Mobilità Sommario numero 39 del 2005


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Opinioni

Va tutto bene?

La qualità dei servizi che vengono erogati dagli enti pubblici alle persone con disabilità non è poi così inadeguata come la si dipinge. È l'opinione di un nostro Lettore, che nei nostri articoli vede toni un po' troppo critici e disfattistici. La risposta del Direttore.

Quando le opinioni sono espresse in modo civile e preciso meritano sempre una risposta, soprattutto se questa può aprire un dibattito oppure se offre l'occasione per approfondire temi di forte interesse per i nostri Lettori. Da uno di questi arriva una email che non possiamo ignorare e di cui ringraziamo, prima ancora di rispondere.

La lettera

"Leggo la rivista da diversi anni e ne sono abbonato; sono invalido civile con serie difficoltà deambulatorie, sono attualmente responsabile del settore "prestazione protesiche" di una ASL, e per anni Dirigente Coordinatore dei Servizi Sociali di una USL, oltre che segretario di Commissioni di invalidità civile. Tutto ciò mi pone in una situazione che mi consente di vedere da una particolare prospettiva il mondo della disabilità: da fruitore e da erogatore di servizi.

Non credo che le cose stiano, e vadano, così male per noi disabili sul versante dei servizi e degli ausili a noi necessari, come da voi spesso lamentato: infatti, lo Stato ­ pur con tutte le limitazioni che ne possono derivare dalla ristrettezza cronica di fondi ­ in modo diretto o indirettamente attraverso le Regioni, Provincie e Comuni, Prefetture, INPS o altro, provvede a concedere: assegni ed indennità di accompagnamento (poco o tanto, ma ci sono); pensioni di invalidità civile, cecità e sordomutismo (idem); presidi protesici e riabilitativi di cui al D.M. 332/99, forse troppi (a proposito, sul n. 38 della rivista, nelle lettere alla redazione, si parla del saturimetro: occorre precisare ai Lettori che quasi tutte le ASL italiane lo concedono in comodato d'uso gratuito alla stregua dei ventilatori polmonari compresi nel tariffario ministeriale... e non è poca cosa!); rimborsi per adeguamento degli strumenti di guida (20% dalle ASL); contributi per l'acquisto di strumentazioni tecnologicamente avanzate (70% dalle ASL); contributi per l'eliminazione delle barriere architettoniche; esenzione bollo auto nei casi previsti (per patentati o per normodotati con disabili a carico); esenzione della tassa sui passi carrai; facilitazione nei concorsi pubblici; detrazioni particolari sulla denuncia dei redditi; attivazione di strutture specifiche per soggetti con handicap: CSE, Comunità alloggio ecc. ed altro ancora.

Di queste ultime sono stato attore in primis negli anni '80, sino alla metà degli anni '90, quando non c'era nulla sul territorio, ed il poco era dato dalla volontà dei privati e delle associazioni interessate (famiglie, cooperative ecc.). Con la buona volontà, con il contributo delle famiglie, con il coinvolgimento dei politici e degli Enti di interesse abbiamo costruito molto.

Certo, mi si potrà obiettare che non tutto in Italia è così ed ancora molto rimane da fare e sono d'accordissimo. Basterebbe semplicemente che taluni sindaci o presidenti di Provincia o Regione anziché sperperare denaro per consulenze agli amici, ed agli amici degli amici, o per costruire cattedrali nel deserto poi lasciate inutilizzate (i servizi di "Striscia la notizia", ad esempio, sono eloquenti) si impegnassero seriamente nel sociale e nei servizi, ecco che molti problemi si potrebbero risolvere (poi i governi per forza tagliano i fondi).

Ricordiamoci che ogni Paese ha il Governo che si merita; abbandoniamo quindi le aride disquisizioni su ciò che fa o non fa la compagine politica di destra o di sinistra. Ce la mettiamo noi a capo del Governo, con il metodo più semplice e democratico che ci sia: il voto in cabina elettorale.

