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Mobilità n. 11 - novembre 2000

Diritti negati

Una scala quasi impossibile

di Antonio Ridolfi

Alcuni Lettori ci segnalano difficoltà notevoli nell'assegnazione di montascale da parte delle aziende USL, talvolta addirittura questa fornitura verrebbe negata o rimandata a tempo indeterminato con evidenti disagi per la persona con disabilità che ne abbia effettivamente necessità e voglia garantirsi una certa autonomia.

Su questo argomento interviene, dopo ampie riflessioni in redazione, Antonio Ridolfi che oltre ad essere uno dei fondatori e degli animatori di questa rivista, è anche membro della Commissione per la revisione del Nomenclatore tariffario degli ausili, delle protesi e delle ortesi in cui farà pesare le considerazioni riportate in questo articolo.

un montascaleBisogna in premessa ricordare che fra le apparecchiature per il sollevamento il Nomenclatore Tariffario, cioè lo strumento che regola l'erogazione degli ausili a carico del Servizio Sanitario Nazionale prevede la fornitura di montascale mobili a cingoli o a ruote, strumento utile, a meno che non si possano trovare soluzioni più adeguate, per il superamento di barriere architettoniche.

Il prodotto non va confuso con il servoscala che è fisso e corre lungo una cremagliera ancorata su un lato di una scala. Il montascale è invece una struttura mobile su cui viene fissata la carrozzina o su cui siede direttamente l'utente, e che permette di superare, grazie ad un proprio motore, scale e pendenze notevoli.

Il Ministero della Sanità ha precisato che questi prodotti possono essere forniti a "soggetti totalmente non deambulanti dimoranti abitualmente in edifici sprovvisti di ascensore idoneo, serviti da scale non superabili mediante l'installazione di una rampa" con pendenza non superiore al 8%. Il montascale può essere concesso anche per il superamento di barriere architettoniche interne all'abitazione. L'autorizzazione alla concessione dell'ausilio è condizionata da un'indagine sociale preventiva che deve attestare l'assoluta indispensabilità di tale dispositivo.

I montascale rientrano fra quei pochissimi ausili che vengono acquistati direttamente dalle aziende USL e concessi in uso all'assistito; il tempo minimo per il rinnovo è di sette anni.

Il percorso

Ma come si arriva alla fornitura di un montascale?
E' innanzitutto inderogabile la specifica prescrizione di un medico specialista che ne attesti in modo circostanziato la necessità.

Con questa prescrizione il cittadino deve rivolgersi alla propria Azienda USL e più precisamente all'ufficio che si occupa della fornitura di protesi, ortesi e ausili. Questo tipo di ausili, diversamente ad esempio delle carrozzine, vengono acquistati direttamente dalla USL e dati in uso a chi ne abbia necessità e diritto.

Infatti a norma del decreto istitutivo del Nomenclatore Tariffario, le USL dovrebbero essersi dotate, già dal settembre `99, attraverso pubbliche gare d'acquisto, dei montascale necessari al proprio fabbisogno.

In realtà così non è. Infatti sono pochissime le aziende USL che dispongono di questi presidi (nuovi) immagazzinati e pronti per la consegna. La stragrande maggioranza ha invece in dotazione montascale riciclati, e generalmente inferiori al fabbisogno, che vengono concessi in uso temporale illimitato all'utente avente diritto.

Fuori della legge

Perché accade ciò? Le Regioni e aziende non hanno ancora definito i criteri di acquisto di questi presidi. Molti "uffici protesi" finiscono allora per consigliare agli utenti di seguire procedure alternative - al di fuori della legge - per ottenere quanto prescritto dal medico specialista.

"Se ha necessità di un montascale dovrebbe cortesemente portarci tre preventivi di ditte diverse; poi noi valuteremo e procederemo all'acquisto." Questa è una risposta riportata da un Lettore di Mobilità.

Altri utenti si sono invece sentiti replicare: "L'ausilio deve acquistarlo direttamente l'utente dopodiché con fattura alla mano provvederemo a rimborsarlo".

Non mancano poi le risposte, e sono le più gravi, che tentano di dilazionare nel tempo la fornitura motivando il rifiuto con la scusa di non aver ancora espletato la gara di acquisto di tali presidi, oppure di essere in attesa di indicazioni dalla Regione.

Altre aziende, infine, tentano di risolvere il problema assegnando montascale riciclati, il che non è scorretto ma spesso non copre l'intero fabbisogno del territorio.

Nessuna di queste risposte rispetta lo spirito e il dettato della legge. Questo lo sanno i prescrittori, lo sanno gli impiegati che autorizzano e, infine, lo sanno bene i Direttori Generali delle aziende USL. Eppure questi comportamenti scorretti continuano a più di un anno dall'entrata in vigore del decreto 332 che ha fissato nuove regole per la fornitura degli ausili.

Le Regioni non hanno emanato direttive specifiche alle USL oppure non hanno previsto fondi necessari per fronteggiare il fabbisogno. Il decreto sugli ausili continua a non essere considerato come uno strumento che eroga presidi indispensabili alla vita autonoma e talvolta alla sopravvivenza stessa della persona anziana o con disabilità.

Infine l'ignoranza è tale da non far comprendere che il costo di un utente che potrebbe muoversi ma non viene messo nella condizione di farlo, è infinitamente superiore, da un punto di vista sanitario, sociale, riabilitativo e di spese indotte, che il costo sostenuto per un utente messo in grado di muoversi e integrato nella collettività.

Che fare?

Come comportarsi di fronte a queste situazioni?
Innanzitutto non recedere ogniqualvolta si pensi di avere il "diritto" ad ottenere una prestazione.

Nel caso dei montascale, una volta ottenuta la giusta prescrizione, bisogna verificare che la nostra USL non abbia già ottemperato all'acquisto diretto di tali presidi. In secondo luogo, nel caso che l'ufficio protesi ci inviti a reperire preventivi, dobbiamo rifiutarci di compiere tale atto poiché saremmo noi stessi colpevoli verso la legge.

Dovremmo inoltre rifiutarci di acquistare direttamente il montascale in quanto l'eventuale rimborso, che raramente sarebbe pari alla fatturazione, potrebbe essere bloccato dai Revisori dei Conti della azienda ULS stessa. Dovremmo, quindi, forti della legge affermare il nostro diritto a vederci assegnato il presidio direttamente dalla ASL, che dovrebbe immediatamente garantirci anche la sua manutenzione, l'eventuale riparazione e, come afferma lo stesso decreto 332, la tempestiva sostituzione.

Senza giungere da subito ad un denuncia civile nei confronti del Direttore generale dell'azienda USL, si può presentare una diffida nei confronti dello stesso precisando che nel caso non venga rispettato quanto previsto dal decreto del Ministero della Sanità 27 agosto 1999, n. 332, si procederà alla denuncia con richiesta dei danni materiali e morali derivanti dalla mancata fornitura poiché questo è causa di limitazione della libertà individuale di movimento.

In alternativa alla denuncia e alla diffida è possibile presentare un esposto al Difensore Civico regionale, indicando in modo circostanziato i fatti e segnalando la violazione dal decreto che abbiamo citato più sopra.

Con una certa dose di pessimismo dobbiamo affermare che forse solo un'azione di diffusa protesta e rivendicazione può contribuire a modificare una situazione piuttosto stagnante.

 

 

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