

di Carlo Giacobini
Quello della scelta del veicolo che ci servirà per spostarci, viaggiare, andare al lavoro o in vacanza è un momento particolarmente delicato poiché presuppone una spesa significativa e delle aspettative che ci si augura possano essere soddisfatte. È una decisione impegnativa per tutti, ma lo è ancora di più se la disabilità di chi userà quel veicolo introduce altre variabili a complicare la situazione. Quale veicolo è più adeguato? Come adattarlo?
Qualche suggerimento può contribuire a facilitare la scelta a chi vuol adattare un veicolo. In tal senso vi sono almeno tre aspetti che vanno considerati. Vediamoli.
Bisogna innanzitutto valutare il tipo di disabilità e le capacità di movimento residue del disabile. Se permane la possibilità pur limitata di deambulare o di alzarsi in piedi potrà essere sufficiente un adattamento non invasivo e poco costoso. Se, al contrario, l’utente finale non riesce a sollevarsi in posizione eretta, per una soluzione ottimale si deve puntare ad un allestimento, e quindi ad un veicolo, che permetta l’accesso e lo stazionamento di disabile e carrozzina.

La disabilità e il conseguente adattamento condizionano pure la scelta del veicolo: più l’adattamento è invasivo e più il veicolo deve offrire una volumetria consistente; è difficile immaginare che una carrozzina possa entrare agevolmente in una vettura a due volumi.
I monovolume sembrano essere una delle opzioni preferite negli ultimi anni. Questo è dovuto ad una generale tendenza del mercato, ma non sempre questi veicoli soddisfano le esigenze di tutti i disabili. Qui entrano in gioco, ancora una volta, le caratteristiche fisiche di ciascun disabile, che deve scegliere il mezzo dopo averlo visto da vicino e magari provato: ciò che va bene per una persona può essere inadeguato per un’altra.
Inoltre non sempre il mercato offre il “prodotto perfetto”. Le maggiori difficoltà si incontrano per l’accesso al veicolo: l’altezza delle porte, ad esempio, può rendere disagevole l’ingresso. Tra gli altri elementi critici - che spesso risultano evidenti solo con l’uso, ad acquisto avvenuto - vi sono gli interni troppo bassi o non finestrati che possono causare disagio, senso di soffocamento o insicurezza soprattutto nei viaggi lunghi.
Anche la qualità delle sospensioni è un aspetto da non trascurare: se è importante per il comfort di chiunque, è ancora più rilevante per una persona che viaggia restando seduta in carrozzina.
L’ultimo elemento, purtroppo spesso determinante, è la disponibilità finanziaria: l’acquirente deve comunque sostenere una spesa aggiuntiva per far adattare e collaudare il veicolo. Questo spesso scoraggia i disabili e le loro famiglie, anche se va detto che le agevolazioni fiscali e tributarie hanno permesso a una platea un po’ più ampia di famiglie di poter affrontare questi oneri aggiuntivi.
Rimane la sfida di cercare le offerte commerciali più convenienti, impegno che comporta un tour forzato fra numerose concessionarie. Più preventivi si hanno e meglio è: si possono scoprire differenze insospettate.
E dopo l’acquisto bisogna pensare all’adattamento. Ma quali sono i principali adattamenti al trasporto?

