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Mobilità n. 24 - Anno 4

Sport e vita

Col vento in poppa

di Luigi Conzon

Dream e il suo equipaggioOtto marinai solcano il mare e la loro disabilità li riunisce in un team: The Wheel. L'equipaggio partecipa alla Barcolana con un'imbarcazione a vela di 14 metri e mezzo, superando le difficoltà e tagliando il traguardo con soddisfazione e divertimento. Pubblichiamo volentieri le impressioni di uno di loro.

Settembre 2002, una serata come tante altre dopo una lunga giornata di incontri e riunioni a scuola. Come sempre barbose ed inutili.

Squilla il telefonino ed una voce sconosciuta mi chiede se sono Luigi Conzon, un paraplegico esperto di vela disponibile a partecipare ad una manifestazione importante: la Barcolana, che avrà luogo a Trieste in una domenica di ottobre.

Alla sorpresa suscitata da questa domanda retorica, segue la presentazione del personaggio e di come è arrivato a me.

Una vita in mare

Alessandro è un paraplegico per un incidente stradale avvenuto nel 1965 ed è amante del mare al punto da passare una decina di anni al comando di una goletta nei mari caraibici, e prima di altre imbarcazioni meno impegnative. Trent'anni di vita avventurosa.

Sinteticamente mi racconta la sua vita di marinaio e mi parla di come è nata l'idea per la quale ora mi chiama.

Tutto ha inizio al Salone della Nautica di Genova del 2001 quando incontra Andrea, anche lui paraplegico di 25 anni che si sta facendo costruire un catamarano adatto alle sue condizioni. Andrea gli racconta della passione per le barche, della sua partecipazione a numerose regate e dell'idea che con il costruendo mezzo intende partecipare alla Barcolana, regata triestina.

Alessandro, colpito dall'idea dell'iniziativa, si mette al lavoro per concretizzarla.

L'equipaggio

In primavera, visitando il "Venice Floating Show", conosce Marco, altro appassionato di vela, ingegnere nautico, anche lui esperto navigatore paraplegico e presente ad uno stand con la 2.4, imbarcazione monoposto adatta anche ad essere condotta da persone senza l'uso delle gambe. Tutti i comandi e le scotte per le vele sono a portata di mano nella plancia. Tra una parola ed un'altra espone l'idea, favorevolmente accolta.

Infine Massimo, polio che naviga da oltre un ventennio prima con un 14 metri, ora con un otto metri.

Ad aprile di quest'anno ne parlò con alcuni amici tra cui il presidente della Lega Navale di Treviso, esprimendogli un "sarebbe fantastico partecipare alla Barcolana con un equipaggio di soli disabili!" E la cosa finì, o per meglio dire iniziò a concretizzarsi.

Il comitato

Anche le sorelle di Alessandro rimasero positivamente impressionate da questa idea e iniziarono a ricercare possibili sponsor. Durante l'estate fu formalizzata con la fondazione di un comitato: The Wheel. Trovata la barca, gli sponsor e il patrocinio di enti importanti dalla Marina Militare a Unindustria di Venezia, dalla Lega Navale Italiana alla Compagnia della Vela, dalla Regione Veneto alla Reale Società Canottieri Querini e all'Autorità portuale di Venezia si dà il via alla realizzazione.

La presidente del comitato, Maria Giulia Montessori verso la fine del mese di settembre mi telefona per spiegarmi nei particolari i dettagli dell'iniziativa.

Il programma prevede che il 5 e il 6 ottobre ci si debba trovare al Collegio Navale Morosini di Venezia per provare l'imbarcazione Lab-Arca, un cacht di 57 piedi dotato di ascensore per scendere nella stiva attrezzata per persone disabili ed uscire in mare.

Lab-Arca per una serie di difficoltà non è utilizzabile. Gli organizzatori riescono però a trovarne un'altra simile e la prova generale viene spostata presso il Porto Turistico di Jesolo.

Sul mare

Trieste - la BarcolanaE finalmente inizia l'avventura.

Con il cuore in gola il 5 ottobre, alle dieci di mattina, appuntamento al Molo H. Trovo Alessandro e Massimo. Quattro parole di presentazione in attesa di Marco, Andrea e Fabio: in banchina ci aspetta Dream, un cacht di 14.50 metri, due alberi e quattro vele: randa, mezzana (vela di poppa), genoa e trinchetto.

