

di Francesco Smerghetto
Tra le molte novità presentate in occasione dei saloni motociclistici autunnali grande curiosità hanno destato alcuni modelli di moto dotati di cambio automatico. Si tratta ancora di prototipi nella maggior parte dei casi ma queste proposte, se sviluppate, potrebbero contribuire ad avvicinare alcune persone con disabilità al mondo delle due ruote.

Come molti sanno, l'autunno è la stagione dei grandi saloni motociclistici, vetrine prestigiose per i produttori che vogliono far conoscere i nuovi modelli e sondare i gusti del pubblico. Ad ottobre si sono tenuti il Mondial du Deux Roues di Parigi ed il Motor Show di Tokyo, a novembre l'EICMA di Milano, a dicembre il Motor Show di Bologna.
Alcuni dei modelli e dei prototipi presentati in occasione di queste manifestazioni sembrano confermare un'interessante tendenza tra i progettisti, quella di proporre motocicli più "facili" e quindi fruibili anche da quella ampia fascia di utenza che non si riconosce nel motociclista "duro e puro".
Tale orientamento, se sviluppato, potrebbe favorire anche quelle persone con disabilità che non si accontentano di un semplice scooter ma che, allo stesso tempo, non possono condurre i motocicli attualmente in commercio.
Pur essendo simili nell'impostazione di base, moto e scooter sono distinti da alcune caratteristiche facilmente individuabili, perché diverse sono le loro finalità. Semplificando un po', la moto vera e propria è quella che si guida non solo per necessità ma anche per il puro piacere di farlo. Lo scooter invece viene utilizzato in genere per gli spostamenti in città, per andare al lavoro, per le piccole spese ecc. Deve quindi essere economico, facile da guidare, agile nel traffico, riparare il più possibile dall'aria.

La tendenza cui si accennava - rendere la moto un mezzo più semplice da usare e, per quanto possibile, anche più accessibile - sembra sia alla base di numerosi "esperimenti" che mirano ad assottigliare la distanza tra queste due tipologie di mezzi, a sfumarne i contorni per creare motoveicoli che coniughino le qualità di entrambi.
Si può prendere uno scooter e provare a renderlo più divertente e brillante, caratterizzandolo con un design più aggressivo, dotandolo di un motore dalla maggiore cubatura e potenza e di una ciclistica in grado di assecondare una guida anche sportiva.
Ma si può anche tentare il procedimento opposto - che a quanto pare è la strada preferita da molti progettisti - partendo da una moto per trasformarla in un mezzo meno impegnativo. Bisogna quindi ripensare le dimensioni, l'altezza della sella e la posizione di guida ma soprattutto fare in modo che la conduzione del veicolo risulti più immediata, magari sostituendo il cambio di tipo tradizionale con una trasmissione automatica.
Fino a pochi anni fa anche solo pensare al cambio automatico su una moto poteva sembrare ai più una sorta di eresia. Ed ancora oggi, in verità, questa possibilità continua a destare disappunto e critiche tra i puristi che, per una serie di motivi (essenzialmente controllo del mezzo e piacere di guida) non vedono alternative al cambio vecchia maniera.
La prima grande "provocazione" l'aveva lanciata Gilera con il prototipo Ferro, bicilindrica stradale con cambio automatico appunto. Questo studio, presentato nel 2003, non ha poi avuto seguito commerciale - almeno fino ad ora - ma sembra che l'idea non sia stata accantonata definitivamente.

Sicuramente non è stata messa da parte da altri produttori che, anzi, sembrano crederci molto. È il caso di Honda, che al salone di Tokyo ha presentato la concept bike DN-01. Questo prototipo, come si intuisce già dalle immagini, appare come un motoveicolo ibrido: ha dimensioni, motore (bicilindrico da 680 cc) e ciclistica da moto, ma l'altezza e la conformazione della sella, le ampie pedane e soprattutto la trasmissione automatica ricordano le soluzioni adottate sugli scooter.
Il pezzo forte di questa moto è proprio il cambio automatico a variazione continua dei rapporti denominato "HFT" (Human Fitting Transmission). Può essere utilizzato nella modalità totalmente automatica oppure in quella "manuale", con la possibilità di cambiare le 6 marce per mezzo di pulsanti sul manubrio.
Dal sito Honda (http://world.honda.com/Tokyo2005/dn01) apprendiamo che la Casa "continuerà lo sviluppo del prototipo DN-01 con l'obiettivo di introdurlo nel mercato in un prossimo futuro". A quanto pare, il maggior produttore mondiale di motocicli deve aver fiutato qualcosa nell'aria... e non è il solo, perchè le altre Case non stanno a guardare.
Anche la semisconosciuta Victory, ad esempio, ha presentato recentemente un prototipo di "moto automatica". Victory è un marchio che produce moto stile "custom" soprattutto per il mercato americano. Fa parte del gruppo Polaris (www.polarisindustries.com). Polaris produce quad e su questi monta motori, anche di grossa cilindrata (fino ad 800 cc), con cambio automatico. Due più due fa quattro ed ecco la Victory Vision 800, concept bike - dal design quantomeno discutibile - che monta un sistema CVT, cioè un variatore continuo di trasmissione come quello degli scooter.

