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Mobilità n. 32 - Anno 6

Robotica

Badanti umanoidi

di Carlo Giacobini

Gli androidi, macchine dalle sembianze umane che spesso al cinema ci hanno divertito, spaventato, a volte intenerito, non sono più relegati al solo mondo della fantascienza. Le ricerche degli ultimi tempi hanno portato alla creazione di alcuni prototipi di robot con caratteristiche e abilità impensabili fino a pochi anni fa. Lo sviluppo di questo ramo della robotica è ancora nelle sue fasi iniziali, ma già propone spunti interessanti. Vediamo cosa offre il presente e cosa possiamo aspettarci nel prossimo futuro.

© Atsuo Takanishi Lab, Waseda University, Jiapan
© Atsuo Takanishi Lab,
Waseda University, Japan

La robotica nella realtà esiste già da parecchi decenni ed è applicata con successo ad un’enorme varietà di situazioni produttive, di servizio e di studio.

Laddove è possibile standardizzare ed automatizzare i processi di lavoro, l’uomo può essere sostituito da macchine più o meno complesse ed intelligenti. Non si tratta solo di imbottigliare pelati, modellare lamiere che diventeranno carrozzerie, tessere, tagliare e cucire filati che saranno T-shirt, ma anche di eseguire operazioni più delicate e precise, al limite della nanotecnologia. Queste macchine, infatti, sono in grado di operare “sull’infinitamente piccolo” con precisione chirurgica, tanto da essere utilizzate, in alcuni casi, anche in sala operatoria.

La robotica non solo esiste, quindi, ma gode anche di buona salute ed è in continua fase di sviluppo. Ma non è a quella tecnologia un po’ fredda e ripetitiva che pensavamo … non a quella chiusa nei laboratori e nei capannoni industriali. Quando ripensiamo ai “robottini” dei film ci prefiguriamo soluzioni tecnologiche più vicine al nostro quotidiano: preferiamo immaginare una macchina che ci aiuti a stirare o che svolga le noiose pulizie settimanali anziché una che vernici portiere di auto.

Vorremmo, cioè, che anche la robotica, come è già successo in maniera dirompente per l’elettronica e l’informatica, trovasse applicazione nella vita di tutti i giorni.

La robotica (assieme alla domotica) potrebbe rappresentare una formidabile risorsa aggiuntiva per l’autonomia delle persone anziane o con disabilità: un robot-badante potrebbe aprire nuovi scenari e consentire una qualità di vita fino ad oggi impensabile. Ma ritorniamo a terra: i costi elevatissimi di queste applicazioni ci permettono, per ora, solo di sognare.

Eppure qualcosa di muove: dai laboratori fanno timidamente capolino alcuni prototipi dalle caratteristiche interessanti, che destano curiosità nelle fiere del settore e speranze, seppur remote, nelle persone con difficoltà motorie.

Asimo

I giapponesi, si sa, sono i più interessati allo sviluppo della robotica “umanoide” e la loro ricerca è forse quella più avanzata. La società Honda, investendo fondi ingenti, ha realizzato Asimo, un simpatico umanoide in grado di camminare, di salire e scendere le scale, e di svolgere lavori tipici dell’uomo: alza e sposta oggetti anche pesanti, apre e chiude porte e può essere programmato per compiere gesti ed azioni caratteristiche della quotidianità, da quelli che richiedono sforzo a quelli che impongono una mobilità fine.

Asimo, che sembra un ometto di bassa statura (120 centimetri) e pesa poco più di 40 chilogrammi, può essere governato tramite un telecomando, ma in futuro dovrebbe essere in grado di rispondere a comandi vocali. Per ora viene usato, in via sperimentale, come guida all’interno di alcuni musei giapponesi.

Non c’è quindi limite a ciò che Asimo può fare. I suoi punti deboli? È un ancora po’ troppo lento negli spostamenti (meno di 2 chilometri all’ora), ma è soprattutto ingordo di energia: una batteria non gli basta per più di mezz’ora.

La casa giapponese sembra però ottimista: nei prossimi anni conta di risolvere questi inconvenienti.

In internet: www.world.honda.com/ASIMO/

WL-16

I soliti giapponesi, in questo caso l’Università Waseda di Tokyo con la collaborazione della società Tmsuk, si sono messi in testa di sviluppare una carrozzina per disabili senza ruote e in grado di superare gradini.

Il prototipo WL-16 è un robot bipede costituito da una sedia in alluminio montata su due serie di aste telescopiche che terminano, per ciascuna gamba, in una piastra che funge da piede. WL-16 è dotato di piccoli motori che si occupano dei movimenti e che, all’occorrenza, possono sollevare la sedia verso l’alto. Per il momento WL-16 può essere controllato soltanto attraverso un radiocomando, ma all’Università Waseda stanno lavorando ad un joystick che permetterà alla persona disabile di manovrare autonomamente il veicolo. Il vantaggio del robot bipede rispetto ad una comune carrozzina è la possibilità di percorrere superfici anche molto irregolari e di permettere alla persona trasportata di raggiungere, grazie alle gambe telescopiche, oggetti che si trovano fino a due metri da terra.

Limiti? Per ora WL-16 è in grado di trasportare persone con un peso massimo di 60 chilogrammi e di superare dislivelli di pochi millimetri, ma presto il robot sarà capace di salire i gradini di una normale scala.

In internet: www.waseda.ac.jp - www.tmsuk.co.jp

Flexibot

Il robot Flexibot non ha sembianze umane: somiglia infatti più ad un bruco. Stavolta i giapponesi non c’entrano: questo dispositivo è il risultato di un progetto, finanziato dalla Comunità Europea, che coinvolge partner di 8 nazioni (partecipa anche l’Italia con la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa).

Il progetto è coordinato dal Centro per la Robotica in Riabilitazione dell’Università dello Staffordshire (Inghilterra), che già in passato ha realizzato prototipi di questo tipo. Lo scopo principale di questa ricerca è pensare, sviluppare e produrre un robot che migliori le condizioni di vita e lavorative delle persone con disabilità all’interno della loro abitazione.

Dicevamo che Flexibot assomiglia ad un bruco (un grosso bruco visto che pesa 11 chili), non solo per la sua forma oblunga ma anche perché, grazie a dei motori interni, è proprio come un bruco che questo braccio flessibile si muove arrampicandosi su appositi attacchi che vengono predisposti sui muri o sui soffitti delle abitazioni. Dagli attacchi riceve l’energia necessaria al proprio funzionamento.

Il robot può spostarsi in un qualsiasi punto dell’ambiente a seconda del compito da eseguire: vicino ad un tavolo, in cucina, su una sedia a rotelle.

All’estremità del braccio può essere agganciato un sofisticato strumento a pinza che consente di raccogliere, stringere e manovrare oggetti e strumenti, fornendo così un aiuto nelle più comuni azioni quotidiane. Il corpo del robot è simmetrico, in questo modo è possibile agganciare lo strumento a pinza ad entrambe le estremità. Tutti gli equipaggiamenti elettronici ed elettromeccanici di cui il braccio necessita si trovano all’interno del braccio stesso.

Insomma: un braccio in più che ci potrebbe dare una mano!

In internet: www.flexi-bot.com

 

 

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