È l’adattamento più classico e noto. Si tratta di un sollevatore elettrico o idraulico che permette ad una persona in carrozzina di accedere al pianale del veicolo, che solitamente è un pulmino o un furgone. La pedana può essere montata posteriormente o lateralmente.
Vi sono degli elementi significativi di differenza. La portata, cioè il peso che la pedana riesce a sollevare in sicurezza, può variare notevolmente. Se il veicolo è destinato ad un uso personale (non, cioè, ad uso collettivo) non è il caso di montare uno strumento che abbia una portata inutilmente elevata.
Il peso della pedana può influenzare la stabilità del mezzo su cui è montata, per cui è opportuno sapere che non sempre la pesantezza coincide con l’affidabilità, ma è anche bene non fidarsi troppo di chi decanta la leggerezza della pedana come una virtù.
Va poi considerato l’ingombro: quanto spazio occupa una pedana posta all’interno dell’abitacolo? Esistono pedane che vengono posizionate sotto il pianale e non rubano spazio all’interno dell’abitacolo. Questo è un vantaggio ma bisogna assicurarsi che il livello inferiore della pedana, una volta richiusa, non sia troppo basso. Il rischio è di “grattare” ogni volta che si prende una buca.
Un ulteriore elemento da considerare è la sicurezza. Si pretenda sempre che la pedana possa funzionare in emergenza, cioè anche in caso di avaria del sistema idraulico o elettrico: se questo non è possibile si rischia di trovarsi bloccati all’interno o all’esterno del veicolo senza potere né salire né scendere.
I blocchi per la carrozzina o altri meccanismi di ritenzione o protezione durante la salita e la discesa non sono optional: possono salvare la vita e preservare da rovinose cadute.
Sul mercato esistono poi pedane dotate di telecomando, che possono quindi essere attivate anche dallo stesso disabile. È una soluzione che favorisce l’autonomia e che consente, combinata con gli adattamenti alla guida, il cosiddetto “sali e guida”.

Molti disabili, anni fa (ma anche ora), si arrangiavano a salire sul loro furgone semplicemente appoggiando al pianale due assi di legno. Una soluzione spartana ed efficace ma tutt’altro che sicura: la più piccola disattenzione può essere sufficiente a provocare incidenti più o meno seri.
Per tentare di contenere questi rischi, il mercato offre oggi alcune rampe telescopiche in lega leggera, resistenti e antisdrucciolevoli che possono essere utilizzate non solo sui mezzi di trasporto ma anche per superare altri brevi dislivelli.
La soluzione non è molto costosa se raffrontata ad altri allestimenti e non corre certo il rischio di inceppamenti. Lo svantaggio è che per la salita e la discesa o si dispone di una carrozzina elettronica o ci deve essere un accompagnatore disponibile ed in grado di spingere la carrozzina in salita. Va poi considerato il fatto che quanto più alto è il pianale del mezzo, tanto più lungo deve essere lo sviluppo lineare della rampa telescopica. Un esempio: per raggiungere un pianale alto 40 cm è necessaria una rampa di oltre 3 metri e mezzo.
Insomma, questa ipotesi va presa in considerazione tenendo presenti vari elementi: il tipo di furgone, la carrozzina normalmente utilizzata, lo stile di vita che si conduce (si può contare su un accompagnatore “affidabile”?). In genere, poi, questo tipo di allestimento viene preferito quando non si intende investire più di tanto nell’adattamento, ad esempio quando il veicolo da utilizzare è usato o comunque vecchio.

Non c’è dubbio che le agevolazioni fiscali abbiano contribuito ad attirare un’attenzione notevole su questo tipo di prodotto che esisteva - anche se misconosciuto - già da qualche anno. Il sedile girevole è stato incluso fra gli adattamenti che permettono di considerare un veicolo oggettivamente destinato al trasporto di persone con disabilità motoria. Il fatto che poi rappresenti una delle soluzioni meno costose ha contribuito al boom.
E così finalmente molti familiari e molti accompagnatori hanno potuto constatare quanto più agevole - e quanto più salutare per la loro colonna vertebrale - sia far salire il disabile in auto senza essere costretti a sollevarlo di peso mentre è in carrozzina.
Il sedili girevoli, per la loro specificità, sono destinati alle autovetture; non sono cioè appropriati per i monovolume o per altri veicoli commerciali. Questi sedili vengono montati prevalentemente sul lato del passeggero, ruotano verso l’esterno e fuoriescono parzialmente dall’abitacolo.
Avendo necessità di uno spazio adeguato di manovra bisogna prestare attenzione al tipo di veicolo prescelto; per fare un esempio: una cinque porte di classe economica non è sicuramente adatta a questo allestimento; meglio scegliere una tre porte.
Alcune ditte offrono, al posto del sedile girevole vero e proprio, un kit che consente a quello di serie di svolgere le medesime funzioni, montandolo su una piastra girevole e traslante.