L'alta marea ed i bordi molto alti pongono il primo problema: come salire a bordo? Con una carrucola appesa sul boma principale ed una imbragatura, il "banzigo".

Secondo problema: come rimanere seduti e manovrare scotte e whinch nella massima sicurezza?

Inserendo un cubo di poliuretano espanso nel centro del pozzetto a mo' di tavolo per appoggiarsi se necessario. È da dire che il pozzetto di comando della barca è ampio e ben strutturato.

Verso le undici partiamo. Poco vento. Approfittiamo per scambiarci opinioni ed idee per individuare bene quali siano i compiti che ciascuno di noi deve svolgere a bordo. Il segreto del successo sta nelle manovre di un equipaggio in perfetta coordinazione spazio - temporale.

A bordo

Posizionamento dell'equipaggio. A poppa, Massimo Venturini: mezzana e stratega. Alessandro Manaresi: skipper e alla randa a sinistra del pozzetto. Marco Collinetti alla randa ed in subordine al timone, a dritta. Fabio Zuin e Andrea Stella al genoa ed al trinchetto, sempre a dritta. Gigi Conzon: al riavvolgitore del genoa ed al trinchetto, a sinistra del pozzetto.

Uomo tuttofare, data la nota agilità degli amputati, Vittorio Nadaletto. A bordo salgono anche Lara, Silvia e il capitano Carlo.

Purtroppo la bonaccia la fa da padrona, ed alle tre rientriamo. Al molo ci spettano per provare la divisa e la cerata. Dopo alcuni commenti e la comunicazione agli architetti delle scelte tecniche adottate per il superamento delle nostre rispettive disabilità, ci diamo appuntamento per domani. La bonaccia insiste, ma qualche rara folata di vento ci permette di verificare che le posizioni assegnate siano esatte.

Verso Trieste

Mercoledì 9 ottobre, alle ore dieci, ultimo appuntamento prima del trasferimento dell'imbarcazione a Trieste. Al molo della Stazione Marittima di Venezia consegna delle divise, ed imbarco. Ci attendono giornalisti e fotografi nel porticciolo del Collegio Navale Morosini per la conferenza stampa di presentazione.

Poi approfittando del buon vento e della giornata di splendido sole usciamo nel bacino di San Marco verso le bocche di porto del Lido per un'ultima verifica.

Partiamo il venerdì 10 ottobre al pomeriggio. Raggiungiamo Trieste sotto l'imperversare del temporale con la pioggia che non accenna a smettere.

Prove generali

Alle dieci del mattino successivo siamo al molo con le fidate persone dell'organizzazione triestina, per la prova generale. Si parte e proviamo alcuni bordi di bolina stretta, qualche strambata e virata. Si provano gli assetti personali in funzione dell'incarico, ma soprattutto la coralità dei movimenti dettati dallo skipper, sforzandosi tutti ad eseguirli senza alcun tentennamento e con la massima velocità. I cuscini sui quali siamo seduti ci danno sufficiente stabilità anche se notevolmente piegati, con il bordo della barca in acqua. Le soluzioni tecniche per il superamento delle disabilità, predisposte su nostra indicazione, hanno retto bene alla prova del fuoco, anzi dell'acqua.

Dopo aver percorso buona parte del campo di regata, a metà pomeriggio rientriamo soddisfatti.

La Barcolana

La notte passa un po' agitata. L'emozione che durante la giornata era sopita si risveglia e ti tormenta. E finalmente giunge la giornata della verità: un equipaggio di persone disabili che sfida nell'ambiente naturale, il mare, tutti gli altri, ritenendo che in barca possono competere ad armi pari.

Alle dieci tuona il cannone e la 34esima edizione della Barcolana ha inizio: quasi duemila barche, un mare di vele spiegate al vento.

Issiamo le vele e prendiamo il vento avvicinandoci e superando più di qualche barca.

Tra le imprecazioni di tanti equipaggi: "Attento!"; "Stupido, dove vai?"; "Fuori i parabordi!"; "Ma guardate dove andate!"; "Tutti lì seduti e nessuno con i parabordi in mano!"

