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Mobilità n. 23 - Anno 4
Lobby a costo zero
Ricomincia
la sarabanda della Finanziaria che per molti responsabili
di associazioni, sindacati, operatori del settore della disabilità
coincide con un periodo di stressante "lavoro politico".
La Finanziaria è la norma più importante dell'anno
e bisogna tentare di inocularvi qualche utile novità
anche per le persone con disabilità. Si chiama lobbying
l'azione di pressione da esercitare sui parlamentari e sulle
commissioni che presso le due Camere sono incaricate di redigerne
il testo.
Ci vuole tattica, strategia e bon ton. Genio e velocità
di azione. Contatti giusti al posto giusto. Leve da muovere,
pedine da spostare e carichi da giocare. Il tutto per il bene
comune e per il (giusto) interesse particolare.
Il momento è delicato: vale allora la pena fissarci
un semplice vademecum onde evitare passi falsi e per raggiungere
l'obiettivo. Come deve agire il responsabile di un'associazione
che voglia proporre degli emendamenti alla Finanziaria?
Innanzitutto l'acchiappo. Bisogna "incantonare"
un parlamentare (Camera o Senato, poco importa) che faccia
proprio l'emendamento e lo presenti in commissione o, direttamente
in aula. Solitamente vale la regola che, quando si tratta
di raggiungere un obiettivo, ha poca importanza il colore
politico. È una regola aurea che propugna in particolare
chi ha pochi contatti con la maggioranza del momento. Ovviamente
se l'emendamento è avanzato dalla minoranza ha minori
probabilità di essere preso in considerazione, ma questo
non lo ammetterà mai nessuno.
Trovare un parlamentare! Si può avere la fortuna di
contarne uno fra gli ex compagni di liceo oppure fra gli ex
colleghi. Più di frequente sarà l'amico di un
amico che grazie ad un altro amico vi procurerà l'abboccamento.
Se operate nella capitale il gioco è più facile
per via della maggiore densità (week end esclusi) di
popolazione senatoriale e deputata. Inoltre alcuni gruppi
parlamentari incontrano le associazioni per ascoltarne le
proposte. Si tratta spesso di caotiche riunioni in cui i più
hanno comunque la sensazione di aver espresso, da un'autorevole
tribuna, il progetto più intelligente. E questo è
già un risultato. Elementi consueti: c'è sempre
qualcuno (parlamentare o affiliato) che prende diligentemente
appunti su tutti i suggerimenti accoratamente espressi. Gira
sempre un foglietto volante che raccoglie i nomi, le sigle,
gli indirizzi reali e di email, i numeri di telefono (foglietto
che andrà perso dopo l'incontro). La stanza dell'incontro
è sempre una soluzione di ripiego (all'ultimo momento
ci si è resi conto che la prima sede era inaccessibile).
Se siete più scafati degli altri tentate di recuperare
il numero di telefonino del parlamentare che vi sembra più
introdotto dei colleghi e lo contattate poi senza che le altre
associazioni lo sappiano.
L'incontro. Se siete stati bravi o potete contare su agganci
più favorevoli riuscirete ad avvicinare il vostro parlamentare,
il cavallo su cui avete deciso di puntare, il deputato che
si è dimostrato disponibile ad ascoltarvi. Se vi va
di lusso potrete addirittura incontrarlo a cena o a pranzo
(pagate voi, prima che sia lui a chiedervelo). Durante l'incontro
potrete finalmente presentare le vostre proposte. Abbiate
però l'accortezza di lasciar scivolare nel discorso
il numero dei vostri associati e la gamma di potenziali interessati
alla proposta. Sono questi numeri che danno spessore alla
vostra proposta. Meglio se i dati hanno anche il dettaglio
dell'incidenza sul collegio elettorale di riferimento. Durante
il colloquio avrete sempre la certezza che il parlamentare
sta ascoltando la vostra proposta di emendamento alla Finanziaria
come se fosse il dettaglio più qualificante dell'intera
manovra. È allenato a dare questa impressione.
È possibile che dobbiate sorbire una lunga predica
sul realismo politico, sulla necessità di bilanciare
le tensioni nella maggioranza, sulle difficoltà finanziarie
congiunturali. Il tutto sarà condito di aneddoti gustosi
di vita parlamentare, su retroscena e gossip che potrete poi
riutilizzare quando dovrete far pesare i vostri contatti più
importanti. E anche questo è un risultato.
