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Mobilità n. 16 - Anno 3

Abitare

Chi lava i piatti?

di Fabrizio Mezzalana

Disegno di Silvia FabrisTorniamo su un argomento che abbiamo già affrontato su queste colonne sulla spinta di molte richieste di informazione e di suggerimenti. La cucina è quell'angolo della nostra abitazione che più ci fa sentire in casa e in cui più si materializza quell'atmosfera domestica di cui difficilmente possiamo fare a meno che ci piaccia o no cucinare o lavare i piatti. Chi è disabile deve però costruirsi intorno le soluzioni che gli consentano di non sentirsi ostaggio di frigo e fornelli.

"Devo essere sincera: il problema dell'accessibilità della cucina non me lo ero mai posto. Sono stati necessari quindici giorni di pizza e panini per farmi rendere conto che ero prigioniera in casa mia!"

I quindici giorni di cui mi parlava Gianna erano quelli passati in clinica dalla madre per un banale incidente. Quindici giorni nei quali è rimasta sola in casa e durante i quali, non potendo nemmeno accedere in cucina, si è dovuta accontentare di cenare con pizza e panini. Dopo questa esperienza Gianna ha deciso: pur non avendo alcuna vocazione per la cucina, pur non volendo passare il suo tempo davanti ai fornelli, era giunta l'ora di rivolgersi a qualcuno che potesse darle qualche idea per risolvere il problema.

Il caso

Durante il nostro primo colloquio Gianna si presentò come una giovane donna di 36 anni, paraplegica da oltre 20 (livello lesione D10), completamente autonoma e molto attiva: lavora in una società che si occupa di pubblicità. Vive con la madre in un piccolo appartamento al piano terreno nel quale, negli anni e accumulando una sua personale esperienza, ha posto in essere quelle modifiche necessarie a renderla completamente autonoma all'interno dell'ambiente domestico. O quasi!

Il punto critico è sempre stato la cucina - un piccolo ambiente a ridosso della sala da pranzo - che però non è mai stato percepito come tale: un po' perché, come dice lei, "io sono negata per la cucina" ma soprattutto perché il problema non si era mai posto visto che la mamma se ne era sempre occupata.

Ma come abbiamo detto, a causa di quel banale incidente Gianna si è trovata di fronte alla cruda realtà: non poteva materialmente entrare in cucina, non poteva neanche prendere un bicchiere d'acqua (ha utilizzato il lavabo del bagno) o cucinare velocemente un piatto surgelato.

"È stato come vivere in una casa senza cucina; anzi, peggio, la cucina era lì, la vedevo ma non potevo entrarci e questo mi ha fatto capire che dovevo rendere accessibile anche quest'ambiente della casa ".

Lo stato di fatto

La cucina in questione è una stanza di circa 160 x 190 cm con ingresso dal lato corto. Su un lato sono posizionati il fornello a gas ed il lavello, sull'altro una dispensa e la lavatrice. Lo spazio libero di passaggio è in alcuni punti inferiore a 50 cm.

Come sempre il nostro lavoro è partito dall'analisi degli spazi esistenti tramite un accurato rilievo dei luoghi, successivamente abbiamo verificato le dimensioni e gli spazi di manovra necessari alla carrozzina utilizzata da Gianna ed infine le sue potenzialità effettive nelle operazioni da svolgere (es. abbiamo misurato la cosiddetta altezza manuale attiva che è la massima altezza dalla quale l'interessata è in grado di afferrare un oggetto).

Tutti questi parametri sono confluiti nella proposta progettuale finale illustrata in queste pagine.

Che fare?

Abbiamo eliminato la divisione tra cucina e soggiorno disponendo tutti gli elementi di arredo su un lato lungo ed un lato corto ottenendo una disposizione ad "L". Questo ci ha permesso di ottenere uno spazio sufficiente per l'approccio ai vari componenti della cucina considerando anche lo spazio sotto il piano di lavoro. Siamo riusciti a mantenere sia la lavatrice che la lavastoviglie posizionando il forno sopra quest'ultima ed ottenendo una maggiore facilità di utilizzo del forno stesso migliorando anche le condizioni di sicurezza visto che lo sportello in posizione aperta può essere utilizzato come pratico piano d'appoggio.

Manovre quotidiane

La disposizione ad "L" consente inoltre una comoda prossimità tra i fuochi ed il lavabo: occorre infatti pensare che l'utilizzo di una cucina da parte di una persona in carrozzina, sia pure estremamente "abile" ed autonoma, impone la necessità di piani di appoggio sui quali depositare le cose per poi ricercare la migliore posizione. Per esempio quando si scola la pasta occorre muoversi per gradi posizionandosi nei pressi della macchina del gas, spostando la pentola dai fuochi della macchina del gas al lavabo o nei suoi pressi ed infine posizionandosi correttamente davanti al lavabo dove effettuare la scolatura.

Alla mancanza della cappa sui fuochi della macchina del gas si è ovviato con un potente aspiratore applicato alla finestra; i pensili - fissi - sono stati posizionati ad un' altezza tale da consentire il loro miglior utilizzo in relazione alle potenzialità dell'interessata.

