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Mobilità n. 30 - Anno 5

Sicurezza stradale

Vi guidiamo noi

di Claudio Roberti *

(Foto di Roberto Lucchini)
(Foto di Roberto Lucchini)

Claudio Roberti riesce, nella sua riflessione che volentieri riportiamo, a sintetizzare ed esprimere in modo lucido, un "sospetto" che in molti avevamo. I disabili guidano in modo più prudente dei conducenti non disabili (tranne, forse, il nostro direttore responsabile). Non crediamo che il motivo sia banalmente da ricondurre alla velocità. Non a caso l'Autore propone una ben più articolata lettura sociologica della questione. Sono teorie, d'accordo. Ma vale la pena di approfondirle: se confermate potrebbero salvare vite umane. Ci auguriamo che qualche Ministero accolga la provocazione.

A causa del persistere della contemporanea correlazione di una serie di variabili ben note agli addetti ai lavori e non solo, la realtà degli incidenti stradali ha assunto proporzioni, connotazioni e costi sociali ormai drammaticamente inaccettabili. Questo dato riguarda principalmente l'Italia ma investe anche altri Paesi dell'Unione Europea.
Le statistiche tra morti, feriti, invalidità permanenti e costi finanziari, sono più che eloquenti nella loro gravità estrema. Sino ad oggi la risposta più frequente a questo fenomeno è stata di tipo repressivo che seppure necessaria, presenta da sola tutti i suoi limiti.

Guidare da "normali"
Per una serie di ragioni identificabili sia in termini sociologici che psicologici, il veicolo nel tempo ha assunto significati in termini di simboli di status, potenza dispiegata o vicariata, totem, feticismi e conseguenti conformizzazioni dei comportamenti. Solo in forma marginale e residuale ha assunto significato di strumento di servizio (quale di fatto è).
A monte di tale comportamento, apparentemente paradossale, vi sono stati modelli industriali di produzione e consumo che hanno innescato politiche culturali latenti in grado di proporre e riprodurre quello stile di comportamento.
A tutto questo il sistema educativo e quello mediatico, per limiti di indirizzo, risorse ed organizzazione, non hanno ancora fornito risposte adeguate alla portata del tema ed in certi casi hanno assunto posizioni finanche contraddittorie. Oggi questa realtà presenta sempre più notevoli elementi di stagnazione atta a "normalizzare" costi inaccettabili ed insopportabili.
Per quanto attiene i nuovi disabili permanenti, anche qui sono opportune delle precisazioni. In un paese che si definisca democratico e modernizzato per i cittadini disabili sono doverose condizioni di pari opportunità, vita indipendente e interventi di welfare tipizzato, ma è altrettanto vero che bisogna fare in modo di evitare una costruzione sociale delle disabilità.

Guidare da "diversi"
Nei guidatori disabili le situazioni standard, brevemente enunciate prima, mutano profondamente. Questo avviene non perché questi soggetti siano "altro" rispetto al tessuto sociale, ma perché in questo caso intervengono altre variabili e sottovariabili rispetto alla situazione precedente.
In pratica il peso delle condizioni e motivazioni è molto diverso, ma questo è un discorso da svilupparsi altrove. In sostanza per ora constatiamo di trovarci di fronte ad una devianza in positivo.
Cosa significa? Nei conducenti disabili vi sono degli elementi distintivi ben precisi. Il veicolo ha un ruolo vicariante di funzioni inesistenti o limitate, tanto da divenire sovente uno strumento insostituibile perché non esistono (adeguate) alternative.
In genere, i disabili dimostrano una capacità di lettura delle funzioni del proprio corpo, e dell'elemento spazio-tempo, decisamente più ponderata che nei conducenti non disabili.
Pesa notevolmente poi, nelle persone disabili, il percorso per conquistare la possibilità di guidare, un iter spesso vessatorio ed oneroso sia in termini economici che psicosociali.
Inoltre, l'ipotetica trasgressione al codice della strada viene fortemente inibita non solo da quanto sin qui enunciato, ma anche dalla esorbitanza degli effetti della sanzione rispetto alla specificità delle problematiche di questi soggetti. Il ritiro di patente o il sequestro del veicolo possono equivalere ad una sorta di arresto domiciliare: le sanzioni hanno cioè conseguenze molto più rilevanti nel conducente disabile.

Guidare i "normali"
Da questo insieme di elementi ne deriva che l'automobilista disabile, a parità di condizioni quantitative e qualitative dell'uso del veicolo, reca uno stile di guida molto più corretto, attento, sicuro ed osservante delle regole.
Tali ipotesi sembrano confermate dai quadri statistici in sé, dalle particolari condizioni offerte da alcune compagnie di assicurazione verso costoro e dalla testimonianza delle Forze dell'Ordine.
Gli automobilisti disabili potrebbero essere assunti come modello positivo per costruire iniziative di politica culturale tali da produrre modelli di stile di guida che ci liberino dall'insopportabile situazione attuale. In pratica essi possono essere presentati in quanto modello virtuoso rispetto a questi determinati comportamenti.

Approfondire
Ormai da circa due decenni la parte più avanzata del movimento di disabili ha ampiamente dimostrato di essere composta da un ceto intellettuale perfettamente in grado di produrre analisi, critica, proposta e capacità di gestione circa le tematiche riguardanti la disabilità stessa.
Si è dimostrato con i fatti che i disabili possono essere dei tecnici protagonisti delle tematiche che li riguardano. Ma oggi è maturo il momento di compiere un ulteriore salto di qualità a completamento di questo percorso: i disabili quali cittadini promotori di modelli culturali a vantaggio di tutti.
In pratica, la diversità in quanto portatrice di valori positivi, operante a favore della normalità e per colmare un deficit situato altrove.
Per raggiungere questo obiettivo è necessario procedere in modo scientifico effettuando una ricerca, con seri criteri statistici e sociologici, che confermi le ipotesi espresse, in modo molto sintetico, in questo breve articolo.
Qualcuno vorrà farlo?

*Sociologo, Facoltà di Architettura di Napoli

 

 

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