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Mobilità n. 11 - novembre 2000

Ricerca tecnologica in Usa

Il consumatore detta legge

di Franco Bomprezzi

Eccezionale intervento al SIVA di Milano di Katherine D. Seelman, da otto anni direttrice dell'Istituto Nazionale per la Ricerca sulla Disabilità e la Riabilitazione, voluto dal Governo degli Stati Uniti per dare concreta attuazione ai principi sanciti nel 1990 dall'ADA, l'American with Disabilities Act. Nostro commento e intervista.

 Un approccio pratico, tecnico, operativo. Un'esperienza maturata in anni di lavoro, reso possibile da una legislazione forte, chiara, rispondente ai criteri del pragmatismo americano. Katherine D. Seelman, direttrice dell'Istituto Nazionale per la Ricerca sulla Disabilità e la Riabilitazione (NIDRR), è stata protagonista di un incontro con i partecipanti ai corsi sulle "Tecnologie per l'autonomia" promossi dal SIVA, il Servizio Informazioni Valutazione Ausili della Fondazione Don Gnocchi di Milano. E' stato l'ingegner Renzo Andrich, direttore scientifico del SIVA, a catturare Kathy che era già in Europa per due impegni internazionali, appena "fuori porta", a Stoccolma e in Olanda.

In videoconferenza con la sede romana del SIVA, la direttrice dell'istituto statunitense ha raccontato la sua esperienza, ha risposto a una dozzina di domande, ha visitato l'istituto milanese, e ha perfino trovato il tempo per una intervista "esclusiva" al direttore di "Mobilità", prima di prendere il volo che la riportava negli States.

Dollari ben spesi

140 milioni di dollari, l'equivalente di 300 miliardi di lire: è questo il budget annuale sul quale può contare il NIDRR, come dire l'istituto pubblico più importante nel campo della ricerca su ausili tecnologici e riabilitazione. Una cifra che appare sbalorditiva per noi, abituati a confrontarci con stanziamenti al limite del grottesco. Eppure Kathy Seelman non si sbilancia sul futuro: che cosa succederà negli States con il cambio della guardia alla Casa Bianca? "Democratici e repubblicani apparentemente sono concordi sulle politiche in favore dei disabili, tanto più che non incidono sul bilancio statale". In realtà l'energica donna americana è stata scelta da Bill Clinton otto anni fa per lanciare l'attività di questo istituto nel quale lavorano una quarantina di specialisti (medici, ingegneri, designer, psicologi, sociologi, il 60% dei quali sono disabili) lavorano per "generare, disseminare e promuovere nuove conoscenze al fine di accrescere le opportunità disponibili per le persone disabili". Fra gli obiettivi dichiarati "la piena inclusione, l'integrazione sociale, l'occupazione e la vita indipendente degli individui di ogni età con disabilità".

Approccio globale

Non solo tecnologie, dunque, ma un approccio globale, funzionale, alle tematiche della disabilità. Un risultato che parte da molto lontano: l'idea nacque nel 1978, qualcosa come 22 anni fa, ben 12 anni prima della promulgazione dell'ADA, l'American with Disabilities Act, legge ormai mitica che risale al 1990. Sostanzialmente l'istituto di ricerca svolge una funzione di volano per una rete di centri specializzati in tutto il Paese, la sua sede è a Washington, nel cuore del potere governativo federale. E non è un caso: tanto per avere un'idea del potere del Nidrr, non c'è casa produttrice di televisori che possa permettersi di mettere in produzione e in vendita apparecchi privi dell'opzione per la sottotitolazione destinata ai non udenti, una delle realizzazioni tecnologiche dell'Istituto. Un altro esempio? L'accesso facilitato che noi tutti conosciamo, fra le opzioni dei programmi Windows di Microsoft è il risultato del lavoro dell'équipe di Kathy. Non sarà la soluzione di tutti i problemi, ma è un fatto concreto, visibile in tutto il mondo.

"Il potere è nella legge", ripete Katherine D. Seelman, come se fosse la cosa più ovvia del mondo, e forse lo è, solo che da noi la questione assume forme strane. Il potere è nella legge, ma poi aggiunge: "e il più grande committente per il mercato dei prodotti accessibili a tutti è l'amministrazione pubblica".

Ecco il segreto vero del successo: il mercato, il business, i grandi numeri. Mica facile, naturalmente: "le grandi aziende, come le compagnie telefoniche obbligate a predisporre i telefoni in modo tale che siano amplificabili per gli ipoudenti, hanno brontolato, hanno cercato di evitare i vincoli, ma la legge era chiara, e non rispettarla portava a guai seri".

Già. E i medici? E la riabilitazione? "L'efficacia viene valutata in base alla soddisfazione del consumatore". Il consumatore? Sì, non il paziente o l'utente, ma proprio il consumatore. Che nella scala gerarchica del NIDRR occupa un posto assolutamente privilegiato, al punto che attualmente molti degli studi finanziati nelle università riguardano proprio la messa a punto di criteri scientifici di classificazione e quantificazione degli aspetti soggettivi della valutazione di efficacia dell'intervento riabilitativo, un'impresa tutt'altro che facile, ma di estremo interesse.

Risultati concreti

Altre applicazioni attualmente allo studio: il trasferimento di nuove tecnologie militari al servizio della mobilità delle persone disabili, per esempio testando le nuove batterie ultraleggere e a lunghissima durata, rivoluzionarie per chi usa la carrozzina elettrica; molta attenzione viene rivolta alla ricerca ingegneristica nel campo della postura, con la progressiva riduzione dei danni legati alle conseguenze delle para-tetraplegie.

