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Mobilità n. 35 - Anno 6
Cinema e letteratura
La razza superiore
di Antonio Tripodi
Nelle teorie eugenetiche il nazismo trovò una giustificazione "scientifica" alla propria terribile ideologia. Lo avevamo accennato nello scorso numero: il nostro collaboratore approfondisce ora l'argomento commentando un saggio che spiega proprio il rapporto tra queste teorie e la nascita del mito della "razza superiore". E che rivela come, nonostante l'esperienza del secolo passato, questa grottesca utopia sia ancora viva nella società attuale.
La copertina del saggio di Edwin Black |
Nel numero precedente abbiamo preso in considerazione un film (Metropolis di Fritz Lang, 1927) che ci ha scaraventato in un mondo da incubo. In una società rigidamente divisa in due schieramenti, i pensatori, da una parte, erano preposti all'organizzazione dell'ordine sociale, i lavoratori, dall'altra, poco più che schiavi, erano forzati a turni massacranti nelle fabbriche del sottosuolo di Metropolis.
Un nuovo ordine sociale
Questo ordine sociale pareva essere la logica conclusione del percorso storico iniziato con la Rivoluzione industriale. Inoltre alcuni ideologi, fortemente influenzati dalle teorie eugenetiche e dalla concezione di razza superiore, ritenevano non solo realistica ma addirittura auspicabile una siffatta società. Come per esempio Ernst Hasse, docente di statistica a Lipsia, che nel 1905 si pone il problema di "chi provvederà dunque, in futuro, a eseguire i lavori sporchi e pesanti di cui l'economia nazionale, poggiante sulla divisione del lavoro, non può fare a meno?".
Propone alcune soluzioni. La prima è quella di mantenere una fascia della popolazione tedesca in una condizione culturale ed economica talmente disgraziata da essere la naturale designata per l'esecuzione dei lavori più umili. Ma questa è una soluzione che scarta immediatamente, dal momento che la condizione di ilota non può essere confacente neanche agli strati più bassi del popolo dominatore tedesco. La seconda soluzione prevede l'utilizzo di manodopera emigrante da altri Paesi, in particolare l'utilizzo di lavoratori polacchi, cechi, ebrei, italiani, pur serbando la cautela di evitare che queste genti contaminino culturalmente e geneticamente la purezza del Volk germanico.
A ragione il pensiero di Hasse è stato considerato dallo storico polacco Andrzej J. Kamiński (dal cui testo "I campi di concentramento dal 1896 a oggi" è tratta la citazione di cui sopra) come la base teorica delle dottrine naziste che portarono alla realizzazione dei campi di concentramento.
Le teorie eugenetiche
Ma il pensiero nazista volle trovare una giustificazione scientifica ai propri deliri soprattutto nelle espressioni teoriche del movimento eugenetico che si era sviluppato sin dall'inizio del secolo negli Stati Uniti, come ci racconta Edwin Black nel suo saggio War Against the Weak (New York, Londra, 2003. Four Walls Eight Windows. Pagine 552. $ 27.00, £ 17.99. ISBN 1 568 58258 7).
Nel 1924, in un carcere tedesco, un uomo imprigionato per un putsch fallito dettava la sua visione del mondo al camerata e compagno di cella. Il resto del tempo lo trascorreva leggendo, in particolare le opere di Leon Whitney, presidente della Società Americana di Eugenetica, e di Madison Grant, influente eugenista.
Un giorno, all'inizio del 1930, Whitney andò a trovare Grant (che al tempo presiedeva una commissione preposta ad un'immigrazione che rispondesse ai principi dell'eugenetica) per mostrargli una lettera scritta da quello stesso personaggio protagonista del putsch di qualche anno prima, che intanto era uscito dal carcere e le cui idee tanto successo stavano riscuotendo nella disastrata Germania di Weimar. In questa lettera egli ringraziava Grant per aver scritto il libro "The Passing of the Great Race" (La scomparsa della grande razza), che celebrava la razza nordica e lamentava l'incipiente corruzione da parte degli ebrei ("una vera e propria Bibbia"). L'entusiasta ammiratore di Grant rispondeva al nome di Adolf Hitler.
