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Mobilità n. 12 - dicembre 2000
Editoriale
Avvisi ai naviganti
Quando
questo numero di Mobilità arriverà nelle vostre
case, cari e numerosissimi Lettori, saremo sicuramente già
entrati nella fase calda della campagna elettorale politica
e amministrativa, in vista di quel 13 maggio, giorno in cui
i cittadini saranno chiamati ad esprimersi personalmente su
quale futuro vorrebbero scegliere per il proprio Paese. Non
è compito nostro, e davvero non ci interessa, entrare
nella bagarre per dare indicazioni di schieramento, oppure
addirittura ideologiche (parola ormai desueta, se non addirittura
arcana). Cogliamo però, attorno a noi, qualche disagio,
e quel sentimento di precarietà che legittimamente
si accompagna ad ogni periodo di svolta, di cambiamento, tanto
più tangibile quanto maggiore è la scelta di
tipo bipolare che l'Italia ha deciso di darsi.
La legislatura che si è conclusa da poche settimane
è stata caratterizzata, per quanto riguarda il mondo
della disabilità, da un altalenante e periglioso procedere
di provvedimenti importanti, anzi decisivi, che però
non hanno mai dato la sensazione della svolta coerente e incontrovertibile
in direzione di una politica dei diritti e delle risorse,
individuali e collettive.
Ci viene in mente la legge 162 del '98, che ha creato grandi
e probabilmente immotivate aspettative nelle famiglie in cui
si vivono situazioni di handicap grave, con quella espressione
"vita indipendente" dalla cui multiforme interpretazione
derivano, e deriveranno, non pochi equivoci o delusioni. Quella
medesima legge, poco e male finanziata, peraltro ha partorito
la prima Conferenza Nazionale sull'handicap, un momento alto
di confronto e di elaborazione di idee, unitario e costruttivo,
forte anche di tensione morale, come molti di voi ricorderanno.
Pensiamo poi alla legge '68 del '99, che ha riformato radicalmente
il collocamento lavorativo, anche in questo caso creando potenti
aspettative di cambiamento, ma suscitando nel medesimo tempo
perplessità e scetticismi, determinati dalla constatazione
che il varo stesso del provvedimento è stato possibile
solo attraverso e dopo una serie di mediazioni estenuanti,
e, in parte, snaturanti, fra i poteri forti e quelli meno
forti.
E' fresco il ricordo della riforma dell'assistenza, attesa
a lungo, temuta, sperata, amata, ripudiata, vissuta sempre
con grande emotività per le conseguenze non tutte chiare
che comporterà nel futuro, soprattutto in uno scenario
ancora incerto e sfumato di regionalizzazione dei servizi
socio-sanitari e di sussidiarietà, che in Italia fa
rima soprattutto con privatizzazione. L'equivoco destino dei
diritti essenziali delle persone con disabilità, in
un contesto di risorse economiche carenti, e mal distribuite,
fa sì che questi mesi di navigazione a vista, di passaggio
di poteri e di competenze, si trasformino in un'artificiosa
quanto sterile contrapposizione fra ottimisti e pessimisti,
fra pragmatici e idealisti.
Noi crediamo che sia importante non perdere la bussola, tenersi
lontani dalle secche, navigare in mare aperto, alzare le vele
e prendere il vento.
Questo nostro mondo così composito e inquieto, infatti,
ha dimostrato in pochi anni una grande capacità di
crescita professionale, di nuove competenze e abilità,
di attenzione ai dettagli e alle complessità. La nostra
rivista non avrebbe potuto crescere così rapidamente
e positivamente se non avesse incontrato, mese dopo mese,
nuovi lettori attenti e seri, pronti a capire quali sono le
questioni che contano davvero, e insofferenti, sempre più,
di fronte alle chiacchiere e ai pressappochismi. Le stesse
associazioni dei disabili, in particolare quelle rappresentate
dalla FISH, che in queste settimane ha confermato, nel momento
dei rinnovo dei vertici, vitalità e concretezza, stanno
dimostrando che il nuovo Parlamento, ma anche i nuovi enti
locali, potranno avvalersi di interlocutori seri, preparati,
non clientelari, sicuramente costruttivi.
