Mobilità Sommario numero 40 del 2005


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Opere pubbliche

Il quarto ponte

Una storia iniziata male quella del quarto ponte sul Canal Grande, un'opera che nell'intento dei committenti e dei progettisti doveva lasciare la traccia della nostra epoca nella città più bella del mondo. Una traccia che non contemplava però le persone anziane o con disabilità: il progetto iniziale era inaccessibile alla parte più debole della cittadinanza. Ora la soluzione - dopo tante polemiche - si è trovata.

Il progetto del ponte di Calatrava
Il progetto del ponte di Calatrava

Metteteci la città più bella del mondo, metteteci uno dei più grandi progettisti viventi, uno spagnolo geniale, un "poquito" bizzoso e tanto arrogante da considerare la disabilità una rottura, aggiungetevi un committente (il Comune di Venezia) un po' obnubilato, mescolate il tutto unendovi la febbre di realizzare un ponte sul Canal Grande nel posto probabilmente più inutile, ma l'unico ancora libero da "fastidiosi" edifici storici. Ne uscirà un storia piuttosto ingarbugliata.

Un ponte in vetro, legno, acciaio e pietra d'Istria progettato per essere inaccessibile, torme di disabili arrabbiate, il Comune preso in mezzo fra le loro proteste e le resistenze del progettista. E alla fine una soluzione di ripiego: un ovetto che supera - piano, piano - le scale con il disabile a bordo. Una vittoria di Pirro che dimostra, nel caso ce ne fosse il bisogno, che le soluzioni pensate dopo sono sempre le peggiori e le più costose.

Ma lasciamo volentieri la parola all'onesto comunicato stampa con cui il Comune di Venezia tratteggia gli eventi e, presentando la soluzione adottata, mette la parola fine alla vicenda.

Forse... visto che di quel ponte - che non esiste ancora - si stanno occupando in questi giorni Procura e Guardia di Finanza per questioni che nulla hanno a che vedere con la disabilità.

Il comunicato stampa

"Mai più a Venezia opere pubbliche inaccessibili". Questa la promessa dell'Amministrazione comunale al termine del confronto voluto dall'assessore ai lavori pubblici, Mara Rumiz, con le associazioni rappresentative del mondo della disabilità per discutere la tormentata vicenda del ponte di Calatrava: un'opera di straordinaria modernità, progettata da uno degli architetti più famosi del mondo, ma inaccessibile alle persone con difficoltà motorie e di difficile fruizione per chi ha problemi di vista.

Dopo numerose polemiche e accuse, che hanno sollevato un fervente dibattito a livello nazionale ed internazionale, l'Amministrazione veneziana ha voluto mettere un punto alla vicenda invitando ad un confronto schietto i diretti interessati. Il risultato è stato il riconoscimento degli errori del passato e l'impegno formale per il futuro.

"C'è stata una sottovalutazione del problema dell'accessibilità - ha ammesso l'assessore Rumiz - si è sbagliato nel non considerare in fase progettuale la necessità che il ponte dovesse essere superato da tutti. Si è persa un'occasione importante di qualificazione della città, non solo per rispondere alle esigenze di coloro che hanno difficoltà motorie, ma anche perché il nuovo ponte avrebbe potuto essere lo straordinario veicolo di una diversa immagine di Venezia, città della contemporaneità, attenta alla qualità urbana e alla piena vivibilità. Ma d'ora in avanti l'accessibilità di un'opera costituirà uno degli elementi prioritari per la sua realizzazione. Quando ci si è resi conto della situazione era ormai troppo tardi e l'unica strada percorribile è stata quella della «riduzione del danno», con la decisione di dotare il ponte di un sistema che ne consentisse il superamento anche alle persone disabili".

Soluzioni possibili

quarto ponte sul canal grande

Accantonata la prima ipotesi, di realizzare un servoscala, le stesse associazioni dei disabili si impegnarono attivamente per proporre alcune soluzioni. Con il supporto di un gruppo di professionisti da anni impegnati nella promozione e nella pratica dell'Universal Design, sette proposte di idee vennero presentate nel febbraio del 2003 all'allora sindaco di Venezia Paolo Costa, con la richiesta che le ipotesi venissero trasmesse e discusse con il progettista spagnolo.

"Dopo un lungo studio di fattibilità - ha dichiarato il direttore dei lavori - Roberto Scibilia - anche su ispirazione di quelle idee si decise di realizzare la soluzione più praticabile: la nota «ovovia», un dispositivo traslante progettato dagli ingegneri Vitaliani - Serafini - Sfriso, che consentirà alle persone con difficoltà motorie di passare da un'estremità all'altra del ponte".

La cabina potrà trasportare una persona in carrozzina e l'eventuale accompagnatore. Il tempo stimato per il tragitto sarà di sei minuti.

Mentre la struttura in acciaio del quarto ponte sul Canal Grande è in via di ultimazione presso l'officina della ditta Lorenzon di Noventa di Piave e il progetto per l'ovovia è in fase di progettazione esecutiva anche i rappresentanti dei disabili presenti all'incontro non hanno mancato di far sentire la loro voce.

La voce dei disabili

"Il rammarico maggiore rispetto alla soluzione individuata - ha commentato Alberto Arenghi - portavoce del gruppo di progettisti che nel 2003 diede il proprio contributo per risolvere la questione - è che quest'opera non potrà essere vissuta dai disabili come spazio architettonico, ma solamente attraversata. In particolare l'ovovia si configura come un «accanimento tecnologico» che restituisce una sorta di servoscala cabinato".

"A maggio del 2003 l'ex sindaco Costa, in accordo con il progettista, si impegnò a realizzare una delle proposte formulate dalle nostre associazioni, in deroga al principio che gli ausili meccanici non debbano essere applicati alle nuove strutture che per legge devono essere accessibili - ha ricordato Giampaolo Lavezzo, consigliere nazionale della FISH (Federazione Italiana Superamento Handicap), delegato dal presidente Pietro Barbieri - ma soltanto oggi apprendiamo che è stato appaltato un meccanismo diverso del quale ci viene consegnata la documentazione. Sarebbe stato opportuno aspettare il nostro parere".

"In ogni caso ci impegniamo ad esprimere le nostre considerazioni al più presto - ha concluso Lavezzo - auspicando per il futuro un costante coinvolgimento delle associazioni interessate".

Garanzie sui sistemi di sicurezza del dispositivo traslante e sulla facilità di utilizzo da parte degli utenti sono state richieste dal vice presidente regionale dell'Unione Italiana Lotta Distrofia Muscolare, Gianfranco Bastianello. La presidente provinciale dell'Unione Italiana Ciechi, Graziella Zuccarato, si è invece preoccupata che vengano prese tutte le precauzioni (segnali tattili, dispositivi acustici, contrasti cromatici) per permettere al disabile visivo di muoversi in sicurezza.

Imparando dagli errori

"Bisogna fare tesoro di quanto è accaduto con il ponte di Calatrava - ha affermato il consigliere delegato del sindaco sui temi dell'accessibilità, Giuseppe Toso - perché non si presentino più problemi di questo tipo. L'unico merito di tutta questa amara vicenda è stato di aprire gli occhi agli amministratori sulle esigenze delle persone con disabilità. Non è un caso che negli ultimi anni il Comune abbia conseguito traguardi importanti come la costituzione di un ufficio per l'eliminazione delle barriere architettoniche, l'adozione del PEBA [Piani per l'Eliminazione delle Barriere Architettoniche che ogni ente locale avrebbe dovuto adottare già dal 1986, N.d.R.] e l'avvio di progetti significativi che contribuiranno a dare una nuova immagine della città".