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Mobilità n. 35 - Anno 6
Paralimpiadi
Suggestioni olimpiche
a cura di Andrea Pedrana
Si è da poco conclusa l'edizione ateniese delle Paralimpiadi, cui ha partecipato una nutrita e battagliera delegazione italiana. Volendo riflettere, al di là delle singole storie sportive e dell'indubbio impegno di CONI e FISD, sulla quotidiana pratica sportiva delle persone con disabilità, rivolgiamo alcune domande, tutt'altro che convenzionali, a Luca Pancalli, presidente della FISD.
Francesca Porcellato,
due argenti ed
un
bronzo ad Atene |
Luca Pancalli: 40 anni compiuti il 16 aprile 2004, laureato in Giurisprudenza, avvocato, sposato con Roberta, ha due figli, Maria Giulia e Alessandro. Nel 1981, in seguito alla caduta da cavallo avvenuta nel corso di una gara internazionale di pentathlon moderno, ha subito la frattura delle vertebre cervicali con conseguente lesione midollare, paralisi degli arti inferiori e parzialmente anche di quelli superiori. Campione paralimpico di nuoto (7 volte medaglia d'oro a Los Angeles '84, Seoul '88, Atlanta '96) è presidente della FISD - Comitato Italiano Paralimpico dal dicembre del 2000.
Domanda: Dottor Pancalli, a lei piace la definizione "diversamente abile" per una persona con disabilità? I più maliziosi fanno l'analogia con il termine "spazzino" oggi sostituito da "operatore ecologico". A queste persone cosa vuole rispondere?
Risposta: Il termine "diversamente" non mi piace. La disabilità non ci rende diversi, essa è una semplice condizione dell'individuo che prima di essere disabile è persona, cittadino, studente, lavoratore, padre e quant'altro. Ecco perché si parla di persona con disabilità, semplicemente per far capire una condizione che può implicare determinate necessità. Tutto il resto è dietrologia.
Olimpiadi comuni?
D. Si ipotizza da un po' di tempo di unire in una sola manifestazione le gare olimpiche dei disabili con quelle dei normodotati, è vero? E nell'eventualità cosa ne pensa?
R. Le persone che ne parlano spesso non hanno sufficiente competenza in materia di organizzazione sportiva. In termini pratici è quasi impossibile che un'unica città possa reggere l'impatto di 10.000 atleti olimpici, più 4.000 atleti paralimpici, più 10.000 officials (sono definiti tali nel gergo sportivo coloro che gravitano intorno agli atleti ovvero tecnici, accompagnatori, giudici ecc.) tra olimpici e paralimpici.
Non a caso negli ultimi tempi si tende ad assegnare grandi eventi sportivi a Paesi confinanti, come è accaduto agli Europei di calcio di Belgio e Olanda o ai Mondiali di Giappone e Korea, proprio per sopperire allo stravolgimento che certi numeri possono avere su una metropoli.
E poi è innegabile che le gare olimpiche offuscherebbero quelle paralimpiche. Credo invece che sia molto importante - come stanno già facendo il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) ed il Comitato Paralimpico Internazionale (IPC) - continuare a lavorare sul collegamento e sulla continuità dei due Giochi, Olimpici e Paralimpici: accensione e spegnimento unico della Fiamma, Cerimonie di apertura e chiusura uniche, comunicazione ante e post evento integrate, stesso Comitato organizzatore (come è stato per Atene e come sarà obbligatoriamente da Pechino 2008 in poi).
Un esempio eccezionale di integrazione è stato il sito internet del Comitato Organizzatore di Atene 2004, che è riuscito ad ideare e gestire, in un solo ambito web, tutte e due gli eventi in maniera così eccellente che chiunque si discosterà da quel modello avrà fatto un autogol.
Disabilità intellettive

Medaglie d’argento nel
tiro con l’arco a
squadre |
D. Come mai le persone con disabilità intellettiva non partecipano alle gare olimpiche?
R. È una questione spinosa. Da diverse edizioni dei Giochi Paralimpici estivi ed invernali, in alcune discipline ci sono state e ci sono (ad Atene molte meno) delle gare di atleti con disabilità intellettiva. Tuttavia non è prevista l'assegnazione di medaglia.
