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Mobilità n. 33 - Anno 6

Scuole sicure

A scuola di sicurezza

di Stefano Zanut*

Lo stretto legame esistente tra accessibilità e sicurezza, che l'Autore aveva già evidenziato nello scorso numero di Mobilità, acquista una particolare rilevanza se considerato in relazione ad un ambiente singolare quale la scuola. È importante che un edificio sia senza barriere ma è fondamentale anche una corretta ed efficace educazione su come vada affrontata l'emergenza.

La scuola è un ambiente destinato ad un'utenza molto particolare, i bambini, le cui esigenze specifiche vanno tenute ben presenti durante la progettazione dell'edificio che li ospiterà. Ma la scuola è anche l'istituzione dove si consolida l'educazione dell'individuo. È qui che si struttura un certo modo di agire e di pensare. È qui che può assumere un valore prioritario ed irrinunciabile la tutela della propria persona e del prossimo.

L'efficacia dell'educazione non può che risultare stimolata dalla qualità dell'edificio, in quanto il processo di costruzione della cultura della sicurezza si realizza con maggior facilità in un ambiente a sua volta sicuro ed accessibile.

I requisiti

I requisiti che un edificio scolastico deve possedere sono ben definiti in tre specifiche norme: il Decreto del Ministero dei Lavori Pubblici del 18 dicembre 1975 (benché abrogato nel 1996, contiene molte indicazioni che possono essere utilizzate in attesa dell'emanazione di specifiche indicazioni a cura delle regioni.); il Decreto del Ministero dell'Interno del 26 agosto 1992 (norme di prevenzione incendi per l'edilizia scolastica); il Decreto del Presidente della Repubblica del 24 luglio 1996, n. 503 (norme per l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici).

Sebbene queste norme siano state emanate da istituzioni diverse ed in diversi momenti, non è difficile riuscire a coordinarle.

Le indicazioni da rispettare, infatti, sono quelle previste anche per gli altri ambienti di lavoro, ovvero garantire la mobilità, l'orientamento, la percezione del pericolo e dell'allarme, e l'individuazione delle azioni da compiere in caso di emergenza.

I primi tre aspetti prevedono l'attuazione di specifiche misure di tipo edilizio ed impiantistico, mentre per quanto concerne le azioni da compiere è necessario un investimento formativo sugli operatori (personale docente e non) e didattico sugli alunni.

L'edificio scolastico

Per quanto concerne la mobilità, i nodi da sciogliere sono essenzialmente quelli già esposti nell'articolo pubblicato nello scorso numero della rivista, e cioè quelli legati alla presenza di eventuali ostacoli e barriere che possono in qualche modo impedire la mobilità o renderla difficile.

Un esempio di come sia possibile affrontare questi problemi è l'intervento che l'Amministrazione Comunale di Pordenone ha realizzato all'interno di un edificio scolastico degli anni '50, dove è stato predisposto un sistema di percorsi accessibili che facilitano il raggiungimento delle uscite di sicurezza. Particolare attenzione è stata posta nella realizzazione di spazi calmi posti sulle scale di sicurezza esterne.

Questi ambienti hanno lo scopo di ospitare persone che potrebbero non essere in grado di affrontare il percorso lungo le scale (non solo per le proprie difficoltà di movimento, ma anche per condizioni transitorie connesse con lo stato di emergenza come panico, affaticamento ecc.), dove potrebbero fermarsi, tutelate dagli effetti di un eventuale incendio, in attesa dei soccorsi.

Per l'accesso o la fuoruscita dal piano sopraelevato, tutti i percorsi che presentano scale sono dotati anche di rampe dalla pendenza limitata (massimo 5%). Si è potuto verificare come i bambini preferiscano le rampe rispetto ai gradini, perché rendono più agevole il superamento del dislivello.

La scelta più frequente per garantire l'orientamento consiste in un'attenta predisposizione della segnaletica di sicurezza.

È anche possibile potenziare tali informazioni mediante un trattamento delle superfici interne (pareti, pavimenti e porte) con l'obiettivo di definire percorsi privilegiati che facilitino anche l'orientamento. Esempi: dipingere porte e pareti con combinazioni cromatiche in grado di evidenziarne la presenza, oppure predisporre opportunamente gli elementi posti sulla pavimentazione.

La percezione dell'emergenza

Poter percepire una condizione di pericolo è una ulteriore necessità, che, nella normativa, viene soddisfatta con i cosiddetti sistemi di allarme; questi sistemi, però, vanno calibrati sulle effettive capacità percettive delle persone presenti.

Nel caso di bambini, insegnanti o altre persone con difficoltà uditive, è preferibile utilizzare il canale sensoriale visivo (ad esempio luci lampeggianti con un certa frequenza). Nell'ipotesi di persone con difficoltà alla vista, al contrario, un segnale acustico è più indicato.

Un sistema di segnalazione che preveda entrambe le modalità può soddisfare pienamente anche le necessità percettive di chi non ha di questi problemi, ma le cui capacità sensoriale potrebbero essere sopraffatte durante una emergenza.

