| Mobilità
n. 9 - agosto/settembre 2000
Intervista a Livia Turco
"Un patrimonio che mi seguirà sempre"
a cura di Franco Bomprezzi
La legislatura è agli sgoccioli, la campagna elettorale,
che si preannuncia lunga ed estenuante, è già
in corso. E' sempre più difficile distinguere, nelle
dichiarazioni degli esponenti politici, di governo o di opposizione,
l'autoanalisi obiettiva dagli impegni di propaganda. Eppure
abbiamo pensato che fosse giusto chiedere a Livia Turco, responsabile
del Ministero senza portafoglio della Solidarietà Sociale,
di tirare le somme del lavoro svolto nel campo specifico della
disabilità. Consapevole che il cammino non è
affatto completato, ancora in trincea per difendere una legge
quadro di riforma dell'assistenza e dei servizi sociali, Livia
Turco non si sottrae al confronto, come del resto è
nel suo stile. Nell'intervistarla, ci piace ricordare quell'istante
alto di consapevolezza e di unità d'intenti che chiuse
la prima Conferenza Nazionale sull'handicap, a Roma, proprio
un anno fa. Quel clima, da allora, non si è più
ricreato.
Il Programma di azione è stato messo a punto in
due versioni, una riferita al periodo 2000-2001, una a valenza
triennale. Come pensa di riuscire a legare le due fasi? E
innanzitutto, come pensa di riuscire a garantire quel coordinamento
delle iniziative previste dal Programma, che ne costituisce
la premessa fondamentale di fattibilità?
La realizzazione del Programma d'azione passa per una serie
di atti sia amministrativi che politici, su cui sono fortemente
impegnata. Io credo infatti che il Governo debba utilizzare
al meglio questo periodo di fine legislatura. Quanto a ciò
che farà il prossimo governo, non posso certo fare
previsioni. L'impegno del Centrosinistra è scritto
nel Programma d'azione, quello del Centrodestra non so quale
sia. Noi, intanto, nella legge Finanziaria del 2001 abbiamo
previsto significativi stanziamenti per i disabili. In particolare
quelli a sostegno dell'handicap grave , con la previsione
di un congedo retribuito fino a due anni (che amplia le opportunità
già previste dalla legge 104) per i genitori che abbiano
figli gravi o gravissimi e con lo stanziamento di risorse
per la realizzazione dei progetti del "Dopo di noi".
Inoltre, per i lavoratori sordomuti o con invalidità
superiore al 74 per cento, abbiamo previsto un beneficio pensionistico
fino a cinque anni di contribuzione figurativa, analogo a
quello già riconosciuto ai non vedenti. A queste misure
vanno poi sommati i nuovi sgravi fiscali. Mi auguro poi che
il Parlamento si decida ad approvare la legge sull'Amministratore
di sostegno che è da lungo tempo alla sua attenzione.
Sul piano degli atti amministrativi in corso di definizione,
vanno ricordati quelli per la promozione della mobilità;
contro le barriere architettoniche; per l'applicazione della
nuova legge sul lavoro dei disabili e per l'inserimento scolastico.
Ho incaricato l'onorevole Augusto Battaglia, coordinatore
del Comitato interministeriale sull'handicap, di vigilare
sull'applicazione del Programma di azione con un forte coinvolgimento
della Consulta nazionale delle Associazioni dei disabili.
Ma perché vi è necessità di vigilare?
Non è in fondo il Governo il principale attore delle
politiche per l'handicap?
E' bene avere le idee chiare: non tutto dipende dal Governo.
Molto dell'applicazione del Programma dipenderà dalla
volontà politica degli Enti locali e dalla concertazione
con loro. La filosofia del Programma di azione infatti è
proprio questa: quella di realizzare un patto operativo tra
Stato, Enti locali, imprese, volontariato e tutti gli altri
soggetti interessati (la Rai, le Poste, le Ferrovie, le Asl,
le scuole.....).
La Conferenza Nazionale sull'handicap si è chiusa
con un bilancio largamente positivo, condiviso dalle moltissime
associazioni presenti: a distanza di un anno da tale evento,
quali sono secondo Lei i fatti concreti che possono dimostrare
ai partecipanti di allora che lo spirito della Conferenza
non è stato tradito?
Mi pare di aver già dato l'idea del nostro impegno.
Impegno che troverà una cornice atta a garantire continuità
nel tempo se sarà approvata definitivamente la legge
quadro di riforma dell'assistenza e dei servizi sociali che
proprio in questi giorni mi vede impegnata in Senato a sostenere
una dura battaglia con l'opposizione. Sono infatti oltre mille
gli emendamenti di coloro che vogliono affossare la legge,
che pure era passata alla Camera con l'astensione del Polo.
Se passerà la legge si potranno utilizzare le risorse
già stanziate per avviare su tutto il territorio nazionale
quella rete di servizi alla persona così importante
per migliorare la vita di chi è più svantaggiato..
Mancano pochi mesi al termine della legislatura: sul fronte
delle tematiche delle persone disabili, qual è il risultato
più importante conseguito dal Governo e da Lei in particolare?
Quale invece il rammarico maggiore per una realizzazione mancata
o incompleta? Quale bilancio pensa di poter trarre?
Quale bilancio? Ho fatto tutto quello che mi era possibile
fare, abbiamo lavorato insieme, ho cercato di ascoltare tutte
le istanze e tutte le esigenze e di trovare le risposte. Abbiamo
costruito insieme un approccio culturale nuovo alla disabilità,
abbiamo affermato (con atti concreti e non solo a parole)
che l'integrazione a tutto campo dei disabili nella vita collettiva
è un indice della misura della nostra civiltà,
un indicatore di vivibilità per tutti. Abbiamo cercato
di far uscire le politiche dell'handicap dall'incertezza e
dalla episodicità. Devo riconoscerlo: mi sono spesso
scontrata con la lentezza della burocrazia e con quella del
Parlamento, verificando ancora una volta lo scarto tra i tempi
della decisione politica e quelli della sua realizzazione.
Ma ci siamo comunque impegnati a ridurre questo scarto. Certo,
mi rammarico di non poter vedere direttamente i risultati
della legge 162, di non essere riuscita a far partire quel
"laboratorio dell'innovazione" di cui pure si era
parlato. Mi auguro che chi verrà dopo di me a occuparsi
di questi temi sappia continuare quello che abbiamo intrapreso,
perché so che la sofferenza e le potenzialità
del mondo dell'handicap sono enormi e aprono continuamente
nuovi terreni di intervento.
Un ricordo su tutti: che immagine si porterà della
disabilità al termine della Sua esperienza di ministro?
Sono immagini diverse e contrastanti quelle che ho inscritto
nella mia memoria e nel mio cuore. La sofferenza dura e la
straordinaria capacità innovativa. La disperazione
e l'autoironia. Di tutti, la grande dignità. La provocazione
più grande che ho ricevuto è stata la percezione
della banalità della normalità e lo stimolo
a rimetterla in discussione. So per certo che quello che ho
capito dai disabili è un patrimonio che mi impegnerà
per tutta la vita, dovunque sarò.
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