Uno sbocco al quale sembra annettere grande importanza Kathy D. Seeman è la teleassistenza medica, possibile grazie alla diffusione sempre più ampia di postazioni Internet a domicilio con webcam. Sono circa 52 milioni, del resto, gli americani con problemi di disabilità. Inutile dire che un mercato di queste dimensioni non può lasciare indifferente l'industria della salute del Paese più ricco del mondo.

Eppure non è tutto oro quello che luccica. Con molta onestà, la direttrice del NIDRR non ha nascosto come anche negli Usa l'attenzione al welfare sia sempre difficile e come occorra mantenere alto il livello della pressione politica e culturale da parte del movimento dei disabili, che d'altronde è assai agguerrito e culturalmente attrezzato.

Quanto all'Europa e all'Italia, l'impressione è che le porte siano aperte per progetti seri di collaborazione scientifica ma anche di scambi di culture innovative.

Per saperne di più:

The National Institute on Disability and Rehabilitation Research, U.S. Department of Educatione, 400 Maryland Avenue, S. W. Washington, DC 20202-2572.

In internet:

Altri siti interessanti:

L'intevista

"La riabilitazione? Non è un fatto solo medico"

Kathy D. Seelman è una simpatica signora dai capelli grigi, cammina con andatura leggermente altalenante, ti ascolta grazie ad un amplificatore acustico elettronico, che le consente di regolare il rumore di fondo, eliminando i toni troppo alti. Quando fatica a comprendere le parole dell'interlocutore (e nel mio caso c'è di mezzo anche il mio inglese abbastanza approssimativo), si fa aiutare dalla segretaria, interprete dei segni, che comunque, come Kathy, non sa una parola d'italiano. Quella che segue, dunque, è la mia libera trascrizione di una simpatica conversazione, quasi a tre, al termine della lunga e apprezzata partecipazione della direttrice del National Institute on Disability and Rehabilitation Research alla conferenza del SIVA.

Quale sensazione ha del nostro Paese dopo questi giorni trascorsi in Italia?

"Io vedo te e Renzo [Andrich, N.d.R.] lavorare insieme, e questo è molto importante, perché ricerca e mondo delle persone disabili devono viaggiare insieme. E poi, quando venni in Italia, qualche anno fa, fui accompagnata all'aeroporto da un amico disabile, e mi accompagnò con un'ambulanza... Le cose sono molto cambiate, si vede che avete fatto un buon lavoro".

Sì, effettivamente oggi in Italia si vedono molte più persone con disabilità muoversi, lavorare, fare shopping..., ma non abbiamo ancora risolto, in confronto con la vostra esperienza, il problema di collocare ad un alto livello di competenza, nelle istituzioni e nell'amministrazione che conta, persone disabili. Come ha fatto a vincere la sua battaglia?

"Quando il presidente Clinton affrontò in Congresso, molti anni fa, il tema dell'attuazione della legge Ada, si confrontò con i leader del movimento dei disabili, un gruppo del quale ad esempio facevo parte anch'io allora, come membro dell'associazione delle persone con problemi di udito. E così quando venne deciso dal Congresso di dare vita al Nidrr (l'Istituto Nazionale per la Ricerca su Disabilità e Riabilitazione), vennero chiamate a dirigerlo proprio persone con differenti tipi di disabilità, fra cui io, che ne sono il direttore".

Uno dei maggiori rischi che noi vediamo nel futuro, anche dal punto di vista della ricerca, è la differente possibilità di integrazione che è riservata alle persone con grave disabilità rispetto alle persone con una disabilità lieve. Le prime, nonostante i progressi della tecnologia e della scienza, vengono viste come un peso, e non come una risorsa. Come affrontate negli Usa questo tema?

"Sì, questo è un problema molto serio. Da un lato stiamo lavorando alla realizzazione di ausili tecnologici sempre più sofisticati e personalizzati in grado di risolvere i problemi di comunicazione e di mobilità delle persone con disabilità grave, ma dall'altro l'approccio è di tipo culturale, ossia lavoriamo molto sul concetto di leadership da parte del movimento delle persone disabili americane".

In Italia il mondo medico vede ancora con una certa diffidenza l'utilizzazione di ausili elettronici e più in generale di tecnologia assistiva, preferendo affrontare i temi della riabilitazione da un punto di vista strettamente sanitario. Dal suo punto di vista, che cosa si può dire alla classe medica?

"Nel nostro Istituto i medici lavorano a stretto contatto con le persone disabili, e sono abituati a valutare attentamente il rapporto che esiste fra un prodotto, un ausilio e il livello di soddisfazione del consumatore. Nella nostra formazione professionale l'aggiornamento sugli ausili e sulle tecnologie è di fondamentale importanza, e lo anche per i medici, anche se ovviamente anche negli Usa c'è questa tendenza ad una visione sanitaria del problema".

Nel nostro futuro, quale obiettivo è più importante raggiungere, dal punto di vista delle persone disabili: l'integrazione sociale, l'integrazione lavorativa, il successo personale?

"L'integrazione economica, non c'è dubbio. Se hai soldi da spendere, puoi sempre migliorare la tua qualità di vita".

(F.B.)

 

 

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