| Mobilità
n. 9 - agosto/settembre 2000
Il lavoro
Da assistiti a lavoratori
Integrazione lavorativa e pari opportunità dell'accesso
la mondo del lavoro sono gli aspetti che con maggiore drammaticità
appaiono lontani dalla realizzazione. Gli stessi dati proposti
dal Ministero (55% di disoccupazione) confermano lo stato
delle cose. Molto (forse troppo) ci si attende dalla norma
che lo scorso anno ha profondamente modificato l'impianto
del collocamento lavorativo dei disabili. In questi mesi invece
si nota una ramificata difficoltà di attuazione delle
nuove disposizioni che è raccolta anche dal Ministero.
Non a caso le misure proposte sono aggiuntive e supplementari
a quelle introdotte dalla riforma.
Per una piena integrazione
Le politiche per l'integrazione sviluppate dai servizi territoriali
e dal sistema scolastico hanno determinato una forte crescita
della domanda di lavoro da parte delle persone disabili. E
sono ormai numerose l'esperienze di inserimento in imprese,
sia pubbliche che private, di lavoratori con handicap fisico
medio grave, con insufficenza mentale, con minorazioni sensoriali.
Tali esperienze sono state generalmente promosse dai servizi
di formazione professionale, facilitate dall'impiego di particolari
tecnologie, regolate da convenzioni sottoscritte dagli imprenditori
con i servizi del collocamento, supportate dalla contrattazione
sindacale sia nazionale che aziendale.
Nonostante ciò il tasso di disoccupazione dei
lavoratori disabili è ancora particolarmente elevato,
supera infatti il 55 per cento della forza lavoro.
Gli occupati sono stimati intorno alle 210 mila unità,
se si considerano i 191.953 inseriti nelle aziende pubbliche
e private al 30 giugno 1998 ai sensi della legge 482 sul collocamento
obbligatorio, i circa 15 mila lavoratori stimati nelle cooperative
sociali di tipo B, le poche migliaia impegnate nelle libere
professioni e nel lavoro autonomo. A fronte di questi, risultavano,
alla stessa data, iscritte nelle liste dei disoccupati 264.073
persone con più o meno grave disabilità fisica,
mentale o sensoriale. La percentuale di disoccupati è
particolarmente elevata nelle regioni meridionali,
in Calabria, Sicilia e Sardegna si aggira intorno al 70 per
cento.
Il numero degli occupati ha altresì registrato un
sensibile calo negli anni più recenti a seguito
della più generale crisi occupazionale, di una legislazione
inadeguata, burocratica, assistenzialistica e delle indubbie
resistenze del mondo imprenditoriale, che non ha saputo cogliere
le opportunità offerte dalla crescente domanda di occupazione
dei disabili, molto motivati al lavoro ed in gran parte diplomati,
laureati e comunque professionalizzati grazie alla integrazione
scolastica ed ai positivi risultati della formazione professionale.
Si è evidenziata altresì una difficoltà
del sistema produttivo di avvalersi delle inedite opportunità
offerte dallo sviluppo delle nuove tecnologie. Nel pubblico
impiego, infine, ha dilagato per anni la piaga dei falsi
invalidi, assunti per chiamata nominativa diretta, grazie
ad una normativa compiacente che favoriva pratiche clientelari,
abrogata solo nel 1993 dall'art.42 del decreto legislativo
n.29.
Ma determinanti si sono dimostrati i ritardi e gli squilibri
nel recepimento ed attuazione delle normative e normative
in materia di orientamento, formazione e servizi per l'inserimento
lavorativo guidato da parte degli enti locali. Ritardi e squilibri
che ancora persistono e rischiano di compromettere la stessa
applicazione della legge 68. Secondo stime recenti,
si collocano all'82 per cento nelle regioni del nord, al 12
per cento in quelle centrali, al 6 per cento al sud. Non sempre,
inoltre, le attività formative sono state effettivamente
finalizzate alla professionalizzazione ed all'inserimento
lavorativo: ciò ha contribuito ad alimentare un eccesso
di risposte assistenziali, gravando di un carico improprio
la spesa assistenziale e quella sanitaria. Mentre, al contrario,
con i nuovi modelli di formazione in azienda e quando si è
puntato a più elevati livelli di professionalità,
si sono ottenuti buoni risultati sul piano occupazionale.
La legge 68, approvata dopo un lungo dibattito parlamentare,
ha recepito il meglio delle esperienze di inserimento lavorativo,
innovando radicalmente il sistema di collocamento dei disabili.
Le nuove norme estendono l'obbligo alle aziende pubbliche
e private con almeno 15 dipendenti, concedendo alle imprese
flessibilità, ampia facoltà di ricorrere alla
chiamata nominativa e consistenti incentivi economici. La
legge abbassa l'aliquota obbligatoria al 7 per cento, allineandola
alla media europea, ed introduce le convenzioni per il collocamento
mirato dei disabili che presentano maggiori difficoltà
di inserimento. Di rilievo sono anche le nuove norme per il
collocamento mirato dei lavoratori ciechi nelle
nuove qualifiche equipollenti a quella di centralinista, recentemente
individuate con D.M. 10 gennaio 2000:
- operatore telefonico addetto alle informazioni alla clientela
e agli uffici relazioni con il pubblico
- operatore telefonico addetto alla gestione e all'utilizzazione
di banche dati
- operatore telefonico addetto ai servizi telemarketing
e di telesoccorso.
