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Mobilità n. 19 - Anno 4
Taccuino di Viaggio
Treno amico
di Anna Grazia Giulianelli
Non
sempre i commenti sui servizi resi dalle Ferrovie Italiane sono favorevoli.
Raccogliamo anche molte segnalazioni negative rispetto all'accessibilità
delle stazioni e più ancora sul servizio di assistenza. Forti sono poi
le critiche rispetto all'obbligo di prenotare 24 ore prima della partenza.
Ma ci sono anche pareri positivi che nascono soprattutto dalla memoria di tempi in cui la situazione era ancora peggiore. Leggiamo quindi volentieri questo piacevole taccuino di Anna Grazia Giulianelli.
Sono sempre stata un'amante dei viaggi in treno.
Studentessa universitaria a Padova, prendevo spesso il Romulus (Roma-Vienna) e ogni volta pensavo a quanto mi sarebbe piaciuto fare il viaggio fino alla destinazione finale. Non l'ho ancora fatto ma chissà che con il tempo non ci riesca. Un altro viaggio mitico resta quello sull'Orient Express: da pochi anni riattivato ma anche oggi per un'élite di ricchissimi...certo se vincessi una lotteria partirei immediatamente.
Ricordi
Il primo viaggio in treno dopo l'incidente (nel quale ho riportato una lesione al midollo spinale che ha compromesso la motricità degli arti inferiori costringendomi ad utilizzare due tetrapodi per spostamenti brevi e la carrozzina per percorsi lunghi), è stato più una sfida che un viaggio.
Stavo ritornando ad una vita "quasi normale" e volevo andare a trovare una cara amica romana con la mia secondogenita che aveva allora cinque anni e non aveva mai viaggiato in treno con me, ma lei non accettò la proposta.
Viaggiare in treno con la mamma proprio non lo voleva fare. Il sospetto che dipendesse dalla mia disabilità era forte ma non ci fu verso di farla confessare. Con il babbo sì, con la zia pure, con la mamma no "perché no".
Decisi allora di prendere il treno per andare ad una riunione a Modena e dimostrarle che non era poi così difficile.
Non esisteva ancora il servizio assistenza, né sapevo a quali difficoltà sarei andata incontro. Fu tragi-comico: si aprì la borsa e mi cadde un tetrapodo sotto al treno, ma grazie al tempestivo aiuto di passeggeri con l'anima samaritana mi issai a bordo.
Il ritorno andò meglio. Quando a casa raccontai l'avventura il commento della mia bimba fu "impossibile". Dunque era vero: non riusciva a vedermi capace di viaggiare in treno e, giustamente, temeva di doversi occupare di me invece di avere una madre rassicurante al fianco.
Andammo a Roma e la cosa più divertente fu proprio il viaggio in treno.
Anni dopo
Da allora ho preso il treno centinaia di volte e forse anche migliaia. Per 6 anni ho fatto la pendolare contando sull'aiuto di altri pendolari diventati poi amici, ma solo da quando c'è il servizio assistenza viaggio tranquilla.
È un servizio prezioso, mi consente di salire su qualunque treno senza preoccuparmi, di viaggiare da sola con la carrozzina al seguito senza coinvolgere 15 passeggeri negli aiuti, di scendere senza timore che il treno riparta mentre sono ancora alle prese con i gradini. Vado ogni anno a fare i controlli in un lontano ospedale specialistico con armi e bagagli da sola, senza obbligare un familiare ad un lungo viaggio solo per accompagnarmi.
Ormai su certe tratte gli assistenti mi riconoscono e mi salutano.
Litigi
Una sola volta ho litigato con un addetto all'assistenza che mi aveva scambiato per un pacco e mi trattava da tale. Infuriata stavo andando a protestare, confortata da viaggiatori casuali che avevano seguito la sceneggiata, quando ho visto un treno che faceva al caso mio: raccontata la vicenda, il capotreno si è messo a mia disposizione aiutandomi anche a salire. Così ho viaggiato per la prima volta in un Eurostar con spazio per carrozzine e bagno anche per disabili!
