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Mobilità n. 30 - Anno 5
Cinema e letteratura
Il grido del silenzio
di Antonio Tripodi
Con questo numero la rubrica dedicata al cinema si apre alla letteratura. In ogni numero accosteremo un film a un libro (non necessariamente film tratti da un libro). Produzioni culturali dalle caratteristiche dissimili e peculiari ma che ci possono aiutare, da prospettive diverse, a fare luce su un aspetto, un elemento, un problema che riguardi la disabilità.
Le opere che esaminiamo in questo numero ci introducono in un mondo segreto, un microcosmo che ci è accanto ogni giorno ma spesso risulta invisibile: il mondo dei sordi.
"Nel paese dei sordi" è il film che ci schiude, con delicatezza e nitidezza, quel mondo. "Il grido del gabbiano" è una intimistica confessione di una abitante di quel mondo, uno scavo interiore per scoprire le origini e le ragioni della propria diversità e da questa trarre il riscatto.
Nel Paese dei sordi (Le Pays des sourds) (Francia 1992)
Regia di Nicolas Philibert.
Attori: Jean-Claude Poilain, Odile Ghermani, Babette Deboissy, gli alunni e il personale dell'Institut national des jeunes sourds di Parigi.
La testimonianza
"Quando avevo 15 anni i miei genitori non sapevano cosa fare di me, allora mi hanno messo in manicomio. Improvvisamente mi sono trovata fra i pazzi, un miscuglio terribile. Ero terrorizzata. Perché i miei genitori lo hanno fatto? Me lo sono chiesto mille volte".
Il film
Il film si apre con un concerto per sordi, gli esecutori sono sordi. Un concerto senza musica in cui i suoni sono formati dalle mani. Mani, solo mani, che violano lo spazio e rendono possibile adagi ed andanti senza suoni. È una musica che noi udenti possiamo solo intuire, è una musica per sordi: questa volta i disabili siamo noi!
Poi si passa alle giovanili aspirazioni di attore di un sordo e alle immagini di una scuola in cui al coro struggente dei bimbi fa da mesto contrappunto il gruppetto di piccoli sordi che si avvia alle lezioni.
Il regista ci conduce per mano e attraversa con noi il mondo dei sordi: non si fa mediatore di sentimenti, non invade la sensibilità degli interpreti (tutti attori non professionisti) né quella dello spettatore. Attraversiamo così, in un percorso cinematografico, che non è recitato, ma non è neppure un documentario, le tribolazioni quotidiane di un gruppo di piccoli sordi assieme alle esperienze personali di persone sorde di tutte le età, ora drammatiche, ora tristi, ora divertenti, ma tutte struggenti nella loro inconsueta normalità. L'autore rivive la storia dei sordi, sono rievocati i momenti, che pure sono di ieri, quando i sordi venivano rinchiusi in manicomio come malati di mente o venivano loro legate le mani dietro la schiena per impedire che si esprimessero con i segni.
Ma il film è fatto anche delle piccole quotidianità: una gita scolastica al Louvre, una rappresentazione teatrale, il lavoro, le partenze e gli addii, un matrimonio. Scene consuete, nulla di più, nulla di meno di quelle che viviamo tutti quotidianamente, solo diverse.
Il libro
Il grido del gabbiano, Emmanuelle Laborit (con Marie-Thérèse Cuny), Milano, Rizzoli, 1995.
Emmanuelle Laborit, affermata attrice teatrale e cinematografica, nasce in Francia il 18 Ottobre 1971. È figlia di uno psichiatra e psicanalista e nipote del grande biologo Henri Laborit, lo studioso che grazie ai suoi studi sulla clorpromazina ha consentito la sintesi dei primi tranquillanti. L'autrice nasce sorda. A dispetto della sua condizione, nel 1993 vince il prestigioso Premio Moliére.
Scrive "Il grido del gabbiano" nella primavera del 1994. Prosegue con successo la sua carriera e nel 1997 è chiamata a interpretare Marianna Ucrìa, nel film omonimo di Roberto Faenza, tratto dal romanzo di Dacia Maraini. Ultimamente (2002) ha interpretato, in "11 settembre 2001" (film fatto di segmenti diretti da undici diversi registi di varie nazionalità), l'episodio curato dalla Francia.
La storia
Emmanuelle Laborit è il gabbiano. Emmanuelle è sorda: i suoni della sua prima infanzia non sono parole ma urla acute. Nel trascorrere della sua vita prende piena coscienza della sua diversità e, assieme alla consapevolezza, nasce la ribellione. Una ribellione che è rivolta non contro la propria diversità, ma contro l'ipocrisia e la falsità del mondo degli udenti che, anche quando si propone di volerla aiutare, di fatto annulla la diversità che turba e fa paura e opera per ricondurla alla più tranquillizzante normalità. La lingua e la cultura dei sordi sono negate al proprio popolo e quando emergono vengono ricacciate, anche con prepotenza. Emmanuelle è di ciò consapevole: si ribella e soffre.
Il grido del gabbiano non è un libro che parla di sordi. È un libro che parla della diversità e della violenza secolare che questa suscita, violenza che si può esprimere in mille forme, dalle più aspre alle più sottili, ma non per questo meno pericolose.
Emmanuelle, come i gabbiani della poesia di Cardarelli, nel corso della sua adolescenza travagliata sfiora la vita senza trovare un rifugio rassicurante fino a quando scopre la sua vocazione come attrice. Un'attrice sorda! Nel 1993 vince il premio Moliére in Francia, come rivelazione teatrale dell'anno, interpretando "Les Enfants du silence", l'opera teatrale di Mark Medoff, divenuta un classico in Francia, che tratta della drammatica contrapposizione tra due mondi, quello dei sordi e quello degli udenti.
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