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Mobilità n. 18 - Anno 3

Comunicazione Aumentativa

Capirsi per capire

di Nadia Zamai

La comunicazione fra le persone, pur non essendo palpabile e tangibile, è la cosa più concreta e vitale della nostra quotidianità. Alcune persone possono avere più o meno gravi difficoltà nel comunicare agli altri le proprie esigenze, il proprio pensiero e i propri sentimenti. Se ci fermiamo alla comunicazione orale, come unico modo di interagire, non riusciremo mai a superare le difficoltà. Fortunatamente alcune tecniche, serie e consolidate, ci vengono in aiuto e sono utili, oltre che alla persona interessata, anche a chi gli sta attorno: familiari, operatori, insegnanti, terapisti o, più genuinamente, amici.

Numerosi sono gli studi riguardanti la comunicazione con teorie talvolta assai diverse. A costo di sembrare scontati possiamo asserire che la comunicazione è una procedura che consiste in uno scambio continuo di informazioni tra vari individui secondo un codice comune e attraverso un canale. Il messaggio deve cioè assumere una determinata forma (parola, numero, simbolo) e una volta codificato deve trovare un mezzo (canale) attraverso il quale essere trasferito. Il mezzo può essere rappresentato, a titolo di esempio, da un nastro registrato o da una pubblicazione, ecc. La comunicazione però non può essere vista solo come una semplice procedura che permette un passaggio d'informazioni e di contenuti, non significa cioè solo poter parlare o scrivere o disegnare. La comunicazione è anche un'interazione tra due o più individui che alternativamente possono assumere il ruolo di trasmettitore o ricevitore del messaggio. La comunicazione quindi, presuppone anche una relazione. Entrano in gioco le emozioni, i comportamenti, i gesti, i vari stili, la storia personale. L'insieme complesso di questi fattori non può che influenzare sia l'emissione che la ricezione del messaggio. Quante volte ci è capitato di esprimere un opinione in modo fermo e autorevole, ma la nostra emozione ci ha traditi non tanto nella voce o nel modo di verbalizzare il concetto quanto nel rossore diffuso in viso?

Linguaggio privilegiato

La società ha sempre privilegiato il linguaggio orale e scritto quale strumento principale per comunicare. Il linguaggio orale, in particolare è diventato lo strumento di comunicazione per eccellenza avendo dei "costi" assai ridotti rispetto ad altre forme di comunicazione. Non a caso quando si parla di comunicazione ci si riferisce normalmente a quel passaggio di informazioni di tipo orale. Ma le persone che non hanno mai avuto l'uso della parola o che si trovano momentaneamente privi o che hanno notevoli difficoltà ad usare questo tipo di linguaggio come comunicano? Come riescono a entrare in contatto con gli altri, ad esprimere i loro bisogni, le loro emozioni, le loro idee? Se non si riesce a ripristinare o a far evolvere la funzione verbale non si può davvero comunicare? Non è proprio così. In mancanza della capacità di parola o scrittura si possono usare altri tipi di linguaggio sempre che, nella persona, ci sia il desiderio, l'intenzionalità, la volontà di comunicare. Perché senza questa intenzionalità da parte dell'emittente e un'analoga intenzionalità di ricevere dal parte del ricevente non si può dire ci sia reale comunicazione. Da molti anni il problema della disabilità verbale viene affrontato come un problema di comunicazione per cui si sono studiate e cercate soluzioni alternative che permettessero alla persona che non può usare i normali veicoli espressivi di poter esprimere il suo pensiero agli altri senza doversi sentire prigioniero della propria disabilità.

Modi diversi

In queste colonne non trattiamo accuratamente i vari tipi di comunicazione aumentativa quanto piuttosto cercheremo di porre l'attenzione su alcuni aspetti cruciali della teoria e della tecnica della Comunicazione Aumentativa Alternativa.