Quindi basta piangere e recriminare su tutto ribadendo sempre "piove governo ladro": noi persone con disabilità (e che ci chiamino handicappati, poliomielitici, diversamente abili, non vedenti anziché ciechi, non ha importanza) abbiamo una nostra dignità. Io personalmente me ne frego di ciò che dice la gente, vado per la mia strada (ed in carrozzella) e mi comporto da persona civile ed assolutamente normale pur con delle difficoltà.

Quindi Spett.le Redazione, basta con i pietismi ed i piagnistei sulla rivista, con il dire che non va bene niente, che i pubblici amministratori si riempiono la bocca di belle parole e non passano ai fatti: il buon Bomprezzi da un lato ed il vulcanico Zanardi dall'altro sono le icone viventi di come ci si deve comportare e darsi da fare. Vogliamo parlare di questo su un prossimo numero della rivista?"

La risposta

Rispondiamo, iniziando dalla fine. La linea editoriale che ci contraddistingue è improntata su di un'ottica costruttiva. Non è un caso che il sottotitolo della nostra testata sia "Costruire l'autonomia". Riportare soluzioni, progetti, opportunità parlando di casa, turismo, diritti civili, autonomia, ci sembra l'obiettivo più utile e richiesto dai nostri Lettori. Un giornalismo di servizio, dunque. Non un piagnisteo.

Non abbiamo invece la presunzione, né l'arroganza, di presentare modelli di comportamento: ognuno è artefice della propria vita e il comportamento di ognuno è il risultato di una storia personale su cui non sta a noi sindacare.

Lo spazio riservato all'editoriale è l'unico in cui tentiamo di dare voce a chi non ne ha o non ne ha abbastanza segnalando abusi, luoghi comuni, mistificazioni di cui le persone con disabilità ed i loro familiari sono vittime o protagonisti. E di situazioni di cui essere felici, francamente, ne vediamo ben poche.

Non siamo così convinti, come il nostro Lettore, che tutte le "opportunità" che elenca siano poi così positive.

Le provvidenze economiche agli invalidi civili sono ridicole. Una pensione di 233 euro al mese per un invalido al 100% ci sembrano francamente offensive.

I segnali che riceviamo relativamente alla concessione di ausili è tutt'altro che incoraggiante e uniforme sul territorio nazionale.

La concessione del 70% dei contributi per l'acquisto di strumentazione con tecnologia avanzata riguarda solo pochissime regioni (Lombardia, Emilia Romagna).

I rimborsi per l'adeguamento degli strumenti di guida non è esteso a chi sostiene una spesa anche maggiore per adattare il veicolo al trasporto, generando una sgradevole sperequazione.

I rimborsi per l'eliminazione delle barriere architettoniche arrivano a spizzichi e bocconi e decisamente in ritardo.

Sulle facilitazioni nei concorsi pubblici non c'è settimana che non riceviamo segnalazioni di abusi e "dimenticanze".

Sulle detrazioni fiscali in denuncia dei redditi non ci dilunghiamo oltre. L'abbiamo già detto: chi non ha redditi non detrae nulla.

È vero, comunque: le politiche per la disabilità sono diverse rispetto a quelle di 20 o 10 anni fa. Sicuramente sono migliori di quando non c'era nulla, ma dire che queste politiche garantiscono un livello di inclusione sociale e di assistenza più che dignitoso ci sembra francamente azzardato.

Tacere su tutto questo, limitandosi a presentare solo le "buone prassi" o gli interventi che non dovrebbero nemmeno fare notizia, non fa parte del nostro stile. Non crediamo sia populismo né demagogia mettere in forma scritta ciò che molti vivono sulla propria pelle. E se ci sono delle responsabilità vanno indicate e se il Governo è "ladro" va detto, indipendentemente da chi siede su quello scranno.