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Mobilità n. 17 - Anno 3
Viaggiare
La mia Normandia
di Maria Emilia Bagnatori
È
sempre uno stimolo per la nostra redazione ricevere resoconti
di viaggi effettuati dai nostri Lettori, soprattutto quando
la lettura ne risulta particolarmente piacevole come in questo
caso. Aspettiamo quindi i vostri racconti e le indicazioni
utili perché anche qualche altra persona con disabilità
possa imitarvi e trovarsi a proprio agio.
Mi piace viaggiare, per cui tutti gli anni in estate faccio
un viaggio.
L'anno scorso sono andata in Irlanda con una gita
organizzata, mi sono imbarcata a Cherbourg e sia all'andata
che al ritorno con il pullman ho attraversato la Normandia.
Di quel po' che vidi ne rimasi entusiasta, così quest'anno
ho deciso di organizzarmi per visitarla meglio.
Ho acquistato una guida sulla Normandia, l'ho letta, ho selezionato
le mete che mi sarebbe piaciuto visitare e in base ai giorni
che io e mio marito avevamo a disposizione ho elaborato un
programma di viaggio.
Da Lucca a Rouen
Siamo partiti sabato 11 agosto al mattino presto, destinazione
Rouen dove siamo arrivati dopo due giorni perché
i chilometri da Lucca sono veramente tanti e anche per i numerosi
"bouchons" (tappi, o meglio ingorghi) sulle autostrade
francesi.
La visita di Rouen è iniziata con la piazza del Vieux
Marché dove si trova la chiesa dedicata a Giovanna
D'Arco e un'enorme croce alta 20 metri che indica il luogo
dove morì sul rogo il 30 maggio 1431; poi è
continuata con l'affollata via del Gros-Horloge, con la visita
alla cattedrale di Notre-Dame, della chiesa di St. Maclou
in gotico fiammeggiante e dell'Aître St. Maclou che
nel cinquecento fu costruito come cimitero e ossario per la
popolazione decimata dalla peste.
In questo piacevole girovagare l'unico inconveniente è
stato quello dello "scuotimento" della carrozzina
sopra una pavimentazione in ciottolato di fiume.
Sulla costa
Il quarto giorno abbiamo iniziato il giro della costa dell'Alta
Normandia, la costa di alabastro, con le località
di Dieppe, Tréport, Fécamp e Etretat.
Qui devo dire che i paesaggi erano veramente idilliaci: scogliere
altissime bianche spettacolari che davano l'impressione
di sculture come quella di Aumont che sembra un elefante
che tuffa la proboscide nell'oceano, migliaia di gabbiani
che volano e si posano dappertutto, spiagge ciottolose in
mezzo a queste falaises, prati verdi e tranquillità.
I percorsi pedonali hanno sempre permesso l'accesso al lungomare,
mentre non è stato possibile quello al mare per la
mancanza di scivoli, passerelle e per la composizione sassosa
della spiaggia.
Proseguendo verso Le Havre, la costa cambia progressivamente
carattere assomigliando sempre più alla Costa Azzurra
e, attraversato il Ponte di Normandia lungo 2,5 chilometri,
eccoci nelle località altamente turistiche di Honfleur,
Trouville e Deauville. Inizia qui la "costa fiorita",
il cui luogo più piacevole è certamente Honfleur,
un vero gioiello di località portuale, famosa per i
dipinti di Monet e di altri impressionisti.
Chiese particolari
La maggiore città della Bassa Normandia è Caen
che durante la seconda guerra mondiale subì gravissime
devastazioni, perché fu il primo obiettivo dell'invasione
alleata del giugno '44. Qui la visita della città,
del castello e dell'Abbazia degli Uomini e delle
Donne mi porta via un giorno, anche perché per
vedere quella degli Uomini bisogna rispettare gli orari della
visita guidata.
