

di Stefania Cipolletta
Chi è stato nel deserto rimane stregato per sempre dalle sue bellezze e dai suoi contrasti. La natura lo rende un luogo ostico per l'uomo e ancor di più - verrebbe da pensare - per le persone con handicap motori. Ma non è necessariamente così, e l'esperienza della nostra Lettrice, che nel deserto è riuscita pure ad affrontare un raid alla guida di un quad, ce lo dimostra.
Un'avventura nel Sahara? Una gara con i quad in pieno deserto? Mi sembravano cose difficilmente realizzabili per una donna in carrozzina. Ed invece sono state possibili grazie ad un uomo che ha creduto in un sogno e che, assieme ad altri sognatori, ha fortemente voluto realizzare quello che per molti disabili era mera fantasia.
"Perché l'avventura della vita nasce dalla mente e non dal corpo". Questo lo slogan che racchiude la filosofia di Handland e del suo presidente e fondatore Romano Girardi. Egli stesso nelle pagine del sito internet www.handland.it spiega le ragioni che lo hanno portato a fondare questa associazione no profit e ad organizzare poi l'iniziativa a cui ho preso parte.
Grazie alla sua volontà e a quella degli altri soci coinvolti nel progetto, tutti appassionati di fuoristrada, sono stati fatti grandi sforzi per trovare gli sponsor che garantissero la fattibilità dell'evento e la gratuità della partecipazione a noi piloti. Alla fine, anche se con qualche ritardo sui tempi previsti, l'obbiettivo è stato raggiunto e l'evento è stato presentato al Motor Show di Bologna.
Dopo aver inviato il curriculum, a maggio 2004, sono stata chiamata per la selezione, che si teneva a Palmiano (AP). La selezione consisteva, alla guida di un quad, in prove di orientamento (navigazione con l'ausilio della bussola), di trial (percorsi molto impegnativi, su terreni particolarmente scoscesi, a penalità e a tempo), in un test psicoattitudinale e in un colloquio con uno psicologo.
Poi è iniziata la lunga attesa per la partenza. Ma alla fine ce l'ho fatta, ce l'abbiamo fatta! Infatti, sono da poco rientrata da quella che, senza esagerare, definirei la più bella avventura della mia vita (fino ad oggi, non metto mai limiti a quello che la vita mi può offrire).
Ma andiamo con ordine: qualche settimana fa sono partita in nave, non senza qualche perplessità, dal porto di Genova alla volta di Tunisi. La nave era attrezzata sia con ascensori che con cuccette adatte a portatori di handicap.
Il gruppo di Handland era composto da 38 persone, tra cui un medico, un'infermiera ed una fisioterapista. I mezzi: 12 fuoristrada, 2 camionette del Corpo di Documentazione dei Vigili del Fuoco, 1 camion d'appoggio, 9 quad opportunamente modificati ed adattati alle nostre esigenze, muniti di uno schienale e di un particolare rollbar che ci permettevano di viaggiare in tutta sicurezza.
I piloti: 6 ragazzi - 2 marchigiani, 3 umbri ed un romano - "diversamente abili" (ne abbiamo fornito ampia prova!). Io, l'unica ragazza.
Appena sbarcati al porto di Tunisi ci siamo diretti in colonna ad Hammamet, dove abbiamo pernottato in un comodo albergo dotato di tutti i comfort. Il mattino successivo siamo saliti a bordo dei fuoristrada: i ragazzi, 4 paraplegici ed un poliomielitico, da soli, io, un po' più imbranata, aiutata dagli organizzatori, e siamo partiti verso Matmata, dove si è svolta la prima prova di trial che doveva definire la griglia di partenza della gara vera e propria. Oltre alle prove di trial, la gara consisteva in prove di navigazione con il GPS (navigatore satellitare) entro un tempo imposto ed in altre di orientamento con la bussola, circa 500 km di deserto complessivamente!