Prove generali

La definizione dell'ipotesi progettuale è stata effettuata a seguito di una attenta simulazione effettuata (nell'arco di due incontri di circa due ore ciascuno) presso il Servizio di Terapia Occupazionale del Centro per l'Autonomia: in tal modo Gianna ha avuto la possibilità di simulare le operazioni d'uso della cucina illustrata sui disegni per verificarne l'effettiva praticità.

I Lettori che visitano abitualmente fiere di settore e quelli più attenti agli aspetti dell'accessibilità delle cucine si saranno accorti che il progetto presentato non contiene alcun elemento di arredo specifico "per disabili" come per esempio pensili e/o scolapiatti sali-scendi elettrici. I disegni riprodotti su queste pagine raffigurano una cucina arredata con comunissimi componenti modulari opportunamente posizionati sulla base delle caratteristiche antropometriche e delle effettive potenzialità dell'interessata.

Questo non significa che siamo contrari all'adozione di meccanismi e, più in generale, all'introduzione di tecnologie all'interno delle abitazioni, piuttosto crediamo che la loro introduzione sia efficace solo se avviene in un ambiente nel quale il livello di accessibilità ottenibile con strumenti "tradizionali" (localizzazione degli arredi, calibrazione di altezze e dimensioni, opportune simulazioni, ecc.) sia già di buon livello.

Nel caso specifico emerge chiaramente come sia possibile realizzare un ambiente con un livello di accessibilità più che soddisfacente ricorrendo a strumenti e componenti di arredo comuni. Questo ci permette di ottenere oggettivi vantaggi sia dal punto di vista economico che dal punto di vista della reperibilità, possibilità di scelta, tempi di consegna, ecc.

Suggerimenti

Chiudiamo con alcuni utili suggerimenti impiegati nella redazione del progetto della cucina di Gianna, piccoli particolari applicabili ovunque e capaci di fare la differenza.

Cominciamo con il lavabo. Nelle cucine di più recente concezione si tende a diversificare le vasche del lavabo (due o più, generalmente di dimensioni diverse per vari usi) e ad affiancarle ad altri meccanismi (es. tritarifiuti); inoltre negli ultimi anni è molto cresciuta la profondità delle vasche. Una vasca molto profonda è indubbiamente utile per lavare i piatti mantenendo la stazione eretta ma diventa un vero e proprio ostacolo se i piatti li deve lavare una persona in carrozzina: per quest'ultima dobbiamo prevedere il piano di lavoro più basso rispetto al piano per una persona in piedi e, contemporaneamente, tenere conto dello spazio sotto il lavabo per le gambe. Con un lavabo di nuova concezione (ce ne sono anche profondi 30/35 cm) la persona in carrozzina è costretta o ad un utilizzo di fianco, senza poter infilare le gambe sotto il piano di lavoro, oppure ad alzare quest'ultimo con ovvie conseguenze: utilizzare il lavabo con le braccia sollevate! Quindi attenti alla profondità delle vasche, l'altezza ideale è 17/18 cm (ce ne sono ancora in commercio anche se non di immediata reperibilità) o, al massimo, 20/21 cm.

Se il lavabo è in acciaio o è fatto di un materiale che trasmette facilmente il calore, la parte inferiore delle vasche - quella a contatto con le gambe di una persona in carrozzina - deve essere opportunamente isolata (basta un rivestimento con un materiale plastico). Questo per scongiurare il pericolo di ustioni: questa precauzione diventa indispensabile se, come nel caso di Gianna, non si ha sensibilità sulle gambe.

I ripiani di credenze e soprattutto dei pensili è consigliabile che siano realizzati in vetro trasparente: questo consente di vedere meglio cosa vi è posato sopra a chi guarda il mondo da seduto.

Per concludere parliamo delle cerniere di pensili e mobiletti: sono da preferire cerniere che consentono la totale apertura dello sportello (apertura a 180°) in modo da evitare l'ostacolo rappresentato dall'ingombro dello sportello aperto.

Il Centro per l'Autonomia

Il Centro per l'Autonomia è un servizio territoriale ideato e gestito dall'Associazione Paraplegici di Roma e del Lazio in convenzione con la Asl Rm C di Roma - Regione Lazio. Si occupa del reinserimento dei lesionati midollari ricoverati presso l'Unità Spinale Unipolare del CTO di Roma ed estende i propri servizi a tutti gli utenti con disabilità che si rivolgono ad esso.

La finalità del Centro è il raggiungimento del massimo grado di autonomia attraverso la pianificazione di un percorso personalizzato che analizzi e tenga presente tutti gli aspetti della persona.

Il Servizio di Progettazione Accessibile

In particolare il Servizio di Progettazione Accessibile del Centro per l'Autonomia ha come obiettivo principale il raggiungimento del massimo livello di autonomia nella comoda e sicura utilizzazione degli spazi domestici o lavorativi delle persone con disabilità.

Il Centro per l'Autonomia è in Via G. Cerbara, 20 a Roma (00147).
Telefono e fax 06 51604253
In internet: www.centroperlautonomia.it
Email: f.mezzalana@centroperlautonomia.it

 

 

 

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