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Mobilità n.13 - Anno 3
Editoriale
Il passaggio del testimone
Tredici
porta bene, si sa. Io non sono particolarmente superstizioso,
anzi appartengo alla schiera dei razionali illuministi (con
molte smentite dalla storia e dalla cronaca). Però
in questo caso voglio proprio legare questo mio articolo di
commiato dall'incarico di direttore responsabile di Mobilità
alla coincidenza con l'uscita del tredicesimo numero della
nuova serie di questa rivista, un numero particolarmente importante
perché i contenuti vengono presentati ai nostri Lettori
in una nuova veste grafica, fresca e semplice, e, se mi consentite,
elegante e funzionale. Abbiamo atteso l'avvio del terzo anno
di pubblicazione per varare anche questa novità, alla
quale la redazione e l'editore hanno lavorato da tempo, consapevoli
che il cosiddetto "restyling" non è mai un'operazione
puramente estetica o di facciata, ma è un intervento
delicato, che porta ogni volta ad interrogarsi sulla sostanza
del messaggio, sulla capacità di comunicare correttamente,
sull'efficacia del linguaggio e dei segni utilizzati. Nell'era
dei siti e dei portali, una rivista su carta che esce ogni
due mesi potrebbe sembrare un anacronismo.
A parte il fatto che il nostro bel sito www.mobilita.com
è assai visitato e consente anche un'interazione molto
concreta con la rivista, compresa la segnalazione di indirizzi
e di nuove richieste di abbonamento gratuito, sono convinto
che i profeti del trionfo cibernetico abbiano preso un clamoroso
abbaglio, non solo in termini di profitti (la new economy
segna il passo e molti dei portali commerciali non stanno
per il momento segnando progressi di fatturato sufficienti
ad alimentare nuovi e incontrollati entusiasmi), ma anche
in termini di esclusività del mezzo di comunicazione.
In effetti io per primo "navigo" in Rete molte ore
al giorno, e uno dei motivi per i quali oggi, un po' a malincuore,
ho chiesto all'editore di avvicendarmi nell'incarico di direttore
responsabile, è anche legato ad un incarico professionale
(sperimentale) che vedrà l'avvio di un portale Internet
dedicato ai temi della disabilità, e che affiancherà
il call center SuperAbile Inail che voi già conoscete.
Ma solo fra qualche mese sarà possibile vedere on-line
i primi esiti di questo esperimento, teso a realizzare in
Rete un vero e proprio magazine giornalistico, su molte delle
questioni che pure stanno a cuore ai Lettori di Mobilità.
In attesa del "varo", ritengo fondamentale sottolineare
l'utilità proprio di una rivista su carta. Anzi, di
"questa" rivista. Mobilità ha cercato sin
dall'inizio di svolgere un ruolo concreto e corretto di documentazione
e di approfondimento di temi rispetto ai quali non è
più sufficiente la generica condivisione di buone intenzioni.
L'autonomia personale, la guida, la realizzazione di percorsi
privi di ostacoli nelle città, nell'ambiente, nella
propria abitazione, la cultura dei diritti essenziali, l'allargamento
dell'orizzonte a tutte le differenti situazioni di difficoltà
fisica, sensoriale o intellettiva, l'esemplificazione quasi
didattica delle cose che si possono fare con tecnologie nuove
ma semplici e spesso poco costose: questi e altri temi, che
sono il filo conduttore di Mobilità, esigono spazi
e lunghezze, immagini e didascalie, box e schede, che non
sono spesso compatibili con i ritmi e le modalità della
navigazione in Rete. Su Internet si cerca rapidamente la notizia
utile, ed eventualmente una serie di strumenti per approfondire,
anche in tempi diversi e su supporti diversi, un argomento
che ci interessa. La rivista, invece, si sfoglia. E' lei che
ti guida e ti incuriosisce, che ti propone gli argomenti,
uno dopo l'altro, lasciando certamente al Lettore il diritto
di scegliere da dove partire o che cosa tralasciare del tutto,
ma anche aiutando a districarsi, attraverso i titoli, le rubriche,
perfino i colori, tutti coloro che per ora hanno vissuto i
temi della disabilità con una certa approssimazione
culturale, e perfino mentale. Mi permetto di tessere l'elogio
di Mobilità non solo perché è chiaramente
supportato dai dati (oltre 4500 richieste scritte di abbonamento
su un campo di 70 mila indirizzi a cui la rivista è
stata inviata sino ad oggi, sono un "ritorno" invidiabile
per chiunque si occupi professionalmente di comunicazione),
ma anche per altre due buone ragioni.
La prima è che la rivista ha saputo rimanere coerente
a quanto scritto dall'editore, Antonio Ridolfi, nel primo
numero della nuova serie, a proposito delle sue "importanti
novità": "...un legame forte, ma non vincolante,
con chi, assieme ad altri, ci ha permesso di produrre la rivista
nei primi anni,...un legame privilegiato con la Federazione
Italiana per il Superamento dell'Handicap". Ecco, io,
in questi oltre due anni di direzione della rivista, posso
testimoniare di essere stato messo in condizione di svolgere
il mio compito in piena autonomia editoriale, e, nello stesso
tempo, in forte collegamento ideale con le battaglie della
FISH, presieduta da Pietro V. Barbieri (recentemente confermato
alla guida della Federazione, e a lui vanno i più sinceri
auguri di continuare così, perché meglio di
così e più di così è davvero difficile
lavorare...). Ma anche il supporto proveniente dagli inserzionisti,
in particolare da Fiat Auto, con le pagine dedicate all'illustrazione
dei servizi del Programma Autonomy, non ha mai assunto il
significato di una forzatura o di una richiesta di orientare
a senso unico i contenuti della rivista. Anzi, al contrario,
le pagine di pubblicità, sempre più numerose
e qualificate, provenienti da un ventaglio ampio di aziende
assai note nel settore della mobilità e dell'autonomia
delle persone disabili, conferiscono, a mio giudizio, ulteriore
prestigio e credibilità alla pubblicazione, e danno
al Lettore un servizio chiaro, ben separato dal contenuto
degli articoli, in una libertà di espressione che è
del resto garantita anche dal livello elevato dei collaboratori
e delle associazioni di esperti che di volta in volta arricchiscono
le nostre pagine.
La seconda ragione è che il successo della rivista
si deve in buona misura al lavoro certosino, tenace, competente,
minuzioso, costante, esemplare, del coordinatore editoriale,
Carlo Giacobini. Senza la sua opera appassionata e instancabile,
di ideazione, raccolta, elaborazione, controllo, impostazione
e definizione dei contenuti, Mobilità non sarebbe quella
che voi tutti avete dimostrato di apprezzare (e spesso di
conservare). Ringrazio Carlo perché mi ha fatto fare
bella figura, ma a maggior ragione sono orgoglioso e lieto
che l'editore abbia individuato proprio in lui il futuro direttore
responsabile della rivista. E' la scelta migliore; è
la scelta che mi obbligherà, sia pure in una veste
diversa, a rimanere legato a Mobilità ogni volta che
potrò. A Giacobini gli auguri più sinceri per
un incarico meritato e che svolgerà egregiamente; all'editore
Antonio Ridolfi un altrettanto sincero ringraziamento per
avermi voluto al timone della sua "creatura" nella
fase difficile del nuovo avvio e della tumultuosa crescita.
Ai Lettori un arrivederci, con amicizia.
Franco Bomprezzi
Il presente articolo è di
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