

di Francesco Smerghetto
Tra le tante iniziative nate in occasione dell'Anno Europeo delle Persone con Disabilità ve n'è una - teoricamente innovativa - che vede la partecipazione di alcune importanti società multinazionali. L'obiettivo del progetto è di grande valore: favorire con interventi di vario tipo l'inserimento dei portatori di handicap nel mondo del lavoro e in quello del consumo. Un esempio che ogni azienda, anche se piccola, può seguire.

Nel corso del 2003, Anno Europeo delle Persone con Disabilità, alcune grandi aziende hanno scelto di collaborare ad un progetto chiamato Business & Disability: a European Network.
Il fine dell'iniziativa, che si ispira ai principi della Dichiarazione di Madrid (sull'inclusione sociale delle persone con disabilità) e vede il supporto dalla Commissione Europea, è contribuire all'inserimento sociale dei disabili europei soprattutto in quanto lavoratori e consumatori.
Per avvicinarsi a questo non facile traguardo, i membri fondatori del progetto - colossi multinazionali quali Adecco, Hewlett-Packard, IBM, Manpower, Microsoft e Schindler - hanno elaborato assieme al Forum Europeo sulla Disabilità un piano di iniziative che poi ogni singola compagnia mette in pratica autonomamente.
Gli ambiti di intervento sono essenzialmente tre: il diritto alla mobilità, l'accesso alle risorse informatiche e le strategie finalizzate all'occupazione.
La persona disabile deve essere in grado di muoversi agevolmente nell'ambiente. Ad oggi questo è un diritto tutt'altro che acquisito, che va garantito soprattutto quando gli spostamenti sono legati ad attività fondamentali per la vita di ognuno, come recarsi al posto di lavoro, fare la spesa o frequentare la scuola.
Idealmente nessuno degli ambienti che il disabile attraversa per spostarsi dal luogo di partenza (la propria abitazione) a quello di arrivo (posto di lavoro, supermercato, scuola) dovrebbe presentare ostacoli che limitino la mobilità della persona. Nella realtà di impedimenti se ne trovano tanti: lungo i marciapiedi, nei mezzi di trasporto, nelle stazioni, all'interno degli edifici ecc.
Le aziende che hanno scelto di aderire al progetto Business & Disability si impegnano perché la "catena della mobilità" non venga interrotta. In altri termini, garantiscono l'abbattimento delle barriere architettoniche almeno negli spazi di propria pertinenza.
Dalle tecnologie dell'informazione e della comunicazione le persone con disabilità possono trarre grandi vantaggi. È una affermazione che sentiamo ripetere sempre più spesso ma che acquista valore solo se vi sono presupposti concreti per accedere a tali opportunità, cioè se, ancora una volta, non ci sono ostacoli per la fruizione di queste risorse.
Questo significa innanzitutto siti internet che rispondono ai requisiti di accessibilità e fruibilità: un sito è accessibile quando una persona, indipendentemente dalla propria disabilità, dalla propria esperienza e dal tipo di computer o di programma che utilizza, riesce ad ottenere una piena comprensione dei contenuti e ad interagire con il sito stesso.
Ma l'accessibilità informatica passa anche dalla disponibilità di software ed ausili adeguati, come lettori di testo per non vedenti, ingranditori per ipovedenti, tastiere speciali ecc.
I membri di Business & Disability uniformano i propri siti internet agli standard stabiliti dal World Wide Web Consortium (www.w3.org) e si servono delle risorse tecnologiche più avanzate per far fronte ai problemi di accessibilità che si presentano all'interno dell'azienda. Questo appunto per fare in modo che il lavoratore con disabilità possa realmente integrarsi nel tessuto aziendale e sia quindi in grado di lavorare e produrre al pari dei colleghi.
Il lavoro ha un ruolo fondamentale nel processo di inclusione sociale delle persone disabili. Purtroppo non tutte le aziende sono ancora pronte ad accogliere - e non solo per una questione di accessibilità delle strutture - un lavoratore con handicap.
Ci sono problematiche legate all'impiego lavorativo di queste persone che il datore di lavoro "medio", che del mondo dell'handicap ha una conoscenza superficiale, ignora. Il primo punto interrogativo è quello riguardante le effettive potenzialità di un dipendente disabile che per molti è ancora un lavoratore "a metà", sul quale si potrà fare affidamento solo per determinati compiti, magari elementari e di routine, e non per altri.
I disabili e le persone che vivono a contatto con loro sanno bene che nella maggior parte dei casi l'handicap non pregiudica la qualità del lavoro, ma in molti ambienti il preconcetto rimane e può essere eradicato solo con una campagna informativa adeguata.
Per questo Business & Disability fornisce alle aziende associate informazioni pratiche non solo sulle possibili esigenze dei lavoratori con handicap, ma anche sulla loro idoneità alle varie mansioni. Una volta eliminate le barriere culturali, per un disabile la strada verso l'assunzione - e soprattutto verso l'integrazione lavorativa - diventa molto meno ripida.
Come abbiamo visto, il progetto Business & Disability sostiene innanzitutto una sorta di "rielaborazione culturale" nei confronti della disabilità ed in particolare della figura del lavoratore disabile. Questa è una prima azione che serve per "preparare il terreno"; ogni azienda poi attua vari interventi concreti, alcuni comuni a tutti i membri, come l'abbattimento delle barriere architettoniche negli spazi aziendali, altri specifici ed inerenti al proprio ambito di competenza.
Adecco e Manpower, agenzie internazionali per il lavoro, favoriscono l'assunzione di lavoratori disabili oltre che all'interno della propria struttura anche da parte delle aziende clienti.