Questa non è molto nota in Italia, se non da alcuni anni, anche a causa di una letteratura quasi del tutto assente in lingua italiana. Il termine Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA) deriva dall'inglese Augmentative Alternative Communication dove l'aggettivo aumentativa sta ad indicare come le modalità di comunicazione utilizzate integrino, aumentino e quindi accrescano la comunicazione naturale. L'aggettivo alternativa, invece, viene usato sempre meno perché presuppone la sostituzione del linguaggio orale mentre, al contrario, è importante sottolineare come le modalità utilizzate siano tese non tanto a sostituire quanto ad aumentare ed integrare il comune linguaggio. La Comunicazione Aumentativa Alternativa è quindi un'insieme di conoscenze, di tecniche, di strategie e di tecnologie che si possono attivare per facilitare e migliorare la comunicazione con persone e bambini che presentano gravi disabilità motorie, intellettive o linguistiche permanenti o temporanee.

Lo scopo di questo tipo di comunicazione è di compensare queste carenze comunicative al fine di fornire dei mezzi espressivi adatti ad esprimere adeguatamente i loro bisogni.

Gli interventi di Comunicazione Aumentativa Alternativa sono indicati, in linea generale, per le condizioni di disabilità congenite (ad esempio sindromi genetiche, paralisi cerebrali infantili, disprassia e disfasia di sviluppo, alcune forme di autismo), condizioni acquisite (ad esempio esiti di trauma cranico, ictus), condizioni neurologiche evolutive (ad esempio sclerosi multipla, morbo di Parkinson), condizioni temporanee ( ad esempio nei casi di persone "intubate" a seguito di interventi chirurgici).

Teoria o tecnica?

Considerato che la comunicazione ha una connotazione sociale, gli interventi di Comunicazione Aumentativa Alternativa non possono non avere un obiettivo comune: quello di studiare e fornire soluzioni che facilitino la comunicazione e quindi l'interazione tra la persona e il suo ambiente di vita.

La Comunicazione Aumentativa Alternativa non deve quindi essere vista come un insieme di tecniche riabilitative rivolte solo alla persona disabile quanto piuttosto un approccio da applicare in ogni momento della vita della persona permettendogli di comunicare con l'esterno in qualsiasi momento.

A chi è utile?

Gli interventi sono di una certa complessità e necessitano di figure professionali preparate, ma come già detto è importante che questi interventi siano rivolti anche alle persone che vivono (es. familiari) o lavorano con la persona o il bambino disabile (insegnanti, animatori ecc.). Solo con la capacità e l'acquisizione comune di abilità comunicative aumentative si possono ottenere dei successi riabilitativi. Le persone coinvolte devono necessariamente acquisire e sviluppare delle strategie di tipo adattativo. La persona disabile deve acquisire nuove tecniche di espansione del linguaggio, mentre il partner deve imparare non solo a valorizzare gli sforzi comunicativi della persona con cui sta comunicando, ma deve anche imparare a porre domande adeguate. Si tratterà allora di capire, individuare e determinare i bisogni e le difficoltà comunicative che la persona incontra quotidianamente e di conseguenza valutare le soluzioni più idonee per facilitare la comunicazione.

Va da sé che non ci sono delle soluzioni precostituite e che queste saranno diverse e quindi personalizzate a seconda dell'età della persona (è un bambino di pochi anni o una persona adulta?), al suo sviluppo relazionale e cognitivo, alla sua motivazione all'apprendere un nuovo modo di comunicare, all'ambiente in cui vive, ecc.

È importante che, nel caso non esista alcuna concreta possibilità di ripristino della comunicazione verbale, vengano messi in atto da subito interventi mirati all'acquisizione di tecniche di comunicazione alternativa che aiutino il bambino a strutturare le funzioni di base della comunicazione senza le quali si rischia di compromettere l'acquisizione di abilità cognitive e lo sviluppo di una certa autonomia.

