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Mobilità n. 10 - Ottobre 2000
Scenari europei
Conosco, quindi lavoro
di Studio Taf
New
economy, telelavoro, nuovi modelli: sono molti i risvolti
che condizionano l'organizzazione del lavoro in questi anni
più che mai in velocissima evoluzione. Questo significa
nuove opportunità, ma anche subdole tentazioni di emarginazione.
Ancora una volta, inutile dirlo, sono le fasce più
deboli a correre i rischi maggiori soprattutto se estromesse
dalla formazione e dall'aggiornamento professionale, in una
parola dalla conoscenza. Non è la solita lamentazione,
ma le riflessioni che emergono da un importante appuntamento
europeo.
Dal 7 al 9 novembre si è svolta al Palazzo dei Congressi
di Bruxelles l'ottava edizione della "Employment week"
(www.employmentweek.com)
intitolata "Il lavoro nell'economia basata sulla conoscenza".
La manifestazione è stata promossa con la collaborazione
della Direzione Generale per il lavoro e gli affari sociali
della Commissione Europea e sotto il patrocinio
del Parlamento Europeo.
Parallelamente ai lavori della Conferenza è stata
organizzata un'esposizione che ha visto partecipare circa
150 organismi di diverso profilo provenienti dai vari Paesi
dell'Unione Europea.
Fra gli altri, erano presenti gli stand del Ministero
del Lavoro di Danimarca, Finlandia, Italia, Norvegia e
Svezia, rappresentanze delle città di Barcellona, Bilbao,
Leeds, l'Organizzazione Internazionale del Lavoro,
aziende come Cysco Systems, il Forum Europeo delle persone
disabili, l'Istituto del lavoro e della formazione professionale
portoghese, le Province del Piemonte e molti altri enti. Sono
tutti interessati a vario titolo ai temi della formazione,
della società dell'informazione e dello sviluppo di
opportunità innovative da inserire nel settore delle
politiche del lavoro. L'esposizione si è confermata
un'occasione importante per conoscere realtà innovative
e stabilire contatti per progetti futuri e per scambi di esperienze.
Le politiche e le tendenze
Per chi lavora nel quotidiano a diretto contatto con persone
disabili o appartenenti a fasce deboli e affronta
i temi legati all'inserimento professionale, partecipare a
incontri come questo permette di rendersi conto di come qualsiasi
tipo di progettazione debba seguire le linee guida espresse
dell'Unione Europea già a partire dal summit di Lisbona
di quest'anno.
E' importante cioè contestualizzare le idee progettuali
e i contatti con i potenziali partner su uno sfondo che faccia
propri i temi che delineano gli scenari futuri. E' con queste
premesse che si parte per stendere poi un progetto che
possa essere finanziabile.
Alcuni spunti decisamente interessanti hanno proposto una
prospettiva di riflessione che può fornire indicazioni
sulle convinzioni e quindi sull'orientamento della Commissione.
In particolare durante i lavori della terza sessione R.
G. Dorrego (Direzione Generale per il lavoro e gli affari
sociali) ha approfondito alcune tematiche connesse al telelavoro.
Da un lato esso può concorrere a raccogliere le sfide
di una maggiore flessibilità e sicurezza e, quindi,
contribuire a migliorare la qualità del lavoro; dall'altro
lato occorre stabilire al più presto un quadro generale
che rafforzi la conoscenza di come stanno cambiando
le tradizionali configurazioni del lavoro (i tempi, le modalità,
i fattori stressanti) e di come poter affrontare problemi
specifici.
Fra questi fattori sono stati elencati: la tutela del tele-lavoratore,
la protezione della sua salute e sicurezza, la protezione
dei dati, la privacy di chi lavora a casa.
Dorrego ha inoltre segnalato il rischio di assistere ad una
tendenza all'individualizzazione dei rapporti anche
a livello sindacale.
