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Mobilità n. 26 - Anno 5

Disabilità e fumetti

La diversità degli eroi

di Antonio Tripodi

È in qualche misura antitetico il rapporto tra fumetti e disabilità. Sia nei baloon supereroistici che nei fumetti di carattere più umoristico o dedicati ai più piccoli, appare difficile trovare raffigurato tra i protagonisti, o anche fra i comprimari, un personaggio che riprenda i tratti di una persona con disabilità. Eppure qualcosa c'è.

Gea e Leo (disegno di Luca Enoch)Nell'universo supereroistico è evidente che la figura del disabile, vista generalmente come limite, "mancanza di" rispetto alla normalità, trova poco spazio. In un mondo in cui è esaltata (sia nella produzione di Marvel che in quello della DC Comics, le due casi editrici americane che detengono il monopolio mondiale sul tema) la forza e la potenza fisica, oltre che un esplicito superominismo, ultimamente evidenziato figurativamente nell'ipertrofia muscolare dei protagonisti. Sul versante opposto, quello dei fumetti di carattere umoristico, il tema della disabilità è stato tenuto ugualmente alla larga, in quanto non si voleva disturbare il lettore con tematiche dolorose o che potessero evocare il tema della sofferenza. Con qualche eccezione.

Supereroi con superproblemi

Seppure in coerenza con il mondo supereroistico, la Marvel, negli anni Sessanta, cambia in maniera decisiva la figura del supereroe. "Supereroi con superproblemi": questo è il motto con cui la "casa delle idee" realizza i suoi nuovi protagonisti. Il più famoso di tutti è senz'altro L'Uomo Ragno (Spiderman) che nasce proprio agli inizi degli anni Sessanta dalla fantasia di Stan Lee. Ma insieme a L'Uomo Ragno si profila un altro supereroe che qui ci interessa maggiormente. È Devil (Daredevil). Matt Murdock, da giovane, in un impeto di generosità, salva una vecchia signora dall'essere travolta da un camion che trasporta materiale radioattivo. Da questo camion si rovescia un bidone il cui contenuto danneggia irrimediabilmente la vista di Matt Murdock che così diventa cieco. È questo il primo significativo esempio di un eroe disabile. Vero è che Murdock acquista incredibili potenzialità in tutti gli altri suoi sensi, che gli permettono così di divenire un supereroe con il nome di Devil. Oltre a una notevole forza ed agilità che gli consentono di volteggiare tra i grattacieli di New York, Murdock acquista anche un udito incredibilmente acuto: ad esempio può riconoscere una persona dalla peculiare frequenza dei suoi battiti cardiaci. Ma nella vita di tutti i giorni Matt non è altro che un comune non vedente che esercita con notevole successo la professione di avvocato.

Una nuova visione di eroe

Il tema della disabilità è intimamente connaturato con la nuova visione dell'eroe che Stan Lee vuole fornire. Gli eroi marveliani, anche se possiedono capacità incredibili, si devono confrontare con la vita di tutti i giorni, coi suoi problemi e banalità. Tale leit motiv, che nasce dall'esigenza di agevolare il processo di identificazione dei lettori con i propri beniamini, è anche condizione per un diverso approccio nella realizzazione del mondo fumettistico. La sofferenza non nasce più esclusivamente dal dolore fisico o da eventi di portata cosmica, ma dalle piccole umiliazioni che riserva la vita di tutti i giorni: le prevaricazioni dei compagni di scuola per Peter Parker - Uomo Ragno, l'impossibilità di accettare il proprio corpo ne "La Cosa" dei "Fantastici Quattro", le difficoltà sociali della vita del cieco Murdock - Devil. Infatti, al di là dei suoi fantastici super poteri che lo rendono superiore ad ogni uomo comune, Murdock vive con difficoltà la sua vita eternamente nel buio profondo. Dal suo handicap sono condizionati i rapporti con la sua segretaria (Karen Page) di cui è innamorato. Si percepisce che Murdock rinuncerebbe facilmente ai suoi poteri per condurre una vita normale. Nella contraddittoria figura di Devil e nelle evoluzioni che compie tra i grattacieli di New York si può facilmente trovare una metafora della disabilità. Forse, come tutte le persone con qualche disabilità, Devil racchiude nel segreto del proprio intimo la capacità di spiccare i voli più arditi con la forza dell'animo. Ma questa lettura troppo arditamente metaforica forse era al di là delle intenzioni degli autori. Sicuramente, però, c'è in loro l'intenzione di affrontare il tema della diversità.