Gli strumenti forniti devono essere non solo idonei alle esigenze del bambino in quel determinato momento della sua vita, ma devono anche essere flessibili in quanto dovranno adattarsi all'evolversi delle abilità del bambino. È importante soprattutto aiutare il bambino a sviluppare e potenziare le proprie abilità residue insegnandogli le strategie adatte per poter permettergli di usare il più autonomamente possibile i vari simboli e ausili a disposizione.

I simboli grafici

Uno dei principali strumenti di Comunicazione Aumentativa sono i sistemi simbolici grafici che danno la possibilità di esprimersi attraverso dei segni grafici alle persone che sono impossibilitate a produrre simboli, ma sono in grado di selezionarli.

Uno dei più conosciuti e sofisticati sistemi grafici basati sul significato sono i simboli Bliss, ideati e creati da un ingegnere chimico austriaco, Charles K. Bliss. Sono strutturati e raccolti in un vocabolario, disponibili sia sotto forma di francobolli adesivi da posizionare su supporti cartacei (tabelle di comunicazione) sia in versione informatizzata (per poter essere usati con un computer).

La selezione dei simboli può avvenire direttamente (la persona sceglie il simbolo da posizionare sulla tabella o indica il simbolo con una qualsiasi parte del corpo) o a scansione con l'aiuto del partner comunicativo. Ogni simbolo corrisponde ad un messaggio ed è accompagnato dal significato scritto per far comprendere il messaggio anche a chi non conosce questo sistema di comunicazione.

Naturalmente le tabelle saranno, alla luce di quanto scritto prima, personalizzate e quindi studiate in base alla patologia e ai bisogni della persona, all'età e al contesto in cui verrà utilizzata la tabella.

Ad integrazione delle tabelle di comunicazione si possono usare anche degli ausili di comunicazione con uscita di voce denominati VOCAS (Vocal Output Communication Aids) i quali possono essere costituiti da uno o più pulsanti dove la loro pressione provoca l'ascolto di un messaggio preregistrato. I messaggi che possono essere programmati sono però in numero definito e quindi limitano la comunicazione.

I programmi software che riproducono le tabelle di comunicazione, invece, non hanno nessun limite numerico di messaggi e l'accesso può avvenire con tastiera, dispositivi di puntamento, sensori.

Le tecniche di Comunicazione Aumentativa Alternativa descritte non possono certamente sostituire la praticità, la velocità, la precisione del linguaggio orale ma offrono la possibilità ai bambini e alle persone con disabilità verbali di poter finalmente comunicare.

A chi rivolgersi

Fra i vari soggetti che si occupano di Comunicazione Aumentativa, proponendo talvolta anche corsi di formazione, va senza dubbio segnalato per la sua autorevolezza il Centro Benedetta D'Intino di Milano.

Il Centro non si occupa solo di questi aspetti, ma gestisce varie altre iniziative e servizi fra cui:

  • il servizio di psicoterapia psicoanalitica individuale e di gruppo (secondo il modello della clinica Tavistock, scuola di psicoterapia psicoanalitica di Londra) per l'osservazione e il trattamento dei disturbi di bambini ed adolescenti con supporto alle famiglie;
  • il servizio 0 -5 anni, consulenza breve per futuri genitori e famiglie con bambini da 0 a 5 anni;
  • il servizio di consultazione telefonica gratuito per i genitori che desiderano parlare dei loro problemi riguardanti la crescita dei figli,
  • la biblioteca specialistica nel campo della psicoanalisi e della psicoterapia infantile, dell'adolescenza e della famiglia,
  • il servizio di documentazione sulla Comunicazione Aumentativa Alternativa.
  • la scuola di formazione biennale in Comunicazione Aumentativa. Organizza inoltre incontri, dibattiti e convegni a livello nazionale e internazionale e corsi rivolti a terapisti, genitori o facilitatori (persone che sono a contatto con il bambino).

Centro Benedetta D'Intino Via Sercognani, 17 - 20156 Milano - Telefono e fax 02.39263940
Email: infocbdi@benedettadintino.it
In internet: www.benedettadintino.it

Gennaio 2002

 

 

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