E oltre agli aneddoti ci sarà - ad allietarvi - anche
qualche caustica e magari un po' volgarotta barzelletta. Ridete
di gusto, anche se la sapete già. Più ridete
e meglio è.
Il parlamentare vi darà del "tu" per tutto
l'incontro, guardandosi bene dall'autorizzarvi a ricambiare
la formula. Non prendetevela: lo fa perché si sente
- in fondo - il vostro fratello maggiore che peraltro ben
comprende i problemi della disabilità. Fatalmente infatti,
durante l'incontro, spunterà qualche parente o strettissimo
amico che - guarda caso - ha un serio problema di disabilità
che ha toccato profondamente il Nostro. Quale maggiore garanzia
di sensibilità politico-etico-finanziaria?
Il proficuo abboccamento si concluderà con una domanda
e una richiesta. La domanda: "questo emendamento è
stato già suggerito a qualche altro collega?"
Meglio rispondere di no. Se si risponde "sì",
avere l'accortezza che sia un parlamentare dell'altra ala
del Parlamento e di un altro schieramento. Dover condividere
l'eventuale merito potrebbe demotivare il nostro contatto.
La richiesta invece sarà più operativa: "inviami
il testo dell'emendamento e la relazione. Entro domani. Sai
... questi sono i tempi della politica.".
Passerete la giornata successiva a tempestare di telefonate
chiunque vi potrà aiutare ad elaborare il testo dell'emendamento
e la relazione che avete tutta in testa ma che non avete mai
avuto tempo di scrivere. "Bisogna fare presto! L'onorevole
mi ha assicurato che verrà sicuramente approvato! Mi
spiace essere pressante, ma questi sono i tempi della politica."
Prima di sera avrete inviato via fax il testo dell'emendamento.
Voi, la vostra proposta l'avete presentata. E questo è
già un risultato.
Non vi resta che mettervi in attesa. È possibile che
riceviate una telefonata (di solito in prima serata) del segretario
particolare del vostro onorevole che vi chiede di fornirgli
i dati per calcolare i potenziali beneficiari, il mancato
introito per l'erario e le possibili altre ricadute in termini
contabili.
Niente paura. Inventate, con qualche credibile approssimazione,
le cifre: in Italia nessuno controlla questo tipo di dati
tant'è vero che abbiamo una voragine nei conti pubblici.
E non sarà la miseria che richiedete a far tracollare
il bilancio.
Rimettetevi in attesa non dimenticandovi di acquistare ogni
giorno "il Sole 24 Ore" per seguire l'iter dei lavori
parlamentari. Se non siete dei novellini in fatto di internet,
potete anche dilettarvi - sul sito del parlamento - a leggere
gli atti delle discussioni in commissione e in aula cercando
freneticamente se fra tutte le proposte avanzate dal vostro
onorevole ci sia anche la vostra. Se non la trovate sicuramente
ci sarà stato qualche comprensibilissimo intoppo politico-istituzionale
di cui non ha colpa il vostro deputato (o senatore). Il più
delle volte vi perderete - vostro malgrado - nei meandri dei
verbali, dei rinvii e degli aggiornamenti di seduta. Meglio
così: la sorpresa l'avrete solo alla lettura del testo
definitivo in Gazzetta Ufficiale.
Buone regole per quest'anno. Il 2002 è un'annata particolare.
L'inflazione festeggerà il natale forte del suo 3%.
Le entrate dello stato piangono rosso e il disavanzo non è
certo dei più rosei. Che sia la congiuntura internazionale
o che sia colpa di qualcuno, lo diranno gli storici dell'economia.
Ma tant'è. Per quest'anno è forse preferibile
soprassedere a qualsiasi emendamento che comporti un esborso,
anche indiretto, per l'erario. È quindi meglio evitare
di chiedere il rifinanziamento dei contributi per l'eliminazione
delle barriere architettoniche o quelli per la vita indipendente
dei disabili gravissimi, proporre di sanare i paradossi della
normativa sui permessi lavorativi e sui congedi retribuiti,
o - non sia mai! - suggerire l'aumento delle pensioni di invalidità.
Per quest'anno avanzate solo emendamenti a costo zero. Non
vi chiuderanno subito la porta in faccia. Lo faranno dopo,
semmai. E questo è già un risultato.
Carlo Giacobini
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