Il movimento internazionale di riferimento non ha ancora prodotto sufficienti garanzie all'International Paralympic Committee (che le ha pretese come postulato per accedere ai Giochi Paralimpici) sui criteri di eleggibilità degli atleti disabili mentali. È anche per questo che il Comitato Italiano Paralimpico (CIP) ha riservato da qualche tempo maggiore attenzione a questo settore dello sport disabili concentrandosi sulle diverse tipologie di disabilità e sulle potenzialità di questi atleti per i quali, a tutt'oggi, in Italia non sarebbe consentito svolgere pratica sportiva di tipo agonistico. Uso il condizionale perché il CIP ha già inserito gli atleti con disabilità mentale nelle gare agonistiche partendo dall'atletica leggera e dal nuoto e, a salvaguardia della loro salute, ha richiesto un esame aggiuntivo sugli accertamenti diagnostici inerenti la visita medica per l'idoneità all'agonismo.
Intanto stiamo studiando quali effetti produce una sollecitazione emotiva, quale può essere la sconfitta, su atleti che, essendo abituati a gareggiare più per gioco che per competizione, potrebbero ricevere stimolazioni non del tutto positive. Non ritengo comunque che ci sia alcun motivo che possa escludere la loro partecipazione ai Giochi ed il movimento internazionale sta lavorando per favorire ed ampliare sempre più il loro ingresso a pieno titolo - mi auguro - già da Pechino 2008.
Atlanta, Sidney, Atene
D. Dottor Pancalli, lei è stato protagonista alle Olimpiadi di Atlanta, ha seguito da casa la spedizione italiana a Sidney ed è stato poi ad Atene. In questi luoghi certamente ha potuto vivere in prima persona condizioni di accessibilità che un portatore di handicap nel nostro paese, mi sia concessa la frase, "se le sogna in cartolina". Mi dica tre cose "olimpiche" che l'hanno particolarmente colpita.
Foto archivio FISD |
R. Ad Atlanta ero ancora un atleta ed ho potuto osservare poco della città, avendo vissuto tutto il tempo in vasca e al villaggio olimpico, del quale ricordo pendenze eccessive dei viali, peraltro poco consone agli atleti disabili. A Sydney non c'ero perché preparavo l'assemblea federale per la mia candidatura alla presidenza ma tutti mi hanno riferito che lì l'accessibilità è totale e gli elementi che la favoriscono sono veri e propri sistemi architettonici di arte decorativa: gli scivoli che rendono accessibili le scale, ad esempio, dicono che sembrino vere e proprie passerelle, altro che le nostre "gettatine" di cemento buttate là! Di Atene posso dirle che gli sforzi fatti dal Comitato organizzatore hanno prodotto notevoli risultati: la metropolitana, consegnata agli ateniesi nel 2000, è perfettamente accessibile come pure tutti i nuovissimi (e bellissimi) impianti sportivi. Per il resto sono molto vicini a noi.
Se invece vuole sapere ciò che amo dei Giochi al di là delle impressioni sulle barriere architettoniche, le rispondo che ciò che è incomparabile è l'incontro tra diverse culture e l'amicizia che nasce o si rinnova tra ragazzi di tutto il mondo, i brividi quando il tricolore si innalza sul pennone più alto e le note sono quelle del tuo inno nazionale; infine, la gioia e l'orgoglio di poter dire "io c'ero" al di là del risultato. E questo sia da atleta che da presidente.
Barriere?
D. Dottor Pancalli, quest'anno per la seconda volta a Torino si è svolto il Paralympic Day, durante il quale atleti disabili hanno dato dimostrazione nelle piazze e nelle vie della città di grandi capacità sportive. Sono stati momenti di gioia e festa, hanno sfilato le fanfare, gli alpini e sono scesi i paracadutisti. Qualcuno si stupisce pensando a qualche anno fa, quando la sede della vostra federazione era in un sottoscala di Corso Stati Uniti del tutto inaccessibile.
Non le sembra che ci si ricordi dei disabili solo in concomitanza di grandi eventi come questo di Torino 2006?
