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Mobilità n. 28 - Anno 5
Cinema
Perdiamoci di vista
di Antonio Tripodi
Questa rubrica non intende presentare novità cinematografiche, ma tornare su pellicole anche datate per riflettere su cultura, modi di intendere la disabilità, distorsioni o visioni illuminate della realtà. Non stupirà quindi che - in questa occasione - si rifletta su di un film del '94 che, proprio perché riproposto
in vari passaggi televisivi, riteniamo piuttosto noto.
Perdiamoci di vista (Italia 1994)
Regia di Carlo Verdone
Scritto da italian.imdb.com/publicity Francesca
Marciano e Carlo Verdone
Attori
Carlo Verdone (Gepy Fuxas), Asia Argento (Arianna), Aldo Maccione (Antonazzi), Sonia Gessner (Magda), Cosima Costantini, (Ambra), Anita Bartolucci (Elda), Natalia Bizzi (Aurora), Edmondo Pieghi (padre di Arianna), Massimo De Lorenzo (Riccardo).
Trama
Gepi Fuxas (Verdone), lacrimevole conduttore televisivo di "Terrazza italiana", significativo esempio di "TV del dolore",
ha un incidente mediatico in diretta. La sua intervista ad una rappresentante
di una non ben identificata "associazione disabili" viene interrotta dall'intrusione di Arianna (Asia Argento), che smaschera l'ipocrisia e la falsità di questo tipo di spettacoli ("Voi qua non fate informazione, svendete i dolori della gente come se foste al supermercato!"). L'incidente rappresenta la fine della carriera di Fuxas come presentatore. Ma l'intrusione di Arianna prosegue anche nella vita privata del conduttore e lo costringe a fare i conti con una diversità che
prima gli era ignota e a rapportarsi con il dolore vero, tanto diverso da quello
della fiction televisiva.
Critica
Un film che si muove su due piani. Da una parte la satira contro una certa televisione, dall'altra il tema della disabilità.
I due piani non sono in conflitto tra loro e il film raggiunge una lodevole
unità d'insieme che non disturba mai. Si riscontra invece una certa disarmonia tra il Verdone attore comico e il Verdone sceneggiatore e regista. La regia e la sceneggiatura di "Perdiamoci di vista" affronta temi di indubbia complessità in maniera seria e adulta, ma, proprio per questo, trova qualche limite nella recitazione di Verdone, pronto a forzare i toni dell'interpretazione in virtù della
propria vocazione alla caratterizzazione grottesca.
Il tema della disabilità è trattato con rara intelligenza e consapevolezza.
Arianna è una figura estremamente verosimile. Divenuta paraplegica a seguito di un incidente stradale, affronta i suoi problemi con orgoglio e dignità. L'accettazione della sua condizione, però, si basa su un delicato equilibrio che deriva da un fragile stato psicologico, non riconducibile in maniera assoluta all'incidente o al conseguente disagio, ma semplicemente alla sua personale indole e alla giovane età. Il film riesce con successo a sfatare alcuni luoghi comuni di cui si fa portavoce l'irresoluto Fuxas. Tra questi: la concezione del disabile come essere bisognoso di assistenza e di aiuto e la visione della disabilità come una malattia dalla quale si deve guarire. In più parti del film il protagonista esprime stupore e perplessità per come Arianna riesca a vivere da sola ed essere autonoma. Verso la conclusione del film egli la conduce, a sua insaputa, da un luminare praghese alla ricerca di un'impossibile guarigione. Alla fine del film Arianna rimane sola in strada, sulla sua carrozzina che si incastra tra le rotaie tranviarie proprio mentre sta per sopraggiungere il veicolo. Fuxas la solleva e la salva mentre il tram si blocca qualche metro prima dell'impatto. Non è però un'inversione di tendenza dell'atteggiamento del regista: il messaggio è che tutti, comunque, abbiamo bisogno degli altri.
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