La nuova legge, entrata in vigore a pieno regime il 18 gennaio
2000, potrà offrire nei prossimi anni importanti possibilità
di occupazione. Così come non andrà sottovalutato
il ruolo che potranno svolgere le cooperative sociali di tipo
B, riconosciute dalla legge 381 del 1991, che in una logica
d'impresa e nel rispetto delle normative poste a tutela dei
lavoratori rappresenta un ottimo strumento di integrazione
lavorativa, si tratta di imprese flessibili e dinamiche che
si sono dimostrate particolarmente idonee a individuare le
soluzioni organizzative più adatte all'inserimento
dei lavoratori con disabilità medio-gravi.
Esse si potranno avvalere nelle aree di intervento comunitario
delle risorse destinate al loro sviluppo dall'articolo 51
della legge 448 del 1998 e che verranno erogate attraverso
Sviluppo Italia, che valuterà i progetti d'impresa.
Le azioni
Per offrire nuove opportunità di inserimento e migliorare
i livelli occupazionali dei lavoratori disabili si intendono
promuovere:
- dare attuazione all'accordo tra il Ministero del Lavoro
e della Previdenza Sociale e le Regioni, Province, Province
Autonome di Trento e Bolzano, Comuni, Comunità montane,
per l'individuazione di standard minimi di funzionamento
dei servizi pubblici per l'impiego che vede il Ministero
del Lavoro, nell'esercizio del proprio ruolo di coordinamento,
promozione ed indirizzo, impegnato a realizzare azioni
di supporto e di qualificazione del personaledei servizi
per il lavoro;
- azioni volte a sensibilizzare le imprese sulle
opportunità offerte dalla nuova legge 68/99 sul collocamento
dei lavoratori disabili;
- emanazione di una direttiva da parte del Dipartimento
della Funzione Pubblica che definisca modalità chiare
di verifica sistematica delle disposizioni di cui all'articolo
17 della legge 68/99 in materia di certificazione dei
requisiti delle ditte che partecipano ad appalti pubblici
o che intrattengano rapporti convenzionali o di concessione
con la pubblica amministrazione;
- finalizzare una quota dei fondi che l'Unione Europea ed
il Ministero del Lavoro destinano alla formazione professionale
per finanziare, con il concorso delle Regioni, un programma
di implementazione o di riequilibrio dei servizi formativi,
promuovendone lo sviluppo nelle aree meridionali, migliorandone
le modalità operative, indirizzando le attività
verso nuove qualifiche coerenti con le opportunità
di lavoro offerte dalle realtà locali, favorendo
l'avvio di forme di partenariato e di gemellaggi che coinvolgano
le esperienze più avanzate.
In particolare:
a) favorire il trasferimento delle esperienze più
avanzate nel campo dell'inserimento mirato e l'assistenza
tecnica per permettere la nascita dei servizi necessari, utilizzando
anche le risorse esistenti per l'aggiornamento e la conversione
professionale dei lavoratori;
b) formulare linee guida per l'utilizzo dei fondi regionali
o europei destinati alla formazione professionale dei disabili,
finalizzata alle opportunità di lavoro offerte dalle
singole realtà locali o alle possibilità potenziali
individuate da tavoli di concertazione con le forze sociali
e imprenditoriali;
- sostegno finanziario alle cooperative sociali di tipo
B per la costituzione di nuove imprese e l'ampliamento
di quelle esistenti, ed emanazione di una direttiva agli
enti pubblici per l'applicazione nelle forniture e negli
appalti della quota di riserva prevista dall'articolo 5
della legge 381/91, con l'obiettivo di creare almeno diecimila
nuovi posti di lavoro per i disabili nel settore;
- favorire la diffusione del lavoro autonomo e l'esercizio
della libera professione fra i disabili, sul modello
del prestito d'onore;
- promozione, anche con il concorso di enti di ricerca e
di altre istituzioni pubbliche e private, di programmi per
lo sviluppo e la diffusione di nuove tecnologie e
di strumenti informatici per estendere e facilitare
le possibilità di formazione e di inserimento lavorativo
delle persone con disabilità fisica, mentale e sensoriale;
- destinazione da parte dell'INAIL di una quota parte delle
somme annualmente incassate in attuazione dei piani di lotta
all'evasione, per promuovere e finanziare progetti formativi
di riqualificazione professionale degli invalidi del lavoro,
nonchè per finanziare o promuovere progetti per l'abbattimento
delle barriere architettoniche all'interno dei luoghi di
lavoro;
- verificare l'applicazione dell'art.33 della legge 104/92
così come modificato dagli artt.19 e 20 della legge
53/00;
- verificare le norme in vigore in materia previdenziale
per le diverse categorie di lavoratori disabili;
- istituire, presso il Ministero del Lavoro, un Osservatorio
Nazionale per il lavoro dei disabili con compiti di
monitoraggio, studio, ricerca, documentazione e formulazione
di proposte in merito alle problematiche legate all'applicazione
della legge 12.3.1999, numero 68, nonchè ogni altro
aspetto inerente l'occupazione dei lavoratori disabili.
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