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Mobilità n. 32 - Anno 6
Prevenire l'emergenza
Uscite di sicurezza
di Stefano Zanut*
Nel numero precedente di Mobilità abbiamo anticipato, in termini generali, la questione della sicurezza degli edifici in correlazione con le persone con disabilità. Con questo articolo entriamo più nel dettaglio, indicando difficoltà frequenti e soluzioni, progettuali e organizzative, ottimali. Lo facciamo con il prezioso aiuto di Stefano Zanut, che, oltre ad essere architetto, è funzionario del Comando dei Vigili del Fuoco di Pordenone e membro dello specifico Gruppo nazionale di lavoro sulla sicurezza delle persone con disabilità.
Le difficoltà che quotidianamente alcune persone incontrano nell'interazione con l'ambiente possono accentuare una situazione di disagio e, in alcuni casi, impedire all'individuo di realizzarsi con pienezza.
Alcuni di questi impedimenti vengono comunemente identificati come barriere architettoniche, termine usato per indicare non solo gli ostacoli fisici, ma, più genericamente, tutte quelle condizioni che possono limitare o impedire a chiunque la comoda, completa e sicura fruizione di un ambiente.
Eliminare tali barriere, o non crearne, significa rendere accessibile, visitabile e fruibile l'ambiente stesso.
Ma cosa succederebbe se, una volta avuto accesso ad un ambiente, si ponesse la necessità di dover uscire velocemente per una situazione di emergenza?
Ed ancora: in quale condizione potrebbe trovarsi una persona coinvolta in un incendio, quando il fumo può impedirle di vedere e muoversi correttamente ed il panico ne inibisce la lucidità, determinando, di fatto, una condizione di disabilità?
Sicurezza e disabilità
Tali istanze sono rimaste per anni irrisolte, sebbene potessero trovare risposta nella normativa specifica sull'abbattimento delle barriere architettoniche, in vigore fin dal 1989 (decreto ministeriale 236/1989). Forse i tempi e la sensibilità sociale non erano sufficientemente maturi per affrontare la questione.
È solo con l'emanazione del noto decreto legislativo n. 626 del 19 settembre 1994, infatti, che si è iniziato a considerare queste tematiche nell'ambito più generale della sicurezza degli ambienti di lavoro.
Con questo decreto venivano fornite precise indicazioni sulle modalità per effettuare una corretta valutazione del rischio di incendio, invitando a tener conto anche "del numero di persone presenti, siano esse lavoratori dipendenti che altre persone, e della loro prontezza ad allontanarsi in caso di emergenza", ed estendendo tale proposito a tutti quei casi in cui "siano presenti persone la cui mobilità, udito e vista sia limitata e siano presenti persone che non hanno famigliarità con i luoghi e con le relative vie d'esodo". Si esortava, inoltre, a "tenere presente le persone anziane, le donne in stato di gravidanza, le persone con gli arti fratturati ed i bambini".
Si viene quindi a delineare un concetto molto importante: la disabilità non sempre deriva da una condizione propria dell'individuo, ma può essere determinata anche da situazioni ambientali negative che lo coinvolgono (ad esempio un incendio) o da altre particolari condizioni transitorie.
Nuovi concetti
Contestualmente, con l'emanazione di alcune norme riguardanti la prevenzione degli incendi, venivano introdotti i concetti di ascensore antincendio e di spazio calmo (del quale si è già parlato nel numero 31 di Mobilità), inteso come luogo dove le persone con difficoltà motorie possono fermarsi, al sicuro dai pericoli dell'incendio, in attesa dei soccorsi.
È quindi evidente che sono proprio i sistemi di evacuazione a venire considerati con particolare attenzione, poiché l'allontanamento dal luogo in cui si sta manifestando un pericolo risulta comunque la prima, istintiva e più efficace risposta, sia individuale che collettiva.
Per agevolare la fuga, in queste circostanze, è ovviamente necessario ridurre al minimo tutte le condizioni che possono determinare impedimento, ostacolo, disorientamento, rallentamento.
Ciò significa, innanzitutto, rendere accessibili le uscite di sicurezza ed i percorsi per raggiungerle. È un passaggio logico importante: si considera l'evacuabilità quale complemento all'accessibilità e, più in generale, si perviene all'equivalenza accessibilità dei percorsi = sicurezza antincendio.
Gruppo di lavoro
Dal 2001 è operativo un gruppo di lavoro, nato all'interno del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, che ha l'obiettivo di elaborare indicazioni in merito all'attuazione di tali premesse. Questo gruppo, del quale fanno parte anche importanti associazioni ed enti che si occupano di disabilità, ha l'incarico di studiare le misure per migliorare la sicurezza delle persone con handicap e di fornire un contributo efficace all'applicazione del decreto legislativo 626/94.
L'attività del gruppo si è dapprima concretizzata con l'emanazione della circolare n. 4 del 1 marzo 2002, che individua con maggiore precisione i concetti guida della valutazione del rischio e presenta le misure da attuare per compensare il rischio specifico.
Successivamente, nel 2003, è stata pubblicata una guida tecnica in cui vengono fornite indicazioni ai datori di lavoro sulla modalità per gestire una emergenza in presenza di persone con particolari difficoltà (il documento è disponibile nel sito web del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco: www.vigilfuoco.it).
In questo periodo si sta concludendo l'elaborazione di una check-list finalizzata all'individuazione degli elementi significativi per la sicurezza di tutte le persone (ed in particolare di quelle con disabilità) nei luoghi di lavoro, per far emergere le condizioni di criticità alle quali contrapporre concrete soluzioni tecniche.