Paura del diverso

Questo tema raggiunge il suo livello più alto nella creazione dei supereroi chiamati X-Men. Con loro viene introdotto nel panorama dei supereroi la trama dei "mutati" che tanto successo avrà successivamente tanto da condurre alla realizzazione del film X-Men. Si tratta di persone con delle mutazioni genetiche, precursori di nuove razze umane dotati di poteri spesso inverosimili. In pratica sono riconducibili ad un'unica razza, il cosiddetto "homo super sapiens". La loro comparsa fra l'umanità crea paura, ma soprattutto diffidenza con conseguente emarginazione sociale e discriminazione. La condizione dei mutati ricorda a volte quella degli ebrei nella Germania di Hitler, a volte quella degli Indiani d'America ai tempi del leggendario West. Duplici e contrapposti sono gli atteggiamenti dei mutanti nei confronti dell'homo sapiens. Una linea "politica" dura vede come unica forma di libertà la contrapposizione violenta con il genere umano. La linea morbida, che intravede le possibilità di cooperare ma anche di intervenire, grazie ai fenomenali poteri, in soccorso del genere umano, è capeggiata da Xavier, che dirige la "scuola per giovani dotati", un vero e proprio college in cui i mutanti imparano ad usare i loro incredibili poteri. Non è un caso che Xavier, dotato di eccezionali poteri medianici, sia un disabile, costretto su una sedia a rotelle. Anche qui, nella metafora dell'eroe, torna il tema delle potenzialità interiori che possiede il disabile imprigionate nel carcere della propria fisicità, accanto alle problematiche dell'integrazione, della paura del diverso, dell'orrore di fronte alla diversità.

Dall'America all'Italia

Questi stessi temi, in forma più diretta e realistica, ma nel contempo ironica, trovano spazio in un autore italiano in un contesto completamente diverso.

Sto parlando di Luca Enoch e del suo ultimo personaggio, Gea. L'autore si era già imposto all'attenzione degli appassionati italiani con Sprayliz, un personaggio di controtendenza, nato quasi per caso nelle pagine della rinata e già moribonda rivista a fumetti "Intrepido". Con Sprayliz, una giovanissima "graffittara" anticonformista, vengono affrontati, per la prima volta esplicitamente in un fumetto rivolto al grande pubblico, i temi del razzismo, del neonazismo, dei centri sociali, della omosessualità. Quando, inevitabilmente, l'"Intrepido" chiude, l'eroina è pubblicata, in formato "pocket", dalla Star Comics. Ogni volumetto è quasi un saggio monografico su uno dei temi più scottanti dell'attualità. Dopo undici numeri "Sprayliz", nonostante il buon successo in termini di copie vendute, termina le pubblicazioni, soprattutto per le incomprensioni tra autore ed editore. Luca Enoch inizia a lavorare così per la "Sergio Bonelli Editore", la maggiore case editrice del genere in Italia; prima come disegnatore per Legs, altro personaggio di fumetti "al femminile", poi propone all'editore un personaggio tutto suo: Gea, appunto.

Gea, il Baluardo

Gea è una stranissima quattordicenne, vive da sola, in un edificio abbandonato di una ex zona industriale, in compagnia del suo gatto nero Cagliostro, non ha genitori ed è accudita a distanza da un fantomatico "zio" che non ha mai visto. Gea è in realtà un Baluardo, un essere dotato di poteri particolari con il compito di impedire che altri esseri, noti come gli Erranti, entrino nel nostro piano di esistenza. Infatti la nostra terra fa parte del Multiverso ed è addirittura un "Punto Primario di Convergenza delle Dinamiche Dimensionali". Ciò fa sì che in determinati momenti, quando i piani dimensionali si incrociano, le Presenze e le Energie che abitano gli altri piani di esistenza entrino nella nostra dimensione. I Baluardi sono messi lì per distruggerli o rimandarli a casa prima che provochino danni.

Leo, l'amico paraplegico

Ma Gea è anche una normalissima ragazzina con i problemi e le passioni proprie della sua età. Suona in una rock band amatoriale con altri ragazzi pressoché coetanei. In questa banda conosce Leonardo (che è poi il vero motivo per cui stiamo parlando, qui, di Gea), diventato paraplegico a seguito di un incidente d'auto. Leonardo (Leo), di qualche anno più grande di Gea, spirito indomito, affronta i problemi derivanti dalla sua disabilità con orgoglio e caparbietà. Nel gruppo di Gea suona la batteria, uno strumento che, a causa della sua disabilità, dovrebbe essergli precluso, ma che ha ingegnosamente reso accessibile.

Leo, oltre ad essere il protagonista dei più divertenti siparietti comici, è più di un comprimario. Dopo avere casualmente appreso i poteri di Gea, sta assurgendo a ruolo di co-protagonista. Ma il fascino di Leo è di essere una figura splendidamente reale nella rappresentazione del proprio handicap. Accetta il peso della sua disabilità con spirito volitivo, lottando perché la società abbatta le barriere che gli impediscono una vita normale. È questo infatti spesso l'argomento dei succitati siparietti comici, nei quali il tema è trattato con uno spirito ironico che, lungi dal banalizzare, viceversa rafforza il messaggio. Ma lo spirito di auto-accettazione di Leo non è (e realisticamente non lo può essere) totale. Nell'ultimo numero (n. 6, Dove scorre l'acqua, 125 pp., 2 novembre 2002) è rappresentato uno dei temi più drammatici per un disabile con lesioni al midollo osseo, quello della sessualità. Emerge nelle pagine che trattano l'argomento il pressante bisogno di fisicità di Leo, l'inaccettabilità della propria diversità, l'impossibilità di razionalizzare il problema. L'atteggiamento di Gea nei confronti del suo amico è intrinsecamente sano e scevro di pietismo. Non assume mai atteggiamenti compassionevoli e non esita a maltrattarlo quando allunga troppo le mani o si concede delle libertà eccessive. In altri termini lo tratta come una persona normale e non come un handicappato!

