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Mobilità n. 33 - Anno 6
Sicurezza stradale
Un patentino impossibile
di Carlo Giacobini
È in arrivo un'ulteriore complicazione per le persone anziane o con disabilità che vedono nelle cosiddette "miniauto", quei veicoli che si possono guidare anche senza patente, una garanzia di autonomia e mobilità. Una nuova disposizione, nata per assicurare una maggiore sicurezza stradale, la cui utilità è però ancora tutta da dimostrare, rischia di privare, dal luglio 2005, molte persone della propria libertà di movimento.
Molti autisti imprecano quando se le trovano davanti. Saranno anche piccole ma sono difficili da superare, soprattutto se la strada è stretta o se il traffico cittadino è indiavolato. Sono le "miniauto", quei veicoli a quattro ruote che assomigliano appunto ad un'auto ma sono spinte dalla potenza di un motorino.
Ma chi c'è alla guida? Chi è l'utente tipo e cosa lo porta a condurre un veicolo tutt'altro che veloce, spesso rumoroso e nient'affatto economico?
La scelta è apparentemente irrazionale: quei veicoli costano mediamente come un'utilitaria di buona qualità e completa di optional, ma offrono prestazioni ed affidabilità che non sono nemmeno comparabili. Il perché è presto detto.
Il Codice della strada definisce le miniauto come quadricicli leggeri. Sono considerati tali i veicoli a quattro ruote in grado di raggiungere una velocità massima non superiore a 45 chilometri all'ora, con cilindrata fino a 50 cc (motori ad accensione comandata) oppure con potenza fino a 4 kW (altri motori a combustione interna o elettrici). La massa a vuoto, poi, deve essere inferiore a 350 chilogrammi: il veicolo è quindi piuttosto leggero.
I "senzapatente"
Tutte queste caratteristiche fanno sì che i quadricicli leggeri, quindi anche le miniauto, siano equiparati ai ciclomotori, e i ciclomotori si possono condurre senza patente.
Ecco quindi la risposta: le miniauto rappresentano una alternativa, spesso l'unica possibile, per le persone che non sono in possesso di patente. Un popolo silenzioso composto di anziani cui la patente è scaduta e che non si sentono più sicuri al volante di una "vera" auto, da persone cui la patente è stata revocata per problemi di alcol o droga (pochi!) e, infine, da persone con varia disabilità.
Spesso le persone disabili non se la sentono di affrontare, magari per l'ennesima volta, l'accertamento di una commissione patenti attenta a tutelare la collettività dai "pericoli" di cui il disabile potrebbe essere latore ma non altrettanto pronta ad individuare le soluzioni e gli ausili che possano consentire al candidato di condurre un veicolo in sicurezza ed autonomia.
Altre volte sono gli stessi disabili a sentirsi più a loro agio alla guida di una miniauto, anziché a bordo di un'auto.
Di questo popolo dovrebbero far parte anche i minori di sedici anni: il mercato delle miniauto ha tentato di rivolgersi anche a loro ma con scarsi risultati. Ovvio: allo stesso prezzo di una miniauto si comprano due motorini e mezzo e la miscela per un anno!
Tornando a riflessioni più serie, non conosciamo il tasso di incidentalità delle miniauto (forse qualcuno è in possesso di questi dati?).
Sappiamo invece per certo che le miniauto rappresentano spesso l'unico mezzo che può garantire mobilità e autonomia alle persone anziane e disabili, che senza questi veicoli rimarrebbero in casa, incapaci di gestire i propri acquisti e la normale vita di relazione con la collettività di riferimento e - questo è piuttosto drammatico e frequente - non saprebbero come raggiungere il posto di lavoro. Questi problemi si porranno in modo più pressante nei prossimi mesi: vediamo il perché.
Il patentino
Negli ultimi due anni sono state approvate più disposizioni volte al miglioramento del livello della sicurezza stradale in una condivisibile strategia di informazione, prevenzione e repressione.
Fra le altre misure (ad esempio la patente a punti), vi è anche quella dell'istituzione del patentino obbligatorio per la guida dei ciclomotori.
Il nuovo testo dell'articolo 116 del Codice della Strada, al comma 1 bis, prevede che "per guidare ciclomotori è necessario conseguire la patente di guida [patente A o B, NdR] ovvero il certificato di idoneità alla guida rilasciato dal competente ufficio del Dipartimento per i trasporti terrestri, a seguito di specifico corso con prova finale (...)".
In molti ritengono, erroneamente, che la disposizione riguardi solo i minorenni, e che rappresenti un giusto tentativo di promuovere, presso i giovanissimi, la sicurezza stradale. Non è così: la disposizione riguarda tutte le persone che siano minorenni o, pur maggiorenni, siano prive di patente.
Ed in effetti il comma 1 ter dell'articolo 116 citato precisa: "a decorrere dal 1º luglio 2005 l'obbligo di conseguire il certificato di idoneità per la guida di ciclomotori è esteso anche ai maggiorenni che non siano già titolari di patente di guida".
Riassumendo: i minorenni che guidano ciclomotori devono essere in possesso di patente A1 (dopo i 16 anni) o del nuovo certificato di idoneità (patentino). Dal primo luglio 2004, sono previste le relative sanzioni amministrative e cioè multe da 516 a 2065 euro.
Dal primo luglio 2005, anche i maggiorenni non in possesso di patente (mai avuta, sospesa, revocata), per condurre un ciclomotore devono conseguire il certificato di idoneità. Strano: per i maggiorenni il Legislatore sembra aver dimenticato le sanzioni.
I corsi
Il "certificato di idoneità" si ottiene solo dopo aver frequentato specifici corsi presso le autoscuole. Il programma dei corsi, che hanno una durata di dodici ore e prevedono la frequenza obbligatoria, è stato fissato con Decreto del Ministero delle Infrastrutture e verte sulle principali norme di circolazione e sicurezza stradale.
Il rilascio del certificato è subordinato ad un esame finale svolto da un funzionario esaminatore del Dipartimento per i Trasporti Terrestri.
Il certificato di idoneità non prevede in alcun modo l'accertamento dell'idoneità psico-fisica. Pertanto le persone disabili candidate al conseguimento del patentino non saranno sottoposte a visita ma solo ad un esame teorico eseguito su quiz composti di dieci domande a risposte chiuse.
Potrà accadere quindi che un ex titolare di patente (o, perché no?, di più patenti) venga sottoposto, assieme ad una torma di quindicenni, a quiz su norme che ha rispettato per trent'anni.
Potrà anche accadere che persone con lieve disabilità intellettiva, perfettamente in grado di condurre un motorino, non saranno in grado di rispondere correttamente ai quiz.
Il disagio e il disorientamento di molti disabili e persone anziane avranno il solo effetto di complicarne l'esistenza e non gioveranno certo alla sicurezza stradale.
A meno che il Ministero non ci ripensi...
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