

Un'altra Finanziaria, che brilla per l'assenza di misure a favore delle persone con disabilità e delle loro famiglie, è stata approvata a colpi di fiducia e a botte di promesse non mantenute. Qualcuno allarga le braccia, qualcun altro picchia un pugno sul tavolo, ma ormai è andata.
Nulla di positivo nemmeno nell'ultima manovra... a parte un milione e mezzo di euro in tre anni al Comitato Paralimpico per promuovere la pratica sportiva fra le persone disabili. Un po' di moto male non fa.
In primavera si vota e c'è chi spera e prega che questa sia l'ultima Finanziaria del Cavaliere. Chi agogna il ritorno dei "nostri eroi" a raddrizzare un po' di torti subiti, a ridare voce a bisogni ignorati per cinque anni, ad alimentare e rendere concrete speranze di integrazione, a riformare o contro-riformare settori lasciati al degrado. C'è chi lo crede, a dispetto di una memoria che vada oltre i cinque anni.
Ma c'è anche chi è intimamente convinto che il Cavaliere e la sua maggioranza abbiano avuto un occhio di particolare riguardo verso i più deboli e verso la spesa sociale. C'è chi lo crede, a dispetto dei numeri e della matematica.
Purtroppo è una tradizione bipartisan quella di avanzare consolanti promesse, di ventilare affascinanti ipotesi di riforma. Oppure di prevedere disposizioni inapplicabili qui e ora, ma che comportano deleghe e successivi provvedimenti applicativi, pareri, decentramenti, commissioni e consulte. In questi anni tale estenuante rinvio ce lo hanno insegnato, pur con modi e toni diversi, sia il Centrosinistra che il Centrodestra. Come si possono dimenticare tutti gli impegni assunti dai due governi nelle Conferenze Nazionali sulla Disabilità del 1999 e del 2003?
So bene che ora qualcuno sta sibilando che il nostro è solo cerchiobottismo qualunquista. Al contrario! È l'aver appreso a nostre spese una pesante lezione dalla storia di questi ultimi vent'anni. Un percorso lastricato di promesse non mantenute e prima ancora non espresse con chiarezza da nessuno dei premier che ci hanno governato.
Prima delle ultime elezioni politiche il Cavaliere si è reso protagonista di una trovata, coreografica com'è nel suo stile, di sicuro impatto sull'opinione pubblica: la firma in diretta TV di un contratto con gli italiani, un patto articolato in pochi punti che Berlusconi si è impegnato ad attuare, pena il non ripresentarsi alle consultazioni elettorali.
Ora sarà un suo problema (non da poco) dimostrare di aver onorato quel contratto. Ci riuscirà con fatti incontrovertibili o con fantasiosi artifizi, ha qui poca importanza. Sarà stucchevole dibattito da Bruno Vespa.
Quel che conta è che attorno a quei pochi punti - nel bene o nel male - c'è stata una attenzione costante e pressante per applicarli o per eluderli. Almeno attenzione.
È un po' quello che ci piace vagheggiare anche per le questioni che maggiormente ci interessano. A correre per il seggiolone di Palazzo Chigi ci saranno due candidati: Prodi e Berlusconi. Se la sentono di impegnarsi formalmente a firmare un patto per la disabilità fatto anche di pochi punti?
Non parliamo di articolati programmi di Governo che verranno dimenticati nei cassetti. Parliamo di pochi punti essenziali ma ineludibili per cambiare la prospettiva delle politiche per la disabilità in Italia nei prossimi anni.
Pochi punti con i quali tenere sotto osservazione il Governo che reggerà il Paese per i prossimi cinque anni. Punti chiari e certi.
Palpabili, come l'aumento delle pensioni a 516 euro anche per gli invalidi civili indipendentemente dalla loro età.
Sostanziali, come il finanziamento continuativo e cospicuo del Fondo per le Politiche Sociali fissandone un'incidenza di rilievo nel bilancio dello Stato con destinazione certa delle risorse.
Effettivi, come la revisione dei criteri di accertamento della disabilità e il completamento della riforma dell'assistenza in modo che siano garantiti su tutto il territorio nazionale livelli essenziali di assistenza e presa in carico in base a progetti individualizzati. Con tutto ciò che comporta in termini di ricadute sulla riorganizzazione dei servizi sociali.
Tangibili, come la costituzione di uno specifico assegno per i non autosufficienti e per i disabili gravissimi.
Concreti, come la previsione di prepensionamento per i genitori di persone con handicap grave.
Radicali, come il sostegno economico e fiscale all'autonomia personale delle persone con disabilità.
Pratici, come l'introduzione di un efficace sistema sanzionatorio per chi infranga le norme sulla progettazione accessibile.
Forse dimentichiamo qualcosa... certo è che non vi deve essere la consueta clausola: "nei limiti delle disponibilità di bilancio". I fondi si devono trovare e non devono essere certo residuali né il bottino di qualche lotteria.
I due candidati premier saranno disponibili a firmare questo contratto con le persone con disabilità e con i loro familiari? Forse sì.
Forse dopo non lo attuerebbero, ma noi avremmo un'opportunità in più di metterli in croce.
La penna è pronta. Basta firmare.
Carlo Giacobini