Telelavoro e disabili
Nella relazione e in genere nel corso dell'intera conferenza,
se si esclude un intervento riguardante la cooperazione sociale
nella regione Andalusia, non si sono affrontati in
particolare argomenti collegati alla disabilità o al
disagio sociale. Tuttavia negli ultimi anni il telelavoro
è stato spesso uno degli argomenti preferiti da chi
si occupa di inserimento lavorativo di persone disabili;
se ne è parlato molto, spesso con toni eccessivamente
entusiastici, talvolta con senso di netto rifiuto. Ormai è
chiaro che il tema è diventato di interesse talmente
generale che, per il futuro, bisognerà prestare un'estrema
cautela nel non ghettizzare le persone disabili proponendo
modelli di telelavoro già superati e, soprattutto,
scollegati da quella che sarà una tendenza generale
(collegata quindi a enormi opportunità) in tutti i
settori.
Formazione e aggiornamento
Una attenzione particolare, in coerenza con il tema centrale
della conferenza, è stata dedicata da tutti i relatori
all'argomento della formazione e dell'economia fondata
sulla conoscenza.
Il contributo di Henri Rouilleault, Direttore Generale
di ANACT (Agenzia nazionale per il miglioramento delle condizioni
di lavoro - Francia) si è focalizzato sulla necessità
di porre la massima attenzione sullo sviluppo di ambiti
di lavoro diversi da quelli tradizionali. Questi sembrano
contraddistinti dal venire meno di unità di tempo,
luogo e team e potrebbero favorire il rischio di assistere
ad una frattura tra i lavoratori del "cuore"
(centro) delle aziende, sempre più qualificati, e quelli
appartenenti alla periferia, caratterizzati da bassi
livelli di qualificazione, compiti altamente ripetitivi e
posizioni fortemente precarie.
Una nostra riflessione a questo riguardo: si può facilmente
prevedere che, se le cose non cambieranno rapidamente nel
campo della formazione professionale, l'inserimento
lavorativo di persone svantaggiate facilmente si concentrerà
sulle qualifiche "di periferia". Il rischio è
quindi che anche nella formazione professionale (interna all'azienda
o precedente all'inserimento) le persone con disabilità
siano "marginalizzate".
Per ovviare a tali inquietanti scenari Rouilleault ha proposto
l'urgenza di trovare un equilibrio tra la flessibilità
necessaria alle imprese e la sicurezza richiesta dai lavoratori
attraverso il potenziamento del mix tra flessibilità
interna ed esterna all'azienda, l'impiego di un approccio
"sociale" oltre che tecnico, la formazione lungo
tutto l'arco della vita.
Quest'ultimo tema è stato approfondito in modo estremamente
interessante dal professor Bob Fryer dell'Università
di Southampton che ha tra l'altro schematizzato il contesto
attuale come uno scenario segnato da precise parole chiave:
cambiamenti sociali, politici ed economici, rivoluzione delle
conoscenze; continua evoluzione delle tecnologie; globalizzazione;
frammentazione e divisione; nuove forme di espressione della
cittadinanza.
Una società, la nostra, secondo Fryer, in cui l'incertezza
ha superato la certezza, l'ambiguità la chiarezza.
Una "risk society" che deve raccogliere la sfida
della sostenibilità...L'apprendimento lungo tutto l'arco
della vita deve potersi sviluppare sia nei contesti formali
che in quelli informali e viene ad assumere il valore di una
parola d'ordine, un concetto chiave per realizzare i cambiamenti
che si renderanno necessari nei prossimi anni.
Alla fine del convegno è forte la consapevolezza di
come, nei prossimi anni, sarà sempre più importante
non perdere mai di vista le tendenze e le indicazioni generali
che l'Unione Europea elabora tenendo conto degli scenari economici,
sociali e demografici, perché solo in questo modo ci
saranno maggiori possibilità di successo dei progetti
e dei servizi proposti.
Come ha avuto modo di affermare nella sua relazione Anne
Van Lancker, Presidente del gruppo Donne Socialiste Fiamminghe
e ricercatrice universitaria, "dobbiamo ribadire la necessità
di veder collegata la politica sociale con la politica della
macroeconomia, delle relazioni industriali, della concorrenza
e la necessità che il Commissario dell'Unione per l'economia
sociale abbia lo stesso peso e importanza di quello per le
Finanze".
E' un augurio cui aderiamo senza esitazione.
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