Per fare un esempio di come sia possibile calibrare l'intervento sulle effettive capacità/necessità degli utenti, torna utile l'esperienza maturata nella scuola di cui si è detto, dove la presenza di un bambino autistico poneva a dura prova l'attuazione delle prove periodiche di evacuazione, poiché la persona non riusciva a percepire correttamente il segnale di allarme presente.

Questo era costituito dalla campanella solitamente utilizzata per marcare i ritmi scolastici, ma con un codice sonoro diverso per segnalare la necessità di evacuare l'edificio.

È questa, peraltro, una possibilità prevista dalle specifiche norme di prevenzione incendi per le scuole fino a 500 persone, dove il sistema di allarme può essere costituito "dallo stesso impianto a campanelli usato normalmente per la scuola, purché venga convenuto un particolare suono".

Ma questo bambino non riconosceva la campanella come un valido segnale di allarme, poiché quella già segnalava la ricreazione.

L'installazione di un segnale acustico e luminoso che fosse inequivocabilmente riconosciuto come allarme ha messo lo scolaro nella condizione di poter eseguire correttamente le azioni previste dal piano, ed ha incrementato anche la sicurezza di tutte le altre persone nella scuola.

Questo è un esempio di come la norma possa, e debba, essere letta ed applicata alla luce anche di un'attenta valutazione del contesto e tenendo conto delle persone che frequentano l'ambiente.

Il piano di evacuazione

Il piano di evacuazione risponde ad un preciso obbligo normativo: dal 31 dicembre 2000, infatti, tutte le scuole (pubbliche e private) del Paese devono averlo adottato, con l'onere di provarlo almeno due volte l'anno.

Ma in cosa consiste un piano di evacuazione?

La vasta bibliografia disponibile può fornire utili indicazioni in merito. Tuttavia, i veri "portatori" di questa conoscenza sono i vigili del fuoco.

Negli ultimi anni essi hanno affiancato molti istituti nell'organizzazione delle procedure di sicurezza.

Hanno anche distribuito in tutte le scuole un libricino dal titolo "Impariamo a difenderci dai rischi a casa, a scuola e nel territorio - Linee guida per la realizzazione del piano di evacuazione per un edificio scolastico". Il testo è pubblicato dal Poligrafico dello Stato e può essere richiesto ai Comandi provinciali dei Vigili del Fuoco o alle Prefetture.

Può essere consultato anche in vari siti internet, tra i tanti segnaliamo quello della prefettura di Pordenone: www.pref-utg-pordenone.it.

Un piano di evacuazione contiene le indicazioni propedeutiche all'azione di allontanamento dal luogo in cui si sta manifestando un pericolo, dal momento in cui viene percepito l'allarme fino al raggiungimento del luogo sicuro.

Le necessità finalizzate a garantire la mobilità, l'orientamento, la percezione del pericolo o dell'allarme, di cui si è già discusso, sono evidentemente funzionali alle azioni del piano e vanno integrate con le azioni da compiere in caso di emergenza.

Senza entrare eccessivamente nello specifico, ai fini di questo contributo vanno considerate le esigenze connesse con l'affiancamento delle persone con esigenze particolari, problema esplicitamente posto nella pubblicazione di cui si è detto fin dal 1992.

Educare alla sicurezza

Un altro contributo del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, dal titolo "Il soccorso alla persone disabili: indicazioni per la gestione dell'emergenza" (consultabile nel sito www.vigilfuoco.it) fornisce specifiche indicazioni in merito.

L'effettuazione delle prove periodiche permette non solo di soddisfare un obbligo normativo, ma anche di verificare l'adeguatezza dei presidi edilizi ed impiantistici e la capacità del "sistema scuola" di far fronte ad una emergenza.

A chi scrive è accaduto più volte di venire contattato da vari istituti per far fronte, ad esempio, alle necessità connesse con la presenza di bambini con una gamba ingessata o con altre difficoltà motorie temporanee.

Tale condizione determinava notevoli difficoltà nello spostamento dell'intera classe, specialmente nell'affrontare un percorso lungo le scale di sicurezza. Curiosamente, negli edifici in cui era presente lo "spazio calmo" nessuno era a conoscenza della sua funzione, così come delle basilari tecniche di soccorso.

Un'opportuna comunicazione, unita ad una minima assistenza durante le prove, ha permesso di superare questa impasse. La scuola ha fatto tesoro degli insegnamenti, ed ha poi saputo sfruttare autonomamente, e con estrema efficacia, le tecniche apprese.

Infine, il piano di evacuazione come momento educativo, occasione per consolidare negli alunni alcuni semplici, ma fondamentali, comportamenti di autoprotezione che possano costituire l'eredità dell'adulto di domani, perché "scappare in ordine, in fila indiana e non come gli gnu in preda al panico è importante per non essere intrappolati dal pericolo".

* architetto, funzionario dei Vigili del Fuoco di Pordenone

 

 

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