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Mobilità n. 31 - Anno 6

Parapendio

Sulle ali della libertà

di Raffaello Belli

La paura di volare non appartiene al nostro collaboratore Raffaello Belli che, mosso dal fastidio per la banalità e l'ipocrisia "terrena", tenta di spostare il suo angolo prospettico librandosi nell'aria. Ciò che sembrava impossibile, e cioè volare spinto dal vento, diviene praticabile grazie anche all'impegno ed alla sensibilità di alcuni istruttori particolarmente attenti.

(Foto archivio Fans de Sport)
(Foto archivio Fans de Sport)

Nella primavera scorsa ero particolarmente irritato dagli ostacoli che vengono frapposti sulla strada delle persone disabili. In particolare, mi risultava troppo evidente come questi ostacoli siano catene imposte da altri esseri umani, che potrebbero essere facilmente evitate.
Parapendio: fu il desiderio che nacque per evadere da questa situazione paranoica. Sarebbe stato possibile? Chiesi un po' in giro e trovai il numero di telefono di una scuola di volo a metà strada tra Firenze e Livorno. Telefonai e Mirco, il responsabile, mi chiese di vederci di persona: per telefono non poteva assicurarmi se sarei stato capace di praticare il parapendio.
Per telefono mi colpì l'assenza, nella sua voce, di ogni ombra di pregiudizio e l'apertura verso il trionfo della vita.

Difficoltà ed attenzioni

Una domenica pomeriggio decisi di recarmi al campo di volo, che sfortunatamente non potevo raggiungere con la mia auto. Allora, appena arrivai nelle vicinanze, chiamai i ragazzi della scuola di volo con il cellulare. Sebbene non mi conoscessero, si mobilitarono immediatamente e Lucia venne a prendermi con un fuoristrada, mostrando una naturalezza e un'attenzione nell'aiutarmi come se fossi stato un loro vecchio amico. Mi colpì molto una serie di "piccoli" atteggiamenti e attenzioni, che sarebbe lungo e complicato spiegare, ma che fanno la differenza tra il giorno e la notte.
Quando arrivai al campo di volo vidi che non c'era neanche una sedia, il che sarebbe stato abbastanza scomodo per me. Mirco e Lucia seppero mettermi completamente a mio agio, fin nei minimi dettagli, come solo gli amici veri e le migliori tra le assistenti personali sanno fare.
Mirco mi disse subito che secondo lui non avrei potuto affrontare il parapendio da solo. Peccato, ma era nel conto! Mirco mi propose però subito un piccolo volo con lui con un parapendio a due posti. Non me lo aspettavo davvero, bella sorpresa!

Il decollo

Saliti quindi sul fuoristrada ci recammo all'altro campo di volo lì vicino. Eravamo a Castello Anselmo (LI), ad un'altezza di 150 metri sul livello del mare.
Aprirono il parapendio a due posti, che ovviamente è più grande di quello ad un posto. Poi mi aiutarono a raggiungere il punto di partenza e alcuni dei ragazzi mi diedero una mano ad indossare l'imbracatura ed il casco per il volo. Nel frattempo Mirco si preparava dietro di me e Lucia, assieme ad un allievo, si spostava con il fuoristrada verso il punto in cui saremmo atterrati.
Due allievi mi tenevano, uno per lato, durante la rincorsa necessaria al decollo. Mirco, intanto, guidava il parapendio. Per fortuna il vento ascensionale era favorevole e ci portò subito in alto. Per me nessunissima difficoltà perché quei due allievi furono ovviamente bravissimi e il parapendio veniva manovrato da Mirco.

Nel vento

Salimmo di 70 metri. Affidarmi al vento mi regalò molta sicurezza e tranquillità. Ricordo che urlavo: "Che bello!" E mi venne da pensare che, visti dall'alto, noi esseri umani dobbiamo offrire una sensazione di grande miseria agli uccelli.
Non vedevo Mirco, perché era dietro di me, ma sentivo bene che era ben sicuro della situazione. Credo che lui fosse leggermente più preoccupato di me. Il perché è evidente: conoscere bene qualcosa consente di goderne a fondo i pregi, ma anche di percepirne meglio i potenziali pericoli.
All'atterraggio Lucia ed un allievo mi afferrarono ciascuno per un braccio e tutto avvenne con facilità. Solo che sbagliai, tenni le gambe troppo rigide, ed il colpo dell'atterraggio fu un pochino più forte di come avrebbe dovuto essere.

Un'altra esperienza

Dopo l'atterraggio Mirco mi invitò a rivederci all'inizio d'agosto su un monte della provincia di Lucca per un volo vero. Vissi questo invito come un segno di autentica amicizia e di fiducia per come mi ero comportato durante quella prima esperienza.
Il giorno stabilito ci incontrammo nel luogo indicato, poi, a bordo del fuoristrada di Mirco e Lucia, risalimmo il monte, in mezzo a meravigliosi castagni di un'infuocata giornata.
Ad un certo punto non si poteva più proseguire nemmeno con il fuoristrada. Non lo sapevo e non lo avevo capito, ma loro si erano organizzati per portarmi "di peso" per un lungo tratto di bosco fino al piano di volo. Queste persone, che mi avevano conosciuto da poco, erano così attente al mio desiderio di volare che si erano organizzate per un grande sforzo come quello di portarmi in cima ad un monte: anche questo era emozionante. Raramente nella mia vita mi sono sentito così accolto dall'Universo, e ho vissuto il fatto che la disabilità davvero non c'entra nulla con le mie incapacità fisiche: è solo una catena imposta dalla mente di altri esseri umani.

