli interventi di assistenza a domicilio,
semiresidenziale e residenziale alla persona ed al nucleo
familiare.
Sono state emanate linee guida per la riabilitazione ed è
stata avviata la riorganizzazione degli istituti atipici per
finalizzare nuove risorse e competenze all'integrazione scolastica.
E'stata approvata nel 1999 la legge n. 17 del 28 gennaio
per sostenere ed agevolare gli studenti disabili che frequentano
le università. Si sono introdotte agevolazioni
fiscali ad altre forme di sostegno alle famiglie. Significative,
inoltre sono state diverse disposizioni sulla disabilità
inserite in normative generali, come la legge 28 agosto
1997 n. 285 sull'infanzia, che prevede interventi rivolti
anche ai bambini e agli adolescenti in situazioni di handicap,
sono state adottate disposizioni tese ad agevolare la vita
delle persone disabili quale ad esempio l'autocertificazione
dell'handicap prevista dall'art.39 della legge 448 del
23 dicembre 1998.
Particolarmente importanti sono state le norme tese a facilitare
la mobilità. Tra queste il rifinanziamento per 70 miliardi
della legge 13 del 9 gennaio 1989 per l'eliminazione delle
barriere architettoniche anche negli edifici privati e le
agevolazioni fiscali per l'acquisto di autovetture adattate
per il trasporto delle persone con diverse disabilità
sia fisiche che sensoriali che ne limitino l'autonomia.
Si è sostenuto lo sviluppo di nuove imprese sociali,
affidando tale compito e consistenti risorse a Sviluppo
Italia. Ma soprattutto è stata approvata dopo
25 anni di dibattito parlamentare la nuova legge n. 68 del
12 marzo 1999 sul collocamento obbligatorio dei disabili,
che ha superato vecchie ed inadeguate procedure burocratiche
e recepito le migliori esperienze di collocamento mirato condotte
nel Paese.
Sono infine in fase di discussione altri provvedimenti di
rilievo quali quello sull'amministratore di sostegno,
che potrà ridurre i casi di ricorso a strumenti giuridici
penalizzanti quali l'interdizione e l'inabilitazione.
E' soprattutto in fase avanzata l'esame del disegno di legge
di riforma dell'assistenza nell'ambito del quale, oltre
alle risorse per rafforzare la rete dei servizi, è
previsto il riordino del sistema dei trattamenti assistenziali
per quelle persone con gravi disabilità che non sono
in condizioni di lavorare e per le quali è necessario
garantire trattamenti adeguati a condurre una vita dignitosa.
Il numero delle persone che fruiscono di pensioni ed assegni
di invalidità civile si è attestato nel 1998
a circa 800.000 unità, con un trattamento di circa
395.000 lire mensili.
Per rispondere a tante vecchie e nuove sfide del mondo dell'handicap
la Conferenza Nazionale ha indicato obiettivi e linee di lavoro,
ma soprattutto ha sollecitato le istituzioni, sia centrali
che periferiche, a non limitarsi a promuovere i pur necessari
provvedimenti legislativi e regolamentari, ma a definire,
con il concorso delle associazioni e delle diverse amministrazioni,
un vero e proprio programma di azione da attuare nel corso
del triennio, da verificare nella seconda Conferenza Nazionale
che dovrà essere organizzata dal Governo fra tre anni.
Il Programma, adottato dal Consiglio dei Ministri, richiederà
per la sua attuazione il concorso di tutte le amministrazioni.
Per questo motivo occorrerà una forte azione di coordinamento,
che non può che essere affidata alla Presidenza del
Consiglio dei Ministri, che potrà esercitarla attraverso
la Commissione Interministeriale, già istituita
presso il Dipartimento degli Affari Sociali con Decreto del
16 dicembre 1996. Tale organismo, del resto, nel corso dei
suoi tre anni di vita, ha già esercitato positivamente
tale funzione. Ad esso infatti sono legati tanti risultati
positivi che il Governo ha potuto registrare, attraverso l'azione
quotidiana degli uffici preposti nelle diverse amministrazioni
ed atti amministrativi finalizzati a migliorare servizi, prestazioni
ed opportunità di integrazione per le persone disabili.
Le associazioni dei disabili e delle loro famiglie, che già
nella fase di elaborazione del programma sono state coinvolte
ed hanno potuto partecipare con proposte ed osservazioni alla
sua stesura, eserciteranno un'utile azione di collaborazione
operativa e di controllo attraverso la Consulta Permanente
di Associazioni di Disabili e delle loro famiglie. Tale
organismo, istituito con Decreto del 30 dicembre 1996 presso
il Dipartimento Affari Sociali, raccoglie le più rappresentative
associazioni che sono impegnate in campo nazionale sulla materia.
In riferimento alla indicazione delle modalità di
finanziamento degli interventi previsti dal presente Programma,
si precisa che le azioni richiamate e da attuarsi nell'ambito
della legislazione vigente risultano finanziabili nei limiti
degli stanziamenti previsti, mentre gli impegni assunti alla
presentazione alle Camere di nuovi provvedimenti legislativi
saranno condizionati al rispetto della disciplina ordinaria
in tema di programmazione finanziaria.
La 104
(a cura della redazione di Mobilità)
La "Legge quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale
e i diritti delle persone handicappate" viene approvata
il 5 febbraio 1992 dopo un iter di alcune legislature. Il
testo assume il numero 104 e viene pubblicato nel Supplemento
Ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 39 del 17 febbraio 1992.
I disabili e gli operatori del settore la indicano semplicemente
come "la 104" oppure "la legge-quadro".
Quei 44 articoli contengono molte indicazioni legislative
previgenti, ma anche alcune nuove disposizioni di sicuro rilievo:
la definizione di handicap, i permessi lavorativi, nuove regole
per l'inserimento scolastico. Le critiche maggiori, da subito,
si concentrano sull'eccessivo margine discrezionale lasciato
a regioni ed enti locali, ma anche sulla limitata copertura
finanziaria di tutte le intenzioni espresse.
Nel corso degli anni la legge 104/1992 ha subito alcune modificazioni.
- La legge 27 ottobre 1993, n 423, ha precisato
che i permessi lavorativi devono essere retribuiti.
- La legge 27 luglio 1994, n. 473, ha abrogato
l'articolo 32, relativo ad agevolazioni fiscali e tributarie.
- La legge 21 maggio 1998, n. 162, ha modificato
la legge 104, introducendo nuove forme di sostegno per le
persone con handicap grave.
- La legge 28 gennaio 1999, n. 17 ha apportato
modifiche a favore dell'integrazione degli studenti universitari
con disabilità.
- La legge 30 aprile 1999, n. 136 ha abrogato
buona parte dell'articolo 31 essendo contestualmente cambiate
le regole per l'accesso ai contributi per la realizzazione
o l'adattamento di alloggi di edilizia sovvenzionata o agevolata.
Ed infine la legge 8 marzo 2000, n. 53 ha modificato l'articolo
33 della legge quadro, offrendo nuove opportunità nell'ambito
dei permessi lavorativi.
Una versione del testo vigente della legge 104/1992 è
consultabile presso il sito HandyLex all'indirizzo: handylex.org
(a cura della redazione di Mobilità)
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