Hewlett-Packard, IBM e Microsoft offrono prodotti, servizi ed informazioni accessibili a tutti e studiano soluzioni per avvicinare maggiormente i disabili alle risorse informatiche.
Schindler, azienda produttrice di ascensori ed altri prodotti per la mobilità, promuove una campagna per l'accessibilità che prevede anche un concorso di idee, rivolto agli studenti di architettura delle università europee, sulla progettazione di ambienti accessibili.
Business & Disability è aperto alla partecipazione di qualsiasi azienda. Alle società che vi aderiscono viene offerta la possibilità di cooperare a progetti specifici in ambito regionale, nazionale ed europeo e di dialogare con i soggetti politici ed i rappresentanti dei disabili. Ai membri del progetto vengono inoltre assicurati un servizio informativo sulle novità, anche legislative, in materia di handicap e la partecipazione ad un forum nel quale vengono condivise esperienze e procedure.
Questi servizi hanno però un costo. La partecipazione al progetto infatti non è né gratuita né tantomeno a buon mercato: per il 2005 la quota associativa annuale per le società con più di 500 dipendenti ammonta a 12.500 euro; le aziende che hanno tra i 50 ed i 500 dipendenti pagano il 75% della quota; se i dipendenti sono meno di 50 l'importo è pari al 50%. Le organizzazioni no profit possono partecipare gratuitamente alle iniziative, ma non hanno potere decisionale.
Il progetto Business & Disability - su cui è possibile trovare maggiori informazioni nel sito internet www.businessanddisability.org - è solo un esempio di come sia possibile vedere il mondo del lavoro e del consumo da un'ottica diversa. Ogni azienda, anche la più piccola, può fare qualcosa per promuovere l'inserimento dei disabili senza doversi per forza appoggiare a questa o ad altre iniziative.
Prima di muoversi in questa direzione è però opportuno documentarsi, consultare tecnici esperti in materia di accessibilità e valutare le spese: i costi da sostenere per attuare gli interventi necessari (abbattimento delle barriere architettoniche, adeguamento dei servizi e dei prodotti, acquisto di apparecchiature speciali ecc.) potrebbero essere ingenti.
Bisogna inoltre tenere presente che queste spese non verranno compensate da un ritorno di tipo economico, almeno nell'immediato. Da un punto di vista strettamente commerciale, quindi, queste operazioni potrebbero apparire come un "investimento a perdere".
Ma se non c'è un vantaggio economico, se il guadagno in termini di immagine ("Che sensibile quella azienda!") non è tale da giustificare spese tanto rilevanti e se escludiamo gli "obblighi morali" (che qualcuno può anche non sentire e che comunque poco hanno a che vedere con il mondo dell'economia), allora per quali motivi una ditta dovrebbe impegnare le proprie risorse per agevolare le persone disabili?
Siamo già nell'ambito di un più vasto dibattito sull'etica sociale dell'impresa di cui molto si sta discutendo in Europa, tanto da farne l'oggetto di una direttiva comunitaria.
Per le aziende il disabile può essere una risorsa. Tentiamo di chiarirci con un esempio: Mario si è appena laureato e vuole lavorare. È il candidato ideale per quel posto in quella azienda, ha proprio il tipo di formazione che viene richiesta. Si muove in carrozzina. Il colloquio va benissimo ma "l'ufficio è al terzo piano e non c'è l'ascensore. Vede, l'edificio è vecchio. In effetti stiamo pensando di trasferirci...". Però per il momento si rimane lì, e senza ascensore.
Quel posto di lavoro andrà quindi ad un altro candidato, meno preparato e che magari non ha nemmeno troppa "voglia di fare bene"... ma che ha il grande vantaggio di poter contare sulle proprie gambe. L'assunzione di questa persona si traduce inevitabilmente in una perdita di produttività per l'azienda.
Se invece quel benedetto ascensore lo istalliamo (e vedrete che tutto l'ufficio ne sarà contento), ci saranno vantaggi per l'azienda che non sarà costretta a rinunciare a priori ad un buon dipendente, e per il disabile che vedrà aumentare sensibilmente le possibilità di trovare lavoro. Di pari passo aumenteranno anche le sue capacità come consumatore.
Già: per le aziende il disabile è anche un potenziale cliente, ma solo se viene posto nella condizione di esserlo. Il compratore deve poter conoscere il prodotto (magari attraverso un sito internet usabile), deve poterlo esaminare da vicino (in un negozio accessibile) e soprattutto deve poi riuscire effettivamente ad usarlo (se è un prodotto "di largo consumo" o che comunque tiene conto di eventuali limitazioni dell'utente).
Non va dimenticato - è un concetto che ripetiamo spesso - che gli interventi mirati ad agevolare le persone anziane o con disabilità possono avvantaggiare anche chi disabile non è perché rendono il prodotto o il servizio più amichevole, più facile da usare. Questo, nell'ottica commerciale, può portare ad un sensibile ampliamento della fetta di clientela: ancora un altro vantaggio per le aziende.
Dovrebbe essere chiaro, a questo punto, che garantire gli interessi del disabile lavoratore e consumatore significa soddisfare anche gli interessi della comunità e delle aziende. È un circolo virtuoso che una volta innescato può solamente produrre risultati positivi.
Concludiamo tornando al nostro esempio: Mario, disabile, ha trovato lavoro nella Azienda A (questa l'ascensore ce l'ha!): è molto motivato e sta contribuendo al successo della ditta. Con il suo stipendio può ora permettersi quel bel prodotto della Azienda B, nella quale lavora Giovanni, anch'egli disabile...