Le basi scientifiche
Il movimento eugenetico americano, che tanta influenza ebbe negli Stati Uniti e nel mondo sino agli Anni '50 del secolo scorso, e che fu pretesto parascientifico per i deliri del nazismo, traeva i suoi presupposti teorici dal darwinismo sociale, cioè quella teoria che, per giustificare la predominanza di un gruppo sociale sugli altri, presupponeva come naturale la lotta per la sopravvivenza e la conseguente esistenza solo dei più forti.
Ma il primo teorizzatore dell'eugenetica, che ideò anche il termine traendolo dal greco classico, fu un inglese: Francis Galton. Galton, cugino di Charles Darwin, fu anche il primo a scoprire quale importanza avevano le impronte digitali che, come noto, sono uniche per ciascun individuo. Francis Galton fu il teorizzatore di una eugenetica "positiva", che voleva ottenere il miglioramento della razza agevolando la riproduzione degli individui socialmente più adatti.
Servirono a rafforzare le concezioni eugenetiche anche le teorie dello scienziato moravo Gregor Mendel (1822 - 1884), incomprese dai contemporanei ma riscoperte e valorizzate agli inizi del Novecento. Mendel aveva scoperto nei semi delle piante la presenza di alcuni tratti che aveva definito come "dominanti" e "recessivi". Questi potevano essere espressi tramite equazioni matematiche o visualizzati con un semplice diagramma formato da "A" e da "B", collegate tra di loro e corrispondenti ai due tratti. Le conclusioni scientifiche di Mendel, supportate da un decennio di certosina e tediosa ricerca, furono che piante diverse, incrociate tra di loro, non davano vita a una discendenza ibrida, bensì a una discendenza identica alla pianta che possedeva il gene dominante. Il gene recessivo, però, persisteva nella discendenza, nascosto sotto quello dominante, cosicché nella seconda generazione, su quattro piante, tre possedevano le caratteristiche del gene dominante ed una quella del gene recessivo.
Questa teoria, scientificamente inoppugnabile, utilissima per la selezione dei legumi e del bestiame, ma anche per spiegare l'altezza, il colore degli occhi e dei capelli, fu strumentalizzata dagli eugenisti nella presunzione di comprendere l'intelligenza, la forza e la debolezza, la predisposizione alle malattie, il carattere e le attitudini degli uomini.
Purificare la razza
Alla eugenetica "positiva" di Galton si aggiunse ben presto una eugenetica "negativa", che voleva, tramite l'utilizzo di pratiche quali la sterilizzazione e il divieto di matrimonio tra "adatti" e "inadatti", salvaguardare la purezza e le potenzialità migliori della "razza".
Il successo delle posizioni eugenetiche, supportate da presupposti scientifici brutalmente manipolati dall'ideologia, fu enorme negli Stati Uniti ed ottenne un gran credito anche da un punto di vista istituzionale. Si aprì negli Stati Uniti dei primi decenni del secolo scorso una vera e propria "guerra contro i deboli", come ci suggerisce il titolo del volume di Black. Ma chi erano i deboli?
Nel 1911, nel corso di un incontro a Manhattan promosso dall'ABA, l'influente Associazione Eugenetica Americana, in cui si dibatteva il "problema di sospendere gli aiuti agli anormali" e contemporaneamente di "ripulire il sangue degli americani dalle penalizzanti e peggiorative influenze di queste classi antisociali", furono individuati dieci gruppi "socialmente inadatti" e "candidati per l'eliminazione".