Desidero in questo momento ricordare anche una figura storica,
controversa ma importantissima, che ci ha lasciato: Alvido
Lambrilli, fondatore dell'ANMIC, e soprattutto padre di quelle
prime battaglie per la dignità civile e per il diritto
di cittadinanza delle persone disabili, che hanno contrassegnato
gli anni Sessanta e Settanta, aprendo la strada all'evoluzione
e al pluralismo dei giorni nostri. Di Lambrilli ho anche ricordi
personali, fugaci ma importanti, e non posso non rammentarne
la cultura vivacissima e arguta, il carisma del leader autentico,
la malinconia di chi invecchia sapendo di non essere più
in grado di dominare gli eventi. Senza Lambrilli in Italia
non sarebbe cresciuta una cultura della dignità delle
persone disabili, ma nello stesso tempo con Lambrilli, vero
uomo di potere, è stato impossibile costruire un movimento
unitario, pluralista e articolato, ma compatto nella sostanza,
capace di incidere culturalmente ed economicamente nel Paese.
Credo che il migliore omaggio alla sua memoria sia oggi quello
di riprendere il meglio della sua esperienza, dimenticando
il peggio. Ovvero accelerare i tempi di un processo unitario
autentico, non di vertice, ma di sostanza, alimentato dalle
mille realtà operose dell'associazionismo, che però
da sole e disunite non potranno mai davvero determinare quella
svolta complessiva, epocale, che pure sembra a portata di
mano, anche in considerazione della caduta verticale delle
divisioni ideologiche, a tutto vantaggio della concretezza
e della competenza.
Navigare in mare aperto, oggi, significa non lasciarsi irretire
dal fascino di Sirene incantatrici che promettono piccole
agevolazioni di settore, scorciatoie sottobanco, logiche già
viste di divisione e di corporazione. Significa aver fiducia
in noi stessi, nella cultura dei diritti essenziali, a partire
dalla mobilità, ancora troppo spesso negata e negletta.
Fra i segnali incoraggianti degli ultimi sprazzi di legislatura
abbiamo annotato quell'impegno del Senato a riprendere in
sede tecnica le proposte di miglioramento degli adattamenti
alla guida, ma anche le caratteristiche stesse del lavoro
delle commissioni mediche delegate al rilascio delle patenti
di guida. Pensiamo anche che sia importante la proroga del
lavoro della commissione tecnica istituita dal ministero della
Sanità per la revisione dei criteri di erogazione degli
ausili e delle protesi. Vediamo che, sia pure fra mille difficoltà
di tipo interpretativo, prosegue uno sforzo teso ad allargare
e rendere organiche le agevolazioni di tipo fiscale. Assistiamo
con piacere a nuovi segnali culturali, come quello proveniente
dal mondo dell'ambientalismo, in particolare dal WWF, che
vuole battersi per una migliore e più integrale accessibilità
delle aree protette e delle oasi. Notiamo con soddisfazione
che nascono nuovi servizi competenti di informazione e di
consulenza per la disabilità (siamo stati lieti, fra
l'altro, di segnalare ai nostri Lettori la possibilità
di sperimentare in anteprima il numero verde SuperAbile, 800-810810,
promosso da INAIL e Dipartimento Affari Sociali, che ora è
definitivamente attivo, a disposizione di tutti). Diamo testimonianza,
anche attraverso le nostre pagine, del positivo dispiegamento
delle iniziative del Programma Autonomy, voluto da Fiat. Rileviamo
spesso una maggiore attenzione delle aziende pubbliche e private
alle esigenze dei cittadini disabili, considerati finalmente
come utenti e consumatori.
Ma siamo incontentabili. Non siamo soddisfatti. Vogliamo
di più e presto. Anche perché stiamo invecchiando.
Chi vi scrive ha avuto un piccolo banale incidente stradale
(mica tanto), e ha scoperto sulla propria pelle che cosa significa
all'improvviso, seppur temporaneamente, vedere ridotta la
propria già precaria autosufficienza personale. E'
stata quasi una prova tecnica di invecchiamento. E credo che
nella mia identica situazione si trovino migliaia di altre
persone disabili abituate a vivere in piena autonomia, che
però, grazie ai progressi della medicina e al miglioramento
della qualità della vita, non hanno nessuna intenzione
di morire giovani, e dunque progressivamente, col passare
degli anni, vedranno diminuire i margini dell'autosufficienza,
e avranno bisogno di servizi, tecnologie, persone. Anche questo,
in fondo, è un avviso ai naviganti. Per non addormentarsi
al timone, cullati dalla bonaccia, illusi che la tempesta
sia ormai lontana.
Franco Bomprezzi
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