Anche Yamaha sta portando avanti soluzioni alternative in questo campo: la Casa dei tre diapason ha infatti già avviato la produzione della FJR 1300 AS. La FJR è una moto turistica in catalogo ormai da anni; la novità che ci interessa sta nella sigla "AS", che identifica la versione con cambio assistito "YCC-S".
Grazie a questo dispositivo elettronico è possibile cambiare le marce senza dover azionare manualmente la frizione (ed infatti, sul manubrio, della leva frizione non c'è traccia). Il pilota può inoltre decidere se selezionare i rapporti con il consueto comando a pedale oppure con i pulsanti posti in prossimità della manopola sinistra del manubrio.
Nonostante queste "comodità" la FJR 1300 AS rimane una moto non per tutti (indipendentemente dal fatto che si sia disabili oppure no), perché è molto potente e pesante. La commercializzazione di questa versione è comunque un evento positivo, perché dimostra come già oggi tale tecnologia possa essere proposta al pubblico ad un prezzo verosimilmente di poco superiore al modello standard (anche se nel momento in cui scriviamo il prezzo di listino non è ancora stato reso pubblico).
Per avere maggiori informazioni su questo modello è possibile visitare il sito www.yamaha-motor.it
I vantaggi che un cambio di tipo automatico, semiautomatico o assistito può offrire ad una persona con problemi di mobilità agli arti sono abbastanza ovvi, ma vale la pena sottolinearli ugualmente.

Un normale dispositivo per il cambio delle velocità prevede l'azionamento pressoché simultaneo della manopola dell'acceleratore, della leva della frizione e del pedale del cambio. Per compiere correttamente queste operazioni è necessario quindi avere una buona funzionalità e coordinamento di entrambi gli arti superiori e del piede sinistro. La mano sinistra, in particolare, deve anche poter esercitare una discreta forza, dato che alcune frizioni possono essere faticose da azionare.
Eliminando una o addirittura due delle suddette operazioni si agevolano quindi le persone che presentano problemi agli arti interessati. Una moto con un dispositivo come quello che equipaggia il prototipo Honda, ad esempio, potrebbe essere guidata da una persona con menomazioni del braccio sinistro e della gamba sinistra. Non solo: non essendo più necessaria la leva della frizione, il freno posteriore - che comunemente viene comandato tramite un pedale sul lato destro - potrebbe prendere il suo posto sul manubrio e rendere possibile la guida anche da parte di chi presenta handicap alla gamba destra.
È evidente che questa tecnologia permette di superare esclusivamente le difficoltà che si incontrano nell'uso del cambio ma da sola non può garantire che poi si possa effettivamente guidare un motociclo. Il pilota deve ovviamente anche essere in grado di condurre in sicurezza il veicolo, deve poter controllare il manubrio anche con il braccio sinistro e riuscire ad appoggiare saldamente entrambi i piedi a terra per mantenere l'equilibrio del mezzo quando questo è fermo.
Come abbiamo visto nel numero 33 di Mobilità, tali operazioni possono essere compiute senza particolari difficoltà anche da persone con amputazioni degli arti.
Le novità interessanti dell'autunno motociclistico non si limitano all'impiego della trasmissione di tipo automatico o comunque non tradizionale sulla moto comune. Al Motor Show di Bologna, Piaggio ha presentato - anzi ha lasciato intravedere, senza dilungarsi troppo in spiegazioni né di carattere tecnico né di tipo commerciale - un singolare scooter a tre ruote.
La novità non sta tanto nel numero delle ruote, ma nel come queste sono disposte e nel loro funzionamento. Le due ruote appaiate infatti non si trovano nella parte posteriore (come sulla storica Ape, per intendersi) bensì sulla forcella anteriore. Inoltre non sono montate rigidamente ma, grazie ad un particolare sistema di leveraggi, sono libere di inclinarsi parallelamente garantendo un comportamento simile a quello di un avantreno "monoruota".
I benefici derivanti da questa configurazione sono evidenti: maggiore stabilità sia da fermi (e per lo stazionamento forse non sarebbe nemmeno necessario il cavalletto) che in movimento; significativi vantaggi potrebbero esserci, in particolare, per quanto riguarda la tenuta di strada in curva e su fondi sdrucciolevoli. Tutto questo mantenendo l'agilità e gli ingombri praticamente ai livelli di un comune scooter.
Questo prototipo montava una motore con cilindrata di 500 cc, ma nell'eventualità di una futura commercializzazione la Casa di Pontedera potrebbe contare su una vasta scelta di motorizzazioni (quindi anche di minor cubatura) già utilizzate su altri modelli.
Ultim'ora: Piaggio ha presentato in internet l'anteprima del "concept scooter" a 3 ruote. Nel sito piaggio3r.kataweb.it è possibile trovare foto, video ed una breve panoramica sulle caratteristiche di questo mezzo.