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Mobilità n. 14 - Anno 3
Abitare
A ciascuno il suo... bagno
di Fabrizio Mezzalana
Avevamo già presentato soluzioni progettuali per
il rifacimento di un bagno e lo faremo ancora ben sapendo
che questo locale è di fondamentale importanza per
ognuno di noi. Inibirne l'uso a causa di una disabilità
significa marcarla in modo negativo. E' anche vero tuttavia,
ed è questo il messaggio dell'articolo, che ogni persona
ha esigenze, storia e peculiarità del tutto diverse.
Dimenticarsene è il preludio di errori non solo progettuali.
Non è possibile quindi rifarsi a soluzioni precostituite
e da manuale.
"Il bagno in camera da letto ti dà la sensazione
di essere in albergo: esci dalla tua stanza vestito e profumato
pronto per cominciare la giornata". Queste le parole
di Paolo, incontrato dopo due anni da quando ero stato a casa
sua.
Paolo è un agente di commercio di 38 anni, celibe,
molto attivo e pieno di interessi che, nel 1998 ha subito
una lesione midollare (livello D8).
La storia
Ci siamo incontrati per la prima volta in ospedale. Aveva
cominciato a scendere dal letto da una o due settimane e cominciava
a prendere confidenza con la sedia a ruote, e già in
quell'occasione mi aveva accennato a quanto teneva al "suo"
bagno in camera. Me ne parlava con il palpabile timore di
non poterlo più usare: "è piccolissimo,
l'ho ricavato sacrificando una porzione del bagno grande;
non credo che potrò continuare ad usarlo, è
talmente piccolo che non riuscirò mai ad entrare con
la carrozzina. Pazienza, vorrà dire che avrò
un ripostiglio in più."
Ricordo di averlo invitato a non rinunciare in partenza,
di lasciarmi il tempo di fare il sopralluogo e di studiare
una possibile soluzione, di continuare ad impegnarsi nel suo
percorso di training e, comunque, di lasciare aperta ogni
ipotesi.
Sopralluogo
Pochi giorni dopo ero a casa sua, accompagnato dal fratello,
davanti al famigerato bagno. Effettivamente si presentava
proprio come un "buchetto": molto bene organizzato
ma pur sempre un "buchetto" di misure ridottissime
(approssimativamente un quadrato di circa 160 cm di lato).
In quel poco spazio c'era sistemato un water, un lavabo, un
piatto doccia con cabina (anche questi di dimensioni minime:
70x70 cm), oltre ad una lavatrice (!) che rendeva difficoltosa
l'apertura della porta.
Il compito sembrava quasi impossibile ma non abbiamo affrettato
alcuna conclusione.
Non solo progettazione
I problemi di accessibilità - se considerati dal solo
punto di vista tecnico - si compongono almeno di tre aspetti
fondamentali: lo spazio (l'unico dato misurabile),
gli ausili usati per la mobilità personale,
le modalità nello svolgimento delle attività
della vita quotidiana.
Al momento del rilievo si ha chiaro solo il primo aspetto
visto che gli altri due sono ancora in fase di definizione
per un lesionato midollare recente, ancora ricoverato, ancora
alle prese con la scelta degli ausili giusti e nel pieno del
suo percorso riabilitativo.
In accordo con la terapista occupazionale, che degli
ultimi due aspetti si occupava quotidianamente, abbiamo deciso
di effettuare il rilievo, cominciare ad elaborare qualche
ipotesi e, contemporaneamente, monitorare quotidianamente
i progressi nel training quotidiano di Paolo.
Quando ci muoviamo nello spazio, sia negli spazi aperti che
in quelli chiusi, il concetto di accessibilità, di
comoda e sicura fruizione di ambienti e arredi dipende dalle
caratteristiche dimensionali e qualitative di questi spazi
e dalla capacità di ciascuno di noi di adattarsi
alle situazioni. È per questo che la fase di training
per il massimo sfruttamento delle capacità residue
viene affiancata dall'analisi degli spazi abitativi e dall'elaborazione
di proposte di modifica.
Tornare a casa
Nel caso di una persona che rientra nella propria casa su
una sedia a ruote dopo una lesione midollare, generalmente,
consigliamo di ricercare un ambiente domestico il più
possibile conforme alle potenzialità fisiche.
Fuori dalla propria abitazione ci sono infinite (troppe) circostanze
che mettono alla prova la capacità di adattamento del
mieloleso e della persona con disabilità in genere.
In questo caso l'eventuale uso del bagno dipendeva dalle
possibili modifiche per adattarlo ma, come abbiamo detto,
anche dalle "abilità" che l'interessato era
in grado di acquisire: le potenzialità erano presenti
e ci facevano essere ottimisti.