Con la carta blu è diventato ancora più comodo perché permette, a chi viaggia con me, di non pagare il biglietto e questo significa che ho l'assistenza del personale ferroviario e posso avere quella premurosa, ma a volte poco esperta, di amiche e amici che accettano di accompagnarmi soprattutto da quando questo non comporta un raddoppio nel prezzo del biglietto. Mi pare un provvedimento civile poiché è difficile operare una discriminazione tra accompagnatore/viaggiatore e accompagnatore.
Libera di muovermi
Poter viaggiare in treno rappresenta per me una straordinaria conquista di libertà!
Sono salita su ogni tipo di treno, dal Pendolino, terribile e più stretto di un aereo, ai vecchi Interregionali per salire sui quali occorre fare una specie di scalata in "free climb". L'attimo in cui in retromarcia cerco l'appiglio e non l'ho ancora trovato mi sento un alpinista sospeso nel vuoto. E non sono mai andata in montagna!!!
Negli anni sono diventata abilissima ma l'età comincia a farsi sentire con una antipatica rigidità negli arti che con il freddo peggiora. Poco tempo fa, scendendo da un treno, una gamba mi ha ceduto ma nessuno ha avuto il tempo per fare qualcosa: aggrappata al corrimano, ho ruotato su me stessa e, con una certa involontaria eleganza nel movimento, mi sono seduta sul gradino e ho messo i piedi a terra.
Dopo però se non c'era la provvidenziale carrozzina delle FFSS non avrei fatto un passo. Avevo una terribile tremarella nelle gambe!!!
Controindicazioni
È vero che bisogna recarsi allo sportello ferroviario per la domanda di assistenza almeno 24 ore prima; è anche successo che in qualche stazione abbia dovuto farne a meno perché si erano dimenticati. E' vero anche che il servizio non esiste in tutte le stazioni e che l'elevatore idraulico non è sempre reperibile nelle stazioni in cui c'è il servizio assistenza e sono gli addetti che "caricano e scaricano" di peso passeggero e carrozzina. E' altrettanto vero che le persone hanno disabilità diverse e non tutte rientrano in quelle indicate ma c'è poi anche gente come me fatta apposta per confondere. A volte chiedo la carrozzina FS perché si tratta di un viaggio breve ed evito di portare la mia, altre volte invece viaggio con la mia sedia a rotelle.
Attrezzarsi per consentire anche a cittadini con disabilità di viaggiare è comunque un indubbio segno di civiltà che le Ferrovie Italiane hanno adottato da tempo e che devono mantenere e migliorare.
Automazione?
Ogni volta che sento parlare di automazione delle stazioni ferroviarie minori mi chiedo che fine farà il servizio assistenza, quello mica si automatizza! Se questa è la direzione mi viene il fondato sospetto che le alte sfere delle ferrovie non abbiano consapevolezza del livello di servizio che stanno offrendo ai clienti disabili e invito tutti coloro che utilizzano questo mezzo di trasporto e condividono i miei apprezzamenti a segnalarlo alla redazione che poi provvederà a recapitarlo ai responsabili.
Ho incominciato a pensare a questo articolo di fronte alla meraviglia di amiche che viaggiavano con me per la prima volta e, piacevolmente sorprese, sperimentavano un servizio di qualità.
Il commento è sempre lo stesso: "finalmente qualcosa che funziona".
Qualcosa da raccontare e divulgare .
Come l'ultimo viaggio: torno da Roma con un'amica ma a Bologna il treno è stracolmo di gente. Trattandosi di un Interregionale dovrei salire sulla carrozza di testa. Impossibile. C'è però, proprio attaccato alla locomotiva un altro accesso e l'amica chiede se possiamo salire su quello. Perplesso, il ragazzo che si occupa dell'assistenza mi fa notare che ci sono solo due gradini a pioli ma, conoscendomi, lascia a me la valutazione. Non è facile ma è l'unica possibilità. Mi mettono il piede sul primo gradino e al mio via io tiro con le braccia, loro spingono da terra mentre il capotreno aiuta ad issarmi.
È fatta. Farò uno splendido viaggio come bicicletta, senza folla. Scendere si rivela più facile per me e per la mia amica: seduta a terra metto giù le gambe e sono già in piedi. L'unica a non capire è la signora dell'assistenza che mi accoglie con la carrozzina. Non le sembro una bicicletta anche se viaggio su ruote!
Marzo 2002
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