Come in un Inferno dantesco, nel primo gruppo erano collocati gli psicolabili, nel secondo la classe indigente, nel terzo gli alcolisti, nel quarto i criminali di tutti i tipi, anche imprigionati per reati minori, nel quinto gli epilettici, nel sesto i folli, nel settimo il ceto costituzionalmente debole, nell'ottavo le persone predisposte a specifiche malattie, nel nono i deformi, nel decimo le persone portatrici di deficit sensoriali, come sordi, ciechi e muti, senza distinzioni ulteriori. La presenza di due classi sociali fra i gruppi geneticamente pericolosi, come il ceto indigente e il ceto costituzionalmente debole (qualunque cosa ciò volesse significare), ci danno la prova di come la povertà fosse considerata alla stregua di una malattia ereditaria ed i poveri dei parassiti da eliminare in quanto versavano in una situazione biologica non reversibile.
Il modello americano
Già nei primi anni del secolo scorso i principi dell'eugenetica furono istituzionalizzati in alcuni Stati americani. Nel 1907 la sterilizzazione per motivi eugenetici era divenuta legale in Indiana. Nel 1909 altri tre stati ratificarono la sterilizzazione forzata. Lo stato di Washington la previde come pena aggiuntiva nei confronti dei criminali abituali e degli stupratori. Lo stato del Connecticut previde la possibilità della vasectomia e della ovariectomia sui pazienti malati di mente dopo esame dell'albero genealogico. Lo stato della California previde castrazione e sterilizzazione per gli ospiti di due case di cura per malattie mentali, purché l'operazione fosse d'aiuto "alle condizioni fisiche, morali e mentali" dei soggetti.
Nei due anni successivi norme analoghe furono approvate anche nel Nevada e nello Iowa. Nel New Jersey la legislazione eugenista, approvata nel 1911, sanciva il divieto di procreazione per gli ospiti degli istituti di carità, per i "soliti" psicolabili, per i criminali e per altri non ben specificati "anormali". La legge fu firmata dall'allora Governatore dello Stato Woodrow Wilson, che l'anno dopo sarebbe divenuto Presidente degli Stati Uniti d'America e "difensore delle libertà dei popoli". Nel 1912, infine, anche lo stato di New York adottò una similare legislazione eugenetica.
Il punto di vista degli eugenisti ebbe dunque grande successo per tutto il periodo tra le due guerre e furono numerose le nazioni europee che vedevano negli Stati Uniti un modello da imitare per il coraggio con cui aveva attuato i principi eugenetici. La rete transnazionale degli eugenisti si dipanava fitta tra i Paesi del vecchio mondo. Nel 1929 una rappresentanza della federazione internazionale delle organizzazioni eugenetiche fu ricevuta da Benito Mussolini a Palazzo Venezia. Vi erano rappresentanti della Svezia, della Norvegia, dell'Olanda, dell'Italia, dell'Inghilterra, della Germania e, naturalmente, degli Stati Uniti.
Nuovi nomi, vecchie utopie
Dopo la Seconda Guerra Mondiale il movimento eugenetico fu facilmente associato all'ideologia nazista e cadde in discredito. Ma l'allarme non si può dire concluso.
Se alcuni pregiudizi sono andati in disuso, altre convinzioni non sono morte con i precedenti deliri ma sono state rese più forti da "verità scientifiche" incontestate. Gli eugenisti ora indossano nuovi costumi, hanno adottato camici da laboratorio ed atteggiamenti da tecnocrati, hanno cambiato nome, adesso si confondono tra i genetisti, sono dietro l'angolo e ti offrono il sogno di rendere possibile un'umanità di esseri belli, tutti perfetti, efficienti e intelligenti. Ti dicono che possono costruire l'uomo nuovo come tu lo vuoi. Venite alla fiera delle vanità! Come vuoi il tuo baby? Puoi scegliere la razza ed il sesso, il colore degli occhi e dei capelli, il quoziente di intelligenza e magari anche le tendenze sessuali! E se non ci caschi ti accusano di oscurantismo e di moralismo.
Perché ritieni che ogni uomo sia una creatura straordinaria e unica, e non una costruzione di mattoncini Lego da assemblare secondo il gusto.
[NdR: per chi volesse saperne di più, in internet è presente un sito in inglese dedicato interamente al libro di Edwin Black: www.waragainsttheweak.com]
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