La voglia di Paolo di continuare a sentirsi "come in
un albergo" utilizzando il suo bagno è stata un
importante leva terapica che lui stesso ha utilizzato
per lavorare al meglio per il raggiungimento del massimo livello
di autonomia (molto alto considerando la sua lesione).
Strategie
Un colloquio a tre (l'interessato, la terapista, l'architetto)
ha definito un programma di massima che consisteva in un doppio
lavoro, in parallelo, sia sulla persona che sullo spazio a
disposizione. Veniva messa sempre più a fuoco la soluzione
migliore dal punto di vista architettonico discutendola con
la terapista e con Paolo che cominciava a simulare le manovre
che gli avrebbero consentito di usare il bagno.
La soluzione finale ha comportato le modifiche delle porte
d'accesso alla stanza da letto e al bagno, con
allargamento della luce di passaggio e la sostituzione delle
porte a battente con delle porte scorrevoli esterne.
Gli
interventi
Per quanto riguarda il bagno abbiamo dovuto sacrificare la
lavatrice (che è stata trasferita in cucina),
invertire la localizzazione del lavabo e sostituire il piatto
doccia esistente con una doccia a pavimento - con lieve pendenza
per lo scarico - opportunamente impermeabilizzata per
scongiurare pericoli di infiltrazioni.
Per il lavabo si è scelta la soluzione del piano sagomato
con un piccolo lavabo ovale incassato; la presenza della finestra
- già con vetri trattati in modo da non far vedere
nulla dall'esterno - creava qualche problema per lo specchio.
La soluzione è stata quella di posizionare uno specchio
con supporto snodabile (ideali per radersi) sul piano del
lavabo e di rivestire la porta scorrevole con uno specchio
(ideale per guardare tutta la figura).
Il water è stato spostato e sostituito con una tazza
con scarico a "zaino", che funge da schienale ed
è più pratico per raggiungere il pulsante di
scarico.
Per la doccia è stato istallato un seggiolino "abbattibile"
(così da non creare ostacolo per i trasferimenti sul
water).
Dato il basso livello di lesione, la conseguente buona stabilità
del tronco e, non ultimo, la sua abilità nell'effettuare
i trasferimenti, Paolo non ha avuto bisogno di particolari
appoggi e "maniglioni": un solo corrimano fisso
sulla sinistra del water, un maniglione abbattibile sulla
destra del seggiolino doccia, un appoggio d'angolo nei pressi
della doccia.
Svantaggi e vantaggi
Gli svantaggi che rimangono nell'utilizzo di un bagno così
ridotto sono soprattutto l'impossibilità di effettuare
manovre di rotazione al suo interno: per esempio occorrono
alcune manovre per passare dal lavabo alla posizione ideale
per trasferirsi sul water.
Le dimensioni ridotte della stanza da bagno offrono però
anche qualche vantaggio: tutto è sotto controllo, è
possibile utilizzare il lavabo anche stando seduti sul water
ed è stato possibile rinunciare alla doccetta-bidet
(generalmente posizionata vicino al water) visto che nel nostro
caso si può usare direttamente il "telefono"
della doccia.
Soluzioni su misura
Anche in questo caso è da sottolineare come non esistano
soluzioni architettoniche ideali nel proprio ambiente domestico:
la soluzione ideale è la sintesi di vari fattori nei
quali contano - e molto - gli aspetti più intimi e
profondi della persona. Compito dei tecnici è quello
di farsi trovare pronti, di analizzare, interpretare
e di concorrere (con altri professionisti, con gli
interessati stessi, con le loro famiglie) alla definizione
della migliore soluzione possibile.
Il Centro per l'Autonomia
Il Centro per l'Autonomia è un servizio territoriale
ideato e gestito dall'Associazione Paraplegici di Roma e del
Lazio in convenzione con la Asl Rm C di Roma - Regione Lazio.
Si occupa del reinserimento dei lesionati midollari ricoverati
presso l'Unità Spinale Unipolare del C.T.O. di Roma
ed estende i propri servizi a tutti gli utenti con disabilità
che si rivolgono ad esso.
La finalità del Centro è il raggiungimento
del massimo grado di autonomia attraverso la pianificazione
di un percorso personalizzato che analizzi e tenga presente
tutti gli aspetti della persona.
Il Servizio di Progettazione Accessibile
In particolare il Servizio di Progettazione Accessibile del
Centro per l'Autonomia ha come obiettivo principale il raggiungimento
del massimo livello di autonomia nella comoda e sicura utilizzazione
degli spazi domestici e/o lavorativi delle persone con disabilità.
Il Centro per l'Autonomia è in Via G. Cerbara, 20
a Roma (00147).
Telefono e fax 06 51604253
In internet: www.centroperlautonomia.it
Email: f.mezzalana@centroperlautonomia.it
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