Molteplici diversità

In Gea, così come avevamo visto negli X-Men, il tema centrale è quello della diversità. Leonardo è un diverso, ma lo è anche Sigfrido (Sig), altro comprimario della serie, colossale giocatore di hockey su ghiaccio, volontario per un servizio di trasporto disabili, "donatore di voce" per ciechi in un centro del libro parlato, gay dichiarato e impegnato nella difesa dei diritti degli omosessuali. Sono ovviamente "diversi" le entità che tentano di introdursi nel nostro piano dimensionale. A volte terribili e crudeli, il più delle volte creature spaventate che sfuggono da mondi in crisi. Né più né meno come i migranti che dai Paesi del Terzo Mondo giungono nell'Occidente ricco. L'inadeguatezza di un approccio univoco nei confronti di questi temi lo si legge nell'atteggiamento di Gea. Veniamo a sapere che come Baluardo avrebbe il compito di distruggere tutte le entità intrusive. Ma Gea non lo fa. Il più delle volte si limita a convincerle a tornare in un limbo paradisiaco, in attesa che le convergenze dimensionali le riportino nel proprio mondo.

Gea in questo non fa che rinnovare il tradizionale atteggiamento dei Baluardi di sesso femminile, che nel corso dei secoli hanno optato per una soluzione non cruenta nei confronti degli invasori extra-dimensionali. Per questo - leggiamo nelle pagine del fumetto - le Baluarde sorprese nel momento in cui dialogavano con queste entità, sono state definite "streghe" e condannate al rogo. Al contrario i loro omologhi maschi erano definiti eroi o santi in quanto avvistati, spada al pugno, mentre combattevano contro creature diaboliche. Inoltre - ci racconta Enoch - molti Baluardi maschi intrufolatisi nelle fila dell'Inquisizione si adoperavano a far condannare le loro colleghe, ree di una condotta troppo permissiva e quindi non ortodossa. Da parte sua Luca Enoch non dà una risposta univoca ai diversi temi scottanti che balzano nelle pagine del suo fumetto (ad esempio lo sbandieramento orgoglioso della propria omosessualità, le proprietà terapeutico-mistiche di alcune droghe, l'immigrazione clandestina), ma lascia ampio spazio ai suoi personaggi che difendono, con una verbosità inconsueta in un fumetto, le proprie tesi a volte contrapposte.

Dalla paura all'intolleranza

Dalla lettura di Gea abbiamo la conferma che la presenza del diverso, che sia diverso fisicamente o per razza o per gusti sessuali, storicamente ha accecato la ragione e fatto scattare sentimenti primordiali risalenti ai tempi in cui l'uomo viveva nelle grotte e temeva che belve e altri uomini più potenti gli togliessero la vita. Da ciò l'orrore nella rappresentazione del diverso. Ma il vero orrore sta nel tentativo di razionalizzare questo irrazionale sentimento in sé animalesco. Non dimentichiamoci mai che quando la paura dell'altro divenne ideologia, quando l'irrazionalità divenne condotta politica, quando le orride incantatrici della notte di Valpurga presero vita, allora nacque il nazismo.

Luca Enoch

Nasce a Milano nel 1962. Lavora fin da giovanissimo come illustratore e grafico pubblicitario. Pubblica in Fumo di China due episodi del primo personaggio fantasy, Eliah, un cacciatore di demoni tutto di un pezzo.

Nel '90 vince il primo premio al concorso bandito annualmente dal Convegno Internazionale del Fumetto e del Fantastico di Prato. Nel '92 arriva la grande occasione dell'Intrepido con una storia autoconclusiva, Berserk, che gli dà diritto a proporre una serie vera e propria. Nasce quindi Sprayliz, la ragazza graffitara, che vivrà anche una breve avventura editoriale in edicola, per proprio conto. Sempre per l'Intrepido crea la strip Skaters, che verrà ripresa anche su "L'isola che non c'è", e la storia a colori di Piotr il porno coniglio. Per la Rizzoli studia una serie comica in pieno stile Warner Bros, NinjaBoy, che viene pubblicata a colori sul mensile "Action".

Nel '94 entra alla Bonelli disegnando due storie di Legs Weaver, su sceneggiatura di Antonio Serra, per poi arrivare a scrivere soggetto e sceneggiatura delle tre successive.

Nel giugno del 1999 nasce Gea, un'altra ragazzina terribile, rockettara e "cacciatrice" che esce con frequenza biannuale.

Nel 2002 esce in Francia il primo episodio di Morgana pubblicato da Les Humanoides Associes, un progetto portato avanti con Mario Alberti.

 

 

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