La circolare
Le necessità che hanno condotto alla elaborazione della circolare 4/2002 sono fondamentalmente le stesse che hanno guidato l'attività del gruppo di lavoro, ovvero fornire un "ausilio ai datori di lavoro, ai professionisti ed ai responsabili della sicurezza per tenere conto nella valutazione del rischio della presenza di persone con limitazioni temporanee o permanenti alle capacità fisiche, mentali, sensoriali e motorie".
Alla base vi sono alcuni principi generali. Innanzitutto occorre prevedere il coinvolgimento degli interessati nelle diverse fasi del processo.
In secondo luogo, è essenziale considerare le difficoltà specifiche delle persone estranee al luogo di lavoro.
È necessario, infine, conseguire adeguati standard di sicurezza senza determinare alcuna forma di discriminazione tra i lavoratori, tenendo presente che progettare la sicurezza per i lavoratori con disabilità in un piano organico, e non attraverso piani speciali o separati da quelli degli altri lavoratori, significa migliorare la sicurezza di tutti.
La circolare riporta in modo dettagliato le procedure da seguire per effettuare una corretta valutazione del rischio d'incendio, da cui far emergere le eventuali problematiche da compensare con interventi di tipo edilizio, impiantistico o gestionale.
Il percorso individuato si basa sull'analisi delle particolari condizioni connesse con la mobilità e l'orientamento in caso di emergenza, la percezione del pericolo o dell'allarme e l'individuazione delle azioni da compiere in caso di emergenza.
Gli ostacoli ...
Per quanto concerne le caratteristiche che possono rendere difficile la mobilità in caso di emergenza, vengono considerate, a puro titolo di esempio, le seguenti condizioni: la presenza di gradini od ostacoli sui percorsi orizzontali, la presenza di passaggi di larghezza inadeguata o con elementi sporgenti che possono rendere tortuoso e pericoloso il percorso, la non linearità e la lunghezza eccessiva dei percorsi, la presenza di rampe delle scale inadeguate, di porte che richiedono uno sforzo di apertura eccessivo o che non sono dotate di ritardo nella chiusura, l'organizzazione e la disposizione di arredi, macchinari o altri elementi in modo da determinare impedimento ad un agevole movimento, ed infine la mancanza di misure alternative (di tipo sia edilizio che gestionale) finalizzate all'esodo autonomo lungo le scale nel caso di ambienti posti in piani diversi da quello in cui si trova l'uscita.
... e le soluzioni
Per superare questi ostacoli, oltre agli ovvi e ben conosciuti interventi di adeguamento (complanarità dei percorsi, eliminazione di gradini isolati, riduzione delle lunghezze, ampliamenti di vario genere ecc), vengono proposte diverse soluzioni: l'installazione di corrimano anche nei percorsi orizzontali, la realizzazione di spazi calmi, aventi l'obiettivo di risolvere i problemi che possono insorgere in caso di esodo attraverso scale, la realizzazione di ascensori di evacuazione.
Nell'analisi dell'ambiente di lavoro dovrà essere considerata anche la capacità di orientamento in caso di emergenza, e l'eventuale necessità di misure alternative (edilizie, impiantistiche o gestionali) alla cartellonistica, che impiega la vista come unico canale di informazione.
Una soluzione può essere l'impiego di sistemi di comunicazione sonora, la realizzazione di riferimenti tattili sulle superfici, la presenza di segnaletica a pavimento con buon contrasto cromatico e la segnaletica luminosa o lampeggiante.
Di particolare rilevanza risultano gli interventi finalizzati a facilitare la percezione dell'allarme. Solitamente vengono utilizzati sistemi acustici, spesso troppo generici e privi di quelle informazioni che invece potrebbero risultare particolarmente utili per le persone estranee all'ambiente considerato.
Tra le misure alternative vi sono l'adozione di segnali acustici contenenti informazioni complete sull'oggetto della comunicazione, l'installazione di impianti di segnalazione di tipo ottico oppure a vibrazione (nel caso di persone che dormono o che possono non percepire i segnali ottici o acustici).
Contenere l'emergenza
La circolare 4/2002 prevede misure organizzative e gestionali finalizzate a contenere il rischio di incendio ed a controllare l'emergenza che comunque permane anche nel caso siano stati apportati tutti gli interventi edilizi o impiantistici più avanzati.
La circolare illustra le azioni da intraprendere in caso di emergenza, sia quelle proprie dell'individuo coinvolto (misure di autoprotezione), sia quelle che prevedono l'intervento di persone appositamente formate per aiutare una persona in difficoltà.
In sostanza, è opportuno che le procedure da mettere in atto siano previste in anticipo ed in modo chiaro. È fondamentale che l'adozione di queste procedure, che sono diverse, ovviamente, a seconda dei casi, avvenga solo dopo una consultazione dei diretti interessati che abitualmente frequentano lo stabile.
Le persone incaricate di porgere aiuto devono essere adeguatamente addestrate ad accompagnare una persona con difficoltà sensoriali ed a trasmettere alla stessa, in modo chiaro e sintetico, le informazioni utili su ciò che sta accadendo e sul comportamento da tenere per facilitare un rapido allontanamento dall'ambiente. Devono inoltre essere adeguatamente addestrate per agevolare l'intervento dei soccorritori e per dare a questi i riferimenti per meglio trarre in salvo la persona.
Le indicazioni contenute nella circolare n. 4/2002 contribuiscono indubbiamente, se puntualmente applicate, a determinare quella condizione ambientale - e perché no? culturale - idonea a garantire un unico livello di sicurezza per tutti.
* architetto, funzionario dei Vigili del Fuoco di Pordenone
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