Siamo poi ripartiti per Douz, la "porta del deserto", da dove è iniziata la vera avventura. Il percorso della gara creava un "loop", un cerchio: partito da Douz con una prova speciale di 60 km con il GPS verso Smelet, proseguiva il giorno dopo verso la suggestiva oasi di Ksar Ghilane, dove si svolgevano le prove di trial e, sulle dune che circondano un fortino romano nei pressi dell'oasi, la prova di orientamento.
Continuava poi alla volta di Timbaine, e da qui di nuovo a Douz, con notti passate sotto spartane e fredde tende berbere in pieno deserto (con un bagno chimico, montato ogni volta immediatamente dopo il nostro arrivo, all'interno di una discreta tenda), o in accoglienti e confortevoli accampamenti in oasi da sogno.
Non avrei mai immaginato che la Stefania che ha chiuso il cerchio sarebbe stata così diversa da quella che era partita, incerta e preoccupata, da quello stesso punto solo pochi giorni prima!
Soddisfatta come non mai di quello che ero riuscita a fare: attraversare il deserto con un quad che non avevo mai guidato prima, da sola! Che fatica! Che favola!
Il deserto poi è incredibile. Prima di partire me lo avevano detto, ma non avrei mai immaginato quanto mi avrebbe sorpreso. Una perfetta metafora della vita: immenso, vivo, che cambia continuamente davanti ai tuoi occhi, ti sorprende con spettacoli mozzafiato, che ti aprono il cuore con la loro bellezza toccandoti l'anima e poi, l'attimo dopo, ti riporta bruscamente ad una realtà dura, che ti riempie gli occhi di sabbia e di lacrime, la bocca di granelli, e mentre sei ancora lì, a sputare, ecco, ti avvolge un incredibile profumo, che inspiegabilmente il vento ti porta rubandolo a qualche lontano, caparbio e tenace cespuglio fiorito. E tutto ricomincia!
Una bella iniezione di ottimismo e di realismo insieme!
Ma la cosa che mi è sembrata più vera ed evidente è che tutto questo non sarebbe stato possibile senza l'apporto di tutti quelli che hanno partecipato e collaborato all'iniziativa: lo staff, gli autisti, i meccanici, i Vigili del Fuoco (che sono stati incredibili) e noi "piloti".
E' stato stupendo constatare che è lo stare assieme e vicini, ognuno con il proprio bagaglio, che ci ha permesso di arrivare alla meta, e che meta! Non il traguardo, non Douz, la fine della gara, ma scoprirsi cresciuti lungo la strada e capire che noi, i "ragazzi", come ci chiamavano con un po' di distacco all'inizio gli organizzatori, non eravamo "figli di un dio minore", strani esseri venuti da un altro mondo, ma tipi sorprendentemente normali, da cui - perché no? - imparare.
Che successo! E questo è solo l'inizio!
La conoscenza dell'altro, senza "barriere", senza preconcetti, nudi ognuno davanti ai propri limiti, con la scoperta, per alcuni destabilizzante ma illuminante, che tutti abbiamo i nostri handicap, alcuni evidenti, come le nostre carrozzine, altri meno, ma che comunque ti insabbiano la vita. Quindi, tutti incredibilmente uguali e riccamente diversi.
E capire questa cosa mi è sembrata la vera vittoria!
L'organizzazione di questo "raid" nel deserto ha richiesto anni di preparativi. L'evento è stato patrocinato dal Ministero della Salute ed ha visto la collaborazione, tra gli altri, di alcuni importatori che hanno messo a disposizione i quad ed altri mezzi.
La prima edizione dell'iniziativa, descritta dalla nostra Lettrice in questo articolo, si è tenuta dal 19 febbraio al 1 marzo scorsi in Tunisia, nella regione del Grande Erg Orientale, zona molto conosciuta dai frequentatori di deserti.
Maggiori informazioni sull'Associazione HandLand e sulle iniziative future nel sito internet www.handland.it
I recapiti: tel. 071.6609439, fax 071 75331158, email: info@handland.it