R. Preferisco pensare positivo. È vero, c'è ancora molto da fare, ma quando guardo indietro vedo me stesso e tanti miei vecchi compagni di nazionale che hanno vinto tante medaglie nell'assoluto silenzio, pur trattandosi di medaglie olimpiche. Per la prima volta nella storia, quando l'Italia è entrata nello Stadio Olimpico di Atene la sera della cerimonia di apertura, amici, parenti e tifosi ci hanno inviato gli sms ai telefonini. Ebbene quei messaggi che dicevano "ti stiamo vedendo" ci hanno lasciati di stucco: ci stavano vedendo in diretta! Il nostro sito web (www.fisd.it) ha avuto 45.000 visitatori, abbiamo ricevuto i complimenti da tutta Italia ed i nostri campioni sono continuamente invitati a trasmissioni televisive e avvenimenti.
Non è ancora abbastanza ma, in un paese dove impera soltanto il calcio, soffriamo del male di tutti gli sport minori, come la scherma o il tiro a segno, di cui si parla soltanto in occasione dei Giochi Olimpici per poi ripiombare nell'anonimato.
Appuntamento a Torino
D. Siamo a meno di due anni dalle Olimpiadi invernali in Piemonte. Per un torinese come me, che vede una gran confusione e mille cantieri aperti, risulta difficile pensare che tutto sarà pronto per quella data. Oltre al trampolino per i salti di Pragelato, presentato alla stampa in questi giorni, come procedono i preparativi per le migliaia di disabili che con "gioiosa ferraglia" conquisteranno la nostra Regione?
R. Il Comitato organizzatore dei Giochi Paralimpici di Torino 2006 sta lavorando bene e credo che Torino saprà farsi trovare pronta per marzo del fatidico 2006. Il Paralympic Day è un esempio positivo che sta consentendo alla comunità di conoscere lo sport dei disabili.
D. Mi lasci essere ancora "antipatico". Marzo 2006: finite le Olimpiadi, a parte un palazzo del ghiaccio accessibile, cosa resterà di fruibile per i portatori di handicap nella mia regione?
R. Spero molto di più, nel caso contrario il Comitato organizzatore Torino 2006 (e l'Italia assieme ad esso) avrà fatto quell'autogol cui accennavo prima.
Il medagliere azzurro
Alle Paralimpiadi di Atene la selezione italiana, composta di 75 atleti che gareggiavano in 12 discipline, ha conquistato 19 medaglie (8 in meno rispetto a Sidney), piazzandosi 31esima tra le nazioni partecipanti. 4 le medaglie d'oro, 8 quelle d'argento e 7 di bronzo. Ecco gli atleti che hanno tenuto alto il tricolore.
Oro
- Immacolata Cerasuolo, nuoto - 100 metri farfalla (cat. S8)
- Alvise De Vidi,
atletica leggera - maratona (cat. T51)
- Paola Fantato, tiro con l'arco
(cat. W1/W2)
- Alberto Pellegrini, scherma - sciabola (cat. A)
Argento
- Immacolata Cerasuolo, nuoto - 200 metri misti (cat. SM8)
- Paola Fantato,
Anna Menconi e Sandra Truccolo, tiro con l'arco a squadre
- Roberto La Barbera,
atletica leggera - salto in lungo (cat. F44)
- Stefano Lippi, atletica leggera
- salto in lungo (cat. F42)
- Francesca Porcellato, atletica leggera - 100 metri (cat. T53)
- Francesca
Porcellato, atletica leggera - 800 metri (cat. T53)
- Fabio Triboli, ciclismo
su strada - combinata strada cronometro (cat. LC1)
- Valeria Zorzetto, tennis
tavolo (classe 4)
Bronzo
- Andrea Cionna, atletica leggera - 10000 metri (cat. T11)
- Andrea Cionna,
atletica leggera - maratona (cat. T11)
- Alvise De Vidi, atletica leggera
- 200 metri (cat. T51)
- Fabrizio Macchi, ciclismo su pista - inseguimento
(cat. LC3)
- Carlo Piccoli, nuoto - 200 metri stile libero (cat. S3)
- Francesca Porcellato,
atletica leggera - 400 metri (cat. T53)
- Fabio Triboli, ciclismo su pista
- inseguimento (cat. LC1)
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