L'attenzione per la vita

Per farmi raggiungere il campo di decollo mi fecero indossare una imbracatura per il volo e mi portarono in quattro, sollevandomi con altrettanti moschettoni. Sebbene fossero uomini giovani e forti, la cosa era così faticosa che dovevano darsi il cambio frequentemente. Mi colpì davvero molto che queste persone sopportassero un tale sforzo pur di rendermi felice. Sebbene la natura mi piaccia tantissimo, non avevo mai raggiunto luoghi così inaccessibili alle auto.
Finalmente raggiungemmo il campo di volo "Cune", in località Diecimo di Borgo a Mozzano (LU). Eravamo a 800 metri sul livello del mare e a 670 metri rispetto alla sottostante valle di Diecimo, dove era previsto l'atterraggio. Qualcuno si lanciava con il parapendio, ma purtroppo c'era poco vento, e dopo un po' nessuno poteva più partire.
Nel tardo pomeriggio Mirco mi disse che, purtroppo, senza vento dovevamo rinunciare al volo. Peccato, sia per l'occasione persa, sia perché avrebbero dovuto riportarmi giù di peso (anche se qualcuno dirà che avrebbero fatto meglio a lasciarmi lì).
Neanche a farlo apposta, mentre stavano iniziando a risistemare l'attrezzatura, si alzò improvvisamente il vento giusto.
Ricordo la faccia di Mirco che, al primo alito di vento, subito drizzò le orecchie, proprio come una volpe: potevamo volare! Alcuni si allontanarono con il fuoristrada per anticiparci all'atterraggio. Lucia partì prima di noi con il parapendio per aiutare gli altri ad acchiapparmi all'arrivo.
La procedura per il decollo fu la stessa della volta precedente. Apertura del parapendio a due posti, imbracatura, casco e rincorsa con due persone che mi aiutavano ai lati. La rincorsa fu un po' più lunga della volta precedente perché c'era meno vento. Comunque, decollo perfetto, anche perché Mirco è una "volpe dei venti".

Sempre più in alto

Lo scenario era completamente diverso. Salimmo a 950 metri sul livello del mare e il campo d'atterraggio era a 820 metri sotto di noi. Attraversammo trasversalmente tutta la valle di Diecimo, le case e i paesi erano piccoli giù in fondo. Sulla sinistra, in lontananza, c'era la piana di Lucca.
In alto, in mezzo alla valle, c'era molto più vento di quello che mi sarei aspettato in quella caldissima giornata d'agosto. Per un momento mi girò la testa. La sensazione di libertà rasentava l'infinito, tanto che un secondo mi arricchiva quanto un mese di vita "normale".
Sarebbe stato bello bere un bicchiere di champagne con Mirco, ma non lo avevamo con noi. Inoltre lui era dietro di me per cui proprio non potevamo farlo. Prima di toccare terra, Lucia eseguì con il suo parapendio un giro di tre quarti, con un'eleganza tale che mi fece pensare ad un inchino di Carla Fracci.
Da brava volpe, Mirco atterrò insieme a me a pochissimi metri da dove era parcheggiata la mia auto. Nell'atterraggio rimasi attento a mantenere la posizione "seduta" sull'imbracatura, e Lucia e gli altri della scuola si rivelarono prontissimi ad acchiapparmi, per cui tutto assolutamente ok, a parte la sensazione, toccata terra, di essere tornato in prigione.
Quasi tutti mi dicono che sono stato pazzo, o giù di lì. Francamente non riesco a capire che cosa ci sia stato di così temerario.

Riflessioni

Ripensandoci con calma direi che sono stati quattro i motivi per cui ho potuto vivere questa tranquillissima esperienza eccezionale.
In primo luogo, Lucia, Mirco, e i loro allievi, sono persone molto intelligenti, e questa loro capacità non comune di capire è anche la fonte della loro generosità.
In secondo luogo, Mirco è un animale, nel senso più nobile del termine. Mirco cioè conosce la durezza della natura, ma ne sa apprezzare anche la bellezza. Quindi è capace di sentire la ricchezza di tutto ciò che lo circonda, esseri umani compresi. Inoltre il suo amore per la natura gli consente di conoscerla profondamente, di dialogare con il vento e di rendere fattibile ciò che molti ritengono impossibile.
Va anche detto che mi piace moltissimo la natura e affidarmi ad essa. Nel senso che la natura è una vera amicizia della mia vita, e la vera amicizia "ripaga" sempre.
Infine, ho potuto riflettere sul fatto che forse molti sottovalutano una cosa. E cioè che in tutti i numerosissimi momenti della giornata in cui cammino con le mie gambe (per andare in bagno, al lavoro, a far arrabbiare le autorità ecc.) il mio rischio di cadere, e di riportare seri traumi cranici, è molto più alto del pericolo di farmi male col parapendio.
Quindi, in definitiva, quel volo in parapendio, che mi ha fatto capire molto della miseria umana, è stato per me una passeggiata nella libertà.

Parapendio in Valle d'Aosta

A margine dell'esperienza toscana di Raffaello Belli segnaliamo la valdostana Fans de Sport di Breuil (Cervinia), associazione sportiva aperta a tutti, che offre anche ai disabili l'opportunità di volare in parapendio in tutta sicurezza, grazie all'uso di una speciale poltrona studiata appositamente per questo scopo. L'associazione inoltre è in grado di organizzare degli eventi incentivanti ove le persone con disabilità potranno mettersi alla prova in varie altre discipline, come l'equitazione, la guida di quad, il tiro con l'arco, l'arrampicata su muro artificiale, immersioni ed altro ancora.

 

 

 

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