Mobilità Sommario numero 43 del 2006


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Opinioni

Qualcosa da cambiare

di Claudio Roberti

Ospitiamo volentieri alcune riflessioni di Claudio Roberti sulle barriere urbanistiche e su alcuni degli aspetti lasciati insoluti dal DPR 503/1996. Una analisi che deriva non solo da studi interdisciplinari condotti dall'autore e dall'architetto Romolo Piscitelli presso la Facoltà di Architettura dell'Università Federico II di Napoli, ma anche da esperienze personali di "vita vissuta".

un disabile percorre una rampa

Quasi dieci anni fa si riformò il vecchio DPR 384/1978, cioè il regolamento "a favore dei mutilati e invalidi civili, in materia di barriere architettoniche e trasporti pubblici". Venne sostituto in gran parte con il vigente DPR 503/1996, un nuovo regolamento con un titolo diverso: "regolamento recante norme per l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici".

Pochi furono gli aspetti innovativi e di questi ora si rammentano più quelli restrittivi e meramente teorici. A tal proposito basti ricordare il (sovente) fantomatico pulsante di chiamata che il nuovo DPR prevede come obbligatorio negli edifici aperti al pubblico non ancora resi accessibili.

Per il resto venne emanato un provvedimento semi-fotocopia del precedente e per questo nato già vecchio, tanto che taluni - per fare prima - ricordano solo il vecchio. Si perse quindi l'occasione di introdurre almeno qualcuno dei correttivi indispensabili ed urgenti oltre che dettati da una elaborazione concettuale già diffusa e nota nel 1996.

Concetti dimenticati

Si pensi a tal proposito allo stesso concetto di barriere urbanistiche ignorato dal DPR 503/1996. Eppure era una categoria analitica emersa in studi realizzati negli ultimi decenni in originali approcci interdisciplinari tra architettura progettuale e sociologia urbana. Essa attiene ad un intero comparto urbano sostanzialmente tipizzato come luogo dove sono bassissimi (o nulli) i margini di valicabilità, adattabilità, accessibilità, visitabilità, fruibilità e sgombrabilità.

Si tratta di indicatori indispensabili per ponderare la quantità e la qualità delle barriere urbanistiche ed architettoniche, nell'ambito di uno specifico procedimento costruito per misurarne la tipologia, il grado e la qualità di rimozione di queste, oltre alla qualità dell'ambiente.

Oggi, a circa 30 anni dall'emanazione delle prime norme, non basta solo rivendicare un diritto, occorrono anche criteri metodologici per misurare ciò che si è fatto... ed i risultati sovente sono sconcertanti. Insomma, prima vi era un territorio con le barriere, oggi vi è un nuovo elemento di complessità: la rimozione scorretta, con spreco di danaro, pericolo e reiterazione del problema.

Aspetti insoluti

Ma il DPR lascia insoluti anche alcuni aspetti organizzativi non di poco conto, cioè quelle soluzioni logistiche che potrebbero direttamente o indirettamente favorire l'accessibilità e la mobilità. Un esempio per tutti la questione dei parcheggi riservati ai disabili e del relativo tagliando arancione. Troppi sono gli abusi, troppe le carenze normative.

I controlli, per iniziare, non sono semplici anche perché ogni comune è autorizzato a rilasciare contrassegni ai disabili residenti e ciascuna Polizia Municipale è poi deputata a rilevare e reprimere gli illeciti e le violazioni del Codice della Strada.

Una ipotesi tecnicamente percorribile sembra quella di inserire i dati informativi relativi al contrassegno rilasciato dai comuni in una unica banca dati a disposizione di tutte le Polizie Municipali Locali in modo da poter effettuare rapidi e certi controlli, anche ed in particolare quando il contrassegno viene utilizzato in città diverse dal comune di rilascio.

In termini territoriali più vasti, cioè in un'ottica comunitaria, questa indicazione sarebbe ancora più necessaria. Ricordiamo infatti che l'Unione Europea ha approvato una raccomandazione agli Stati membri affinché venga adottato un contrassegno unificato su tutto il territorio comunitario. Ancora di più è quindi necessario ipotizzare una banca dati unica dei contrassegni. Ma è da pensare anche alla traduzione anche in inglese delle principali informazioni.

Tecnologia come barriera

Dal 1996 in avanti, inoltre, il controllo del traffico si è dotato di strumenti tecnologici poco diffusi al momento dell'approvazione del DPR 503. Parliamo ovviamente della vigilanza elettronica (o occhio elettronico). Ciò che era stato dettato da giuste esigenze di sicurezza e controllo dell'inquinamento si sta rivelando come un nuova e subdola forma di barriera.

Le soluzioni adottate da alcuni comuni non sono comunque risolutive. Il contrassegno invalidi, cosi com'è, di fatto rappresenta solo un'arcaica icona del tutto inutile.

La vera soluzione sarebbe quindi che anche i contrassegni avessero un contenuto tecnologico tale da consentire di superare gli sbarramenti elettronici, dotati cioè di un chip o una soluzione che consenta di riconoscere il veicolo che transita senza elevare contravvenzione. Il sistema utilizzato da alcuni telepass potrebbe essere la soluzione preferibile.

Anche in questo caso ci sia augura l'approvazione di una Direttiva comunitaria che permetta di superare l'attuale situazione, che è grave in quanto viola i trattati sulla libera circolazione dei cittadini disabili sul territorio dell'Unione Europea.

Illeciti

Ma si dovrà vigilare anche sull'uso improprio, purtroppo non inconsueto, del tagliando arancione prevedendo sanzioni più severe.

Una soluzione dissuasiva, oltre a scelte tipografiche o tecniche che impediscano la contraffazione, potrebbe consistere nell'apporre la foto del titolare nella parte posteriore del contrassegno.

Ulteriore strumento può essere la diversificazione identificativa (non di funzione, solo cromatica) tra quello in uso ai disabili guidatori e quello in uso ai disabili passeggeri, visto che gli usi impropri avvengono principalmente, ma non esclusivamente, in quest'ultimo caso.

Tutte queste riflessioni non derivano meramente da un retaggio professionale nel campo della sociologia del territorio e dell'architettura, ma sono frutto di osservazioni ricavate da esperienze sul campo lette in chiave di sociologia del diritto, dedotte da chi scrive calato in una "penetrazione simpatetica" in situazioni reali vissute al livello nazionale ed internazionale.

Ci auguriamo che le imminenti elezioni costituiscano una opportuna occasione di confronto per avviare a soluzione e modernizzazione una tematica strettamente collegata alla qualità dei diritti di cittadinanza e di vita autonoma ed indipendente... a partire dalla rapida riforma dello stesso DPR 503/1996.

Anche se, come cittadino europeo con disabilità, una domanda mi sorge spontanea: perché tale faccenda non è stata affrontata durante il 2003, Anno europeo delle persone disabili, come del resto per varie altre tematiche inerenti queste persone?