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Mobilità n. 14 - Anno 3
Editoriale
Il prezzemolo fra i denti
Dopo
un buon piatto di linguine allo scoglio, può capitare
che un frammento di prezzemolo infidamente si incastri fra
gli incisivi. A meno che abbiate uno specchio a disposizione,
il maledetto rimarrà al suo posto insultando tanto
più il bianco lucore dei vostri denti quanto più
sarete propensi al sorriso. Solo la bonaria segnalazione del
commensale con cui siete più in confidenza potrà
togliervi dal subdolo impaccio. C'è chi addirittura
ha graduato una bizzarra scala di confidenzialità proprio
su piccoli episodi come questo. Solo gli amici, o le persone
più sincere e trasparenti, si sentono davvero in dovere
di entrare così in confidenza.
Presidente Berlusconi, forse non gliel'ha ancora detto
nessuno dei suoi analisti e consulenti, ma fra qualche mese
il suo sorriso potrebbe non essere più così
radioso come ci è apparso, per lunghi mesi, dai manifesti
elettorali. Il motivo? C'è una questione, in Italia
ma non solo, che, rispetto ai grandi temi sui quali si dovrà
impegnare, potrà apparirle minuscola come una fogliolina
di prezzemolo. E' la questione della disabilità: che
ne vogliamo fare di questa milionata o due di persone con
qualche handicap più o meno grave?
Presidente Berlusconi, nel corso della legislatura testé
sepolta, il Centrosinistra (o Centro-Sinistra o Centro Sinistra)
si è dimostrato nei confronti delle persone con disabilità
prodigo di promesse, ma tirchio nei fatti. E un po' troppo
chiacchierone. Chiacchierone perché i suoi "programmi
di azione" si sono dimostrati, alla fin fine, solo un'ambiziosa
antologia di buoni propositi. E pasticcione: quando si è
trattato di realizzare iniziative che realmente portassero
benefici ai più deboli, le ha impastoiate in mille
incombenze, certificazioni, "se" e "ma".
Il Governo che ha preceduto il suo era tanto attento alle
esigenze dei più deboli da non elevare nemmeno al rango
di Ministero il Dipartimento degli affari sociali. Il Ministro
per la solidarietà è rimasto senza portafoglio.
E senza anche qualcos'altro.
La Ministra Livia Turco è stata eretta a ruolo
di Grande Sorella maggiore di tutti i disabili e i deboli
di ogni razza ed età. Non c'è che dire: dotata
del phisique du rôle più consono, ha vestito
perfettamente i panni di scena. Doveva essere la sorella che
media fra le querule richieste dei fratelli minori e le necessità
di un padre (lo Stato) pressato da mille altre esigenze e
con una borsa più piena di debiti che di crediti. Di
fronte all'indifendibile la Grande Sorella tirava in ballo
il venefico influsso dei fratellastri, gli odiosi "monetaristi"
del Governo, attenti solo a ripianare i disavanzi.
Attorno a sé la Ministra ha raccolto una folla
osannante, spesso prona e belante, ma ha anche incontrato
la dialettica resistenza di molti individui che hanno orgogliosamente
sostenuto il diritto alla cittadinanza attiva, alle pari opportunità,
alla vita indipendente, a poter "essere" nella società
come tutti. Obiettivi questi non perseguibili se non con interventi
radicali sospinti da una forte volontà politica. Niente
da fare, quindi, per ora.
Ma la Grande Sorella e la sua brigata durante la loro
avventura hanno anche partorito alcune norme, spesso con l'appoggio
dell'opposizione, che, pur con tutti i loro limiti, avrebbero
dovuto marcare una svolta almeno nel mondo della disabilità.
E' stata approvata la riforma dell'assistenza sociale.
La legge precedentemente in vigore era frutto di Francesco
Crispi, presidente del consiglio che forse lei ha assunto
fra i suoi modelli.
Alcune norme di carattere fiscale hanno concesso alcuni benefici,
limitati ma fortemente enfatizzati, alle persone con disabilità
e ai loro familiari.
E' stata modificata la legge quadro sull'handicap, rafforzando
(più a parole che con i fondi) gli interventi a favore
degli handicap gravissimi.
Anche le disposizioni relative al diritto al lavoro sono state
finalmente rimpiazzate da un impianto normativo che dovrebbe
permettere un collocamento mirato (la persona giusta al posto
giusto).
Ancora: è stato approvato un Programma di Azione del
Governo per le politiche dell'handicap da realizzarsi nel
triennio che va dal 2000 al (sic!) 2003.
E' un programma, nel caso non l'avesse letto, che non
è possibile non condividere. Ma è anche molto
impegnativo. Con slancio, ma anche con disincanto, vi abbiamo
collaborato anche noi di Mobilità. Con lo stesso disincanto,
a costo di apparire un po' qualunquisti, accogliamo ora il
cambio di maggioranza.
Adesso la palla passa al suo Governo e la situazione ci
ricorda molto uno spassoso episodio accaduto un ultimo dell'anno
di qualche tempo fa. Alcuni amici entrano in un rinomato e
costoso locale dove bivaccavano alcune simpatiche ed avvenenti
ragazze. Il più intraprendente, senza consultare gli
amici, urla al cameriere: champagne per tutti! Il conto era
talmente alto che tutti dovettero mettere mano al portafoglio.
E nessuno osò tirarsi indietro per evitare figuracce.
Presidente Berlusconi, gli impegni presi da chi l'ha preceduta
sono indifferibili e ineludibili. Lo sono almeno tanto quanto
altre esigenze della società civile: il lavoro, la
sanità, le infrastrutture, il rilancio dell'economia.
Siamo convinti che nelle politiche per i più deboli
non si rispecchi solo la civiltà di una nazione o la
benevola compassione dei suoi governanti, ma vi si ritrovi
anche la razionalità della spesa pubblica e, perché
no?, anche un modo di favorire occupazione e produzione di
reddito.
Qualche esempio? Le nostre città sono ancora tutt'altro
che a misura d'uomo soprattutto se questo non è giovane
e forte. Ci sono milioni di chilometri di marciapiede da rendere
accessibili, gradini da abbattere, piste ciclabili da realizzare,
rampe e scivoli da costruire, ascensori da istallare. Tutti
interventi poco appetibili per le grandi aziende (quelle del
Ponte sullo Stretto o della Variante di Valico), ma vitali
per le piccole imprese edili, le cooperative ed altre realtà
che operano esclusivamente in un ristretto ambito territoriale.
Altro esempio. Ogni anno vengono assicurate agli anziani
e ai disabili milioni di ore di assistenza, retribuite in
nero perché molti degli assistiti non potrebbero permettersi
di pagare contributi, IRPeF e tutti gli altri balzelli che
l'Erario impone. Contemporaneamente un'ora di assistenza domiciliare,
compresa di contributi e ritenute, può costare al singolo
20 mila lire. Le Aziende Uls pagano almeno il triplo per la
stessa prestazione. Ci pensi. Qualcosa le verrà in
mente.
Tutto ciò per dire che fra le tante sfide che la
attendono (ma che sarebbero toccate anche a Rutelli, se avesse
vinto), quella che le segnaliamo è assai particolare
e non può consistere solo in programmi apprezzabili
ma non finanziati, in finte agevolazioni, in proclami demagogici:
quello è un film che abbiamo già visto e che,
francamente, ci è venuto a noia.
Presidente Berlusconi, buon lavoro e attento al prezzemolo!
Carlo Giacobini
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