"Sì, grazie siamo disabili."; "Ah! Scusateci non si vede. Avete bisogno di aiuto?"; "Scusateci ancora!" E con un filo di lucidità negli occhi ci dicono: "Bravi. Veramente bravi. Siete coraggiosi. Complimenti ancora".

Incidenti di percorso

Ma improvvisamente un grido dello skipper: "Carlooo, il timone è rottooo! Non governo più la barcaaa!!!"

E Carlo con serafica esclamazione: "Non è possibile! Provvedo subito!"

E si precipita con gli strumenti del mestiere (!) a tentare di rimediare. Alessandro scoppia a ridere: "Non è possibile! Ma come si fa a non controllare che tutto sia in ordine!?!"

E Carlo sempre con serafica espressione: "Adesso ripariamo il timone o mettiamo il pilota automatico. Anzi usiamo il timone manuale finché lo riparo".

Ma purtroppo il tempo passa, noi restiamo fermi ed il timone resta morto.

Al disappunto succede la soluzione: Massimo farà il timoniere, Marco alla mezzana e Vittorio in aiuto. Alessandro alle scotte di genoa e randa. Ma intanto le altre barche sono giunte alla prima boa e si apprestano a virare. Con questa soluzione riprendiamo velocità e superiamo parecchi concorrenti, giungendo in boa a metà gruppo. Prima virata ed andiamo molto bene, stiamo risalendo il gruppo. All'improvviso la bonaccia ci sorprende. Restiamo fermi, come altri. Se ci fosse un gennacher! Potremmo continuare, lentamente, ma non fermi! Intanto il sole si fa alto all'orizzonte, bisogna spogliarsi, ed in attesa del vento un rapido spuntino. L'acqua scorre a fiumi data la disidratazione provocata dal calore. E finalmente un po' di brezza.

Evviva, si riprende, ma per poco. Passiamo il castello di Miramare alla ricerca di un filo di vento, o una bavisela.

Si riparte

Niente finché inizia a soffiare una brezza da terra, ma siamo sempre in ritardo rispetto alla linea di vento. Il tempo passa e da terra chiedono notizie, che puntualmente diamo. Ma con il contagocce per non impressionare. E finalmente prendiamo la giusta borina. Le voci, i comandi, le imprecazioni:

"Alessandro cazza, cazza, cazza, Massimo ditemi i gradi del vento. Fabio quaranta, cinquanta, quarantacinque. Alessandro tenere sessanta. Andrea, novanta cento centoventi gradi. Alessandro poggia, poggia, poggia, orza, orza, orza, va bene così. Massimo, troppi parlano, ho bisogno dei gradi del vento! Alessandro sì. Gigi riavvolgi il genoa. Fabio cazza il trinchetto, Andrea regola il genoa! Vittorio aiuta Massimo al timone!"

E finalmente dopo due virate ed una strambata riusciamo a concludere la nostra prima regata.

Al traguardo

Classificandoci milletrecentosessantanove, su quasi duemila partenti. Ed ottantatreesimi su novantasei classe cacht. A bordo apriamo una bottiglia di buon spumante, in alto i bicchieri e complimenti per tutti.

Anche le difficoltà impreviste sono state superate da veri lupi di mare. L'esperienza conta, ma ancora di più la superimpresa di Vittorio.

Ed una sorta di felice stanchezza rilassata pervade l'equipaggio. Al molo tanta gente ci aspetta per la festa finale. Bottiglia d'onore in barca e bottiglie al molo

Foto ricordo tanta soddisfazione. E tanta voglia di continuare perché comunque vada, per noi è sempre una vittoria.

A chi rivolgersi

Segnaliamo di seguito alcune associazioni italiane che si occupano di diffondere lo sport velico attraverso l'organizzazione di corsi "misti" rivolti quindi sia a persone normodotate che a persone con disabilità motorie, sensoriali o psichiche con l'uso di imbarcazioni adatte alle loro esigenze. Siamo certi che in Italia esistono altre esperienze simili oltre a quelle segnalate, quindi chiediamo la collaborazione a tutti i nostri lettori al fine di segnalarci ulteriori associazioni o compagnie.

 

 

 

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