Il principio del sollevatore (o sollevapersone) impiegato in casa da molti disabili e utilizzato in quasi tutti i centri di riabilitazione è stato applicato anche ai mezzi di trasporto (in particolare autovetture e monovolume). Nell’abitacolo viene montato un braccio snodato azionabile elettricamente da un semplice comando; un’imbragatura avvolge il disabile e consente il trasferimento dalla carrozzina al sedile dell’auto. Il braccio snodato può poi essere staccato, ripiegato e posto nel bagagliaio.
Il sollevatore può essere utilizzato anche in combinazione con il sedile girevole.
Questa soluzione permette di evitare sforzi e di utilizzare anche veicoli di dimensioni più ridotte rispetto ai furgoni o ai monovolume; anche in questo caso tuttavia è opportuno che la porta assicuri un’apertura adeguata. È quasi superfluo evidenziare che l’accompagnatore deve garantire la dovuta perizia e attenzione nel compiere le operazioni di trasferimento.

Quando gli allestimenti prevedono l’accesso all’abitacolo del disabile sulla propria carrozzina, quello dell’alloggiamento è uno degli aspetti più delicati e su cui l’allestitore è chiamato a mettere in gioco la propria fantasia, professionalità ed esperienza, tentando di combinare le esigenze del cliente con la fattibilità tecnica e con le caratteristiche del veicolo a disposizione.
La carrozzina deve essere posizionata in maniera tale che il disabile possa viaggiare in modo confortevole e sicuro. Il comfort è condizionato dalle volumetrie, dalle sospensioni e dagli optional (es. aria condizionata) su cui l’officina può intervenire ben poco.
La sicurezza è invece garantita dai sistemi di aggancio della carrozzina e di ritenuta della persona stessa. I sistemi di aggancio per quest’ultima sono i più diversi (ad avvolgibile, a martinetto ecc.) e di più o meno semplice impiego: le opinioni e le preferenze espresse dagli utenti sono molto disomogenee per esprimere suggerimenti o consigli.
Esistono indicazioni (forse un po’ confuse) che impongono alcuni standard di sicurezza il cui rispetto deve essere verificato il sede di collaudo dalla Motorizzazione Civile.
Per tentare di compensare le limitazioni volumetriche di alcuni veicoli, potenzialmente interessanti per i disabili, si interviene talvolta sulla stessa carrozzeria, abbassando il pianale o alzando il tetto.
Sono soluzioni piuttosto interessanti anche se proporzionalmente molto costose. Notando come siano più diffuse all’estero che in Italia, ci siamo chiesti perché questi allestimenti abbiano così poca presa e ne abbiamo trovato una prima spiegazione nella stessa normativa italiana che prevede una autorizzazione preliminare a questo tipo di intervento da parte della casa costruttrice del veicolo, avallo che non sempre è così semplice ottenere.
Inoltre il taglio del pianale per l’inserimento di una pedana non convince sempre e del tutto poiché rende inefficaci i test effettuati sulla statica del veicolo.
Una volta adattato, il veicolo deve essere sottoposto ad approvazione presso la Motorizzazione Civile che verifica la rispondenza dell’adattamento alle prescrizioni vigenti e apporta la relativa annotazione sulla carta di circolazione.
Il collaudo, che comporta dei costi per l’utente, viene solitamente garantito dallo stesso allestitore che segue tutte le pratiche del caso. Da più parti, a ragione, si denuncia la lentezza nello svolgimento di tali pratiche, dovuta evidentemente ad una organizzazione burocratica non sufficientemente agile.
È ovvio che tutti gli adattamenti “fai-da-te” non possono solitamente essere collaudati e non può essere, quindi, riportata sulla carta di circolazione quella annotazione che permette l’esenzione dal pagamento del bollo auto, l’IVA al 4% e la detraibilità della spesa sostenuta. A prescindere da queste mancate agevolazioni, si possono, inoltre, configurare alcuni problemi assicurativi in caso di sinistro.
Un ultimo consiglio, in chiusura: il mezzo che state per adattare deve assicurare affidabilità, sicurezza e comfort e in questo la qualità dell’allestimento gioca un ruolo fondamentale. Non mettetevi, quindi, nelle mani della prima officina; chiedete diversi preventivi e tentate di comparare la qualità di ciò che vi viene offerto, senza limitarvi al totale del preventivo proposto. Ricordate inoltre che, in particolare sui sollevatori e sulle pedane, dovrebbe sempre essere rilasciata una garanzia.