Il pomeriggio apre alle 14,30 e la guida termina il giro
dopo quasi due ore ( conosco abbastanza bene il francese)
e questo ci impedisce di visitare altrettanto bene quella
delle Donne (di cui vedremo solo la chiesa) perché
l'ultimo orario utile è quello delle 16.
Queste due abbazie sono dovute al fatto che il duca di Normandia,
Guglielmo il Conquistatore, nel 1051 sposò una
probabile cugina Matilde ed incorse nella scomunica. Papa
Nicola II per ratificare il matrimonio e riammetterli nella
chiesa, chiese da parte di ognuno di loro la costruzione di
un'abbazia a Caen.
La presenza di scivoli ha permesso facilmente l'accesso
e la visita di questi luoghi. L'unico inconveniente è
stato arrivare alla tomba di Guglielmo il Conquistatore, per
cui la guida e mio marito mi hanno sollevato per permettermi
la salita di alcuni gradini.
Tracce di guerra
Dopo Caen iniziano le spiagge dello sbarco, che ancora oggi
sono chiamate con il loro nome in codice del tempo di guerra.
Prima troviamo quelle dove sbarcarono gli inglesi e le forze
del Commonwealth e più ad ovest quelle degli americani:
Omaha e Utah.
Ho visitato anche due cimiteri di guerra, uno americano e
uno inglese e vari memoriali. Mio marito non sarebbe mai uscito
da questi musei, ma per me erano un po' tutti uguali, per
cui proposi: "Non più di un memoriale al giorno".
Ad Arromanches sono visibili ancora i resti di uno
dei porti prefabbricati Mulberry che resero possibile lo sbarco
su vasta scala. A pochi chilometri dalle spiagge si trova
la località di Bayeux con la sua magnifica cattedrale
che un po' mi ha fatto penare perché non accessibile
alle persone sulla sedia a rotelle. Vi sono alcuni gradini
fuori e altrettanto all'interno. Così ho lasciato la
carrozzina all'ingresso e l'ho visitata a piedi.
Bayeux fu la prima città francese ad essere liberata
nel 1944 il giorno dopo il D-Day (in Normandia è chiamato
J-Jour ) e fu occupata così rapidamente che riuscì
ad evitare seri danni e divenne la capitale della Francia
libera.
Il viaggio termina con la visita della gigantesca Basilica
di S. Teresa a Lisieux meta di pellegrinaggi. Mi
sono rimaste da vedere la Normandia interna e il Mont S. Michel,
che non so come farò a visitare perché si tratta
di un isolotto con in cima un'abbazia raggiungibile attraverso
centinaia di gradini. Il problema per ora è rimandato.
Dormire e mangiare
Durante questo periodo di vacanza ho quasi sempre pernottato
in una catena di alberghi "Mercure" molto
confortevoli, con parcheggi riservati in prossimità
degli ingressi accessibili, ascensori ampi, camere spaziose,
ma con i bagni i cui servizi igienici erano separati dalla
zona lavandino. Non si poteva entrare con la carrozzina e
anche per chi ha ancora un po' di mobilità lo spazio
era talmente poco che si rendeva necessario l'aiuto di un'altra
persona. Lo stesso problema l'ho incontrato anche nei ristoranti
in cui sono stata. Le ridotte dimensioni dei servizi igienici
o la presenza di gradini non permettevano l'accesso alle persone
che non avessero potuto lasciare per un po' la carrozzina.
Una cosa positiva, invece, che ho notato in queste zone,
è stata quella dei parcheggi riservati sempre
liberi e mai occupati da "abusivi", dimostrazione
di civiltà e di sensibilità per chi ha problemi
di mobilità.
Sono stati nove giorni bellissimi, il clima era ideale: sole
e venticello fresco. Ho mangiato ostriche e altre specialità
della regione, bevuto il sidro e il Calvados.
Quando sono in giro per il mondo sto bene, dimentico tutto:
la casa, il lavoro, la mia lombosciatalgia eccetera eccetera.
E' una terapia.
Dicembre 2001
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